Vuelta Burgos 2026, Giulio Pellizzari, Lagunas de Neila

Due o tre cose che non sapevamo su Pellizzari. Parla Gentili

16.08.2026
7 min
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Terzo alla Valenciana. Terzo alla Tirreno, perdendo tempo nella tappa di casa per il problema a un legamento. Quarto alla Milano-Torino. Una bella Sanremo, che non è la sua corsa. Due tappe e la maglia al Tour of the Alps, che difficilmente si vince per sbaglio. Finché al Giro d’Italia, Pellizzari ha pagato il conto alla generosità e alla salute.

Quando parli di Giulio col suo mentore Massimiliano Gentili sai già che sarà una disamina di parte, perché Max fa parte del cerchio ristretto ed è uno di famiglia. Ma avendo corso da professionista e conoscendo il marchigiano sin da bambino, ascoltarlo serve a mettere in fila tasselli slegati su cui di recente, più o meno consapevolmente, si è fatta grande confusione. Di colpo, per qualche incomprensibile voltafaccia, è sembrato che il Pellizzari delle meraviglie nel primo Giro e della crescita nel secondo sia diventato un brocco.

Lui nel frattempo ha vinto anche una tappa alla Vuelta Burgos (foto di apertura) e in precedenza ha dimostrato che, senza Lipowitz da aiutare, avrebbe potuto vincere il Giro di Slovenia. Gentili lo troviamo con la famiglia su una spiaggia di Senigallia. Ci scusiamo per l’intromissione, ma si vede che il tema gli sta a cuore quanto e più che a noi.

Giulio Pellizzari, Gentili
Massimiliano Gentili, pro’ dal 1996 al 2010, ha seguito Pellizzari sin dagli esordi in bicicletta e ne è ancora il grande consigliere
Giulio Pellizzari, Gentili
Massimiliano Gentili, pro’ dal 1996 al 2010, ha seguito Pellizzari sin dagli esordi in bicicletta e ne è ancora il grande consigliere
Partiamo dal Giro, allora: che cosa significa che Pellizzari ha pagato la sua generosità?

E’ un ragazzo bravo, ha sempre dato fiducia a tutti, ha una parola per tutti, un’intervista per tutti, una cosa per tutti: sono pesi che si sommano. Dietro la sua crisi c’è stato un problema fisico e sicuramente mentale, perché non conoscendo a fondo l’ambiente, non si aspettava la reazione di persone che riteneva amiche e che invece lo aspettavano al varco. Se non altro, ha iniziato a capire e prendere le misure.

C’è stato anche un problema fisico?

Si fanno le analisi per capire. E si può dire senza rischio di essere smentiti che nella tappa di Potenza, ha avuto un problema intestinale importante. Non la classica dissenteria, ma una parassitosi. Si prende quando piove, non sempre per fortuna. La borraccia è sporca di tutto quello che schizza dalla strada e questi parassiti te li trovi dentro e ti impediscono di assimilare quello che mangi.

Che non è il massimo in una corsa di tre settimane e due giorni prima del Blockhaus…

Infatti c’è stato un abbassamento dei valori, delle analisi non erano a posto. Se ti capita in una corsa minore o in linea, torni a casa per una settimana e recuperi. Al Giro d’Italia non ci riesci e te la porti dietro sino alla fine. Lui si conosce benissimo, sentiva che qualcosa non andasse. Nonostante tutto ha fatto delle belle tappe, mentre magari un altro non avrebbe neanche finito il Giro.

E così Pellizzari ha dovuto rivedere le aspettative?

Secondo me, avrebbe potuto finire nei primi dieci, ma se parti con l’ambizione di fare il podio, dopo i problemi e tutta la pressione negativa, a un certo punto getti la spugna. E’ stato un passaggio negativo, ma per me Giulio sta facendo una stagione eccezionale. Dopo il Giro è tornato ad alto livello. A Burgos c’era una sola tappa adatta ed è stato magistrale. Per come la vedo io, sta imparando sempre più. E anche se il principale obiettivo non è andato come sperava, questa resta una stagione eccezionale, soprattutto perché sta imparando a vincere.

