Campionati italiani crono individuale PIasco, 24 ottobre 2026 (foto Samuele Bernardi)

EDITORIALE / I tricolori crono di Piasco e il ratto delle juniores

26.10.2026
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I campionati italiani a crono di Piasco hanno chiuso il 2026 del ciclismo su strada. La foto che mostra tutte le maglie tricolori sul podio ha il retrogusto della missione compiuta e in parte del sospiro di sollievo. Si era ai mondiali di Montreal quando Marco Selleri ha saputo dalla Federciclismo della necessità di organizzarli, mentre era il 4 ottobre quando ExtraGiro Race (la società che fa capo allo stesso Selleri) ha ricevuto l’indicazione di Piasco e la data del 24 ottobre.

A quel punto tanti avevano già chiuso la stagione e soprattutto gli juniores erano finalmente tornati a scuola. Le appena cinque ragazze di squadre diverse che hanno corso la prova delle juniores potrebbero far pensare alla necessità di raggiungere il numero minino per l’omologazione della gara (articolo 3.1.5) e ad una singolare assenza di massa che richiede un approfondimento.

Longo Borghini e Silo, tricolori crono donne elite e U23: a causa dei tanti impegni con la nazionale, la seconda ha rischiato di non essere ammessa alla maturità (foto ExtraGiro)
Longo Borghini e Silo, tricolori crono donne elite e U23: a causa dei tanti impegni con la nazionale, la seconda rischiava di non essere ammessa alla maturità (foto Extra Giro)
Longo Borghini e Silo, tricolori crono donne elite e U23: a causa dei tanti impegni con la nazionale, la seconda ha rischiato di non essere ammessa alla maturità (foto ExtraGiro)
Longo Borghini e Silo, tricolori crono donne elite e U23: a causa dei tanti impegni con la nazionale, la seconda rischiava di non essere ammessa alla maturità (foto Extra Giro)

Le ragioni del NO

Pare che parlando dopo la Coppa Città di Dairago dell’11 ottobre, alcuni tecnici abbiano espresso occasionalmente l’opinione che per una serie di motivi – da quello scolastico a quello dei costi, come pure gli impegni delle ragazze di secondo anno con le nuove squadre – sarebbe stato troppo impegnativo tenere ancora sulla corda le atlete sino a fine ottobre e dopo una stagione così lunga: soprattutto le più forti che tra pista e strada hanno vissuto una stagione veramente intensa. A quel punto, ciascuno per la sua parte, avrebbe deciso di disertare la crono di Piasco.

Una seconda voce vorrebbe invece che il presidente di una società piuttosto in vista si sarebbe fatto promotore di una sorta di boicottaggio: un’eventualità che non deporrebbe a favore delle società coinvolte e che avrebbe richiesto quantomeno un documento per spiegare la scelta. A cosa serve una protesta organizzata se non se ne spiega pubblicamente la ragione?

Pur non completamente, convincono più le motivazioni tecniche, perché è innegabile che fra il ritiro prima dei mondiali di Montreal, la trasferta canadese e a seguire gli europei in Slovenia, alcuni juniores la scuola non l’hanno cominciata a metà settembre come i loro coetanei.

Bisogna sottolineare al riguardo quanto accaduto lo scorso anno a Giada Silo (da lei raccontato), che a causa delle tante assenze (gli impegni su pista in primavera, poi due settimane di altura prima di Kigali, quindi la trasferta iridata e a seguire gli europei in Francia) si è sentita dire dal preside della scuola cui era iscritta che, se l’andazzo si fosse ripetuto, non l’avrebbe ammessa alla maturità. Per questo l’atleta veneta, in procinto di passare dal devo team della UAE Adq alla professional francese Mayenne, ha dovuto iscriversi a una scuola online.

Lasciamo stare la posizione del dirigente scolastico e in certi casi l’inadeguatezza del “progetto studente-atleta”, forse si potrebbe ragionare sui calendari e sul fatto che insistere sempre sugli stessi giovani atleti li costringa a penalizzare gli studi o a cercare soluzioni alternative che non sempre rappresentano la soluzione ideale, ma solo la più utile.

La gara delle donne junior è stata vinta da Maria Acuti davanti ad Apollonio e Sartoretto: sabato la vincitrice, azzurra a Montreal e Lubiana, non aveva ancora una squadra per il 2027 (foto Samuele Bernardi)
La crono delle juniores è stata vinta da Acuti davanti ad Apollonio e Sartoretto: sabato la vincitrice, azzurra a Montreal e Lubiana, non aveva ancora una squadra per il 2027 (foto Samuele Bernardi)
La gara delle donne junior è stata vinta da Maria Acuti davanti ad Apollonio e Sartoretto: sabato la vincitrice, azzurra a Montreal e Lubiana, non aveva ancora una squadra per il 2027 (foto Samuele Bernardi)
La crono delle juniores è stata vinta da Acuti davanti ad Apollonio e Sartoretto: sabato la vincitrice, azzurra a Montreal e Lubiana, non aveva ancora una squadra per il 2027 (foto Samuele Bernardi)

Le ragioni del Sì

Chiaramente c’è un’altra faccia della medaglia: quella che parla di rispetto per il tricolore e per la società – il Velo Club Esperia Piasco – che a tempo di record ha messo in piedi la rassegna tricolore.

