Vuelta Espana 2026, Primoz Roglic, Alto de Aitana

La Vuelta va avanti, mentre Roglic (sornione) affila le unghie

03.09.2026
6 min
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La Vuelta senza Pogacar è una bomba inesplosa, come sono le corse o gli incontri di pugilato quando gli sfidanti si studiano e si annusano prima di partire con gli attacchi. Qualcuno la trova esaltante, qualcuno noiosa: per quanto ci provi, non li metterai mai tutti d’accordo. Per questo, osservando gli sfidanti, è intrigante riconoscere la finta indifferenza di quel gatto sornione di Roglic in seconda posizione.

Tutt’altro tipo di sloveno rispetto a quello in maglia iridata che si sta ricostruendo senza voler ancora svelare a cosa punti, ma sempre un signor corridore, capace di vincere un Giro, quattro Vuelta e due volte per ciascuna corse come Tirreno, Baschi, Delfinato, Calalunya e Romandia, una sola Parigi-Nizza e un quasi Tour, perso il penultimo giorno per il più celebre blackout atletico e psicologico degli ultimi 30 anni.

Nel 2026, Aleotti ha corso soltanto un Grande Giro: quello di casa. Qui con Pellizzari
Nel 2026, Aleotti ha corso soltanto un Grande Giro: quello di casa. Qui con Pellizzari
Nel 2026, Aleotti ha corso soltanto un Grande Giro: quello di casa. Qui con Pellizzari
Nel 2026, Aleotti ha corso soltanto un Grande Giro: quello di casa. Qui con Pellizzari

La corsa va avanti

Roglic è un gatto sornione perché guarda, sorride sotto i baffi e quando se la sente buona, è capace di affondare le unghie in profondità. Lo sa bene Giovanni Aleotti, che in questi giorni si prepara a volare in Canada per le due gare di settembre, ma accanto a Primoz ha corso tanto e anche vinto un Giro e l’ultima Vuelta dello sloveno: quella del 2024. Anche “Gigio” si è accorto che il compagno è già lì che cerca di mimetizzarsi e per questo si è messo a osservarlo meglio.

«Penso che tutti siano stati un po’ scossi – dice Aleotti – quando è caduto Tadej, che era il super favorito della Vuelta e aveva già stravinto tre tappe. La crono, impressionante. La tappa di Andorra non è stata da meno. E’ dispiaciuto a tutti, anche a chi è in Spagna, ma la corsa va avanti e sono contento di vedere Primoz fra i primi. Penso che la strada fino a Granada sia ancora lunga e che ora lui sia da considerare uno dei favoriti».

Al di là delle battute, secondo Aleotti, Roglic non era scontento della presenza di Pogacar alla Vuelta
Al di là delle battute, secondo Aleotti, Roglic non era scontento della presenza di Pogacar alla Vuelta
Al di là delle battute, secondo Aleotti, Roglic non era scontento della presenza di Pogacar alla Vuelta
Al di là delle battute, secondo Aleotti, Roglic non era scontento della presenza di Pogacar alla Vuelta

Lo stimolo di Pogacar

C’è arrivato con il grosso ematoma dovuto a un incidente e il dubbio di poter effetivamente partecipare. Ha tenuto le aspettative al minimo. Sorridendo si è mantenuto a lungo fedele a quando disse che per vincere ancora avrebbe evitato le corse in cui ci fosse anche Pogacar (chissà che faccia avrà fatto quando dopo il Tour, l’altro ha annunciato che sarebbe andato alla Vuelta!).

«Primoz non molla mai niente – ragiona Aleotti – quindi la Vuelta era il suo obiettivo da inizio stagione e sono convinto che abbia fatto e avrebbe fatto il possibile per esserci ad ogni costo. L’incidente lo ha rallentato, ma alla fine nessuno è mai morto di riposo (Giovanni sorride, ndr) e sembra stare benissimo. Il bello è che nelle interviste spesso scherza, non credo che soffra così tanto Pogacar.

«Io vedo anche lui come un grandissimo campione e secondo me sotto sotto era contento che ci fosse Tadej. Confrontarsi con lui è complicato per tutti, quasi impossibile, ma è comunque uno stimolo. Anche se nel ciclismo non c’è mai nulla di scontato, quando c’è Pogacar sai già che il peso della corsa è della UAE Emirates e per te si semplifica tutto».