Podio Tour of the Alps 2026: Giulio Pellizzari, Egan Bernal, Thymen Arensman
Tour of the Alps 2026, un podio di grande rilievo: Giulio Pellizzari fra Egan Bernal e Thymen Arensman
Podio Tour of the Alps 2026: Giulio Pellizzari, Egan Bernal, Thymen Arensman
Tour of the Alps 2026, un podio di grande rilievo: Giulio Pellizzari fra Egan Bernal e Thymen Arensman
L’ha fatto per quattro volte.

Con lo Slovenia, in cui invece ha lavorato per Lipowitz, avrebbe potuto vincere la quinta. E’ stato continuo come pochi altri. Tolti i soliti sei o sette, Giulio Pellizzari è uno di quelli competitivi tutto l’anno, dimostrando il talento che ha, la crescita e soprattutto la voglia di riscatto. In più penso abbia imparato un’utile lezione. Alla fine questa stagione lo renderà più forte. Anche i più grossi campioni hanno avuto una battuta non ottimale, nel suo caso invece sono state emesse delle sentenze forse eccessive.

Non credi che al Tour of the Alps fosse troppo avanti con la condizione?

C’è arrivato come l’anno scorso, forse anche meno. I corridori veri vanno forte tutto l’anno. Garzelli ha detto che andava troppo forte alla vigilia, ma i tempi di Stefano erano anche i miei e sono passati. Oggi fai il Giro e anche il Tour, ma non è che se in Italia vai forte, poi in Francia sei… un cane morto. Semmai sei meno brillante, ma resti sempre un corridore competitivo. Non solo Pogacar, che è un’extraterrestre. Quando hai talento, puoi avere un paio di giorni in cui fatichi, ma poi il lavoro viene fuori. Anche se non corri da un po’ e ti manca il ritmo, la corsa te la giochi lo stesso.

Anche il Giro d’Italia?

Anche il Giro d’Italia, ma è chiaro che se non ti assiste la salute, cambia tutto. Però le cose bisogna sapere come stanno, sennò si danno giudizi senza nessuna base.

Gli addetti stampa della Red Bull-Bora non hanno mai detto nulla.

Forse perché avevano aspettative diverse, ma Giulio non si è mai negato e bastava chiedergli come stesse e magari avrebbe ammesso che non stava bene. Ad esempio, quando è stato in ritiro prima del Tour of the Alps, aveva ancora il problema al tendine che lo aveva frenato alla Tirreno-Adriatico. Pensavano di averlo risolto, invece è venuto nuovamente fuori.

Tornato alle corse ad agosto dopo il Giro di Slovenia, Pellizzari ha duellato con i migliori a Burgos (qui con Ciccone) vincendo una tappa
Tornato alle corse ad agosto dopo il Giro di Slovenia, Pellizzari ha duellato con i migliori a Burgos (qui con Ciccone) vincendo una tappa
Tornato alle corse ad agosto dopo il Giro di Slovenia, Pellizzari ha duellato con i migliori a Burgos (qui con Ciccone) vincendo una tappa
Tornato alle corse ad agosto dopo il Giro di Slovenia, Pellizzari ha duellato con i migliori a Burgos (qui con Ciccone) vincendo una tappa
Per questo dici che è arrivato al Giro meno allenato dell’anno scorso?

Parlatene con lui: se vuole dirlo, allora va bene (richiesto nel merito, Pellizzari ha confermato tutto, ndr). Nell’ultimo ritiro si è allenato meno di quanto avrebbe dovuto e non ha fatto i carichi che doveva. Prima del Tour of the Alps è stato fermo quasi del tutto per una settimana. Ha cercato di risolvere con varie terapie, prima con la squadra, poi a casa. L’hanno fatto andare in Germania per vedere il problema e poi ha continuato a curarsi qui. Nella settimana prima del Tour of the Alps ha toccato la bicicletta forse per tre volte.