Per il primo aspetto, valga l’esempio di Elisa Longo Borghini, che avrebbe avuto tutti i motivi (anche un ginocchio malconcio) per starsene a casa. Quando però ha visto che dopo i mondiali pista Guazzini non avrebbe partecipato alla crono tricolore e che neppure Monica Trinca Colonel sarebbe stata della partita, ha capito che la sua assenza avrebbe dissuaso anche le poche altre dal partecipare (le donne elite in ogni caso hanno corso appena in sette) ed è scesa in gara.

Per la seconda faccia della medaglia, valga la testimonianza di tutti quelli che hanno corso le crono tricolori di Piasco e hanno detto che il tricolore andava onorato, a prescindere da tutto.

Era noto da fine settembre che il campionato italiano della crono si sarebbe fatto a ottobre inoltrato. Non assegnarlo avrebbe potuto avere delle conseguenze di vario genere per il ciclismo italiano, quindi si era più o meno consapevoli che se non fosse stato per il 18 di ottobre, si sarebbe corso nel weekend successivo e ci sarebbe stato il margine per organizzarsi, tirando ancora una volta la cinghia, pescando dal budget, ma certo esponendo gli juniores all’ennesimo sacrificio scolastico. Gli uomini hanno corso in 41, le donne hanno disertato e hanno corso in 5.

Gli juniores uomini si sono presentati in 41: il tricolore l'ha vinto Patrick Pezzo Rosola, davanti a Balliana e Favero (foto Extra Giro)
Gli juniores uomini si sono presentati in 41: il tricolore crono l’ha vinto Patrick Pezzo Rosola, davanti a Balliana e Favero (foto Extra Giro)
Gli juniores uomini si sono presentati in 41: il tricolore l'ha vinto Patrick Pezzo Rosola, davanti a Balliana e Favero (foto Extra Giro)
Gli juniores uomini si sono presentati in 41: il tricolore crono l’ha vinto Patrick Pezzo Rosola, davanti a Balliana e Favero (foto Extra Giro)

La data sbagliata

Al netto di queste due versioni della stessa storia, ci chiediamo per quale motivo la FCI, che è direttamente coinvolta nelle convocazioni azzurre e dovrebbe essere consapevole delle esigenze scolastiche dei suoi atleti, non abbia trovato una finestra temporale per far svolgere i tricolori crono durante l’estate, magari attribuendo la qualifica tricolore a un’altra crono già in calendario e rispettando l’età dei partecipanti. La seconda metà di luglio non ha avuto date asfissianti e si sarebbe potuto trovare il varco giusto, ma nulla si è mosso. E perché non correre i tricolori di Piasco di domenica, anziché di sabato, riducendo le ore scolastiche perse? Qualcuno ha davvero pensato che per un anno del tricolore crono si sarebbe potuto fare a meno?

Ricordiamo bene per quali intrecci politici, a fine giugno si decise di far svolgere a Cuneo soltanto la crono dei professionisti: regolare i conti con la Lega Ciclismo probabilmente era prioritario rispetto allo svolgimento delle gare. Il movimento ciclistico italiano può essere ostaggio di certe dispute oppure dovrebbe gestirle in separata sede e mettere al primo posto l’aspetto sportivo? Se da fine giugno a metà settembre non si è riusciti a trovare lo spazio per il tricolore della crono, incluso quello delle donne elite che è anche specialità olimpica, forse qualcosa non ha girato come doveva.

Le medaglie su pista e su strada le portano gli atleti, gli allenatori, i tecnici e i club: il compito della Federciclismo dovrebbe essere quello di favorire le dinamiche di integrazione fra i tanti settori e svolgere un ruolo ai tavoli in cui si decide il funzionamento dello sport.

Come quello che a partire dal 2023 ha imposto la riforma dello sport dilettantistico (con buona pace della precedente gestione federale), creata quasi esclusivamente per le società di calcio, che nel ciclismo ha prodotto criticità burocratiche, aumento dei costi e la fine del volontariato su cui si basava tutto. Il discorso sarebbe lungo e forse noioso, ma gira il coltello in una piaga che negli anni ha portato alla scomparsa di svariate società dilettantistiche. Le stesse che ora hanno in mano le atlete juniores e che alla fine di una stagione così impegnativa meritano di essere ascoltate. E’ solo per caso che in Italia non si trovino abbastanza squadre in cui far passare gli juniores migliori?