Matteo Trentin, vittoria Parigi-Tours 2025, Tudor Pro Cycling

Arriva la Parigi-Tours: un richiamo di Nord nel finale di stagione

08.10.2026
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Messo alle spalle il Gran Piemonte, concluso da poche ore, per Matteo Trentin si avvicinerà l’ultimo mini blocco di corse della stagione: la Parigi-Tours e poi il Giro del Veneto. Ultimi due appuntamenti di un anno che non è stato dei migliori, partito bene e ricco di sfortuna nel mezzo. Sistemare il tutto con un risultato di spicco sarebbe un bel modo per concludere e voltare pagina, in attesa del 2027 e di tempi migliori.

Un’occasione per il corridore della Tudor Pro Cycling arriverà proprio alla Parigi-Tours, il veneto ne è vincitore uscente e tornerà sulle strade francesi per difendere il titolo conquistato tra le vigne che caratterizzano la Loira. Una corsa affascinante, che ha cambiato pelle nel corso degli anni, arrivata alla sua 120ª edizione. Traguardo che la rende una delle gare più longeve del calendario ciclistico. 

Tre secoli

La storia della Parigi-Tours attraversa tre secoli di storia del ciclismo, con la prima edizione arrivata nel 1896 e vinta dal francese Eugène Prévost che percorse i 250 chilometri in 8 ore e 8 minuti esatti. Ci furono quattro anni di pausa, si riprese a correrla nel 1901 e poi ancora quattro anni di stop. Dal 1906 la Parigi-Tours è entrata stabilmente nel calendario ciclistico diventando una delle gare di riferimento di fine stagione. In particolare è da sempre un richiamo per gli uomini del Nord, i quali tornano in Francia a respirare il clima delle Classiche. 

«La Parigi-Tours si è evoluta parecchio nel corso degli ultimi anni – ci racconta Trentin – soprattutto con il cambio di percorso che c’è stato nel 2018 quando furono inseriti i tratti di sterrato, che i francesi chiamano “chemin de vigne”. Ha perso qualche chilometro, visto che prima del cambio di percorso arrivava sopra i 230 chilometri, mentre ora siamo al di sotto dei 220».

Maggiore incertezza

Da Parigi a Tours, seguendo il corso dei fiumi Loir et Cher, salendo e scendendo da strappi e salite in un territorio aperto e nel quale è facile trovare vento. Un richiamo al Nord, diverso perché nulla è mai uguale, ma allo stesso tempo interessante e stimolante. 

«E’ sempre stata una corsa riservata ai velocisti – spiega ancora il tre volte vincitore Trentin – ma con una parte tattica molto interessante legata alla presenza del vento e quindi ai ventagli. Adesso la Parigi-Tours rimane una gara per ruote veloci, ma l’aver inserito questi tratti di sterrato tra le vigne ha aumentato decisamente il rischio di forature. Anche perché è uno sterrato diverso da quello delle strade bianche, meno battuto».

«La parte iniziale è sempre la stessa, aperta e con tanto vento – dice – ma con un finale così diverso l’interpretazione della gare è cambiata. Inoltre hanno aggiunto un paio di cote ancora, quindi il finale è ancora più aperto ad arrivi singoli o volate in gruppetto».

Sterrati e strappi

Il chilometraggio al di sotto dei 230 chilometri, per ammissione dello stesso Trentin, consente ai corridori da Classiche di arrivare con ancora la gamba pronta per affrontare un finale esplosivo. 

«Sono strappi che seguono il disegno del territorio – ci spiega – quando si passa da una parte all’altra del fiume si affrontano queste cotes di 700 metri, molto brevi ma che vanno prese sempre davanti. Adesso è diventata una gara dove la tattica conta ma si ha meno l’aspetto di lettura di corsa».

«Inoltre la Parigi-Tours era importante perché era parte del calendario di coppa del mondo – conclude Trentin – e dava punti importanti per la maglia di leader di questa classifica. Con l’abolizione della coppa del mondo l’importanza della corsa è cambiata. Personalmente la preferivo nella sua versione precedente, dove sono riuscito a vincerla due volte. Hanno provato a cambiare ma sono riuscito a vincere comunque lo scorso anno, quindi direi che va bene ugualmente».