Il matrimonio di suo fratello sabato, poi qualche giorno in famiglia. La prima parte dell’estate di Eleonora Gasparrini si è chiusa con il campionato italiano e si riaprirà il 24 luglio con il Tour de Pologne, punto di partenza per un finale di stagione in cui la piemontese vuole assolutamente raccogliere qualcosa.
Lo sguardo vivace, prima da ragazzina terribile e ora da atleta affamata di successo, dalla vittoria agli europei juniores sono passati sei anni. Sono arrivate sette vittorie vere più il tricolore delle U23 nel 2024, ottenuto con il terzo posto nella corsa vinta da Elisa Longo Borghini su Chiara Consonni. Le due vittorie di Stoccarda e la tappa del Giro di Svizzera, sommate al terzo posto nella Milano-Sanremo (immagine di apertura) e il quinto alla Gand del 2026, fanno capire che nelle gambe e soprattutto nella testa, Gasparrini ha risultati più importanti.
Il passaggio più difficile in questo momento è proprio dare un senso a sacrifici e piazzamenti perché, sommati alla mentalità da corridore vero riscontrata da Marta Bastianelli che la accolse al UAE Team ADQ, diventino la base per le vittorie che verranno.
«Serve tanta pazienza – ammette – non è facile. Quest’anno la gamba ha girato, ma spesso mi sono messa a disposizione della squadra e sicuramente quello non aiuta a livello di risultati personali. Non nascondo che mi piacerebbe togliermi qualche soddisfazione più grande e finalmente la seconda parte di stagione propone un calendario che mi si addice molto, in cui proverò a dire la mia».


Dai sogni al presente
Era il 2021, nell’anno successivo alla vittoria europea, quando “Capo” Arzeni che l’aveva accolta alla Valcar parlò di lei come futura regina del ciclismo italiano. Da allora il gruppo delle donne ha subito una clamorosa accelerazione e anche la scalata di Gasparrini alle posizioni di vertice è diventata più complicata, ma il presente supera ancora i sogni.
«Sicuramente ogni tanto è bello guardarsi indietro – sorride – e sinceramente quando ero bambina non avrei mai pensato di poter arrivare a questo livello e poter fare del ciclismo il mio lavoro. Negli ultimi anni il nostro mondo è cambiato sotto tanti aspetti. Quando ero piccolina non era così sviluppato ed era difficile viverne, sembrava una cosa quasi impossibile. Perciò essere qui è un sogno e sono davvero contenta della mia vita.
«E’ impegnativa, ci sono momenti di alti e bassi, però se mi fermo a mente fredda e ci penso, mi dico che non la cambierei con qualsiasi altro lavoro al mondo, perché alla fine c’è in ballo anche la mia passione. Sto crescendo gradualmente e le consapevolezze stanno aumentando anno dopo anno. Sono maturata tanto, ho imparato a conoscermi e ad ascoltarmi».


La spalla di Colleoni
Conoscersi, ascoltarsi e anche essere ascoltata: non c’è niente di semplice nell’essere un’atleta professionista e spesso le gambe vengono in secondo piano rispetto alla necessità di tenere i pensieri in equilibrio. Accanto a Gasparrini c’è da un paio d’anni Kevin Colleoni, che ha concluso quest’anno la sua avventura in gruppo, ma non è sceso di bici e i social a volte mostrano delle divertenti sfide fra i due.
«E’ importantissimo che ci sia – dice – perché avendo corso a livello professionistico, sa quali sono le difficoltà e magari anche come affrontarle e questo mi dà una grossa mano. E’ un santo, mi sopporta anche nei momenti di sclero. Credo sia dispiaciuto di più a me che abbia smesso e soprattutto all’inizio non è stato facile. Adesso sta bene, molto meglio di prima, è molto più sereno. E di conseguenza lo sono anch’io, perché vederlo felice fa stare tutti più tranquilli. Però è dispiaciuto, ovviamente. Tutti speravamo che le cose andassero in maniera diversa».


Piano B ai tricolori
Ai campionati italiani di Pordenone, la sua squadra l’aveva eletta alternativa a Longo Borghini: se Elisa non fosse riuscita a fare il vuoto su quel percorso caldo ma non impossibile, i gradi di capitano sarebbero passati a Gasparrini, che avrebbe avuto il duro compito di staccare le velociste e giocarsela in volata.
«Sapevamo che fosse un percorso di difficile interpretazione – spiega Gasparrini come raccontando un pericolo scampato – molto aperto a vari scenari, ma comunque a livello di squadra eravamo anche ben attrezzate per qualsiasi situazione. Sapevamo che per Elisa sarebbe stato difficile andare via e fare da sola quegli ultimi 20 chilometri, ma in realtà è andata meglio di quello che pensavamo. La mia chance, se l’avessero presa, sarebbe stata quella di staccare le velociste, perché sono veloce ma allo sprint con Elisa Balsamo non avrei avuto possibilità. Ero il piano B, insomma – ride Gasparrini – ma sono contenta che sia andato in porto il piano A».


Il momento di raccogliere
La ripresa, si diceva, passa per il Tour de Pologne, il Tour of Britain, Plouay e Stoccarda che ha già vinto per due volte, battendo la prima volta Lieke Nooijen e Cat Ferguson la seconda.
«Dopo il Polonia ci sarà un bel buco fino al Britain – saluta Gasparini – ma ancora dobbiamo definire il da farsi. Non penso di fare altre alture, al massimo andrò a pedalare al fresco se le temperature saranno ancora troppo alte».
Si percepisce la voglia di vincere, in quegli occhi c’è di sicuro la correttezza nel mettersi a disposizione, ma anche il guizzo di chi è nato per vincere. La lasciamo alle sue brevi vacanze sulle strade di casa, facendo il tifo perché arrivi presto la grande vittoria che faccia avverare la profezia di Arzeni. Il ciclismo italiano ha bisogno che i suoi talenti trovino lo spazio che meritano.