Giro dell'Emilia 2026, Davide Piganzoli

Piganzoli, il tempo delle vacanze dopo un anno da incorniciare

15.10.2026
6 min
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COMO – Alla fine del Lombardia, corso in parallelo con Jorgenson, il bilancio dell’anno di Piganzoli merita davvero una cornice preziosa. Con cinque vittorie (sei contando anche la cronosquadre di avvio del Tour) e appunto la Grande Boucle e il Giro d’Italia nelle gambe, Davide ha conquistato una solidità che forse neppure lui si aspettava, che lo ha portato a correre anche un bel mondiale e poi a vincere il Giro dell’Emilia.

Lui non si lascia andare a dichiarazioni roboanti, è come se tutto fosse abbastanza normale, ma lo stupore per il rendimento della prima stagione WorldTour non passa inosservato.

Il Lombardia e poi basta: Piganzoli ha firmato un 2026 da incorniciare, al quato anno da pro', con 6 vittorie all'attivo
Il Lombardia e poi basta: Piganzoli ha firmato un 2026 da incorniciare, al quato anno da pro’, con 6 vittorie all’attivo
Il Lombardia e poi basta: Piganzoli ha firmato un 2026 da incorniciare, al quato anno da pro', con 6 vittorie all'attivo
Il Lombardia e poi basta: Piganzoli ha firmato un 2026 da incorniciare, al quato anno da pro’, con 6 vittorie all’attivo

La salita e la crono

Che qualcosa ci si potesse aspettare era nell’aria, se è vero che gli allenatori della squadra olandese, al momento di valutarlo sulla bici da crono che usava in precedenza, gli dissero che con un mezzo davvero performante, si sarebbe stupito anche lui delle sue prestazioni. Sta di fatto che, messa in archivio la cronosquadre del Tour, Piganzoli ha conquistato il Giro del Lussemburgo prima arrivando secondo nel tappone che ricordava il profilo di una Liegi e poi vincendo proprio la cronometro di Ettelbruck: 20,4 chilometri con appena 343 metri di dislivello, percorsi a 45,643 di media.

«E’ stato davvero bello – commenta – il piano era spingere al massimo fin dall’inizio e quando ho fatto segnare il miglior tempo all’intermedio, ho capito di poter puntare alla vittoria, anche se la seconda parte, più tecnica, era adatta agli specialisti. Di sicuro non mi sarei mai aspettato un’annata del genere, però credo che il tanto lavoro che abbiamo fatto stia dando i suoi frutti». 

«Essere in una squadra così forte ti porta a crescere, a voler essere più competitivo e a correre da protagonisti, come nelle ultime corse di stagione, con un compagno davanti e uno dietro che cerca di stoppare gli altri. E’ un modo di correre che sicuramente dà tanta motivazione e anche i suoi frutti. Il passo che ho fatto è molto alto e speriamo di continuare così».

Con il 16° posto al Lombardia, PIganzoli è stato il migliore della Visma-Lease a Bike, che ha puntato forte sull'attacco di Jorgenson con Simmons e McNulty, poi finito male
Con il 16° posto al Lombardia, Piganzoli è stato il migliore della Visma, che aveva puntato sull’attacco di Jorgenson con Simmons, Scaroni e McNulty
Con il 16° posto al Lombardia, PIganzoli è stato il migliore della Visma-Lease a Bike, che ha puntato forte sull'attacco di Jorgenson con Simmons e McNulty, poi finito male
Con il 16° posto al Lombardia, Piganzoli è stato il migliore della Visma, che aveva puntato sull’attacco di Jorgenson con Simmons, Scaroni e McNulty

La maturazione mentale

Di certo il cambiamento che lo ha riguardato ha investito anche la sfera della preparazione e dell’alimentazione: basta tornare con la memoria ai racconti di Fiorelli su come sia stato rivoluzionato il suo stesso modo di mangiare, per capire che neppure Piganzoli ne sia stato immune. Eppure a sentire il diretto interessato, la preparazione è cambiata un po’, ma non ha stravolto le abitudini di prima.

«Secondo me – dice – a fare la differenza è stata più la maturazione mentale che ho avuto. E poi credo veramente che la gamba trovata dopo il Tour sia qualcosa che non avevo mai sperimentato prima e credo che sia dovuto all’aver fatto due Grandi Giri consecutivi. Lo dimostra che se anche dopo il Tour non ho corso per tre settimane, al Giro del Lussemburgo e poi al mondiale ci sono arrivato con un’ottima condizione, che evidentemente non se ne era ancora andata».

