Kung, crono Vuelta

Jerez incorona Kung. Ma il re della crono è proprio Mas

11.09.2026
6 min
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Viene quasi da chiedersi chi sia il vincitore reale della cronometro di ieri a Jerez de la Frontera. Stefan Kung, primo al traguardo? O Enric Mas, che si è difeso oltre ogni più rosea aspettativa? La tappa contro il tempo della Vuelta prevedeva 32,1 chilometri ondulati. Poco più di mezz’ora di sforzo che richiedeva una gamba incredibile.

E infatti la classifica è stata da gamba, prima ancora che da specialisti. Un po’ perché di cronoman veri ce n’erano pochi e infatti quello più puro ha vinto. E un po’ perché, a fine stagione e nel pieno della terza settimana di un grande Giro, contano le energie rimaste nel serbatoio.

Mas, crono Vuelta
L’ingresso nella Plaza de Toros a El Puerto de Santa María, dove partiva la crono. Mas era teso, ma non nervoso (foto Facebook – Movistar)
Mas, crono Vuelta
L’ingresso nella Plaza de Toros a El Puerto de Santa María, dove partiva la crono. Mas era teso, ma non nervoso (foto Facebook – Movistar)

Tappa a Kung

E a quanto pare il serbatoio di Mas è ancora bello pieno. Il leader della Movistar parte forte e tiene i primi rivali nel mirino. Anzi, addirittura sopravanza nei tempi Felix Gall. Poi sembra iniziare a vacillare e invece finisce come una moto, addirittura sui tempi di Kung (nella foto di apertura), e rifila 4 secondi a Primoz Roglic nel terzo intermedio. Una prestazione coi fiocchi. Sontuosa. Quella che con grosse, grosse probabilità gli regalerà questa Vuelta. Anche se qualcuno, vedi Adriano Malori, grande ex cronoman e, guarda caso, anche ex Movistar, non è del tutto d’accordo, come vedremo. Ma proprio con l’emiliano abbiamo analizzato la frazione di ieri.

«Mas ha fatto una crono super – ha detto Malori – ed è la conferma che la testa fa la differenza. Lui, che solitamente faceva delle prove contro il tempo che definirei oscene, ieri è invece andato fortissimo. Mi è sembrato proprio un altro corridore. Un po’ come Van Aert dopo la Roubaix. Da che non vinceva più, poi ha sempre alzato le braccia al cielo».

In effetti, chi si aspettava che Mas concludesse la sua prova al dodicesimo posto, a 51 secondi da Stefan Kung, e pedalando ad oltre 53 di media oraria? Forse solo lui, a quanto pare. «Era più o meno il tempo che avevamo calcolato di perdere da Roglic», ha detto Mas.

«Anche in bici – continua Malori – mi è sembrato un altro corridore. Enric è sempre stato agile, ma era poco efficiente. Ieri invece era agile, ma spingeva anche rapporti lunghi, rapporti che non erano i suoi le altre volte. Non solo, ma era più stabile, questo perché sta bene. E’ in una condizione eccellente ed è in maglia roja. Quindi non solo è più stabile perché ha più forza nelle gambe, ma anche perché addominali, braccia, dorsali… sono in forma. Ripenso e rivedo le mie crono. Quando non stavo bene mi muovevo tutto. Al contrario, quando ero al top filavo come un fuso».

Mas, crono Vuelta
Mas, come dice anche Malori, deve migliorare molto a crono, ma ieri ha fatto come hanno detto in Spagna: la crono della vita
Mas, crono Vuelta
Mas, come dice anche Malori, deve migliorare molto a crono, ma ieri ha fatto come hanno detto in Spagna: la crono della vita

Strategie Movistar

Ma come è possibile un cambiamento simile in poco tempo? Anzi, improvviso. Perché non è che durante un grande Giro Mas e la Movistar si mettessero a lavorare sulla crono… A cosa si deve questa metamorfosi?

Ancora Malori: «Torno al discorso della testa. E’ un fatto mentale, ci sono correlazioni psicofisiche, testa e muscoli che si allineano, diciamo così. Sono cose scientifiche, non le dico io. E l’esempio è proprio il discorso sul suo essere più stabile. Poi okay, nella guida era quella che era. Tra lui e Gall in quelle rotonde… mamma mia. Meglio non commentare!».

