TAdej Pogacar, Svizzera

Pogacar troppo in forma? Marcato assicura: «E’ in tabella»

29.06.2026
6 min
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Pochi giorni ancora e sarà Tour de France. Tadej Pogacar, neanche a dirlo, è il grande favorito e il recente Tour de Suisse non ha fatto altro che confermarlo. Sulle strade elvetiche il campione della UAE Emirates ha conquistato tre tappe e la classifica generale.

Fra i direttori sportivi che lo hanno seguito in Svizzera c’era anche Marco Marcato. Con lui abbiamo fatto il punto della situazione per capire se l’avvicinamento alla Grande Boucle sia stato davvero perfetto come è sembrato dall’esterno oppure se, paradossalmente, Pogacar rischi persino di essere già troppo avanti con la condizione.

Marco Marcato (classe 1984) è un direttore sportivo della UAE Emirates dal 2022
Marco Marcato (classe 1984) è un direttore sportivo della UAE Emirates dal 2022
Che tutto sia andato bene, Marco, lo abbiamo visto. Ma con Pogacar siete un po’ più avanti rispetto a quello che immaginavate oppure siete esattamente dove volevate essere?

Alla fine di Tadej sapevamo già tutto. Dopo le classiche si è fermato, ha lavorato in altura ed è rientrato alle corse come avevamo programmato. Lui è abituato a questo tipo di approccio: anche se resta senza gare per un periodo, quando torna è subito pronto. Lo ha dimostrato anche in Svizzera, nonostante arrivasse direttamente dall’altura. L’unico punto interrogativo poteva essere l’adattamento al caldo, invece abbiamo visto che non ha sofferto nemmeno sotto quell’aspetto.

Pogacar, poi, storicamente non ha mai amato particolarmente il caldo…

Esatto, ma è maturato molto anche sotto questo punto di vista. Nei primi anni lo pativa maggiormente, mentre oggi anche noi come squadra siamo cresciuti nella gestione di tutti gli aspetti legati all’idratazione e al raffreddamento del corpo. Secondo me è proprio questo il segnale più incoraggiante: nonostante il caldo e nonostante arrivasse dall’altura Pogacar è stato subito competitivo.

Si è parlato molto anche della sua trasformazione fisica. Pogacar è passato dalla versione da classiche a quella da Grandi Giri. E’ già nel pieno del formato Tour oppure c’è ancora qualcosa da rifinire?

No, da rifinire direi di no. Dopo il periodo in altura si è asciugato parecchio. Ha lavorato tanto, concentrandosi soprattutto sulle salite lunghe e sull’endurance. Magari gli manca ancora qualcosa, ma stiamo parlando davvero di due o tre etti, forse mezzo chilo. Lo perderà naturalmente in quest’ultima fase di altura.

TAdej Pogacar, Svizzera, Marcato
Pogacar al termine dell’ultima tappa. Un forcing in cui si è messo alla prova. Dopo il traguardo era stanco
TAdej Pogacar, Svizzera, Marcato
Pogacar al termine dell’ultima tappa. Un forcing in cui si è messo alla prova. Dopo il traguardo era stanco
Per curiosità, ma in quanto consiste questa trasformazione? Ha perso due o tre chili?

No, meno. Siamo nell’ordine di un chilo e mezzo. A questi livelli un chilo e mezzo, soprattutto sulle salite lunghe, si sente eccome.

Capitolo cronometro. Avete notato dei miglioramenti?

Abbiamo questa nuova bici da cronometro, la Colnago TT2, e i ragazzi sono molto contenti. Sulla posizione si cerca sempre di limare qualcosa, anche in funzione del nuovo mezzo. Il setup che abbiamo trovato sembra essere molto buono.

Siamo talmente abituati a vedere un Pogacar dominante che fa quasi impressione dire che abbia vinto la cronometro per pochi decimi su Van der Poel…

Ma lui è andato fortissimo e anche Tadej ha fatto una grande prova. Essere davanti su un percorso del genere è stato molto importante. Non era un tracciato perfettamente adatto alle caratteristiche di Pogacar. Nell’ultima parte si scendeva parecchio e Van der Poel, con la sua struttura fisica, era leggermente favorito. Senza dimenticare le curve del finale, dove sappiamo tutti quanto Mathieu sia bravo a guidare. No, quella cronometro ci dà fiducia. E’ la dimostrazione che il lavoro svolto contro il tempo è stato ottimo.