La presenza di Piganzoli, Scaroni e Finn al mondiale è il chiaro segno del rinnovamento azzurro portato avanti da Roberto Amadio
La presenza di Piganzoli, Scaroni e Finn al mondiale è il chiaro segno del rinnovamento azzurro portato avanti da Roberto Amadio
La presenza di Piganzoli e Finn al mondiale è il chiaro segno del rinnovamento azzurro portato avanti da Roberto Amadio
La presenza di Piganzoli e Finn al mondiale è il chiaro segno del rinnovamento azzurro portato avanti da Roberto Amadio

Il Giro e il Tour

Il suo inserimento nel professionismo non ha bruciato tappe. Due anni in un team U23, tre nella professional e poi il WorldTour, hanno dimostrato che facendo le cose con la giusta prospettiva, è ancora possibile crescere in modo solido. Non è da tutti correre il Giro e il Tour a 24 anni e forse sembra anche eccessivo: non c’è dubbio che la chiamata per la Francia sia venuta per i problemi di salute di Laporte, così come difficilmente la doppietta si ripeterà il prossimo anno. Il fatto che Piganzoli sia riuscito a sostenere l’impegno con apparente disinvoltura, restando competitivo anche nella seconda metà di stagione dice che aveva la solidità necessaria per farlo.

«Quando sono partito per il Tour – ha detto – ero abbastanza tranquillo, sapevo bene di stare andando alla grande ed ero consapevole che, grazie alle prestazioni ottenute al Giro, sarei riuscito a stare con i primi 15-20 corridori anche in Francia. La differenza più grande rispetto al Giro l’ho vista quando ho cominciato a tirare in salita. Al Giro, mi rimanevano a ruota 5-10 corridori, al Tour ce n’erano 50. Ammetto che dal punto di vista mentale è stato abbastanza duro.

«Al Giro sentivo più pressione – riconosce Piganzoli – perché era l’evento per cui mi ero preparato fin dall’inizio della stagione. Sono arrivato con la voglia di dimostrare alla squadra che ero all’altezza del compito e di portare a termine l’impegno che mi avevano affidato».

Dopo l'arrivo di Como, a tanto così dalle vacanze a Zanzibar, Piganzoli racconta la corsa alla compagna Margherita. Il 2026 finisce qui
Dopo l’arrivo di Como, a tanto così dalle vacanze a Zanzibar, Piganzoli racconta la corsa alla compagna Margherita. Il 2026 finisce qui
Dopo l'arrivo di Como, a tanto così dalle vacanze a Zanzibar, Piganzoli racconta la corsa alla compagna Margherita. Il 2026 finisce qui
Dopo l’arrivo di Como, a tanto così dalle vacanze a Zanzibar, Piganzoli racconta la corsa alla compagna Margherita. Il 2026 finisce qui

Il sogno di Vingegaard

Vinto il Giro con Vingegaard, il Tour è stato un duro colpo per tutta la squadra. L’uscita di scena del capitano per la caduta nella quindicesima tappa è venuta in uno dei giorni individuati dalla Visma Lease a Bike per attaccare Pogacar, seppure il ritardo fosse già di 4’30” e non autorizzasse grosse speranze.

«Finché Jonas è stato in gara – dice – abbiamo lavorato per vincere il Tour, non per arrivare secondi. Non abbiamo dato per scontato che non potesse vincere, abbiamo fatto quello che avevamo in mente. Anche il giorno della caduta, eravamo partiti in testa con l’intenzione di dettare il ritmo della gara. Rimontare quattro minuti? Avevamo visto i suoi valori. Ha avuto qualche difficoltà ad adattarsi ai cambi di ritmo all’inizio del Tour, ma nel giorno di Le Markstein (quello prima della caduta, ndr), quando Vingegaard ha iniziato a dettare il ritmo, Pogacar sembrava meno brillante del solito».

Il finale della storia è stato spietato, ma la pagina è voltata e l’agenda ora prevede le vacanze a Zanzibar assieme a suo… fratello Pellizzari e le rispettive compagne, poi con molta calma si comincerà a pensare alla prossima stagione. Difficile dire se la squadra ne farà il leader per il Giro: proprio l’esperienza di Pellizzari dice che il passaggio da forte gregario a solido capitano, al netto dei problemi di salute avuti dal marchigiano, non vada sottovalutato. La curiosità però è tanta. Staremo a vedere se i calcoli spesso infallibili della Visma Lease a Bike lo porteranno in questa direzione.