Malori ha passato gran parte della sua carriera in Movistar, dunque conosce quell’ambiente, quel metodo di lavoro.

«Ma ci sono stato ormai dieci anni fa. E dieci anni in questo ciclismo è come se fossero 30. E’ cambiato molto, tutto. Io posso dire però che in Movistar, per quel che riguarda le crono, mi hanno insegnato molto su riscaldamento e gestione dello sforzo. E molte informazioni le prendevano dai ragazzi che partivano prima per avere dei riferimenti. Prendevano tre corridori e a ognuno assegnavano un intermedio. Prendiamo la crono di ieri, che era di 30 chilometri circa. Ognuno avrebbe fatto un intermedio, circa 10 chilometri, a tutta. In questo modo avevamo dei riferimenti reali, preziosi per il leader. Traiettorie, ingressi in curva, velocità, vento, rapporti… E poi il capitano e i tecnici mettevano insieme tutti i pezzi».

In effetti ieri Mas ha sfruttato alla perfezione i dati di Romeo e Castrillo. Castrillo, okay, è un cronoman e infatti ha chiuso al 14° posto. Ma Romeo è stato sfruttato alla perfezione. Ha tirato alla morte per i due intermedi mentre in quello finale ha addirittura segnato l’ultimo parziale.

Roglic, crono Vuelta
Roglic ha chiuso in 4ª posizione, guadagnando 33″ su Mas. Lo sloveno ora insegue lo spagnolo a 1’37”
Roglic, crono Vuelta
Roglic ha chiuso in 4ª posizione, guadagnando 33″ su Mas. Lo sloveno ora insegue lo spagnolo a 1’37”

Vuelta già di Mas?

Dalla Spagna più di qualcuno ha incoronato Mas dopo questa super prestazione. Di fatto, per lo scalatore delle Baleari, questa tappa era la più insidiosa da qui a Granada, specie con un volpone come Roglic alle calcagna. Ma proprio l’esperienza dello sloveno porta Malori a sostenere che i giochi non sono finiti a Jerez de la Frontera.

«Per me – spiega Malori – Mas deve ancora superare lo scoglio dell’ultima tappa e vi spiego perché. Ricordate proprio Roglic al Tour del 2020? Non aveva mai vinto la Grande Boucle a cui teneva moltissimo e ci stava riuscendo. Un conto è ritrovarsi, senza esserci abituati, con l’occasione della vita a portata di mano e un conto è arrivarci perché sei forte e hai esperienza di certe situazioni. Mas non ha mai vinto un Grande Giro e la pressione potrebbe schiacciarlo… Poi è anche vero che ha la gamba della vita, ma per me Roglic è ancora un filo favorito».

Malori non è banale e c’è del vero in ciò che dice, ma è altrettanto cosa reale che sin qui Mas si è mostrato come il miglior scalatore di questa Vuelta, senza dare segni di cedimento.

A proposito di Roglic: «Quello è il suo valore attuale – conclude Malori – Qualcuno si aspettava potesse infliggere distacchi maggiori? Non credo, e poi ricordiamo che ha 37 anni. Una volta lui vinceva le volate dei gruppi ristretti in salita. Guadagnava 3-5 secondi, più gli abbuoni, e faceva la formichina. Adesso quest’arma non ce l’ha più, ma può contare sulla sua esperienza. Il distacco che ha nell’ultima salita di questa Vuelta potrebbe sparire in pochi chilometri».

Insomma, la Vuelta non è finita. Prepariamoci al grande assalto finale. Le prossime due frazioni prevedono quasi 9.000 metri di dislivello. Sì, avete capito bene. Oltre un quinto dell’intera Vuelta. Tutto può succedere e quasi, quasi Mas la pensa come Malori. «Chiaro che sono contento. Ma il vantaggio non è molto (la classifica dice primo lui, Roglic a 1’37” e Gall a 3’01”, ndr). Ci sono ancora due giorni davvero importanti. Senza dimenticare l’ultima giornata a Granada, quindi dobbiamo rimanere molto concentrati e lavorare sodo».