TTT Barcellona, Visma

Vince la Visma. Vingegaard in giallo. E Piganzoli gongola

04.07.2026
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BARCELLONA (Spagna) – E’ proprio il caso di dire che l’unione fa la forza. Sullo strappo che precedeva l’arrivo quasi tutte le squadre che scollinavano con due corridori, tre al massimo, si sono rivelati insufficienti. L’unica squadra che, guarda caso, è arrivata compatta con quattro uomini, con il quinto che si era staccato da pochissimo, è stata la Visma Lease a Bike. Ed è stata proprio la squadra olandese a conquistare il successo.

Jonas Vingegaard spegne così i sogni di Filippo Ganna. Su Pippo tanti scommettevano. Davide Ballerini, dopo l’arrivo, ci aveva detto che, visto il percorso così filante, il piemontese avrebbe potuto davvero farcela. Alla fine, non aveva avuto tutti i torti.

La Spagna si conferma terra di ciclismo, di passione profonda e calorosa. Come tre anni fa a Bilbao, anche Barcellona ha regalato il meglio di sé. Si stima che lungo il percorso del Tour de France ci fosse oltre un milione di persone: qualcosa di incredibile. Anche raggiungere la sala stampa sul Montjuic è stata una vera impresa. Pensate che ieri sera l’organizzazione, nella chat dedicata ai giornalisti, aveva avvertito: o fate la partenza o fate l’arrivo.

Tutti per uno

In questa splendida cornice le squadre hanno infiammato ancora di più il pubblico. Siamo in Spagna e Ion Izagirre viene accolto come una vera star. La comunità messicana esplode al passaggio di Del Toro e il coro dedicato a Torito risuona ovunque. E poi c’è la colonia slovena. Pogacar è un fenomeno anche sotto questo punto di vista. Ha un indotto turistico che meriterebbe davvero uno studio.

Ma come detto, i più veloci a completare i 19,6 chilometri dal Forum di Barcellona al Montjuic sono stati proprio gli uomini della Visma con Jonas Vingegaard che lancia subito un messaggio chiarissimo a Tadej Pogacar: «Io ci sono».

I gialloneri hanno gestito magnificamente questa cronometro a squadre. Sono stati i migliori in tutti gli intermedi, eccezion fatta per il primo, dove per pochissimo erano alle spalle della Ineos. Sono rimasti compatti più degli altri e questo ha fatto la differenza, oltre a una fluidità di cambi davvero impressionante.

Edoardo Affini ce lo aveva detto già alla presentazione dei team l’altro ieri. «La mia cronometro finisce dopo 15 chilometri». Le sue trenate lunghissime hanno consentito agli altri di restare ordinati, protetti dal vento e, di fatto, di recuperare. Proprio come ci aveva spiegato Marco Pinotti. «Sono contento di esserci dopo la brutta caduta al campionato italiano. Solo lunedì sera la squadra mi ha dato il via libera. Non potevo perdermi tutto questo».

E anche quando la Visma si è inevitabilmente sfilacciata, non si è mai veramente divisa. Procedeva in tre gruppetti distinti: quello di testa e altri due poco più indietro. Le altre squadre, invece, arrivavano completamente sparse.

TTT Barcellona, Visma
Circa metà percorso. Guardate le posizioni dei Visma. I tre dietro sono proprio Piganzoli, Vingegaard e Kuss. La differenza di stazza è netta

Mamma che Piganzoli!

E poi spunta lui, Davide Piganzoli. Esce allo scoperto nell’ultimo chilometro con una trenata devastante. Ultimo uomo per la salita, ultimo uomo della cronometro e ormai un fedele, anzi un fedelissimo, di Jonas Vingegaard. Lo stesso Piganzoli che, sorridente, posa per una foto dietro al gigante Edoardo Affini nella mixed zone.

«Ho finito il Giro d’Italia con una vittoria e ho iniziato il Tour con un’altra – dice Piganzoli – quindi sicuramente è qualcosa di molto speciale. Il Tour è un altro mondo rispetto al Giro d’Italia, è davvero molto emozionante essere qui. Ero un pochino agitato negli ultimi giorni, ma oggi, quando siamo partiti, ho dato tutto fino alla fine. E quando sono salito su quel palco… mamma mia. Prima della partenza ero molto emozionato, ma ho cercato di mantenere la calma. Poi, una volta in gara, ho pensato soltanto a spingere al massimo e a restare concentrato su quello che dovevo fare».

«Avevamo un piano ben preciso e lo preparavamo da parecchio tempo. All’inizio tiravano soltanto in cinque. Io, Jonas e Sepp Kuss ci siamo risparmiati per il finale. Poco prima del penultimo strappo siamo entrati in azione anche noi. Abbiamo spinto forte, ma senza arrivare completamente al limite per due motivi: il primo era conservare energie per l’ultima salita, il secondo era tenere con noi Matteo Jorgenson per la discesa. Essendo un corridore più pesante poteva darci qualcosa in più. Poi è rimasta l’ultima sfiammata nel chilometro conclusivo. Ho cercato di dare il massimo sulle prime rampe dell’ultima salita per Jonas e poi sono arrivato tranquillo al traguardo.

«Pensate che mi sono goduto anche la vittoria. Ai 200 metri ho visto il verde del cronometro su un maxischermo. Avevamo ancora 15 secondi di vantaggio sulla Ineos. E’ stata un’emozione incredibile».

Dal computer alla strada

La Visma aveva studiato questo percorso fin dall’inverno. Sopralluoghi, analisi del vento, simulazioni. Una banca dati impressionante, proprio come quella della Ineos. Peccato davvero per Filippo Ganna. Il sogno della maglia gialla è sfumato per meno di otto secondi.

«Dietro era veramente difficile stare al passo. Andavamo sempre tra i 60 e i 62 all’ora e tutti i ragazzi hanno fatto un lavoro incredibile. Quando hanno dato l’ultima trenata siamo passati dai 62 chilometri orari con Hagenes ai 67 con Edoardo Affini. In quel momento ho pensato: se continua così, non so quanto riuscirò a resistere».

Nel frattempo arriva Pogacar nella mixed zone e la folla esplode. Si alzano veri e propri cori da stadio sulle note di I Love You Baby. Tadej, con la maglia a pois sulle spalle, sorride e ricambia l’affetto. Poi, con la coda dell’occhio, osserva la maglia gialla di Vingegaard, impegnato poco distante nelle interviste.

«Stamattina – va avanti Piganzoli – abbiamo fatto la ricognizione cercando di mantenere un buon ritmo. Ci serviva per capire la durata delle trenate e la velocità con cui affrontare le ultime salite. In tutto questo ha inciso tantissimo il lavoro dei preparatori e degli ingegneri. Ogni dettaglio è stato curato. Dopo la ricognizione, per esempio, visto il vento abbiamo deciso di cambiare disposizione. Ci hanno confermato che noi più leggeri, attorno ai 60 chili, non dovevamo tirare. Dovevamo restare coperti alla velocità imposta dai compagni più pesanti.

«Per il resto non guardavo quasi mai i watt. Solo ogni tanto buttavo un occhio alla velocità, ma soprattutto ero concentrato sulla ruota di chi avevo davanti: per non staccarmi… e per non prenderla».