PADERNO DUGANO (MI) – Solo Jonathan Milan sa quanto gli sono mancate le trainate di Jasper Stuyven in questo Giro d’Italia, se fino al secondo giorno di riposo era un fattore potenzialmente rilevante ora ne abbiamo ufficialmente la certezza. Il lavoro fatto dal belga della Soudal Quick-Step a supporto di Paul Magnier è valso una grande fetta della terza vittoria di tappa del corridore francese qui alla corsa rosa. E se oggi a Roma la formazione belga potrà festeggiare la conquista della maglia ciclamino, sarà merito anche di Jasper Stuyven.
Quanto manca Jasper Stuyven alla Lidl-Trek lo sa anche Luca Guercilena, il quale ce lo ha detto nell’intervista di settimana scorsa. Ma la scelta da parte del belga di cambiare squadra e passare alla Soudal Quick-Step è stata dettata dalla voglia di trovare spazio per far vedere le proprie qualità. Abbiamo raggiunto Stuyven nell’hotel della Soudal Quick-Step nell’ultimo giorno di riposo a disposizione in questo Giro, per farci raccontare da lui scelte e cambiamenti.
«Con Luca Guercilena – racconta abbiamo avuto una conversazione molto onesta, dopo tante stagioni insieme era giusto che fosse così. E’ stata una scelta della Lidl-Trek, che vedeva le cose diversamente da quanto avrei voluto io dal punto di vista tattico. Non mi ritenevano adatto per ricoprire il ruolo di leader nelle Classiche. Se avessi accettato la loro visione sarei rimasto, non era un discorso economico ma di ambizioni personali».




In un certo senso hai dimostrato che le ambizioni sono andate di pari passo con i risultati…
Penso di aver fatto vedere di essere un leader a tutti gli effetti e di meritarmi questo ruolo, magari non sono Van Der Poel o Pogacar, ma tutto sommato sono andato molto bene nelle Classiche. Un terzo posto alla Roubaix, una top 10 al Fiandre e alla Sanremo non sono risultati da buttare. E’ stato bello che la Soudal Quick-Step mi abbia dato questa possibilità e che io sia riuscito a ricompensarli con ottime prestazioni.
Da corridore belga correre in un team come la Soudal Quick-Step cosa significa?
E’ bello, una sensazione che non avevo mai provato. Sono sempre stato in una squadra internazionale, ma è fantastico trovarsi in un ambiente in cui si parla la propria lingua madre. Si tratta di un aspetto che mi è sempre piaciuto, come correre in nazionale e parlare fiammingo. Mi sento apprezzato e felice.


Era arrivato il momento di cambiare…
Sì, non perché fosse successo qualcosa di male con la Lidl-Trek, ma solo per stare in un nuovo ambiente, per ritrovare un po’ di motivazione. Naturalmente entrare in una squadra belga mi ha fatto sentire un po’ come a casa.
Hai portato la tua esperienza anche a servizio di Paul Magnier, come ti stai trovando con lui?
E’ solamente al suo secondo Grande Giro, lo sto aiutando nelle volate e sto dando una mano anche al team. Non che ogni cosa che dico sia sempre la verità, voglio solo dare i miei consigli e portare un contributo alla squadra. Ci sono anche tanti altri corridori esperti qui, si tratta di parlare e dialogare tutti insieme. Ognuno contribuisce a modo suo e cerca di insegnare a Paul che esiste la gara, ma ciò che conta è anche fuori.


In che senso?
Abbiamo molti trasferimenti. In un Grande Giro non è solo la gara in bicicletta a prosciugare le energie, ma anche tanti altri aspetti. A Magnier tocca ascoltare, o provare a mettere in pratica ciò che gli diciamo, poi lui imparerà lungo il percorso.
C’è un esempio in questo Giro in cui la tua idea, la tua esperienza, è tornata utile a Magnier?
Credo che le prime volate che abbiamo vinto siano davvero arrivate perché sia io che Fabio Van den Bossche abbiamo analizzato in ogni suo aspetto la corsa e cosa potesse succedere. Entrambe le volte abbiamo avuto ragione al 100 per cento, un aspetto che ha contribuito nel rimanere calmi e restare uniti. Sono due esempi in cui forse l’esperienza su come prevedere l’andamento di uno sprint e come reagiranno le altre squadre ci ha permesso di pensare in anticipo e fare le giuste previsioni.
Il tuo ruolo è cambiato da questo punto di vista?
No, penso che soprattutto negli ultimi due anni con Milan fosse lo stesso. Theuns ed io facevamo un piano e guardavamo al finale di corsa cercando di anticipare cosa avrebbero fatto le altre squadre.


Magnier e Milan sono tanto diversi, no?
Non sono d’accordo, penso che siano due velocisti i quali hanno bisogno di spazio per sprintare e sono molto forti. Quindi per me sono abbastanza simili.
Ci saranno delle differenze…
Milan in corsa è più nervoso, mentre Magnier si distrae maggiormente, per lui è più difficile concentrarsi per cinque ore consecutive. Ma è giovane, fa parte del suo percorso di crescita.
Hai tanta esperienza con loro e non ti chiedo di giudicare, ma come vedi questo Giro e le difficoltà della Lidl-Trek?
Sono felice che siamo riusciti a vincere le nostre tappe, ma allo stesso tempo lo sarei anche se Milan riuscisse a sbloccarsi. Non credo sia un segreto dire che stanno faticando un po’ in questa stagione, ma questo non significa che sia un disastro. Hanno corridori forti e c’è stata anche un po’ di sfortuna. Si stanno impegnando molto per ribaltare la situazione ma spesso non è così facile.


Al contrario voi siete in un momento molto positivo…
E’ la stessa cosa, quando stai vincendo tanto e sei in un flusso positivo, dove tutto funziona più facilmente, si è maggiormente rilassati e tranquilli.
Quali sono le tue ambizioni per la seconda parte di stagione?
Cominciamo con il portare a termine il Giro, penso sia la cosa più importante al momento. Poi avrò un’estate impegnativa con il Tour de France, dove spero di far parte di una squadra altrettanto forte in grado di conquistare alcune vittorie di tappa. Per la fine della stagione vedremo, ma mi piacerebbe andare al mondiale, non necessariamente come capitano. Tuttavia è un bel percorso dove posso essere di grande aiuto per i leader che abbiamo in squadra, sia Van Aert che Evenepoel avranno occasione di essere competitivi.