Montreal tattiche, Francia

Ancora Montreal: tattiche, errori e alleanze con Ballan

01.10.2026
8 min
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Non si ferma l’onda lunga del mondiale di Montreal. A distanza di qualche giorno si continua a pensare e a rimuginare sulle tattiche, su chi ha corso bene e chi ha corso male. Se Van der Poel non fosse scattato, se la Francia non avesse fatto quel forcing… Tutte opzioni che vogliamo rianalizzare con un ex corridore che di mondiali se ne intende: Alessandro Ballan.

L’iridato di Varese 2008 ci aiuta ad analizzare i giochi e gli equilibri visti a Montreal. Ma soprattutto lo abbiamo incalzato su chi, secondo noi, ha qualcosa da recriminare. Su chi ha sprecato o corso male in una gara che ha consegnato la maglia iridata a Brandon McNulty, al termine di 274 chilometri di gara.

Alessandro Ballan è stato campione del mondo a Varese 2008 e pro’ per 13 stagioni. A Montreal ha seguito sua figlia Azzurra (foto Poci’s Pix)
Alessandro Ballan è stato campione del mondo a Varese 2008 e pro’ per 13 stagioni. A Montreal ha seguito sua figlia Azzurra (foto Poci’s Pix)
Alessandro, come hanno detto in tanti, è stato un mondiale anarchico. Tu cosa ne pensi? Dipende dalle radioline, da squadre che sono diverse e non sono i soliti club?

Direi che è un insieme di cose, a partire dai due motivi che avete elencato. La vera discriminante, secondo me, è che a Montreal tutti dovevano approfittare dell’assenza di Tadej Pogacar. Quindi lo scatto di Mathieu van der Poel a 80 chilometri dall’arrivo è stato un po’ azzardato. Magari nel finale lo ha pagato anche. Però ha reso questa gara molto bella e particolare.

Partiamo proprio da Van der Poel, visto che lo hai subito nominato. Giusta o sbagliata la sua tattica? Alla fine la fuga non ha mai preso del tutto il largo. Che cosa passa nella testa di chi sta in fuga quando ci sono quei distacchi?

Lo scatto a 80 chilometri dall’arrivo ci stava, la condizione lui ce l’aveva e l’aveva dimostrato con la vittoria della tappa in Lussemburgo. Quella che non ho capito è stata la serie di affondi quando era in fuga, per creare un’ulteriore selezione, per staccare Onley, per mettere in difficoltà Roglic. Era tutta gente che a lui, in quel momento, serviva. Non è che fossero dietro a ruota e non collaborassero: tiravano, magari rallentavano un po’, logicamente perché non avevano la sua gamba, però davano corpo alla fuga. Gli scatti che ha fatto hanno stroncato le gambe ai compagni di fuga e, alla fine, è mancato qualcosa in più anche a lui stesso nell’ultimo giro e mezzo.

Capitolo Francia: parte la fuga del mattino, loro tirano, ma poi si perdono poco dopo essere entrati nel circuito di Montreal. Che idea ti sei fatto anche in merito alla gestione degli uomini? Perché il fatto che tu voglia fare una corsa dura possiamo anche capirlo…

Loro hanno voluto fare corsa dura per Seixas, tutti per lui, e ci sono anche riusciti. Lo stesso Remco Evenepoel ha detto che il ritmo infernale imposto dalla Francia gli ha chiesto il conto nel finale.

Tattiche Montreal
Roglic, Onley, Van der Poel, Simmons: tra gli scatti di VdP davanti e quelli di Del Toro dietro alla fine questo importante tentativo si è sgretolato
Tattiche Montreal
Roglic, Onley, Van der Poel, Simmons: tra gli scatti di VdP davanti e quelli di Del Toro dietro alla fine questo importante tentativo si è sgretolato
E si è visto. Gara dura della Francia, okay, però sono mancati anche loro in un momento in cui c’era fuori la fuga con Van der Poel, Roglic e Van Aert.

Vero, c’era pochissima Francia dietro a inseguire e, soprattutto, non c’erano gambe per poter chiudere. Lì è stato un danno per Seixas, specie con Del Toro che continuava a scattare e lo stesso Seixas che era obbligato a rispondere agli scatti e ad andare sulle ruote. E’ logico che anche per loro tutti quegli scatti siano stati pagati cari negli ultimi giri, soprattutto per lui, che ha avuto i crampi.

