Giro d’Italia: Mortirolo e Zoncolan e tanto Appennino

03.11.2026
10 min
Salva

ROMA – «Il Giro d’Italia non attraversa solo l’Italia. Il Giro attraversa noi». Sono le parole del presentatore, Pierluigi Pardo, che all’Auditorium ha presentato l’edizione numero 110 della corsa rosa. E in fondo è vero. Il Giro è la gente. E’ la festa del nostro sport e del nostro Paese.

Ma poi c’è la corsa. L’aspetto tecnico. E allora altro che fregarsi le mani. Vi diciamo solo tre nomi: Gavia, Mortirolo e Zoncolan! Senza tralasciare tutto il resto. Pensiamo all’ormai iconico arrivo a Roma, a Sassotetto o ai Piani di Bobbio.

La presentazione del Giro d'Italia e del Giro d'Italia Women: a Roma platea piena
La presentazione del Giro d’Italia e del Giro d’Italia Women: a Roma platea piena
La presentazione del Giro d'Italia e del Giro d'Italia Women: a Roma platea piena
La presentazione del Giro d’Italia e del Giro d’Italia Women: a Roma platea piena

Ventuno tappe, 6 arrivi in salita, 2 crono

Queste le 21 tappe del Giro d’Italia 2027 che parte l’8 maggio da Trieste e si conclude il 30 maggio a Roma. Sei arrivi in salita a Sassotetto, Monte Livata, Passo due Santi, Piani di Bobbio, Aprica e Zoncolan. Due le crono: in salita a Campo di Giove in Abruzzo, velocissima a Monza. Dislivello complessivo di 50.250 metri, per una media di 162,8 chilometri a tappa.

TAPPALOCALITA’CHILOMETRI
1ª tappa (8/5)Trieste-Trieste172
2ª tappa (9/5)Ljubljana (Slovenia)-Koper (Slovenia)166
3ª tappa (10/5)Cervignano del Friuli-Possagno163
4ª tappa (11/5)Argenta-Misano Adriatico (Autodromo Marco Simoncelli)151
5ª tappa (12/5)Filottrano-Sarnano-Sassotetto139
6ª tappa (13/5)Alba Adriatica-Lanciano148
7ª tappa (14/5)Sulmona-Campo di Giove (cronometro individuale)19,6
8ª tappa (15/5)Trasacco-Napoli219
9ª tappa (16/5)Itri-Subiaco (Monte Livata)180
Giorno di riposo (17/5)
10ª tappa (18/5)Palombara Sabina-Norcia218
11ª tappa (19/5)Gualdo Tadino-Scarperia (Autodromo Del Mugello)220
12ª tappa (20/5)Montecatini Terme-Zeri (Loc. Passo Due Santi)173
13ª tappa (21/5)Borgo Val di Taro-Reggio Emilia176
14ª tappa (22/5)Cantù Arena-Piani di Bobbio/Valtorta187
15ª tappa (23/5)Monza (Autodromo Nazionale, cronometro individuale) – Milano37,3
Giorno di riposo (24/5)
16ª tappa (25/5)Sondrio-Aprica192
17ª tappa (26/5)Chiari-Vo’194
18ª tappa (27/5)Rovereto-Sacile199
20ª tappa (29/5)Pordenone-Monte Zoncolan180
21ª tappa (30/5)Roma-Roma131
TOTALE CHILOMETRI 3.418,9

Dal Friuli al Friuli

Si parte da Trieste e quindi il Friuli Venezia Giulia sarà protagonista assoluto di questa edizione, visto che poi vi si terrà anche l’epilogo finale, tre settimane dopo. C’è infatti lo Zoncolan alla ventesima tappa, prima della passerella romana.

Una tappa veloce solo su carta (ci sono ben 2.400 metri di dislivello) e infatti non è scontato che sia per velocisti. E questo sarà un po’ un leitmotiv per gli sprinter: tante volate se le dovranno guadagnare. Ma con la gamba piena e la voglia della prima maglia rosa, le possibilità di uno sprint a Piazza Italia sono altissime. E simili sono anche le frazioni successive. Il primo piattone totale è quello di Misano Adriatico, tra l’altro con arrivo all’autodromo.

