COMO – L’inizio del tramonto ha il sapore della resa. Il pullman della Red Bull-Bora è il consueto smantellare di fine stagione, preso d’assalto da bambini con i loro cartelli da firmare e un manipolo di belgi in attesa di Evenepoel. Ma niente questa volta è andato come si pensava e la faccia del belga che arriva, si ferma a dire due parole e poi scompare dietro la tenda scura è l’ultima immagine di una giornata che probabilmente vorrà dimenticare in fretta. O forse no?
«Mi sentivo bene – ha detto – ma la fatica ha iniziato a farsi sentire e nell’ultima ora non mi sentivo più al top. Non ho ritrovato la forma migliore dal Tour e in gare come questa, la forma non mente. E’ andata bene sulla prima salita di San Fermo, ma subito dopo le gambe hanno ceduto. Non è stata la mia giornata migliore, ma nemmeno male. Abbiamo fatto quello che volevamo fare. Non sono uno che si arrende e sapevo che Ciccone poteva ancora essere raggiunto, si puntava a un posto sul podio. Ma oggi non era la giornata giusta per farlo. Alla fine, non ho mollato e ho comunque conquistato un ottimo quarto posto».
Tutto giusto e molto onesto, ad eccezione di un passaggio: non hanno fatto quel che volevano fare. E se i corridori sorridono perché hanno finito la stagione, i tecnici della Red Bull parlano fra loro e commentano la giornata che ha vissuto sul grande lavoro di Moscon e poi di Pellizzari e si è inceppata quando Seixas ha dato gas sul Civiglio, scoprendo la crisi di Evenepoel.


La protesta e le gambe
La mattina era cominciata proprio con il belga della Red Bull che ha condotto il sacrosanto ammutinamento dei corridori che hanno ritardato la partenza di cinque minuti per protestare contro la scarsa sicurezza in cui si trovano a correre. Poi la corsa è partita e il quarto posto non è un risultato da buttare: forse dovremmo tutti rivedere la nostra concezione di sconfitta. E’ innegabile che Evenepoel sia partito per vincere, ma è anche credibile che fra la trasferta canadese (con la crono e la strada), quella slovena con la vittoria del campionato europeo strada e il Lombardia di oggi la spia della riserva si sia accesa anche per lui.
Zak Zempster, che è il capo del settore performance della Red Bull-Bora, fa la sua analisi con grande calma e senza girarci attorno. «E’ stato tutto quasi perfetto fino al Civiglio – dice mentre intorno i tifosi si agitano per la discesa dal pullman dei primi corridori – ma alla fine sono le gambe a fare la differenza e Seixas è stato semplicemente di un altro livello. Penso che Remco abbia lottato davvero bene, è riuscito a rimanere in gruppo e credo che il quarto posto sia stato il miglior risultato cui poteva aspirare oggi. Può esserne orgoglioso, noi lo siamo sicuramente».


Tutti per Remco?
Roglic ha il cappuccio in testa e fra le mani un trolley e la ciotola del pasto di recupero. Si vede che avrebbe voglia di essere altrove, infatti telefona per sapere dove siano i suoi parenti che dovrebbero portarlo via da Como. Poi forse la risposta che riceve gli suggerisce di non avere fretta e così Primoz si mette a firmare autografi.
«Il piano dipendeva dalle gambe – prosegue Dempster – per cui dovevamo vedere come fossero. La prima parte di una corsa di questo tipo è molto impegnativa, quindi si ha un’idea chiara del proprio stato di forma e Remco è parso subito quello che stava meglio. E’ stato il migliore, ma anche gli altri hanno fatto un buon lavoro. Giulio per esempio (Pellizzari, ndr), soprattutto nel tirare e recuperare sulla prima fuga che diventava pericolosa. Ma alla fine sul Civiglio, sono state le gambe a fare la differenza».
Si potrebbe obiettare che il marchigiano meritasse più spazio, ma in quel caso non avrebbe dovuto tirare per 30 chilometri nella scia della fuga. La bella prestazione di Pellizzari non avrà portato grossi risultati, ma gli ha dato la fiducia di cui aveva bisogno dopo il mondiali, gli europei e le ultime corse.


