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Dalla Sicilia, qualche appunto dal “Tira”. Stiamolo a sentire

12.07.2021
5 min
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Dopo la brutta litigata che ha portato alla separazione tutt’altro che consensuale fra Commesso e Tiralongo sull’ammiraglia della Palazzago, la squadra bergamasca è rimasta fra le mani del siciliano, che proprio in questi giorni è arrivato in Sicilia per una settimana di riposo, dopo sei mesi a dir poco impegnativi.

I due, entrambi “figli” di Olivano Locatelli, erano troppo diversi per convivere. Commesso alla scuola di Olivano si è formato come tecnico dopo aver smesso di correre nel 2010. Il siciliano invece ha corso fino al 2017 poi ha fatto prima un passaggio sull’ammiraglia del Uae Team Emirates, prima di scendere fra gli under 23 e portare una mentalità evidentemente diversa. Quando le frizioni sono diventate ingestibili, il presidente Tironi ha puntato su Tiralongo. Lo avevamo incontrato a Bellaria alla partenza del campionato italiano elite che si sarebbe concluso a Imola, cui la Palazzago ha partecipato con Francesco Romano (67° all’arrivo), sul volto portava i segni di una stanchezza che era fisica e forse non solo.

«Sono molto contento dell’esperienza che sto facendo – dice dalla Sicilia, facendo uno strappo al non volere contatti per qualche giorno – ma sono stanco perché devo fare tutto da me, ma proprio tutto. Sto capendo tante cose. Per fortuna Romano sta andando forte (in apertura mentre vince a Falcade la 5ª tappa del Giro del Veneto U23, ndr) mentre non conoscevo gli altri corridori. Abbiamo fatto un po’ di vittorie e un po’ di piazzamenti, ma a tanti ho fatto capire che è meglio se iniziano a cercarsi un lavoro. So dove vanno a parare, so bene che cosa li aspetta di là. E se qualcuno non ha sostanza, non è giusto illuderlo. Bisogna lavorare con dei progetti…».

La Palazzago era partita per il Giro del Veneto con Romano, Affaticati, Abenante, Consolaro, Garzon, Manenti (foto Scanferla)
La Palazzago era partita per il Giro del Veneto con Romano, Affaticati, Abenante, Consolaro, Garzon, Manenti (foto Scanferla)
Di cosa parli?

Mi piacerebbe fare qualcosa per il Sud. I corridori come me che una volta dalla Sicilia andavano al Nord con la valigia avevano fame vera. Oggi i social gli dipingono una realtà distorta, prima c’erano meno cose che ti deviavano la testa. E così anche partire diventa più difficile.

Nel frattempo il mondo degli U23 è cambiato tanto.

Girano meno soldi, questo è certo, e sono concentrati in mano a pochi. Alcune corse hanno tolto i rimborsi, altre li hanno mantenuti al minimo e non per tutti. Alcune prove importanti chiedono un contributo importante per partecipare, perché praticamente devi pagarti il soggiorno dei corridori. Devo dire che la realtà migliore con cui abbiamo avuto a che fare di recente è quella di Extra Giro. Hanno creato una cosa bellissima, mentre nei restanti casi devi mettere mani al portafogli. Solo che non tutti possono.

C’è grande differenza fra le squadre.

La stessa fra le WorldTour e le continental. Se vedo un bel corridorino e vado a parlarci, basta una continental che vada con i soldi e se lo porta via. Al Giro d’Italia ci siamo difesi dignitosamente, ma alcune squadre sono state inesistenti, neppure sono riuscite ad andare in fuga. Perché gli squadroni facevano come gli pareva.

Smesso di crrere nel 2017, Tiralongo è stato per tre anni al Uae Team Emirates
Smesso di crrere nel 2017, Tiralongo è stato per tre anni al Uae Team Emirates
Sei contro le continental?

No, ci mancherebbe. Ma sono a favore di continental in cui comandi la qualità dei ragazzi. In Italia abbiamo corridori per farne al massimo cinque. Gli altri vengono sfruttati e illusi e poi quando smettono, ne prendono altri.

Non è bello sentirlo…

Fra i 18 e i 20 anni sono in un’età importante e bisogna parlargli chiaro. A quelli che hanno la maturità non si deve chiedere niente fino agli esami, poi si va in montagna e si fa bene la seconda parte della stagione. Se un primo anno va bene a scuola, è giusto spingere perché investa su quello. Se è un atleta di talento, il talento gli resta, non lo perde. Invece, come si diceva prima, con gli elite di primo e secondo anno è bene parlare chiaramente.

Per dirgli cosa?

Che lo vediamo come funziona. I corridori ormai li prendono da piccoli, si sta creando questa mentalità, per cui un ragazzo di 24 anni non lo guardano più. Che poi, questi giovani che fine fanno? Chi controlla? Li sfruttano e poi che cosa succede: che si torna a quando facevi il professionista per sette anni e poi dovevi trovarti un lavoro? Ma proprio perché si punta sui giovani, bisogna che i giovani siano invogliati a correre e quelli del Sud non hanno gare né incentivi. Bisogna fare qualcosa. Magari non solo in Sicilia, ma ad esempio se in Puglia organizzano delle gare, è giusto andarci anche dal Nord. Per questo bisognerebbe sostenere gli organizzatori, che fanno sacrifici impensabili in cambio di poche soddisfazioni.

Anche Romano viene dalla Sicilia e ha corso la Adriatica Ionica Race con la nazionale: qui assieme a Dainese
Romano ha corso la Adriatica Ionica Race con la nazionale: qui assieme a Dainese
Romano tornerà professionista?

Lo spero. Ho mandato i suoi curriculum e i dati e i test ad alcune squadre. Lo hanno fatto passare troppo presto. Nel 2019 era un bambino, nel 2020 c’è stato il Covid e l’hanno messo via. Sta andando bene, vince, spero che una squadra per fargli fare almeno un anno si possa trovare.

Hai più sentito Commesso?

No, ma continuo a pensare a lui come a un amico. Non ci siamo più chiariti. All’inizio andava bene, quando sono arrivate le vittorie, dopo tre anni di risultati non troppo buoni, è cambiato tutto. Ma ora scusate, spengo nuovamente tutto. Ho una settimana, poi torno per la Bassano-Montegrappa, Poggiana e le corse a seguire. C’è bisogno di ricaricare le batterie.