E’ vero che tante volte si cerca un capitano unico nelle nazionali, e magari è anche giusto, però erano quasi 280 chilometri e Seixas aveva compiuto 20 anni pochissimi giorni prima. Magari Voeckler, il cittì della Francia, poteva andarci un po’ più cauto?

Sono d’accordo, ma chi era la seconda punta della Francia a Montreal? Nessuno, direi, perché Gregoire, Martinez e Vauquelin erano a casa. Però, se andiamo a esaminare la squadra che aveva lì, non è che avesse un altro corridore per poter vincere, oltre a Seixas. Quindi sì, magari un corridore in più, tipo Martinez, che ha dimostrato di andare forte e poteva essere presente in una gara così dura e lunga, l’avrei tenuto più in considerazione. Anche perché Martinez e Grégoire erano uomini che potevano rimanere con Seixas negli ultimi tre giri, quelli che alla fine sono mancati.

Al netto degli uomini, con un forcing a 50-60 chilometri e non a oltre 100 dal traguardo, magari avrebbero trovato l’aiuto di altre nazionali…

Secondo me questa gara è stata sottovalutata in quanto a durezza. E non solo dalla Francia. Gli scatti sono iniziati troppo lontano dall’arrivo e alla fine chi ha vinto? Ha vinto l’America, che è quella che ha corso meglio, che è rimasta più coperta. Per carità, McNulty ha fatto un’azione di 33 chilometri, quindi è logico che abbia azzardato molto e gli è andata bene, però ricordiamo che l’America, stando sulle ruote, aveva tre uomini davanti. In più, sono sempre stati presenti in tutte le fughe ed erano ben coperti dietro. Montreal quindi è stato un campionato del mondo in cui bisognava stare sulle ruote il più possibile e uscire solamente nel finale.

Montreal tattiche
Del Toro il più forte a Montreal? Probabile, ma senza squadra ha speso molto. E anche Seixas lo ha fatto per seguirlo
Montreal tattiche
Del Toro il più forte a Montreal? Probabile, ma senza squadra ha speso molto. E anche Seixas lo ha fatto per seguirlo
Quello che diciamo anche noi: a Montreal ,Voeckler ha corso un po’ alla garibaldina…

Vero, ma ricordiamoci anche che Seixas è un fenomeno. Uno che arriva terzo dietro a Ganna ed Evenepoel nella cronometro di un mondiale, dopo aver fatto un Tour de France alla grande, ci sta. In futuro è l’unico che vedo possa contrastare Pogacar. In ogni caso, si è preso la responsabilità di mettere la squadra davanti a un mondiale e, per un giovane, non è cosa da poco. Aveva tutti i compagni votati alla sua causa.

Passiamo al Belgio: alla fine sono mancati molto anche loro. Una brutta corsa da parte loro?

Solo due uomini a Montreal si sono fatti vedere nel finale. Però sin lì avevano corso perfettamente. Semmai non ho capito Remco: è lui che è mancato. Lui era coperto con Van Aert davanti, quindi poteva benissimo stare a ruota. Sulla carta aveva una corsa facile. Invece era sempre un alternarsi di sensazioni positive e negative. A un certo momento stava male, si staccava, poi rientrava, attaccava, poi si ristaccava.

Come mai succedono certe cose a un corridore?

Per me ha avuto un po’ di problemi di testa quando è scattato Van Aert. Ha sofferto il fatto che l’altra punta del Belgio fosse davanti e lui si sentisse un po’ tagliato fuori. Questi pensieri gli hanno perdere energie e gli è mancata la gamba nel finale. Però non ha mai mollato. Nonostante su Remco ci fossero state tantissime aspettative, è sempre rimasto lì, ha sempre tenuto duro, ha sempre cercato di rientrare e ha salvato il salvabile. E’ stata bella la scena quando Van Aert, una volta staccato davanti, si è messo a sua disposizione. Lì penso che moralmente gli abbia dato tanta forza.

Arrivati nel circuito, si è capito presto che Evenepoel non avesse grandi gambe
A Montreal si è visto un Evenepoel a corrente alternata. Per Ballan alla base ci sarebbero motivi mentali
Arrivati nel circuito, si è capito presto che Evenepoel non avesse grandi gambe
A Montreal si è visto un Evenepoel a corrente alternata. Per Ballan alla base ci sarebbero motivi mentali
Però?

