Quattordici secondi. Per alcuni giorni i fans dei numeri non hanno parlato di altro sui social. E’ il distacco che Juan Ayuso ha accusato da Tadej Pogacar sul Coll de Rates. Ed ecco che subito sono scattati i paragoni. Gli spagnoli sognano e lo stesso fanno i tifosi di ciclismo. Due fenomeni che si sfidano. E lo fanno a livelli siderali.
Noi ce li immaginiamo. La squadra imbocca compatta la scalata e scatta la bagarre. Lo sloveno li mette tutti in fila, come faceva Pantani ai suoi tempi e il ragazzino lo segue. Tadej, che è sempre un ragazzino, non ci sta. Accelera e alla fine, forte della sua “esperienza” (hanno 42 anni in due!), lo stacca di quella manciata di secondi.
Risultato? Il record di Kwiatkowski è demolito di oltre due minuti e la notizia fa impazzire il pubblico virtuale di tutto il mondo.
Vuelta? Sì, no, forse…
Juan Ayuso è già un grande. Abbiamo imparato a conoscere questo talento al Giro d’Italia U23. Juan lo ha stravinto. Valoti ci disse che faceva fatica a trattenerlo. Finita la baby corsa rosa la UAE lo richiamò alla base e Juan iniziò il suo cammino tra i grandi e nel WorldTour: Giro dell’Appennino, GP Lugano, San Sebastian e altre classiche.
Da questo momento inizia a fare sul serio. «Voglio essere il migliore, lavoro per questo e per vincere il Tour, il mio sogno da bambino – ha detto Ayuso durante il media day di qualche giorno fa indetto dalla UAE – Voglio essere al massimo durante tutto l’anno, anche se in squadra mi dicono di stare tranquillo.
«L’obiettivo è iniziare bene, tanto più che debutterò nella gara di casa, alla Valenciana. Sono emozionato di questo debutto perché ho assistito ad un bel po’ di edizioni. Andavo a vedere la corsa dal vivo e spesso lasciavo la scuola! L’unica volta che i miei genitori me lo permettevano. Vincerla? Perché no!»
La stagione di Ayuso proseguirà sempre in Spagna con Andalusia e Catalogna, ma la squadra ha previsto per il giovane valenciano un calendario non impossibile.
«Non farò la Vuelta, avrò un calendario “più semplice”, ma mai dire mai. Meglio iniziare la stagione e capire il livello del World Tour. La Vuelta è nel finale di stagione e c’è tutto il tempo per vedere come andrò ed eventualmente riprogrammare la preparazione. Oggi non sono in lista, ma dipenderà un po’ da come andrà appunto l’anno e da cosa mi sentirò di fare».
Tra Rui Costa e Pogacar
Un calendario più semplice, ma idee subito chiare. E soprattutto un “modus operandi” già da veterano. Come a dire che deve imparare subito il mestiere. E infatti tra pochi giorni Ayuso sarà di nuovo impegnato in un training camp. Andrà in altura, a Sierra Nevada, e ci andrà con Rui Costa, lui sì un veterano, al quale sembra essere stato “assegnato” il ruolo di chioccia. E infatti il portoghese è il suo compagno di stanza.
«Andrò in altura, vero – dice Juan – ma io non vedo l’ora che inizi la stagione. Sono molto motivato. Con la squadra mi trovo benissimo e sto imparando molto».
«Allenarsi con i migliori poi ti aiuta a migliorare. Con Tadej andiamo davvero d’accordo. E’ un ragazzo molto rispettoso. Ha quattro anni più di me, ma è ancora giovane e infatti ci piacciono le stesse cose. Mi ha detto che è contento che io vada forte perché più corridori bravi ci sono e meglio è per la squadra».
Crescita e attese
«Dopo il Giro under – continua Ayuso – un po’ le cose sono cambiate e sono stato riconosciuto molto di più. Ma resto un ragazzo tranquillo che non si stressa più di tanto qualunque cosa accada.
«Sono il primo a pretendere il massimo da me stesso, ma devo anche essere realistico. Quando ho preso parte alla Clasica di San Sebastián sapevo che se non avessi vinto non sarebbe successo nulla. Anche se molti si aspettavano molto da me».
Ci sono poi i paragoni. Quelli con Carlos Rodriguez, il “coetaneo” che milita nella Ineos e quelli più pesanti con Contador e soprattutto Valverde. Per molti spagnoli Ayuso è l’erede naturale di Alejandro.
«In salita mi difendo bene – difendo ci sembra un eufemismo visto come è andato sulle grandi scalate del Giro U23 l’anno scorso – dopo i 200 chilometri mi trovo bene e ho anche una buona sparata, ma Alejandro ha dimostrato tantissimo e lo ha fatto per più anni di carriera di quanti ne abbia io nella mia vita! È vero: forse è un corridore a cui somiglio, ma ognuno ha il suo stile. Vedremo nel corso degli anni».