Tour de Suisse 2026, Tadej Pogacar, cronometro, TT2
Anche a crono piccoli aggiustamenti di setup che hanno dato buoni frutti
Tour de Suisse 2026, Tadej Pogacar, cronometro, TT2
Anche a crono piccoli aggiustamenti di setup che hanno dato buoni frutti
Si parla sempre di Pogacar, ma la squadra? Quella vista tra Svizzera e Auvergne-Rhone Alpes era già in formato Tour?

Si cerca sempre di curare anche gli aspetti legati alla squadra. Il Tour de Suisse e il Tour Auvergne-Rhone Alpes rappresentavano due test importanti per capire a che punto fossimo dopo i ritiri in altura. Anche sotto questo aspetto mi sento di dire che siamo pronti. I ragazzi stanno bene e lo hanno dimostrato, sia quelli che erano in Francia sia quelli impegnati in Svizzera. Tolto Tadej, che appena scende dall’altura vola subito, agli altri serviva uno o due giorni di gara per ritrovare il ritmo. E devo dire che hanno centrato l’obiettivo.

Tadej è un perfezionista. E’ rimasto soddisfatto di tutto oppure avrebbe voluto cambiare qualcosa?

Si sente perfettamente in tabella di marcia, è contento e sta bene. Faccio tutti gli scongiuri del caso, ma questo è stato uno dei migliori avvicinamenti al Tour che ricordi. Non ci sono stati intoppi. Noi siamo fiduciosi e lui lo è ancora di più. E’ motivato, consapevole delle proprie potenzialità e sa anche di avere attorno una squadra molto forte. Quando il gruppo è unito e l’atmosfera è quella giusta si creano automatismi per cui basta uno sguardo per capirsi. Tutti sanno cosa devono fare.

Forse noi ragioniamo da persone comuni. Ma vedendosi così forte, Pogacar non teme di essere troppo avanti con la condizione?

Io lo considero un ragionamento da persone normali. Lui vince e ogni anno riesce a ripetersi, ma finora ci ha sempre visto giusto nella gestione della preparazione. Al netto del problema che ha avuto la sua compagna Urska Zigart, adesso è tranquillo.

Marcato, Svizzera, UAE
Unico neo, se così si può dire, per la UAE, piccoli aggiustamenti tattici in vista del Tour, ma parliamo davvero del pelo nell’uovo
Marcato, Svizzera, UAE
Unico neo, se così si può dire, per la UAE, piccoli aggiustamenti tattici in vista del Tour, ma parliamo davvero del pelo nell’uovo
Insomma, Marco sembra andare tutto per il meglio. Ma cercando davvero il pelo nell’uovo, c’è qualcosa che può ancora essere migliorato?

Qualcosina sul piano tattico, ma parlo della gestione della squadra. Mi spiego. Il giorno in cui ha vinto Gregoire sono andati via quattordici corridori, tutti di ottimo livello. A quel punto era difficile chiudere, anche perché poi tutti aspettavano noi, ovviamente. Sono situazioni che cambiano tappa dopo tappa: dipende dalla classifica, da chi entra nella fuga e da tanti altri fattori. Sono dinamiche di corsa e, in certi momenti, prendere la decisione giusta non è così scontato. C’è stata anche una tappa nella quale siamo rimasti circa quindici minuti senza radiocorsa, per dire. Se non hai informazioni è impossibile dare indicazioni precise ai corridori.

Quindi bisogna essere ancora un po’ più attenti nella fase in cui nasce la fuga?

Esatto, ma siamo tranquilli. Abbiamo ragazzi con esperienza e sanno gestire anche queste situazioni. Quando ha vinto Narváez era giusto giocarsi anche carte diverse, senza costringerci ogni volta a controllare la corsa dall’inizio alla fine. Narváez è stato bravo e intelligente a inserirsi nell’azione giusta. Poi ha aspettato le mosse delle altre squadre prima di attaccare. Posso dirvi che quel giorno Tadej era quasi più contento della sua vittoria che di una propria. E’ un ragazzo molto attento a questi aspetti e questo lo aiuta a farsi voler bene dai compagni. Quando i tuoi gregari sono pronti a dare il 120 per cento per te, è lì che si costruiscono le grandi vittorie.