Giusto ieri abbiamo parlato del prossimo e imminente Tour de l’Avenir, che, ricordiamo, andrà in scena dal 20 al 26 agosto. Oggi iniziamo a concentrarci sui protagonisti e in particolare sugli azzurri, intesi come i corridori che in Francia indosseranno la maglia della Nazionale Under 23 guidata, come sempre, da Marino Amadori.
Con Amadori si parla dei ragazzi che sta per convocare e anche degli altri che invece non può convocare, ma che saranno in ogni caso tenuti sott’occhio. Parliamo dei corridori italiani dei Devo Team. Tra l’altro con questa variazione al regolamento il livello qualitativo della gara cresce in maniera vertiginosa (in apertura foto Tour Avenir).


L’Avenir si avvicina, Marino. Le prime 5-6 tappe praticamente sono nella nota pianura francese, che pianura vera e propria non è mai, e poi c’è il gran finale con crono, Iseran e Nivolet. Cosa ti aspetti da questo percorso?
Il percorso è bello perché c’è un po’ di tutto. In una settimana sono riusciti a fare un buon tracciato, completo, corposo, equilibrato. Si parte molto al Nord, dalla Normandia, e man mano si scende. Le prime quattro tappe sono vallonate, in mezzo alla Francia. Mi stupisce che ci sia anche una frazione di 232 chilometri, una cosa un po’ anomala per la nostra categoria, però c’è di tutto. Hanno inserito questa cronoscalata di 11 chilometri…
Non era di 16?
Hanno cambiato il percorso pochissimi giorni fa. E proprio ieri è arrivata l’ufficialità. L’hanno accorciata di cinque chilometri: si arriva in cima alla salita e hanno tolto il falsopiano che seguiva proprio dall’undicesimo chilometro in poi. Adesso è una cronoscalata vera e propria. E poi i due tapponi finali: uno più duro dell’altro. Non si sono fatti mancare nulla.
Che Nazionale vedremo, Marino?
Come Nazionale possiamo portare solo corridori che non sono nella rispettiva squadra alla partenza. In pratica non posso portare i ragazzi dei Devo Team e tutti i nostri corridori migliori sono proprio lì, perché vi sono quasi tutte le Devo. Pertanto quei corridori non li ho potuti selezionare. Siamo quindi andati nelle nostre Continental e non è poco comunque. Devo ringraziare la Federazione che mi ha dato la possibilità di fare il Tour de l’Avenir, perché c’erano dei ragazzi che meritavano di fare questa esperienza per la loro crescita e per cercare di cogliere il miglior risultato possibile. So benissimo che per le ultime due tappe non ho dei ragazzi super adatti. Come ho detto, i migliori per le corse a tappe sono tutti nelle Devo, però penso di avere dei ragazzi molto interessanti per le prime quattro tappe.


E qual è dunque l’obiettivo per questo Avenir?
Il nostro obiettivo sicuramente è quello di vincere una tappa, di essere protagonisti e di onorare al meglio la maglia azzurra. E sono convinto che questi ragazzi potranno farlo al meglio. Sono tenaci. Certo, visto il finale con quelle tre tappe difficili, questo vale per molti altri team, ma i sei che porterò sono perfetti per quei percorsi.
E chi sono questi azzurri?
Sono sei ragazzi e la squadra è praticamente fatta. Devo dire la verità, ho ancora un dubbio sui sette corridori, però in linea di massima la mia lista ce l’ho. Ci sono Mirko Bozzola e Riccardo Lorello della SC Padovani-Cherry Bank, Nicolò Arrighetti della General Store, Alessandro Cattani e Tommaso Anastasia della Technipes #InEmiliaRomagna e poi ci sono in ballo Tommaso Bosio, sempre della General Store e Riccardo Barbuto. Quest’ultimo è un ragazzo molto interessante, un ragazzo che corre in una squadra di club: ha fatto pochissime gare, ma in quelle poche è andato molto, molto bene. Sto valutando ancora quest’incognita, questo dubbio, però al massimo domenica, dopo Poggiana, definirò il tutto.
La volta scorsa ci avevi detto che non avresti fatto ritiri pre-Avenir. Ebbene, come sarà questo avvicinamento? Vi vedete direttamente all’aeroporto?
Sì, i ragazzi sono sempre in contatto con me. Stanno preparando al meglio l’Avenir. C’è chi è stato in altura, chi è ancora in altura, chi sta correndo. Ho avuto un’ottima collaborazione da parte dei ragazzi e delle loro società. Hanno capito l’importanza dell’avvenimento e quanto sia importante per i loro atleti. Ci ritroveremo il giorno 17 agosto e il 18 mattina avremo il volo per Parigi. Da lì andremo in Normandia.


Marino, non è nella tua squadra, ma è italiano: parliamo di Lorenzo Finn, che potrebbe regalarci un’enorme soddisfazione. Da uomo di ciclismo, qualora servisse a Lorenzo, una mano gli azzurri gliela darebbero?
Eh – sorride Marino – innanzitutto spero che sia lì a giocarsela. Ed eventualmente spero di avere questo problema, tra virgolette…
E direi che con questa risposta hai detto tutto!
E’ dal 1973 che non si vince il Tour de l’Avenir (ci riuscì Gianbattista Baronchelli, ndr). Negli ultimi anni abbiamo sempre fatto delle bellissime prestazioni con la Nazionale, siamo anche saliti sul podio. Secondi e terzi con Pellizzari e Piganzoli alle spalle di Del Toro, con Zana dietro Johannessen, abbiamo vinto la classifica a squadre. Sono convinto che quest’anno Lorenzo Finn possa veramente riuscire a vincere questo Avenir. Me lo auguro. Glielo auguro. So che anche lui lo sta preparando benissimo. E’ a Livigno. Finn è un ragazzo che si sa preparare molto, molto bene: anche quando sta lunghi periodi senza correre, quando rientra non è forte, è fortissimo. Ha poi una squadra fortissima e penso che non abbia bisogno del nostro aiuto. Questa cronoscalata è fatta su misura per lui, già lì può fare una certa differenza, come abbiamo visto al Giro Next Gen. E anche nelle ultime due tappe ha dei percorsi dalla sua.


Che poi è vero: ne porti sei, ma resti sempre il cittì degli italiani. E ne hai da osservare…
Vero, e tutti sanno che in quella settimana si decidono anche le formazioni per Mondiale ed Europeo. Ne guiderò sei, ma ne osserverò molti di più e avrò modo di vederli da vicino.
Prima, Marino, hai detto della tappa lunghissima: hai chiesto ai ragazzi, ai loro coach, di pensarci un po’ con qualche allenamento più lungo? Oppure, essendo nell’insieme di una corsa a tappe, non c’è bisogno di fare cose particolari?
Siamo già al mese di agosto e hanno tutti già fatto parecchie gare. Hanno un’ottima preparazione, quindi penso che non abbiano paura di fare 230 chilometri nel mezzo della Francia. Certo, saranno minimo cinque ore e mezza di gara e non le hanno fatte tante volte, ma questo vale per tutti. E poi hanno tutti fatto delle gare con i professionisti, quindi penso che non ci siano problemi.