Ma poi ecco la prima montagna, quella di Sassotetto. Siamo a casa di Michele Scarponi e, rispetto ai primi arrivi di un grande Giro, questo non è un arrivo in quota veloce. Sassotetto, nelle Marche, è una salita vera. Vedremo chi saranno i big al via, ma la classifica potrebbe già assestarsi. Un po’ come avvenne a Oropa nell’anno di Pogacar.

Ancora tre o quattro tappe e si chiude la prima settimana. Due sono semplici, le altre due parlano di salita. Al venerdì una cronoscalata, la Sulmona-Campo di Giove, e alla domenica tocca a Monte Livata, una delle montagne che circondano la Capitale.

Quanto Appennino

Con il riposo nella zona est di Roma, a Palombara Sabina, la corsa rosa riparte verso nord. Si pedalerà tanto lungo la dorsale appenninica. E se non ci saranno salite enormi, preparatevi a tappe trabocchetto, dure, tecniche e ondulate. Ed è proprio la Palombara Sabina-Norcia che nel finale propone i Sibillini: Forca di Presta e Forca Ventolosa. Occhio poi alla discesa, che è di quelle tecniche, prima di planare su Norcia. Più facile, ma infinita, è quella che arriva a Scarperia. Un solo Gpm, ma di pianura vera non c’è neanche un metro.

L’arrivo a Zeri riprende quello di Corno alle Scale dell’anno scorso. Siamo sul filo fra Toscana ed Emilia, solo che stavolta si sale dalla Toscana. Quindi nuove insidie e gambe che devono essere pronte. Sempre.

Il piattone di Reggio Emilia e poi un altro tappone di montagna, con le Orobie protagoniste. L’arrivo ai Piani di Bobbio è la scalata più dura della giornata e prima ci sono altri quattro Gpm. E’ una sorta di Giro di Lombardia all’interno del Giro stesso.

Questa seconda settimana si conclude con la cronometro individuale più attesa dagli specialisti. La Milano-Monza misura infatti oltre 37 chilometri ed è un biliardo vero. Chi va forte a cronometro è bene che metta secondi in cascina perché, se poi non è scalatore, pagherà dazio.

Nella lunga discesa verso Sud e nella risalita verso Nord c’è tanto Appenino in questo Giro
Nella lunga discesa verso Sud e nella risalita verso Nord c’è tanto Appenino in questo Giro

Finale col botto

Ed ecco la terza, fatidica e mitica settimana. Anche se il Giro d’Italia numero 110 porta una nuova firma, quella di Luca Guercilena, certi dogmi non cambiano. E così ecco le Alpi, prima quelle della Valtellina e poi quelle Giulie. Si comincia con la Sondrio-Aprica: due volte il Mortirolo e nel mezzo il Gavia. Sì, avete capito bene. Due mostri sacri, tre scalate da pelle d’oca.

Una tappa di recupero, di uno sprint da guadagnare, ed ecco Madonna di Campiglio. Le Giudicarie potrebbero incidere più sulla stanchezza che sulla classifica del momento. Da segnalare che di nuovo c’è una doppia scalata, quella del Durone, tra l’altro una salita tosta, tosta. E questo è un ottimo messaggio per i tifosi a bordo strada.

L’arrivo a Sacile è l’antipasto prima del verdetto finale. Lo scorso anno ci si arrampicava a Piancavallo, stavolta si va sullo Zoncolan e prima ci sono altre salite toste. Qui è un si salvi chi può. Un tutto o niente per la maglia rosa e il podio.

