E’ quindi ufficiale: Tadej Pogacar parteciperà alla prossima Vuelta. Automaticamente diventa il favorito della corsa spagnola. Ma avrà davvero vita così facile senza Vingegaard, Remco e con Roglic che non ci arriva al meglio dopo l’incidente di auto di qualche giorno fa? Spunti e argomenti che abbiamo analizzato con Stefano Garzelli.
Pogacar alla Vuelta ci andò nel 2019. Fu il suo primo Grande Giro e all’epoca lo sloveno aveva poco più di 21 anni. Mostrò subito di che pasta fosse fatto: terzo nella generale e tre tappe vinte, le più dure. Fino all’anno prima correva nella Ljubljana Gusto Xaurum, tanto per dire. Salì sul podio di Madrid in maglia bianca, come dice anche la foto di apertura. Il mondo ancora non sapeva che stava assistendo alla nascita di un vero totem della storia del ciclismo.


Allora, Stefano, era un po’ nell’aria, Pogačar alla Vuelta: cosa ti sembra questa sua presenza?
Credo che abbia vinto il Tour, non dico facilmente, ma senza spremersi più di tanto. Avrebbe potuto vincere otto tappe. La Vuelta era un’idea che in UAE Emirates avevano già, anche per arrivare alla tripla corona, quindi penso che, con un Tour dove il dispendio è stato importante ma non eccessivo, abbiano colto l’occasione. Lo scorso anno invece è arrivato a fine Tour che era finito, anche in virtù dei problemi fisici che aveva avuto. In più, il campo partenti non è eccezionale e anche questo avrà inciso nella scelta. Non tanto per i rivali, quanto per il dispendio energetico.
Hai detto una cosa interessante e la nostra è più una provocazione che una domanda: senza rivali fortissimi, potrebbe incappare in un problema di tensione, che la prende un po’ sottogamba?
No, perché stiamo parlando di Pogacar. Fosse stato un altro magari poteva anche essere scarico di energie, soprattutto mentali, dopo il Tour de France. Ma Tadej vince tutto, ogni corsa che affronta, è arrivato al quinto Tour… Quando ha un obiettivo lo vedi sempre concentrato, determinato. Adesso avrà un periodo di scarico soprattutto mentale, suppongo, per poi arrivare comunque preparato alla Vuelta. Tra i due Grandi Giri ci sono 29 giorni e la forma fisica uno come lui non la perde più di tanto. Insomma, non credo che ci sia quel pericolo di bassa tensione.
Prevedi quindi un cammino privo di ostacoli?
Chiaramente, una grande corsa a tappe, come abbiamo visto proprio al Tour con Lipowitz e Vingegaard, nasconde difficoltà e imprevisti, però sarebbe la particolarità, non è quella la base su cui fare il ragionamento. Se lui vuole andare a vincere la Vuelta, penso che questo sia l’anno perfetto.
Con Pogačar di mezzo il tipo di percorso conta e non conta: ma tu, che sei spagnolo di adozione e conosci bene strade e salite, che Vuelta dobbiamo aspettarci?
Una Vuelta dura, e lo è perché ci sono sei arrivi in salita. Dopo tre tappe saranno sui Pirenei e poi ce n’è una nella mia zona, Valencia, con 5.000 metri di dislivello. E ancora il gran finale a Granada. Per il resto, è una Vuelta come è stata sempre in questi ultimi anni: tappe corte, dure, spettacolari.


Ti aspetti che Pogačar ucciderà subito la corsa e poi la controllerà in vista di mondiale ed europeo che, ricordiamo, si corrono a casa sua?
Sì, credo correrà così. mondiale ed europeo, credo che siano l’obiettivo suo e della squadra. Tra l’altro si presenta con una UAE Emirates direi più che ottima. Può tranquillamente chiudere il discorso dopo i primi nove-dieci giorni e poi gestire, lasciar fare, controllare e risparmiare le forze in vista dei due appuntamenti che abbiamo detto.
Hai parlato di una Vuelta classica, però, a un’analisi attenta, la quindicesima tappa, prima del secondo riposo, è collinare e non estrema. La terza settimana si apre con il giorno di riposo e due tappe piatte. Poi c’è la crono e un solo tappone al penultimo giorno. Una terza settimana morbida…
Proprio per questo motivo è una Vuelta perfetta per lui. Quest’anno ha una buona occasione. Appunto, può chiudere il discorso nella prima metà e poi controllare e risparmiare. Non ha corso molto da inizio stagione, ma quando lo ha fatto è andato sempre al massimo. Avrà solo due tappe impegnative nella terza settimana per lui: la crono, che farà forte, e il tappone finale. Sì, la correranno in funzione del mondiale.
Tu hai mai fatto la doppietta Tour e Vuelta?
No, io ho fatto cinque volte Giro e Tour e un anno Giro e Vuelta.
E secondo te è tanto diversa la doppietta Tour e Vuelta rispetto a quella Giro e Tour?
Sì, è completamente differente. Pensiamo a quanto visto quest’anno. Vingegaard al Tour stava andando forte perché aveva davanti questo fenomeno, ma arrivava dal Giro d’Italia. Questa doppietta Giro-Tour l’ha fatta Pogacar. Ed era difficilissima ai tempi miei, quando tu arrivavi al Giro, lo preparavi e poi tra Giro e Tour avevi un mese.


Quindi puntavi a fare un bel Giro e poi?
Poi andavi al Tour e ti ritrovavi con Armstrong, con Ullrich, con Beloki… tutta gente che stava preparando solo il Tour e che andava dieci volte più forte rispetto a uno che arrivava dal Giro. A fine anno invece, la mentalità dei corridori che vanno alla Vuelta è diversa. Non è quella dei corridori che vanno al Tour de France, né quella di quelli che vanno al Giro. E’ dura, ma per me meno.
Quindi, Stefano: con Pogacar il tipo di percorso conta fino a un certo punto, il livello del parterre anche… ma ci divertiremo o no?
Sicuramente ci divertiremo. Pogacar ha un richiamo eccezionale. Affascina quando corre. Guardate solo la tappa di Parigi al Tour. O come vince la Sanremo o lotta per la Roubaix… lì mi stupisco ancora di più. Va al Romandia e lo vince. Va al Giro di Svizzera e vince il Giro di Svizzera: sta facendo la collezione delle figurine. Questa mi manca, questa la vinco… Per me ci divertiremo.
Credi che la pensino tutti così?
Ho ascoltato un po’ di podcast, letto articoli, anche qua in Spagna. E ci sono due opinioni contrastanti: la Vuelta è già chiusa oppure la Vuelta acquista un campione che appartiene alla storia del ciclismo. Siamo davanti al corridore più forte di tutti i tempi probabilmente, anche se io non ho vissuto Merckx, ma questo, a livello mediatico, di televisione e di gente a bordo strada, avrà un forte richiamo. Io sto nella zona di Valencia, dove ci saranno ben cinque tappe, e ho già sentito di gente che vuole andare a vedere la Vuelta solo perché c’è Pogacar.