Giochi del Mediterraneo 2026, Taranto (Foto Mattia Martegani/CONI)

Dati, tra vittorie e umiltà, un altro passo verso il WorldTour

27.08.2026
6 min
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Quanti Tommaso Dati ci sono secondo te in gruppo, che intanto gli anni passano e magari non ce la fanno? Il toscano ci pensa il tempo di un battito di ciglia. «Sono tanti – dice – e a molti non va bene come è andata a me o comunque non hanno il carattere che ci ho messo io nel perseverare e probabilmente non hanno dietro persone che li incoraggiano a continuare, quindi alla fine si perdono».

La medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo di Taranto, con Iacomoni al terzo posto (solo le ragazze hanno fatto meglio centrando i tre gradini del podio), non vale un campionato europeo, ma segna un altro passo di crescita del ragazzo di 24 anni che avrebbe potuto anche arrendersi davanti allo scarso interesse da parte del professionismo, invece ha scelto di lottare per un altro anno, trovando finalmente la strada giusta.

«Siamo andati a Taranto con l’ambizione di vincere – dice – visti il percorso e la lista dei partenti. Mi sentivo molto fiducioso e anche gli altri ragazzi erano sicuri di poter fare bene. E’ una vittoria che parla soprattutto della costanza che ho trovato e che mi colpisce. Già l’anno scorso non ero andato male, ma quest’anno stanno arrivando conferme al livello più alto. Pensavo e speravo che finalmente sarebbero arrivati dei risultati, ma sta andando decisamente meglio delle previsioni».

La vittoria nella prova in linea dei Giochi del Mediterraneo è la settima nel 2026 di Dati (Foto Mattia Martegani/CONI)
La vittoria nella prova in linea dei Giochi del Mediterraneo è la settima nel 2026 di Dati (Foto Mattia Martegani/CONI)
La vittoria nella prova in linea dei Giochi del Mediterraneo è la settima nel 2026 di Dati (Foto Mattia Martegani/CONI)
La vittoria nella prova in linea dei Giochi del Mediterraneo è la settima nel 2026 di Dati (Foto Mattia Martegani/CONI)

Benedetto il tricolore sfumato

Crescere nel modo giusto significa anche accettare una sconfitta per il buono che può offrire. Quando si è presentato sul rettilineo tricolore di Cuneo, la sensazione di poter rimontare Milan a un certo punto è diventata un’opzione concreta. Dati ha iniziato ad arrampicarsi nella volata, ma la riga bianca è arrivata troppo presto, lasciandolo nella frustrazione per il resto del pomeriggio. Dopo il filotto di tre tappe al Tour of Japan e la classifica finale al Tour de Gyeongnam, quel piazzamento rischiava di mettersi di traverso.

«Forse se avessi vinto – ragiona – avrei smesso di essere Dati, quello che ottiene dei risultati interessanti. Sarei diventato la maglia tricolore e avrei smesso di essere tranquillo alle corse e di dare il meglio di me. Ne ho parlato anche con il mio agente Moreno Nicoletti. Quando si arriva lì vicino, vorresti prendere il bottino grosso, però alla fine è andata meglio così. Ma davvero fino a tutto il viaggio di ritorno, ho avuto voglia di mangiarmi le mani…».

Podio campionato italiano 2026: Jonathan Milan, Tommaso Dati, Alessandro Romele
Secondo ai campionati italiani dietro Milan e prima di Romele, Dati ha capito che l’eventuale vittoria sarebbe stata troppo grande per il corridore che è ora
Podio campionato italiano 2026: Jonathan Milan, Tommaso Dati, Alessandro Romele
Secondo ai campionati italiani dietro Milan, Dati ha capito che l’eventuale vittoria sarebbe stata troppo grande per il corridore che è ora

Un percorso più lento

Sette vittorie e diversi piazzamenti hanno scosso il gruppo dal torpore e portato a un contratto biennale nel WorldTour. Nonostante i 24 anni, la scuola di Alberto Volpi ed Emanuele Boaro al Team Ukyo si è rivelata un corso accelerato di ottimo ciclismo, negli anni in cui gli juniores si dannano l’anima per entrare nei devo team e se superi i 22 anni, nessuno ti guarda più.

«Penso che aver vinto i Giochi del Mediterraneo – dice – sia un’altra tappa di questa carriera che sta iniziando adesso e che per alcuni non doveva nemmeno cominciare. E’ la riprova che quest’anno sta andando veramente molto bene, un risultato che mi ha dato più visibilità mediatica rispetto ai precedenti. Non starò qui a rinfacciare questi traguardi a chi non ci ha creduto, perché la verità è che se avessi potuto, avrei conseguito questi risultati anche prima.

«Ho avuto un percorso un po’ più lento e molte volte ho dovuto mangiare il boccone amaro di tante persone che non credevano in quello che stavo facendo, quello che potevo diventare. Vincere a Taranto è stato una redenzione, la risposta alle cose brutte che mi sono successe, davanti alle quali anche io qualche volta ho perso morale».

Alle spalle di Dati e prima di Iacomoni si è piazzato il portighese Antunes, 29 anni, corridore della Efapel, già vincitore dell'Alentejio
Alle spalle di Dati e prima di Iacomoni si è piazzato il portoghese Antunes, 29 anni (Foto Mattia Martegani/CONI)
Alle spalle di Dati si è piazzato il portighese Antunes, 29 anni, corridore della Efapel, già vincitore dell'Alentejio (Foto Mattia Martegani/CONI)
Alle spalle di Dati e prima di Iacomoni si è piazzato il portoghese Antunes, 29 anni (Foto Mattia Martegani/CONI)

Juniores lasciati soli

Basso profilo, l’orgoglio giusto, la voglia di tenere i piedi per terra di quando sei cresciuto con principi saldi e lavori con persone che te li ricordano ogni giorno con il loro esempio. Lavorare, tenere la bocca chiusa e rispettare tutti.

«Però una cosa sul tema degli juniores la vorrei dire – prosegue Dati – perché secondo me non ci sono persone in grado di indirizzarli bene. A volte mi immedesimo in questi ragazzi, che vedono una mezza proposta dai devo team. Far parte di una realtà grande come una WorldTour è una bella tentazione, ma forse avrebbero bisogno di direttori sportivi capaci di parlare loro in modo completo e convincente.

«Si può crescere anche in altro modo – dice – la nostra squadra ne è l’esempio. Ci lasciano i nostri spazi, sono molto organizzati, cercano di farci avere tutto, anche se ovviamente siamo una continental e il budget è ridotto, però con quello che hanno ci fanno avere tutto. Riescono a farci sentire importanti, ognuno riesce a fare la sua corsa e per questo aiuta i compagni quando è il loro turno».

Finire l’anno con Team Ukyo

Forse anche per questo, Dati ha scelto di finire la stagione con la maglia del Team Ukyo e non prendere parte a stage o addirittura cambiare squadra a stagione in corso.

«Anche se mi avessero proposto di passare già da agosto – conferma – avrei detto di no, sono sincero. Un po’ perché non vorrei essere spinto più in là di quello che posso fare adesso e un po’ per rimanere un po’ più tranquillo. E poi forse anche per gratitudine. Andrò al Giro del Friuli, poi il Giro di Abruzzo, la Coppa Bernocchi e poi il Tour de Kyushu in Giappone e la Japan Cup. Correre in una piccola squadra non significa che se ti chiama una più grande, molli subito e te ne vai».