Quest’anno è tutto diverso e Chiara Consonni l’ha capito subito. Se l’adattamento di inizio 2025 alla Canyon//Sram non era andato come se lo aspettava, quest’anno il feeling con la squadra tedesca e i suoi metodi è stato decisamente migliore. Sono arrivati i primi piazzamenti e una vittoria che hanno confermato le buone sensazioni (in apertura è con Zoe Backstedt nel giorno della vittoria alla Vuelta Extremadura). Prova ne è il fatto che questa volta alla Sanremo Chiara avrà la possibilità di giocarsi le sue carte in caso di arrivo in volata, mentre lo scorso anno fu portata per aiutare e concluse la corsa all’ultimo posto accanto a Vittoria Guazzini, l’amica di sempre e compagna di oro olimpico.
Da due giorni la Canyon//Sram è in ritiro in Liguria per mandare a memoria il percorso che, per il secondo anno dopo venti stagioni di assenza, da Genova porterà il gruppo a Sanremo. Una corsa corta e facile, che già lo scorso anno è stata motivo di dibattito, e che per questo si presta a sviluppi inattesi. Salitelle come la Cipressa e il Poggio hanno una valenza se affrontate dopo tanti chilometri, diventano ben altro dopo appena 128.
«Però lo stesso è una corsa che mi piace – dice sorridendo Consonni – piace a tutte quelle che la fanno. Sarà anche dura, la faranno diventare dura. L’anno scorso forse hanno esitato perché era il primo anno che la facevamo e non sapevano come correre. Non si sapeva chi ci sarebbe stato ancora dopo la Cipressa e dopo il Poggio, però secondo me quest’anno vogliono fare corsa dura, quindi non per velocisti. Ci si prova, mai dire mai, però sarà dura…».


Il tuo approccio sarà diverso rispetto allo scorso anno?
Sì, decisamente. Diciamo anche che l’anno scorso ci fu una caduta prima di prendere la Cipressa, ma il ruolo mio e quello di Vittoria era lo stesso: portare la squadra e tutte le compagne davanti all’imbocco della Cipressa e poi il nostro lavoro era finito. Però dopo la caduta eravamo già un po’ staccate dal gruppo e siamo arrivate piano piano.
Perché la scelta di fare di te un elemento di appoggio e non una carta da giocare per il finale?
Non avevo fatto un bell’inizio di stagione. C’era stato il cambio di squadra: non c’erano stati problemi, però è stata dura cambiare l’allenatore e i direttori sportivi. Quindi non ero proprio in forma e sapevo già che sarei andata alla Sanremo in appoggio.


Quest’anno la musica sembra diversa…
Quest’anno sì, infatti sarò la carta per il piano B. C’è Kasia (Niewiadoma, ndr) che sta volando, va fortissimo, quindi penso che se dovrà succedere qualcosa, lei sarà davanti. Se però dopo gli attacchi il gruppo dovesse raggrupparsi, prima o dopo del Poggio, io farò di tutto per esserci ancora e giocarmela in volata. Per questo siamo state a fare le recon a partire dai Capi, per avere le idee chiare su quello che dovremo fare.
Cosa c’è stato di diverso in questo inizio di stagione rispetto all’anno scorso?
Sicuramente la squadra mi ha aiutato a a focalizzarmi di più sul mio vero obiettivo, ovvero le classiche. Hanno imparato a conoscermi meglio, io ho imparato a conoscere meglio loro e abbiamo aggiustato quelle due cosine che secondo noi l’anno scorso mi hanno condizionato negativamente. Abbiamo cercato di migliorare quelloavevamo sbagliato l’anno scorso. Abbiamo sicuramente imparato dagli errori e quest’anno fino alla Roubaix per me sarà un blocco bello impegnativo.


Come è stato l’inverno di Chiara Consonni?
E’ stato strano che per il primo anno non ho fatto il ritiro di dicembre, mentre ne abbiamo fatti due nel nuovo anno: a gennaio e poi a febbraio. Pensavo che avrei sofferto parecchio l’inverno a casa, invece fortunatamente anche a San Marino non è stato così freddo, quindi sono riuscita a fare i miei chilometri. Poi a gennaio abbiamo lavorato per preparare bene il UAE Tour e alla fine siamo andate al ritiro di febbraio.
Pensi che rischierai di più sulla Cipressa oppure sul Poggio?
Per me la Cipressa è peggio, perché è uno sforzo ugualmente violento, ma più lungo. Dalla cima potrei riuscire a capire il resto della mia corsa.