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Nel fango del Superprestige, ad Alvarado e Iserbyt la sfida di Niel

11.11.2023
6 min
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NIEL (Belgio) – Bastano pochi secondi per capire che si è in un’altra dimensione. Uno sguardo alla tanta gente, un occhio al percorso, alla presenza di maxischermi e furgoncini che vendono birra, patatine fritte e panini: il ciclocross in Belgio è davvero un’altra cosa.

Se poi si scorrazza nel parcheggio riservato agli elite e alle elite, la musica cambia ancora. Non siamo al livello di una gara su strada, anche perché le esigenze sono diverse, ma ci sono camper e motorhome come se piovesse. E i big hanno tutti il loro mezzo personalizzato: uno per ciascuno, questa è la regola.

Niel ospita il Jaarmarktcross, terza prova del Superprestige. Ci sono praticamente tutti. Mancano i tre “mammasantissimi” (Pidcock, Van Aert e Van der Poel), ma solo perché faranno un calendario diverso. E anche tra le donne la musica è quasi la stessa.

Alvarado: facile, facile…

E iniziamo proprio dalla ragazze. La favorita era Celyn Alvarado e Celyn Alvarado ha vinto. Il suo successo non è mai stato messo in discussione. Dopo il primo passaggio sulla sabbia, unico punto in cui non era in testa, l’olandese ha fatto il vuoto.

Poco prima dello start delle ragazze è piovuto copiosamente e il percorso, già appesantito da dieci giorni di pioggia pressoché incessante, è peggiorato ulteriormente. Pochissime riuscivano a fare in sella la collinnetta al 60 per cento di pendenza in discesa. Né tanto meno il “muro di Niel” in salita.

Il problema di quella planata, oltre al fango e alla pendenza, era la “palude” che c’era in fondo. Era composta da un fango alto 20-25 centimetri almeno. Pensate che una ragazza vi ha perso una scarpa mentre la attraversava a piedi! Quindi si scendeva di sella e una volta alla base della rampa si correva. Il tutto con un pubblico sempre più festante e, diciamolo pure, reso alticcio dalla tanta birra.

«E’ stato un cross davvero duro – ha detto Alvarado – il percorso era molto scivoloso e non potevi davvero vedere dove stavi andando. In qualche occasione bisognava anche essere fortunate. Da sola subito? Non era questa la tattica. Però questo mi ha consentito di prendere il mio passo e non rischiare eccessivamente».

Non avrà rischiato, ma se si pensa che lei che era la prima in alcuni tratti saliva aggrappandosi anche con la mano che non teneva la bici in spalla, si può comprendere la difficoltà della situazione.

Iserbyt di misura

Neanche un po’ di tempo per capire come stavano le cose ed ecco gli uomini. La differenza di velocità è stata pazzesca. Altri rumori quando ci passavano accanto. Altri respiri.

La gara maschile è stata più tesa. Molto più tesa. Merito soprattutto di Eli Iserbyt e Joris Nieuwenhuis, per un duello Belgio-Olanda che da queste parti acchiappa sempre. E infatti il tifo si è fatto sentire.

I due aprono un buon gap, ma ci mettono almeno due giri pieni. Dietro, come una formichina, risaliva il sorprendente spagnolo Felipe Orts, alla fine anche lui applaudissimo.

Iserbyt si è scaldato su strada. I rulli erano pronti, ma vedendo il sole ha preferito pedalare liberamente. Nieuwenhuis invece come tutta la sua squadra, la Baloise-Trek-Lions ha preferito i rulli. Tutti si attendevano la sfida a tre, fra Nys, Vanthourenhout e Iserbyt e invece niente di tutto ciò è avvenuto.

Nys ci è parso molto teso: prima del via è parso chiuso in se stesso. Comunque ha terminato la gara, ad oltre 7′ di ritardo. Ha commesso un errore in un tratto tecnico iniziale. Ha perso tantissime posizioni ed è naufragato. Mentre Vanthourenhout, si è ritirato. Ma chi lo conosce dice che domani saprà riscattarsi.

Questione di centimetri

Alla fine nel tratto più tecnico, il corridore della Pauwels Sauzen-Bingoal ha avuto la meglio. Siamo abbastanza convinti che abbia inciso anche la statura. Anche perché come ha detto Iserbyt stesso lui non ama moltissimo il fango quando è così tanto. Su questo tracciato tanto scivoloso, le leve molto più corte del belga e il suo baricentro più basso hanno prevalso sull’altezza di Nieuwenhuis. Tra i due ci sono 21 centimetri: uno è alto 1,65 metri, l’atro 1,86.

E poi chissà, forse ha inciso anche una componente tecnica. Delle bici del podio, quella di Iserbyt era l’unica con la doppia corona (46-39), nonostante il fango. Gli altri avevano una mono da 42.

Ora l’attenzione è già rivolta tutta a domani, a Dendermonde, una ventina di chilometri a Sud-Ovest da Niel. E’ questa la magia: tutte le gare sono ravvicinate e questo invoglia team, ragazzi, pubblico… Dal Superprestige si passa alla Coppa del Mondo, due gare di livello siderale in 24 ore. E lo spettacolo non cambierà di molto. Iserbyt ha già detto che vuole il bis: «Spero che le gambe siano quelle di oggi. Ora si va a recuperare».