In questi giorni si è parlato parecchio di Tadej Pogacar, grazie alle interviste che ha rilasciato e quello che significano sul piano psicologico. L’asso sloveno ha raccontato della paura provata, non soltanto in relazione alla sua attività di atleta, dopo aver scoperto di avere tre vertebre fratturate. Ha anche accennato ai suoi programmi, affermando che avrebbe fatto il Giro d’Italia molto volentieri e che deve ancora chiudere il conto con la Vuelta. Ovviamente sarà presente al Tour de France.
E a proposito di Tour. Il tracciato della prossima Grande Boucle si intreccia moltissimo con la storia dello sloveno nella stessa corsa. Ci sono le sue prime vittorie di tappa a Laruns e sul Grand Colombier, ma anche alcune sconfitte, su tutte quella di Combloux, quando si scalava la Cote de Domancy.
Non andrebbero poi dimenticati il successo a Saint-Lary-Soulan, sul Col du Portet nel 2021 e le diverse salite in cui Visma | Lease a Bike e UAE Emirates si sono stuzzicate a vicenda… Noi, però, ricordiamo quattro momenti specifici.


Laruns: nasce il mito
E’ il Tour de France del 2020. Pogacar ha appena 21 anni. L’anno precedente è giunto terzo alla Vuelta. Il mondo del ciclismo ha imparato a conoscerlo, il resto del mondo ancora no. La Grande Boucle è la vetrina perfetta per farlo.
La Pau-Laruns è la nona tappa di quel Tour settembrino, quello del Covid, per intenderci. Un’altra analogia: anche quest’anno, tanto per cambiare, si arriva a Pau. Siamo sui Pirenei. Al mattino Tadej Pogacar è nono in classifica generale, guidata dal futuro gregario Adam Yates.
Il gruppo si dà battaglia sul breve ma duro Col de la Hourcere e sul Marie-Blanque, una stradina stretta nel cuore dei Pirenei. Tanto verde, tanta umidità. E’ una tappa dura, ma non un tappone assoluto. Tra l’altro, l’arrivo è in pianura, a valle. Tant’è che tra i cinque fuggitivi c’è il veloce svizzero Marc Hirschi, pensate un po’. Ma c’è anche Tadej.
Tutti marcano lo svizzero, ma sul traguardo il più lesto è proprio questo ragazzino della UAE Emirates. E’ il 6 settembre ed è qui che inizia la liaison tra Pogacar e il Tour de France. E’ il primo dei suoi (ad oggi) 26 successi al Tour.


Bis sul Grand Colombier
Ancora Tour 2020. Passano sei tappe e arriva il giorno della Lione-Grand Colombier. Stavolta lo scenario è quello delle Alpi. La classifica si è ormai assestata e il Tour sembra avere un padrone. Anzi, senza il sembra: ha un padrone ed è Primoz Roglic. Il suo giovane connazionale è secondo a 44 secondi, ma nessuno pensa che possa impensierirlo davvero.
Nella scalata finale i due sloveni riescono a fare la differenza su tutti. L’ultimo a cedere è Richie Porte. Roglic in quegli anni era formidabile negli arrivi ristretti in salita, ma quel giorno sulla sua strada trova un ragazzo ancora più formidabile di lui. Lo sprint dice: primo Pogacar, secondo Roglic. Grazie all’abbuono, il distacco in classifica scende a 40 secondi. Ma tutto sommato Roglic sembra essere in una botte di ferro. Addirittura riguadagna una quindicina di secondi qualche giorno dopo sul Col de la Loze. Ma poi sappiamo come andò nella crono finale di La Planche des Belles Filles…
Sul Grand Colombier, il prossimo luglio, si arriverà con la nona tappa. E sulla carta sembra essere più dura di quella del 2020.


Ancora Laruns
Passano gli anni e l’avversario di Tadej Pogacar ora è Jonas Vingegaard. Lo sloveno è il fenomeno del ciclismo. Tutto lascia presagire che possa conquistare il terzo Tour, anche se la frattura del polso rimediata alla Liegi qualche mese prima ha complicato il suo cammino.
Iniziano le salite. In fuga c’è il bravissimo Jai Hindley. La tappa, praticamente, è un copia e incolla di quella di tre anni prima: Pau-Laruns e Marie-Blanque nel finale. Pogacar ci prova, ma Vingegaard non fa una piega. Anzi, la Visma rilancia in modo veemente e riesce ad isolare e poi a battere lo sloveno. Le certezze di Tadej iniziano a vacillare di nuovo dopo la sconfitta dell’anno prima. E anche se il giorno successivo torna a vincere, proprio davanti a Vingegaard, la crepa si è aperta.
La frazione di Laruns il prossimo anno sarà la numero 19 e di nuovo ad aspettare Pogacar e i suoi avversari di turno ci sarà il Marie-Blanque. Al momento siamo sull’1-1. Riuscirà Tadej a passare in vantaggio a Laruns?


Lo schiaffo di Domancy
Quella crepa di cui dicevamo diventa una rottura definitiva qualche giorno dopo. Una disfatta che colpirà duramente Pogacar e tutta la UAE. Qualche giorno prima, guarda caso sul Grand Colombier (corsi e ricorsi storici), Pogacar, già secondo alle spalle di Vingegaard in classifica generale, riesce a staccarlo di qualche secondo. Noi eravamo presenti e si pensava a un cambio di rotta. In fin dei conti c’erano da affrontare praticamente tutte le Alpi. E invece…
Il 18 luglio si disputa la temuta e attesissima crono individuale Passy-Combloux. Pianura e poi la Cote de Domancy, che quest’anno il Tour affronterà nella decima tappa, quella con arrivo a Sallanches. Vingegaard, ma anche Van Aert, danno sfoggio di tutto il loro potenziale. Infliggono distacchi oceanici al resto del gruppo. Tadej resiste, si inserisce tra i due, ma il verdetto è impietoso. Perde 1’38” da Vingegaard. Il danese lo demolisce sulla Cote de Domancy. Per tutti è una prestazione fuori dal comune quella dei due Visma. I gialloneri mostrano al mondo il salto di qualità che hanno fatto su ogni fronte, sulla preparazione maniacale di quella frazione. Si dice che mai nessuno, Pogacar incluso, abbia mai più sviluppato i valori di Vingegaard e Van Aert quel giorno. E’ la sconfitta più sonora della carriera di Pogacar.
Quella sconfitta, però, ha anche un risvolto positivo. Dà una spinta incredibile a Pogacar e all’intera UAE. La squadra di Gianetti cambia strategia e inizia a lavorare già dall’inverno successivo su allenamenti, integrazione, materiali e tutti marginal gains. E se Pogacar è il dominatore che è oggi, siamo convinti che dipenda in gran misura proprio da quel giorno.