Vuelta 2024, O’Connor ha conquistato la maglia nella 6ª tappa: da quel momento Roglic lo ha costretto a rispondere a un’infinità di scatti fino alla resa
O'Connor è caduto nella trappola di Roglic e si è messo a rispondere agli attacchi
Vuelta 2024, O’Connor ha conquistato la maglia nella 6ª tappa: da quel momento Roglic lo ha costretto a rispondere a un’infinità di scatti fino alla resa

O’Connor e la fuga bidone

Senza Pogacar, sono esplose le fughe e nessuno tiene più in mano la corsa: Aleotti ha ragione e forse è questa apparente anarchia che per alcuni rende la corsa elettrizzante.

«Controllare la Vuelta non è per niente facile – ricorda Aleotti tornando con la memoria al 2024 – non lo è mai stato e quest’anno, visto il percorso, lo sarà anche meno. Mi ricordo bene quando O’Connor andò all’attacco e prese la maglia a Roglic, grazie ai 6’31” che era riuscito a guadagnare. Da quel giorno la nostra Vuelta fu un lavoro di erosione.

«Avevamo fissato dei giorni per attaccare e sapevamo che non sarebbe stato facile, perché Primoz non si sarebbe potuto permettere neppure un giorno storto. Avevamo Patxi Vila sull’ammiraglia, che è super preparato e conosce la Vuelta benissimo. Aveva studiato ogni tappa, facendo anche le ricognizioni in macchina, quindi eravamo prontissimi a quello che avremmo affrontato».

Vuelta 2024, sul podio di Madrid, Roglic festeggia la quarta vittoria con i figli Lev e Aleks
Ancora la Vuelta 2024, sul podio di Madrid, Roglic festeggia la quarta vittoria con i figli Lev e Aleks
Vuelta 2024, sul podio di Madrid, Roglic festeggia la quarta vittoria con i figli Lev e Aleks
Ancora la Vuelta 2024, sul podio di Madrid, Roglic festeggia la quarta vittoria con i figli Lev e Aleks

Il libro di Roglic

Anche in quel caso, Roglic si mosse come un gatto sornione e come un gatto aveva già previsto il modo di papparsi il topolino O’Connor, con una serie di attacchi ben studiati.

«Eravamo partiti dal Portogallo – ricorda Aleotti – e quando la sera atterrammo in Spagna ed eravamo sul pullman dell’organizzazione che ci stava portando in hotel, mi ricordo che Roglic mi disse che si era già segnato sul suo libro diverse tappe e di ognuna mi disse quanto avrebbe potuto guadagnare. E’ uno molto preparato mentalmente. Sa sicuramente quali sono le tappe chiave e quali sono quelle dove deve veramente andare al 110 per cento.

«Questa volta di tappe dure ce ne sono tante – sorride Aleotti – ma io sono convinto che adesso che si trova lì davanti, vede che va forte e dentro di sé inizierà a pensare quali siano veramente le tappe chiave dove attaccare se starà bene».

Roglic sta risalendo la classifica. Il ritardo da Mas è ora di 1'18"
Roglic sta risalendo la classifica della Vuelta e ora è secondo. Il ritardo da Mas è di 1’18”
Roglic sta risalendo la classifica. Il ritardo da Mas è ora di 1'18"
Roglic sta risalendo la classifica della Vuelta e ora è secondo. Il ritardo da Mas è di 1’18”

Voglia di vincere

Detto che con Roglic si è sempre trovato molto bene, avendo condiviso tanti ritiri e corse sin dal suo arrivo alla Red Bull-Bora, e che invece ora in Canada correrà per Evenepoel con cui ha fatto sinora solo la Valenciana, Aleotti ci dice un po’ di sé e che andrà a fare le due corse canadesi, che gli piacciono tanto.

«Ho fatto un bel periodo senza correre – dice – perché la squadra per quest’anno ha deciso che facessi un solo Grande Giro. Ho corso tanto fino al Giro di Svizzera (50 giorni di gara, ndr) e da lì abbiamo deciso di staccare per 10 giorni e poi di ricominciare. Mi sono allenato per due mesi e sono tornato al Giro di Germania.

«Nelle prime tappe mancava un po’ il ritmo, poi l’ho trovato e penso che per il Canada starò bene. Ho visto anche vincere Magagnotti e Pellizzari, quella in Germania è stata una bella trasferta. Magari adesso che comincio a pedalare anche io, non sarebbe male se riuscissi a vincere qualcosa (l’ultima volta fu il Giro di Slovenia del 2024, ndr). Non trovate che sarebbe meglio se anche io ricominciassi ad alzare le braccia?».