Cominciamo dal futuro: dai mondiali e gli europei. Ancora una volta, come già lo scorso anno, le due sfide si svolgeranno a sette giorni di distanza, con sei ore di fuso orario e percorsi pressoché identici. Questo significa dover impegnare gli stessi corridori oppure scegliere su quale corsa puntare, lasciando l’altra ai rivali.
Nel 2024 invece, gli europei si svolsero ad Hasselt due settimane prima del mondiale di Zurigo e videro una sfida fra velocisti con Milan favorito e il trionfo di Merlier, mentre i secondi celebrarono il primo successo iridato di Pogacar. Così dovrebbe funzionare più spesso, premiando corridori di diverse estrazioni e caratteristiche e permettendo alle nazionali e alle squadre di valorizzare il proprio parco atleti.


Il menù più povero
Partendo da questo, il pensiero va a Luca Guercilena, che da settembre sarà il responsabile del ciclismo per RCS Sport, prendendo il posto che fu di Mauro Vegni. Il milanese, che è stato tecnico della nazionale svizzera e ha coperto tutte le cariche nel WorldTour (da quelle tecniche a quelle manageriali) dovrebbe essere in grado di cogliere questo aspetto e rendersi conto che ad esempio l’ultimo Tour de France non aveva un disegno capace di valorizzare i campioni al via.
Caro Luca, per come viene disegnato e inteso in queste ultime stagioni, il ciclismo si sta trasformando in un gigantesco ristorante con il menù più povero di sempre. Basta che vincano i soliti tre e gli sponsor sono contenti. Ma il pubblico è davvero (tutto) contento oppure rimpiange gli anni dei finisseur, dei cronoman e degli sprint più veloci? E le squadre che non hanno nelle loro file prodigiosi uomini da classifica quanto a lungo accetteranno di passare per presenze insignificanti?


Cronoman in estinzione
Abbiamo scritto più di una volta del modo in cui si sta ricomponendo il DNA dei velocisti, che devono essere capaci di sprintare in modo altrettanto potente dopo tappe da 2.500 metri di dislivello: gli altri, quelli delle corse piatte, sono esclusi dai grandi eventi e trovano semmai gratificazione nelle gare in Oriente.
Allo stesso modo, si sta riscrivendo il DNA dei cronoman. Avendo un Pogacar così dominante in salita, non avrebbe avuto senso disegnare l’unica crono del Tour su un percorso pianeggiante e magari collocarla nella seconda settimana? Questo avrebbe permesso a Evenepoel di aggiungere un po’ di pepe, senza ovviamente che sovvertisse il risultato già scritto. E soprattutto, visto dal nostro punto di osservazione, sarebbe stato rispettoso per un campione come Ganna (e come lui Campenaerts, Foss, Tarling, Affini e magari anche Plapp) portato al Tour per entrare nelle fughe e per tirare come un qualsiasi gregario, mentre avrebbe meritato l’occasione di una crono più adatta.
E non è soltanto il Tour. Anche ai mondiali, dove potrebbe rientrare anche l’infortunato Kung, la cronometro avrà l’arrivo in salita e così pare che sarà anche alle Olimpiadi del 2028. Esiste un senso tecnico nel privilegiare sempre gli stessi pochi corridori o non sarebbe eticamente più sostenibile un percorso aperto a tutti in cui i fenomeni possano ugualmente dire la loro, senza essere favoriti dall’altimetria oltre che da Madre Natura?


Tadej a Sanremo
Tornando agli europei, è chiaro che gli sloveni abbiano disegnato un percorso su misura per Pogacar, senza rendersi conto (opinione personale) che il successo più bello di Tadej nel 2026 sia venuto a Sanremo sul percorso che meno gli si addiceva. L’ha rincorsa, l’ha studiata, l’ha sbagliata, l’ha riprovata e alla fine l’ha vinta. Allo stesso modo, probabilmente l’anno prossimo tornerà all’assalto della Roubaix, dopo averla persa per due anni di seguito per inesperienza e per due cagnacci pieni di classe e mestiere come Van der Poel e Van Aert.
L’attesa della Cipressa con l’adrenalina per la caduta e l’attesa del Poggio fino allo scatto hanno tenuto inchiodato il pubblico davanti allo schermo ben oltre quello che è accaduto sull’Alpe d’Huez, quando si sapeva che sarebbe scattato da subito e avrebbe vinto stabilendo il nuovo record. Stesso discorso per il giorno di Parigi, in quell’azione fantastica con Van der Poel, che ha visto il leader del Tour in lizza su un traguardo estemporaneo e per questo ancora più eccitante (immagine di apertura).


Il Giro contro l’ovvietà
Perciò, caro Guercilena, al netto del vanto di avere sul podio il vincitore più prestigioso e l’orgoglio del proprio trofeo nella sua ricca bacheca, ti suggeriamo sottovoce e con infinita umiltà di non regalare il Giro all’ovvietà, ma di renderlo attrattivo soprattutto tecnicamente prima che con carrozzoni e sponsor.
I più forti continueranno a vincere, mentre i vari specialisti potranno esprimere il loro talento. Alla fine chi ne guadagnerà sarà proprio lo spettacolo del Giro, ricco di colpi di scena e varietà, piuttosto che scontata passarella di chi arriva per vincere e sa che nulla e nessuno potrà impedirglielo. Come accadrà ad esempio alla Vuelta, in cui Pogacar farà incetta di tappe e record, visto il percorso così duro.
Concedete un po’ di spazio agli attaccanti. Se poi non riusciranno a combinare ciò che progettano, se non altro non potranno dire di non aver trovato il terreno adatto.