Tour de force eccessivo?
Viene anche il dubbio che il Remco di quest’anno paghi nelle classiche di lunga distanza, ma fai fatica a pensarlo di uno che ha chiuso il Tour al terzo posto e comunque, sia pure in anni diversi da questi, ha vinto per due volte la Liegi, che quanto a durezza ha poco da invidiare al Lombardia. E siccome il belga è uno dei fenomeni di quest’epoca e oggi si è arreso a uno dei suoi simili – appunto Paul Seixas – forse è il caso di pensare che questo ciclismo in cui si corre sempre e solo per vincere, passando con estrema disinvoltura da un continente all’altro, rischi di diventare un po’ troppo estenuante.
«Dopo gli europei – riprende Dempster, mentre gli uomini della Red Bull iniziano a salutarsi – Remco è rimasto un giorno in più in Slovenia, poi è tornato a casa, ha fatto un blocco di allenamento in Belgio e poi giovedì siamo venuti qui per una ricognizione. Penso che la settimana prima dei mondiali non sia andata alla perfezione, tutta la nazionale non è andata alla perfezione, e a Montreal lui non ha avuto una giornata eccezionale. I cambiamenti che abbiamo apportato alla sua preparazione per gli Europei hanno dato i loro frutti. Ha vinto la maglia che gli mancava e quello per lui era uno degli obiettivi più importanti che aveva.
«Credo che a questi livelli dipenda tutto dalle priorità che stabililsci. Seixas non è andato agli europei e il suo piano è ben riuscito e oggi ha avuto le gambe di diamante. E’ uno sport davvero impegnativo, soprattutto oggigiorno con l’aumento delle velocità. Lavorano di più e curano maggiormente i dettagli, per questo possiamo solo ringraziare tutti i ragazzi che hanno lottato fino alla fine. Avevamo una squadra forte e ora guardiamo alle ultime due gare prima di pensare al prossimo anno».


Più spazio a Pellizzari?
Perché non dare più spazio a Pellizzari? Hai visto quanto ha tirato? Giulio scende dal pullman appena docciato. Ha da organizzare il rientro a casa con Andrea, la sua compagna, che ha la bicicletta sull’auto di una compagna e deve recuperarla. Il suo Lombardia è stato condito da lampi di andature selvagge in salita alle spalle della prima fuga: l’azione di un gregario di lusso che forse, sapendo quali fossero le gambe del capitano, sarebbe potuto entrare in azione anche dopo. Forse qualcuno nella Red Bull non ha fatto la sua parte, ma le forze erano esigue per tutti e mettersi adesso a puntare il dito sarebbe inutile e poco simpatico.
«Il piano non era questo – dice Pellizzari – ma ci siamo tutti adattati. Qualche compagno non stava un granché, quindi ho anticipato un po’ il lavoro, ma sono contento. Non mi aspettavo di fare una prestazione come questa, visto come sono andate le ultime gare e devo dire che il Lombardia con l’arrivo qui a Como mi piace di più, anche nel 2024 sono andato meglio da questa parte, mentre l’anno scorso a Bergamo non l’ho finito. Sapevamo che sul Ghisallo saremmo andati forti e sul Civiglio sarebbe esplosa la corsa. E’ stato un bel Lombardia, siamo tutti orgogliosi di Remco».


«E’ facile lodarlo quando vince – conclude – ma per come ha corso oggi, non avendo le gambe dei migliori e arrivando comunque quarto, ha dimostrato che è un grande campione non solo fisicamente, ma anche mentalmente».
Punto e basta. La stagione del marchigiano finisce qui, quella della Red Bull ha ancora un paio di appuntamenti. Ora le vacanze, la laurea di sua sorella e a novembre sarà tempo di salire a Livigno per lo sci di fondo. Sembra tutto già molto faticoso, in realtà il suo sorriso nel salutarci fa capire che la stagione è stata lunga e la fatica tanta: l’inizio delle vacanze ha il sapore di giugno, quando finiva la scuola e si apriva davanti un’estate fantastica.