E’ tutto vero: dopo 12 anni torna il Giro del Lazio, o meglio il Gran Premio del Lazio. L’ultima edizione, nel 2014, si chiamava Roma Maxima e fu vinta da Alejandro Valverde. Guardare indietro, però, conta poco, almeno in questo caso. Bisogna guardare avanti e prendere tutto il buono che questa notizia porta con sé.
Del nuovo Gran Premio del Lazio parliamo direttamente con il suo patron, Claudio Terenzi, di Terenzi Sport Eventi, la società che si è presa l’onore e gli oneri (che da queste parti non sono mai pochi quando si parla di ciclismo) di rispolverare la classica laziale.


E allora Claudio, come nasce questa avventura, questa pazza idea, ma altrettanto affascinante, di riportare in auge il Giro del Lazio, che si chiamerà Gran Premio del Lazio?
Oltre 70 anni di storia non potevano finire lì. Questa pazza idea, sono sincero, mi era sempre balenata, però devo dire che la promotrice di questo evento a tutto tondo è stata la dottoressa Maria Spena, che fa parte del CDA di Sport e Salute. Spena è innamorata di questo sport, me l’aveva detto a più riprese, ma non le avevo dato peso. Noi, come Terenzi Sport Eventi, già organizziamo da anni il Gran Premio della Liberazione e pertanto lei si rivolgeva a me, ma il mondo dei professionisti è un’altra cosa. Alla fine, lo ripeto, anche grazie al suo interesse, siamo riusciti a portarla a casa.
E quindi il prossimo 19 settembre si disputerà il Gran Premio del Lazio…
Esatto. Secondo me è un motivo di orgoglio, perché dopo il Gran Premio della Liberazione, che tutti conoscono a livello giovanile e che è conosciuto in tutto il mondo, riusciamo a riportare nella nostra regione una gara così importante e prestigiosa come è stata in passato. Per noi di Terenzi Sport Eventi è un po’ come chiudere il cerchio.
Come nasce questo percorso?
Si parte da Fiuggi e si arriva ad Anguillara, sulle sponde del Lago di Bracciano. Siamo voluti partire dal Frusinate, dalla zona della Ciociaria, da Fiuggi, anche per un discorso di ospitalità: ci sono diverse strutture alberghiere, il paesaggio è molto bello e si sono mostrati molto accoglienti all’ipotesi di questa idea. Da lì scendiamo verso le pianure e quindi viriamo verso Nord: Tivoli, Monterotondo, Campagnano, per immetterci appunto sul Lago di Bracciano. Lì faremo il giro completo del lago, inanellando i suoi tre borghi: Trevignano, il castello di Bracciano e infine Anguillara Sabazia, con arrivo sul lungolago. Sarà davvero un finale suggestivo.




Su carta sembra un percorso veloce. Tu, Claudio, che corsa ti immagini?
Una corsa che possa arrivare allo sprint. E’ vero, è una corsa abbastanza veloce, un po’ ondulata, ma abbiamo fatto questa scelta perché gran parte degli atleti arriva da una lunga stagione. In più, il Gran Premio del Lazio fa parte di un pacchetto di corse del Centro-Sud. Nei giorni precedenti ci saranno infatti il Trofeo Matteotti e il Giro d’Abruzzo, poi appunto il Gran Premio del Lazio e il giorno successivo il Giro di Campania, anche questo un gradito ritorno e anche questo lo organizziamo noi. Pertanto abbiamo pensato fosse giusto non fare una corsa eccessivamente dura. Abbiamo lavorato anche nella direzione del paesaggio, per offrire un percorso bello, panoramico, che promuovesse il nostro territorio.
Quanto è importante questo discorso di una serie di gare al Sud, ciclisticamente parlando?
E’ molto importante perché i team riescono a organizzare una trasferta di più giorni e sono più incentivati a venire. La logistica migliora di molto. Farli scendere per una sola gara sarebbe stato rischioso. L’avvicinamento prevede il Trofeo Matteotti a Pescara, dell’amico Giuliani, poi due giorni di Giro d’Abruzzo, quindi Lazio e Campania. In totale ci sono sette gare in otto giorni (otto in nove giorni se vi si aggiunge anche il Pantani che precede il Matteotti, ndr).
E sì, perché anche il Giro di Campania vedrà la regia di Terenzi Sport Eventi…
Esatto. E anche questo evento lo abbiamo organizzato un po’ all’ultimo. Questa occasione si è presentata in modo un po’ rocambolesco, ma devo dire di aver trovato un grande entusiasmo nella politica campana e c’è stato sin da subito un grande slancio. Anche questa prova si svolgerà su un percorso affascinante. Partenza dalla Reggia di Caserta e arrivo in Piazza del Plebiscito a Napoli, come il Giro d’Italia. E nel mezzo la Costiera Amalfitana. Toccherà dunque zone iconiche.


Sappiamo che stai lavorando molto sulla sicurezza. Come stai lavorando su questo fronte, visto che poi si va a correre nei dintorni di Roma e non è propriamente la cosa più facile del mondo fare corse in quelle zone?
La sicurezza per me è stata sempre basilare, anche vedendo quello che succede purtroppo nei telegiornali, quello che succede ai ciclisti in generale, visto che è uno sport che si pratica sulle strade. C’è secondo me un eccesso di pericolosità e questo poi porta anche un genitore a far scegliere al proprio figlio un altro sport. Noi anche su questo tema stiamo lavorando molto. Se parliamo di un discorso professionistico, la sicurezza è il cardine. Il professionismo è una vetrina per il ciclismo giovanile. Ci sarà un dispiego di forze importante e una comunicazione capillare fra corsa ed Enti.
Puoi dirci già qualcosa sulla partecipazione?
Siamo una corsa di categoria 1.1, pertanto privilegeremo le tre squadre professional italiane e anche continental. Non far correre i nostri giovani atleti sarebbe come darci la zappa sui piedi e speriamo che da questo serbatoio esca un nuovo campione, visto che non stiamo passando un momento molto redditizio in tal senso. Tuttavia le richieste ci sono state, nonostante l’ufficialità dell’evento sia arrivata tardi. Non mancheranno squadre blasonate come la Ineos, la XDS-Astana, la Jayco-AlUla, la TotalEnergies e anche un paio di squadre spagnole.
Non male come edizione del debutto…
Come primo anno, siamo partiti molto in sordina per l’allestimento di questo Gran Premio del Lazio. Per la prossima stagione, invece, le squadre che stilano i loro programmi già a novembre-dicembre sapranno che ci saremo anche noi.