Però, per me, a livello psicologico Evenepoel era già finito prima. Sapete, io con lui ci ho parlato: è un tipo tranquillissimo, anche piacevole. Ma per me quando ha visto quella fuga con Van der Poel, Onley, Roglic, Simmons e soprattutto il compagno Van Aert, si è visto tagliato fuori dalla gara: di conseguenza, le sue energie sono andate via a livello mentale.

Secondo te, se la Francia fosse rimasta un po’ più coperta prima, l’attacco di Van der Poel avrebbe potuto andare diversamente? O magari non avrebbe attaccato per niente?

Sicuramente sì: sarebbe andata diversamente. Questo è il bello del ciclismo. Se la gara iridata di Montreal la rifai altre 100 volte, può andare in altrettanti modi diversi. Van der Poel poteva anche scattare prima o dopo. Secondo me lui ha giocato un po’ sul fattore sorpresa anche quando è partito. Penso volesse eliminare Remco, colui che gli faceva più paura, e anche lo stesso Del Toro. Sono i corridori che più erano adatti a un percorso del genere, perché il percorso, secondo me, era più adatto agli scalatori che ai passisti.

Però è andata diversamente…

Infatti, visto l’andamento della gara di Montreal, è venuto fuori che potevano emergere anche i corridori da classiche e i cronomen. E non solo perché ha vinto McNulty, ma anche perché Kung è arrivato davanti. Quello che ha stupito più di tutti, secondo me, è Michael Matthews.

Hai nominato Del Toro, Alessandro. Sensazione nostra è che domenica, con una corsa leggermente più lineare, sarebbe stato il più forte. E’ così?

Ha chiuso sul gruppetto di Van der Poel quando la gara sembrava finita. Ha fatto quella menata e gli ha mangiato 40 e passa secondi. Il messicano era il più forte in assoluto senza squadra e ha dovuto scoprirsi, mentre tutti quanti aspettavano lui. Le altre nazionali davanti erano coperte e quindi a lui è toccato il grosso del lavoro. E l’ha pagato nel finale. Aveva già dimostrato di andare forte sul circuito di Montreal. Riguardo a Del Toro poi, Evenepoel ha detto che ha favorito McNulty, suo compagno alla Uae Emirates.

Montreal tattiche, Jorgenson
Jorgenson tra i migliori in assoluto a Montreal secondo Ballan. Ha chiuso su tutti nel finale
Montreal tattiche, Jorgenson
Jorgenson tra i migliori in assoluto a Montreal secondo Ballan. Ha chiuso su tutti nel finale
E’ la domanda che ti avremmo fatto adesso!

Se uno fa di tutto per vincere un campionato del mondo, e Del Toro ci ha provato perché ne ha fatti parecchi di scatti, dal momento in cui capisce che non può più vincere è logico che favorisca quel corridore che gli è più simpatico e che magari è anche della sua squadra. Prendete il mio mondiale. Joaquim Rodriguez, presente nella fuga finale dei dodici, disse: «Non potendo vincere il campionato del mondo perché l’Italia era presente con tre uomini, ho favorito quel corridore che mi era più simpatico», cioè io. Questo ci fa capire che a volte ci possono essere delle decisioni trasversali e che non hanno corso necessariamente da Uae Emirates.

Ultima domanda, Alessandro: c’è qualcosa che invece vorresti aggiungere riguardo a tattiche e giochi di squadra di Montreal?

Penso che l’Italia alla fine si sia comportata abbastanza bene. Un po’ deludente il piazzamento di Giulio Ciccone, ci si aspettava qualcosa in più dopo la corsa che ha fatto, ma siamo stati una delle poche nazioni che sono rimaste presenti con tre corridori fino a due giri e mezzo dalla fine. E poi un plauso immenso agli Stati Uniti e a Matteo Jorgenson in particolare.

Come mai?

Hanno corso benissimo, sulle ruote, ma davanti. Quando nell’ultima salita lunga hanno attaccato e hanno scollinato a 15 secondi da McNulty, ancora una volta c’era Jorgenson che tamponava e non hanno potuto chiudere. Credo che, se in quella fase di gara Jorgenson non ci fosse stato, avrebbero avuto la possibilità di rientrare e di giocarsi la vittoria.