Campionati del mondo, Montreal 2026, strada uomini elite, Lorenzo Finn

Finn a Montreal: «Felice, però mai fatta una fatica così»

29.09.2026
5 min
Salva

MONTREAL (Canada) – Fra i quattro italiani che hanno concluso il mondiale, l’ultimo a transitare sul traguardo è stato Lorenzo Finn, arrivato a dieci minuti nello stesso gruppetto di Jai Hindley e Grosschartner. Ci teneva a finirlo per fare esperienza e ha tenuto duro, anche se quando si presenta nella zona mista, in cui i corridori sono costretti a passare prima di tornare ai mezzi delle squadre, non ha davvero una bella cera.

«Sono morto adesso – ammette sorridendo – ma è stata una bella esperienza. Per le prime 3-4 ore sono stato bene, poi verso la fine si sono un po’ spente le luci, ma sono contento di averlo fatto e portato a casa (il mondiale di Montreal è durato 6 ore 17’04”, ndr). E’ un mattoncino per il futuro, credo. E’ stata una giornata molto dura al termine di una stagione parecchio lunga».

Finn compirà vent’anni il 19 dicembre, è alto 1,81 e pesa 63 chili. E’ sicuramente un atleta in via di formazione, lo dimostra la definizione muscolare non ancora completa. Però la vittoria al Sibiu Tour e la partecipazione più che dignitosa a diverse corse del calendario professionistico dicono che la sostanza per tentare il salto nel grande gruppo c’è tutta.

Sfinito dopo la gara, Finn ha trovato anche la forza per scherzare sulla sua fatica, cui però ha attribuito grande importanza per il futuro
Sfinito dopo la gara, Finn ha trovato anche la forza per scherzare sulla sua fatica, cui però ha attribuito grande importanza per il futuro
Sfinito dopo la gara, Finn ha trovato anche la forza per scherzare sulla sua fatica, cui però ha attribuito grande importanza per il futuro
Sfinito dopo la gara, Finn ha trovato anche la forza per scherzare sulla sua fatica, cui però ha attribuito grande importanza per il futuro

L’approccio giusto

Quel che ha funzionato è stato l’approccio, da parte sua e della nazionale. Nessuno ha mai detto una mezza volta di aspettarsi qualcosa da Finn e francamente non si vede qualcuno fra gli esclusi che avrebbe potuto cambiare il corso dei mondiali. Semmai, come ha detto subito Scaroni, si potrebbe ragionare sui ruoli in gara, ma il ciclismo senza le radio impone che i corridori si parlino fra loro e questo non sempre è possibile in una corsa tirata come quella di domenica.

«Io dovevo provare a resistere il più possibile con Giulio (Ciccone, ndr) – spiega Finn – ed eravamo tutti davanti quando la corsa è esplosa. A quel punto sono un po’ mancate le gambe, però diciamo che il posizionamento era giusto. Abbiamo corso bene, io fatto una bella esperienza per il futuro. Sapevo che poteva finire così. Forse potevo essere più brillante, però il mondiale dei professionisti ha due ore in più di gara, 280 chilometri, mentre solo un anno fa ne facevo 160-170 e soprattutto a ritmi diversi. E’ stato bello correre davanti con certi campioni, fino a che ho potuto…».

Il ciclo dei giovani

E’ stata la scelta giusta? Valutata la situazione nel complesso, non ci è dispiaciuta. E’ arrivata dodici mesi dopo quella identica di Seixas, che un anno fa debuttò a Kigali un mese dopo aver vinto il Tour de l’Avenir e quest’anno, ancora diciannovenne, è stato buttato nella mischia del Tour. Per Finn la Red Bull-Bora ha scelto di procedere con maggiore gradualità, permettendogli di raggiungere risultati che lo hanno reso più solido fisicamente e soprattutto mentalmente. L’idea azzurra di aprire un ciclo di giovani in vista di prossimi appuntamenti ugualmente severi autorizzava il salto di categoria.

«Volevo portarlo a termine anche per questo processo – ricostruisce il ligure – per il futuro. Il programma adesso prosegue con tre gare in Italia, per fortuna un po’ più corte e poi vedremo. Si ragionerà anche se debuttare in un Grande Giro, ma davvero adesso è troppo presto. Sono soddisfatto di questa giornata e di questa stagione. E’ chiaro che il malanno che ho avuto dopo il Tour de l’Avenir un po’ potrebbe avermi rallentato, come qualsiasi cosa ti costringa a letto».

Incrocio e abbraccio in zona mista fra Ciccone e Finn: i due hanno condiviso la stanza e la gara ai mondiali di Montreal
Incrocio e abbraccio in zona mista fra Ciccone e Finn: i due hanno condiviso la stanza e la gara ai mondiali di Montreal
Incrocio e abbraccio in zona mista fra Ciccone e Finn: i due hanno condiviso la stanza e la gara ai mondiali di Montreal
Incrocio e abbraccio in zona mista fra Ciccone e Finn: i due hanno condiviso la stanza e la gara ai mondiali di Montreal

Il giorno più duro

E’ stata la scelta giusta anche per l’età media della nazionale, composta di giovani a loro volta desiderosi di guadagnarsi stabilmente un posto al sole. Fu diversa ad esempio, per chi c’era e lo ricorda, l’accoglienza riservata in gruppo al promettente e fortissimo Maurizio Fondriest, che nel ciclismo molto gerarchico degli anni Ottanta, dovette vincere ben altre resistenze.

«Sì, siamo un bel gruppo – annuisce Finn – un misto di giovani e uomini di esperienza. Mi hanno fatto sentire molto a casa e credo che così facendo abbiamo creato il gruppo anche per i prossimi anni, con Piganzoli e Pellizzari. Io ho diviso per tre giorni la camera con Ciccone. Se russa? No, non russa (ride, ndr). E’ stato bello, anche lui ha tanta esperienza. Nella prova del percorso mi ha guidato con i suoi anni di esperienza e anche la gara che ha fatto ha dimostrato che è un corridore di grande classe.

«E’ stato un mondiale duro – aggiunge quando gli raccontiamo dei crampi di Seixas – ma non so come si è svolta la corsa davanti. Però credo che anche lui sia umano. Davanti c’erano uomini con grandi esperienze nelle gambe e diversi anni nel WorldTour. Dal mio punto di vista è stata una corsa durissima. E’ stata molto più dura di qualsiasi altra corsa abbia fatto. Nell’ultima ora avevo le gambe proprio vuote».