Se Mattia Predomo è stato il grande protagonista nel settore velocità agli europei su pista di categoria a Cottbus (GER), nell’endurance (e fra gli junior) è emerso in maniera prepotente Nicola Padovan, che ha portato a casa due ori fra quartetto e omnium sfiorandone un terzo nella madison. E il fatto che quella sconfitta abbia lasciato il segno dice molto del carattere del corridore che durante la stagione si era già messo in bella evidenza su strada.


A qualche giorno di distanza dalla lunga e impegnativa trasferta tedesca, Padovan ha ancora ben vive le sensazioni vissute sul lungo anello teutonico, in quella che è stata la sua prima grande esperienza all’estero su pista.
«Era il primo europeo al quale partecipavo, ho portato a casa due ori e un argento, quindi non posso certo lamentarmi. Avevo già fatto a inizio anno una corsa all’estero con la nazionale su pista, ma era un semplice assaggio, a Cottbus era tutto diverso, soprattutto la pressione e la responsabilità. Arrivare lì e giocarsi subito la finale nel quartetto è stato tanto, non posso negare che prima della gara l’ansia si sente forte, ma ancora di più dell’omnium, per il fatto che ero io da solo a giocarmi tutto».
Durante tutto il torneo?
Soprattutto prima della prova finale. Hai fatto tutta la giornata, sei stanco e ti sale l’ansia per l’ultima gara, sai che non puoi sbagliare nulla soprattutto se sei in ballo per la vittoria. Devi essere super concentrato e in gara avere mille occhi. E’ stata dura, ma alla fine è arrivato l’oro e quindi so di avere fatto tutto bene.


Nel quartetto che ruolo hai?
Io faccio il secondo vagone. Sono quello che mantiene la velocità, non è un ruolo dei più importanti, nel senso che ho la sensazione che non sono io quello che decide il risultato. Ma alla fine tutti contribuiscono al successo o meno della formazione, si corre tutti per la stessa causa.
Parlando con Marco Villa, ha detto che tu sei il prototipo ideale del pistard olimpico, perché emergi nelle specialità che sono inserite nel programma a cinque cerchi, quindi Omnium, Madison e parte del quartetto…
Di sicuro sentirsi dire da Villa parole del genere non è banale. Credo che ciò dipenda dal fatto che faccio strada e quindi ho molta resistenza per le prove endurance e quindi nel finale, quando gli altri sono stanchi, magari io riesco a spiccare molto di più degli altri. E’ una caratteristica che cercherò di far fruttare sempre di più.


Nel corso di questa stagione eri già balzato agli onori delle cronache per i tuoi risultati su strada. Continuerai quindi a dividerti fra le due specialità?
Adesso ci concentriamo un po’ di più su sulla pista per il mondiale di categoria e poi tutta la fine stagione dove vorrei andare al Lunigiana per far bene anche in quell’occasione sfruttando la condizione e anche una buona predisposizione per le corse a tappe.
Qual è la specialità su pista che ti piace di più, quella dove ti trovi meglio tra quelle dell’omnium?
L’eliminazione, perché è una corsa dove devi avere gambe ma devi anche saper correre, alla fine viene fuori chi ha testa e sa dosare le energie, e non è sempre il più veloce del lotto.


Com’era l’atmosfera nella nazionale?
Bellissima, avevo tutto il supporto, soprattutto con Dino Salvoldi che ha esperienza e ti può dare tutti i consigli di cui hai bisogno durante un omnium che si corre nell’arco di una giornata e quindi ti dice quando riposare, come, dove riposare, cosa mangiare. E’ stato fondamentale.
La madison è stata più difficile o più facile dell’omnium come gara?
Più difficile, ma soltanto perché era l’ultimo giorno di tutti e due, io e Jacopo Vendramin eravamo stanchi. Io volevo il terzo oro, fino all’ultima volata eravamo davanti e vedercelo sfumare così ci ha lasciato un po’ di arrabbiatura, ma sappiamo che abbiamo fatto tutto il possibile in base alle forze residue.


In un futuro ti ci vedi come specialista della pista che prova ad andare alle Olimpiadi, a seguire le orme di Ganna e Milan?
Sì, mi ci vedo, ma di sicuro voglio continuare a far bene su strada perché è sempre stato il mio obiettivo. La pista va bene se c’è da preparare qualche appuntamento che vale la pena, come in questo caso. So che posso far bene, il mio sogno è di sicuro andare alle Olimpiadi, ma non per questo lascio la strada.