Pellizotti secondo sullo Zoncolan. Era il 2014 e al friulano non riuscì il colpaccio per poco
Pellizotti secondo sullo Zoncolan. Era il 2014 e al friulano non riuscì il colpaccio per poco
Pellizotti secondo sullo Zoncolan. Era il 2014 e al friulano non riuscì il colpaccio per poco
Pellizotti secondo sullo Zoncolan. Era il 2014 e al friulano non riuscì il colpaccio per poco

La firma di Guercilena

«E’ un Giro equilibrato», ci aveva detto Luca Guercilena, il nuovo responsabile del ciclismo di RCS. Di suo c’è già parecchio in questa stesura tecnica delle frazioni.

«Ho cercato di mantenere basso il chilometraggio complessivo dei trasferimenti. Al massimo sono di un’ora o poco più. Inoltre, diverse volte gli alberghi saranno gli stessi anche per tre giorni. E’ difficile trovare blocchi difficili. Si alternano sempre un tappone, una crono, una tappa mossa. E così chi ha perso il giorno prima ha subito la possibilità di recuperare».

Ma poi bisogna sentire anche i tecnici e allora quale miglior interprete di Franco Pellizotti? Con tanto Friuli di mezzo, sentirlo ci sembrava doveroso.

«Vero, tanto Friuli. Penso alle cose più belle: la partenza e il finale. Partire dal Friuli e arrivare nelle zone dove sono nati i miei genitori, per me è qualcosa di bello ed emozionante. Ma occhio, però, perché non c’è solo il Friuli. Mi viene in mente lo Zoncolan. Per me è una tappa particolare: l’unica volta che ho pianto in vita mia è stato quando sono arrivato secondo dietro a Rogers sullo Zoncolan. Per me è una tappa simbolo».

Ancora Pellizotti: «E oltre allo Zoncolan non c’è solo il Mortirolo, quelle danno più nell’occhio, ma c’è anche tanto Appennino, con le sue famose tappe trabocchetto. Per questo dico che è un Giro spettacolare e molto difficile da interpretare. Non voglio ancora esprimermi del tutto perché lo voglio analizzare per bene, proprio perché ci sono tante, tante tappe intermedie. Bisognerà conoscere molto bene il percorso».

Giro d'Italia 2026, Roma, Jonas Vingegaard
Il re del Giro 2026, Jonas Vingegaard. E se fosse di nuovo al via?
Giro d'Italia 2026, Roma, Jonas Vingegaard
Il re del Giro 2026, Jonas Vingegaard. E se fosse di nuovo al via?

Vingegaard prende quota?

Scesi dalla platea, che all’Auditorium si trova al primo piano, nella hall impazzava già il totonomi. L’unica certezza è che non ci sarà Pogacar. Parlando con i vari tecnici, nessuno crede più alla presenza di Remco Evenepoel. Perché, ok le due cronometro, ma ci sono salite in cui si può perdere moltissimo e lo stesso belga ha già strizzato l’occhio al Tour. Forse è più facile vedere Florian Lipowitz. E poi c’è il Gavia che, con i suoi 2.652 metri di quota, chiama Richard Carapaz.

Piuttosto prende corpo l’ipotesi della presenza di Jonas Vingegaard. A Roma era presente anche un tecnico della Visma-Lease a Bike, il quale ha detto che il percorso è molto bello. Di fatto sarebbe adattissimo al campione uscente. Che in Francia visto il percorso e i chilometri che ci sono a crono, rischierebbe di non salire sul podio.

Paul Seixas ha detto che vorrebbe esserci, ma lì sono in ballo altri discorsi con la Decathlon-CMA e addirittura il presidente della Repubblica Macron.

E allora guardiamo ai nostri. Speriamo in Pellizzari, in Piganzoli e perché no, in Ciccone. Sempre Pellizotti ha detto che in Bahrain Victorious Antonio Tiberi, particolarmente attratto dalla tappa di Monte Livata che non è lontano da casa sua, è per ora previsto al Giro.

«Avendo ora in mano il percorso del Tour e quello del Giro – ha concluso tecnico friulano – avremo modo di valutare molto meglio il tutto. Di certo questo non è un Giro facile e, a parte tre o quattro tappe, non ne vedo di scontate. E per Antonio potrebbe andare bene».