Festival dello Sport di Trento 2026, David Lappartient

Trento, il Super Mondiale 2031 e la visione di Lappartient

07.10.2026
5 min
Salva

TRENTO – Con ancora negli occhi i lampi arcobaleno di Montreal e dell’europeo sloveno, all’orizzonte fa capolino il Super Mondiale di Trentino 2031. Il primo ottobre, nella splendida cornice del Teatro Sociale di Trento e in occasione della giornata inaugurale del Festival dello Sport, è stato svelato alla presenza di David Lappartient, il logo della manifestazione iridata del futuro. Si è cominciato a parlare della rassegna che tra cinque anni rimetterà l’Italia del pedale al centro del mondo ciclistico e che riporterà in questa città i grandi nomi del pedale a dieci anni esatti dal morso del cobra Sonny Colbrelli (presentato tra i numerosi testimonial) davanti a Remco Evenepoel all’Europeo 2021.

A margine dell’evento, chiuso dal video collegamento a sorpresa di Tadej Pogacar che ha promesso di essere al via del mondiale nel territorio olimpico anche tra cinque stagioni, abbiamo intervistato in esclusiva il presidente dell’UCI, David Lappartient, che ci ha parlato di Super Mondiali, delle idee per il futuro del ciclismo, smentendo categoricamente quanto uscito nelle ultime ore su un presunto accorciamento dei Grandi Giri dalle tre settimane attuali.

Campionati europei di Trento 2021, Sonny Colbrelli
L’ultima volta che il grande ciclismo è stato a Trento, era il 2021 e Colbrelli vinse l’europeo su Evenepoel
Campionati europei di Trento 2021, Sonny Colbrelli
L’ultima volta che il grande ciclismo è stato a Trento, era il 2021 e Colbrelli vinse l’europeo su Evenepoel
Presidente Lappartient, siamo qui anche con il numero uno del Comitato organizzatore dei Mondiali dell’anno venturo in Alta Savoia. Perché ha accettato la proposta di disputare le gare su pista a Parigi che di fatto l’allontana dalle altre discipline?

Tutto sta andando alla grande in vista dei mondiali del 2027. Il Comitato organizzatore locale si sta muovendo benissimo, stiamo rispettando i tempi su tutto, per cui non sono preoccupato. Avremmo dovuto avere un velodromo in Alta Savoia perché l’idea era di costruirne uno nuovo, anche per avere una legacy. A causa di un piccolo problema legale con la Municipalità locale però, è stato impossibile procedere, nonostante tutti fossero pronti a procedere, dall’architetto agli addetti ai lavori.

Così si è dovuto rinunciare?

Sono un po’ triste perché non avremo un’eredità di quel tipo, ma dall’altro lato, avere un’alternativa come Parigi è stata una fortuna, avendo a disposizione l’impianto olimpico del 2024. Non è la soluzione ottimale, ma per fortuna da Annecy a Parigi non è difficile spostarsi, avendo il treno ad alta velocità o l’aereo (la distanza è di circa 600 chilometri, ndr). Comunque saranno mondiali speciali, con 20 discipline, sarà qualcosa di grandioso.

A questo proposito, per lei quanto è importante mettere insieme proprio tutte queste diverse anime del ciclismo in una sola rassegna?

Penso che sia un’opportunità fantastica. Gli atleti di solito non conoscono i colleghi delle altre discipline: grazie a questi mondiali, avranno la sensazione e l’emozione di sentirsi tutti parte della loro rispettiva nazionale, come avviene soltanto ai Giochi Olimpici. Sapete bene che meccanismi scattano quando si parla di “Squadra Azzurra” o della formazione francese, è qualcosa di magico e crea un’atmosfera unica. In Trentino poi, c’è una rinomata esperienza nell’organizzare grandi eventi sportivi e l’abbiamo visto anche ai recenti mondiali di mountain bike in Val di Sole.

