Lenny Martinez, Tour de France, Bahrain Victorious, Alpe d'Huez

Il sogno di Martinez: un incrocio di destini e storie

25.07.2026
6 min
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ALPE D’HUEZ (Francia) – I tifosi lungo i 13,8 chilometri di una delle salite più iconiche ci hanno creduto, anche lo stesso Lenny Martinez deve aver assaporato il gusto dell’impresa. Ci ha pensato il marziano Tadej Pogacar a lasciargli l’urlo incastrato in gola. Eppure Lenny Martinez a ruota della maglia gialla ci era rimasto per diverso tempo, resistendo a un ritmo indiavolato. Gli sono mancati pochi metri per restare ancorato alle speranze di vincere in cima all’Alpe d’Huez. La volata con cui ha trovato il secondo posto racconta di un Lenny Martinez con ancora tante forze addosso. 

«Quando in partenza ho visto un gruppo avvantaggiarsi – ha raccontato Lenny Martinez dopo l’arrivo – mi ci sono unito. Ho pensato che fosse meglio stare davanti piuttosto che dietro, una volta stabilito il vantaggio ho pensato solamente alla classifica generale. Ai piedi dell’Alpe anche a giocarmi la vittoria di tappa, ma Pogacar è andato fortissimo considerando che a inizio salita avevamo quasi quattro minuti di vantaggio».

Lenny Martinez ha conquistato il secondo posto sull'Alpe d'Huez, 6 secondi dietro lo scatenato Pogacar
Lenny Martinez ha conquistato il secondo posto sull’Alpe d’Huez, 6 secondi dietro lo scatenato Pogacar (immagine Instagram/Bahrain Victorious)
Lenny Martinez ha conquistato il secondo posto sull'Alpe d'Huez, 6 secondi dietro lo scatenato Pogacar
Lenny Martinez ha conquistato il secondo posto sull’Alpe d’Huez, 6 secondi dietro lo scatenato Pogacar (immagine Instagram/Bahrain Victorious)

A ruota di Tiberi

Il secondo posto del ragazzino francese però racconta di una giornata vissuta da grande protagonista, con il Team Bahrain Victorious che si è chiuso intorno al suo capitano lavorando per lui. Lo aveva detto lo stesso Antonio Tiberi alla partenza di Chambery, così è stato. Ieri proprio Tiberi è stato un fedele scudiero di Martinez, accompagnandolo fino al momento chiave della tappa. 

«L’obiettivo era essere tutti al servizio di Lenny – racconta Tiberi con gli occhi lucidi dalla stanchezza – siamo partiti forte sulle prima salita e ci siamo ritrovati davanti noi due. Ci siamo guardati e abbiamo deciso che avremmo cercato di andare avanti il più possibile. Il gruppo dietro ha lasciato un bel margine di vantaggio (che sarebbe anche potuto essere più cospicuo se dietro avessero lasciato l’onore della rincorsa al solo UAE Team Emirates, ndr). Lo stesso Martinez in fuga mi ha detto di sentirsi bene, io ho solo cercato di supportarlo al massimo».

La rimonta di Pogacar

Ai 12 chilometri dall’arrivo la maglia gialla ha iniziato la sua personale rincorsa ai fuggitivi. Un testa a testa tra lo sloveno e il cronometro. Il vantaggio non è però sceso di colpo, la salita di Tadej Pogacar racconta di una grande impresa ma che è costata una fatica non indifferente. Ad un certo punto della sua scalata all’Alpe d’Huez Tiberi si è visto sfilare da Pogacar, lo ha guardato andare via e poi è stata una lunga attesa fino all’arrivo. 

«Pogacar è andato davvero forte – ha raccontato Tiberi – il distacco che aveva a inizio salita era importante, ha fatto una grandissima scalata. Quando mi ha passato a doppia velocità mi sono un attimo preoccupato per Lenny, vi assicuro che stava salendo davvero forte. Tramite radio sentivo che il vantaggio dei fuggitivi piano piano scendeva, non nascondo di averci sperato fino all’ultimo. Peccato per la mancata vittoria, ma abbiamo fatto una grande tappa».

Questione di interessi

Dall’ammiraglia Enrico Gasparotto ha seguito la tappa e torna in hotel, situato in cima all’Alpe d’Huez, con addosso un sentimento positivo. Il diesse del Team Bahrain Victorious aveva studiato tutto nei minimi particolari, guardando alle possibili situazioni e ai diversi scenari. Passare poi dalla fantasia alla realtà è stato compito dei suoi corridori, ai quali il diesse ha sicuramente fatto un plauso ieri sera. 

«Vero, entrare nella fuga non era previsto – ci dice Gasparotto – ma vista la situazione dei vari malanni in casa UAE ci sarebbero state delle possibili occasioni da cogliere. Avevo detto ai ragazzi di seguire le azioni di gruppi numerosi, Lenny Martinez è stato furbo a seguire i trenta corridori che si erano avvantaggiati nella prima salita. Una fuga di quelle dimensioni permette di stare a ruota e non spendere nulla in termini di energie. C’erano anche altre situazioni favorevoli, come la lotta alla maglia verde di Pedersen e quella per la maglia a pois di Carapaz (senza dimenticare la Visma che era a caccia della tappa, ndr)».

Deja-vù

La tappa di ieri a Enrico Gasparotto ha ricordato quella che al Tour de Suisse aveva messo nella stessa situazione Lenny Martinez. Nella corsa a tappa elvetica il francese era sempre in fuga e alle sue spalle era piombato ancora una volta Tadej Pogacar. Memore di quel giorno ha cercato di giocare in maniera diversa…

«La scalata all’Alpe d’Huez mi ha ricordato quella di Villars-sur-Ollon al Tour de Suisse – continua Gasparotto – perché anche in quel caso Lenny era in una fuga di 25 corridori ed era rimasto l’unico a resistere alla rimonta di Pogacar. Infatti il tempo più veloce, dopo lo sloveno, lo aveva avuto proprio Martinez. Ieri è stato uguale, infatti Lenny ha fatto tutto perfetto, o quasi, dimostrando di essere un grande talento. Si è trovato davanti solo uno dei più grandi della storia.

«L’ultima tappa di questo Tour – conclude – la conosciamo bene, eravamo venuti a fare una ricognizione dopo il Tour de Suisse io e il capo della performance del team. Sappiamo a cosa vanno incontro i corridori, capiremo come sta Lenny, ma prima di tutto come stanno gli avversari».