Eppure lo ha vinto…

E si torna al discorso di poco fa. Il primo giorno ha faticato. Il secondo giorno ha vinto e il morale è salito alle stelle. Va più forte ogni giorno che passa e per questo ha vinto, perché è un corridore con delle doti non comuni.

Ora il tendine è a posto?

Adesso sta bene, ma evidentemente qualcosa non aveva funzionato: una tacchetta più consumata dell’altra, qualcosa di minimo. Quando si infiamma il tendine, se non lo risolvi completamente, poi si ripresenta. Un altro corridore avrebbe pianto e si sarebbe fermato, lui ha finito la Tirreno, pensava di esserne venuto fuori e invece si è ripresentato.

A Camerino, gli amici della famiglia Pellizzari dicono che la delusione maggiore del Giro sia stato il crollo della fiducia nei suoi confronti.

Giulio non molla mai e questo fa capire il carisma, la convinzione e la sua professionalità. Sentire da alcuni ex corridori che Giulio Pellizzari non sia un corridore da corse a tappe mi lascia interdetto. Magari non vincerà mai un Giro, quello si vedrà, ma le caratteristiche ci sono. Certe osservazioni le ha accusate, forse perché anche lui era in un loop negativo e percepiva di non stare bene. Giulio conosce benissimo il suo corpo e capiva che non assimilava, che nelle gambe non c’era la forza e nonostante tutto è andato avanti lo stesso con un solo motore, come gli ho detto. Non si meritava di essere buttato giù al primo passo falso.

Pellizzari ha risposto al forcing di Vingegaard, finendo però fuori giri
Giro d’Italia 2026, settima tappa: Pellizzari risponde al forcing di Vingegaard sul Block Haus, ma la salute è già compromessa
Pellizzari ha risposto al forcing di Vingegaard, finendo però fuori giri
Giro d’Italia 2026, settima tappa: Pellizzari risponde al forcing di Vingegaard sul Block Haus, ma la salute è già compromessa
Le aspettative erano troppo alte?

Di questo si può ragionare. Nel giorno del Block Haus è partito convinto, forse troppo. Io dico sempre che quando ci sono in giro Pogacar oppure Vingegaard, che ha vinto due Tour, si parte per fare secondi. Poi magari l’appetito vien mangiando, ma occorre tenere i piedi per terra. Hanno fatto meglio i francesi, che hanno portato Seixas al Tour, ma per tutelarlo gli hanno impedito di esagerare. L’hanno messo lì, gli hanno spiegato i rischi di fare troppo e l’unica cosa che gli hanno chiesto è stato provare a tenere duro. Quando ci sono certi corridori, devi fare così. E Pellizzari è uno che al primo Giro avrebbe potuto vincere due tappe, se non avesse avuto davanti quel Pogacar.

Pellizzari è stato tutelato bene?

Quello che andava troppo forte ad aprile ha preso la bicicletta a gennaio perché a novembre e dicembre fa sempre sci di fondo. Nel primo ritiro è stato ammalato, a gennaio è andato in altura, è tornato e ha fatto terzo alla Valenciana. Chi ha motore fa così, non ha bisogno di quattro mesi di preparazione. Va forte perché è competitivo per natura. E cosa doveva fare al Tour of the Alps, tirare i freni? Il ciclismo delle corse per fare la gamba non esiste più, oggi quelli forti corrono per vincere, a meno che non abbiano un problema di salute.

In che modo tutto questo sarà una scuola per il futuro?

Secondo me qualche commento di troppo c’è stato, ma sono contento perché sicuramente Giulio ne trarrà un insegnamento già per il seguito della stagione. Giusto che non sia andato alla Vuelta per recuperare, perché non c’è niente da recuperare. Per me la sua è stata una stagione eccezionale. E se riuscirà a fare un bel mondiale e magari un bel Lombardia, diventerà una stagione eccelsa.