Da sinistra, Sara Benci, Maurizio Rossini, Maurizio Fugatti, David Lappartient, Pier Bergonzi
Da sinistra, sul palco di Trento, Sara Benci, Maurizio Rossini, Maurizio Fugatti, David Lappartient, Pier Bergonzi (Archivio Ufficio stampa Provincia autonoma di Trento – Michele Lotti)
Da sinistra, Sara Benci, Maurizio Rossini, Maurizio Fugatti, David Lappartient, Pier Bergonzi
Da sinistra, sul palco di Trento, Sara Benci, Maurizio Rossini, Maurizio Fugatti, David Lappartient, Pier Bergonzi (Archivio Ufficio stampa Provincia autonoma di Trento – Michele Lotti)
Si è parlato molto nelle ultime ore della suggestione di ridurre la durata dei Grandi Giri: è qualcosa a cui state pensando nell’agenda per il 2029 di cui discuterete a dicembre?

Sono sorpreso anch’io da quello che è uscito sui media, perché non è affatto così. Ho detto che dobbiamo discutere della durata delle corse, ma era riferito a rassegne che vogliono entrare a far parte del WorldTour che adesso sono di 9 o 10 giorni e a mio parere sono troppo lunghe e non si incastrerebbero nel nostro calendario già fitto. Ne abbiamo già discusso anche con gli organizzatori del Giro, noi non chiediamo nessuna riduzione in termini di giorni, a meno che non sia una suggestione che arriva da loro, ma non è qualcosa all’orizzonte. Non è davvero qualcosa di plausibile adesso.

Quali sono, dunque, i punti su cui lavorerete per il futuro?

Sicuramente dobbiamo diminuire i casi di sovrapposizioni tra le corse perché ci sono periodi con troppe corse una sull’altra, cosa che, ad esempio, non avviene nel calendario professionistico femminile. Poi vogliamo migliorare la sicurezza, un punto cruciale per noi, e sull’economia, per aumentare il valore del nostro sport. Qui torniamo sul punto di aprirci a nuovi mercati, ma anche offrendo nuovi prodotti, da vendere insieme. Tutto questo, garantendo sempre la credibilità del nostro movimento con la lotta al doping e alle truffe tecnologiche. Ma non solo, il documentario Netflix sul Tour de France ha aperto nuovi orizzonti per noi e dobbiamo continuare a lavorare in questa direzione. 

E sulle corse nello specifico?

Stiamo studiando il format nel dettaglio. In un Grande Giro, col tempo siamo passati da 18 squadre a 23, magari possiamo arrivare anche a 25, riducendo gli organici. Sono tutte idee, una volta c’erano team da 9 corridori, ora siamo a 8 e magari possiamo scendere ancora a 6, per permettere di ampliare a più realtà anche nelle corse più importanti. E’ una domanda che mi faccio, non dico che dobbiamo andare per forza in questa direzione, ma sicuramente dobbiamo analizzare tutte le proposte che possono aumentare la spettacolarità. Il mondiale di Montreal ci ha insegnato tanto in questo senso.

Roglic, Onley, Van der Poel, Simmons: il rientro di Roglic ha fatto capire che la fuga dell'olandese fosse ormai segnata
Lappartient sembra aver preso sul serio le parole di Van der Poel sulle corse più belle senza le radio
Roglic, Onley, Van der Poel, Simmons: il rientro di Roglic ha fatto capire che la fuga dell'olandese fosse ormai segnata
Lappartient sembra aver preso sul serio le parole di Van der Poel sulle corse più belle senza le radio
Ad esempio?

Mathieu Van der Poel ha detto che le corse sono molto più interessanti quando non ci sono le radioline e che adora questo scenario. Tutto il pubblico si è divertito soprattutto nelle ultime due gare in linea, femminile e maschile, spettacolari e mozzafiato. Noi dobbiamo interrogarci e riuscire a portare questo spettacolo in tutti gli eventi, perché a volte, invece, i Grandi Giri sembrano più controllati o scontati e rischiano di risultare noiosi in tv. Non è quello che vogliamo, noi cerchiamo l’imprevedibilità.

Anche nelle ultime Olimpiadi, lo spettacolo è stato garantito…

Sono sicuro che sarà così anche a Los Angeles tra due estati. Noi vogliamo che i migliori ciclisti del mondo partecipino ai Giochi, altrimenti non ha nessun senso che l’UCI faccia parte della famiglia olimpica. Per questo, mi auguro che in California ci sia anche Tadej Pogacar.