«Il ciclismo è unico. Se a te ti piace giocare a pallone, a San Siro non ci andrai mai. Se ti piace il tennis, a Wimbledon non ci vai di sicuro. Ma se ti piace la bicicletta, tu puoi andare dove hanno pedalato i tuoi eroi…».
Quando risponde al telefono, la voce di Paolo Cevoli sembra uscire da uno dei cinque episodi di “Intanto Parti”, la serie YouTube prodotta da Futura Media che l’attore romagnolo ha dedicato al ciclismo: a Pantani, Baldini e al valore del loro essere stati degli eroi. Cinque episodi da dieci minuti ciascuno che trasudano amore, spensieratezza e lo spirito romagnolo di cui era pieno questo mondo negli anni del Pirata. E se quegli anni li hai vissuti, ci sta che in qualche passaggio o in una delle foto che compaiono sullo schermo alla fine di ciascun episodio, ci scappi anche la lacrima.
La storia, in breve. Paolo Cevoli è Athos, improbabile meccanico e appassionato di ciclismo che ha la sua bottega a Rimini. Un giorno arriva in città il nipote Vittorino, impersonato da Vittorio Pettinato, che ha perso il lavoro, la fidanzata e anche la casa ed è qui che inizia il loro viaggio insieme – scanzonato e allegro – nel mondo dei due campioni romagnoli.
C’è poesia. Ci sono i paesaggi. C’è lo spirito goliardico della spiaggia di Rimini. C’è Paolo Vasuni che impersona il cicloturista sovrappeso che spende migliaia di euro per bici e componenti superleggeri (rigorosamente in contanti). E ci sono l’amore che nasce tra Vittorino e la barista impersonata da Eleonora Agnarelli e l’amore finito fra Athos e sua moglie, che è andata in fuga come Baldini da Coppi e gli ha lasciato solo una bicicletta.
Da dove arriva la passione di Paolo Cevoli per il ciclismo?
Diciamo che in Romagna le due ruote fanno parte della nostra routine, che siano moto o bici e noi romagnoli siamo dei grandi tifosi. Sono amico personale di Valentino Rossi, più tutti gli altri del circuito del motomondiale. E poi c’è il ciclismo. Io sono un cicloamatore, però mi è sempre piaciuto ancora prima del Panta, quando c’erano campioni come Gimondi, Motta, Moser e gli altri.
Come è nata l’idea di fare questa serie?
E’ nata con il meccanismo di raccontare dei valori attraverso lo sport. Con “Intanto Parti” lo abbiamo fatto con il ciclismo, nel futuro abbiamo in mente di farlo con il rugby e poi anche il motociclismo. Il tema di questa prima serie è la resilienza, il fatto che di fronte a una sconfitta si deve ripartire. Prima volevamo farlo solo su Pantani, poi ho conosciuto il figlio di Ercole Baldini, Mino Baldini, che fra l’altro ha partecipato come comparsa interpretando se stesso, e abbiamo aggiunto suo babbo.
Per questo li avete messi insieme?
Abbiamo paragonato questi due artisti romagnoli molto diversi, anche come epoca. Ci sono 40 anni di differenza, però tutti e due hanno raccontato la nostra terra, la Romagna, e lo stesso valore del ciclismo: la capacità di non mollare mai.






Da romagnolo è appassionato, a parte il taglio di capelli, che cosa ti piace di Pantani?
Ho avuto la fortuna di conoscere Marco e tra l’altro abbiamo partecipato anche a una partita di calcio sulla sabbia. Correva, sembrava un cavallo di razza, aveva un’energia e una forza fuori dal comune. Nella serie lo spiego così: loro sono eroi, non sono solo dei campioni.
Spieghiamo la differenza?
In Italia ci sono stati tantissimi campioni di ciclismo e non solo, ma con loro è diverso. L’eroismo è qualcosa che ti fa entrare nel mito, anche qualcosa di misterioso. Tanti altri hanno vinto grandi corse ultimamente, come Nibali, ed erano tutti dei campionissimi, ma non degli eroi. C’è qualcosa, anche nel motociclismo…
Ad esempio?
Ultimamente Bagnaia ha vinto un sacco di gare, anche Bezzecchi: sono formidabili, ma non sono eroi come Valentino. Valentino è eroico. Entri nel mito per tanti motivi. Uguale con Villeneuve nell’automobilismo. Di fatto non ha vinto nulla, però per qualche mistero è diventato un eroe. Il modello che tutti vogliono essere: io vorrei essere come lui. Nella serie dico la frase sul fatto che se ami il ciclismo puoi pedalare dove è passato il Panta e non è poco. Con la tua bicicletta, con il tuo passo, però puoi farlo, vedi le scritte e dici: «Cavolo, qui ha vinto Pantani. Qui è successo quell’episodio». La mitologia dello sport è un po’ questa, hai capito?






Alla fine lo sport va oltre lo sport e insegna la vita…
Lo abbiamo scelto per questo motivo, perché lo sport è una delle poche cose veramente educative anche per i ragazzi, perché puoi raccontare dei valori veri. Infatti tutti i gesti antisportivi a me danno un fastidio pazzesco, perché vuol dire far passare un messaggio negativo. Il campione e l’eroe devono sempre comunicare un messaggio positivo perché i ragazzi pensino di voler essere come lui.
Da romagnolo e appassionato, che effetto ti fa pensare a come è uscito di scena Marco Pantani?
E’ doloroso. Tra l’altro, non so lo avete notato, c’è proprio la scena dove io pedalo e c’è dietro l’Hotel delle Rose (quello in cui è stato trovato il corpo del Pirata, ndr). Poi c’è il mistero, ma noi non abbiamo voluto trattare questo tema. Abbiamo preferito far conoscere chi sia stato Pantani.
Sei soddisfatto dei riscontri di pubblico?
Molto, moltissimo. Poi questa scelta di farlo su YouTube, che ho voluto assieme alla produzione, è molto bella perché è un canale veramente democratico. Se funziona, lo vedono tutti. Se non funziona, pace…. Tant’è vero che stiamo aspettando le prossime serie: uno sport, un valore. Il vantaggio del ciclismo è che aveva degli eroi da raccontare, nel rugby ad esempio non abbiamo dei personaggi di quel livello: sono famosi ma non sono così forti, come nel ciclismo o la MotoGp.






Vittorio Pettinato, tuo nipote Vittorino, rappresenta l’italiano giovane che non conosce ormai più la storia di quegli eroi?
L’idea è fare un salto generazionale di 30 anni. Praticamente Vittorino non ha mai sentito parlare di Pantani, tanto meno di Ercole Baldini. Io invece mi ricordo le biglie con la faccia di Ercole. E poi me lo raccontava mio babbo, perché mio babbo – tra l’altro lo dico nella fiction ma è la verità – nel 1956 era in Australia, era emigrato in Australia, quando avvenne l’episodio dell’Inno di Mameli cantato dai tifosi il giorno che Baldini vinse le Olimpiadi.
Non resta che mettersi comodi e vederla. E poi, se volete fare una cosa da osservatori attenti, andate a leggere i commenti sotto i vari episodi, per rendervi conto che leggerezza non significa mancanza di contenuti e la spensieratezza è il modo migliore per arrivare al cuore dello spettatore. Bravi tutti. Col sorriso sulla bocca, da appassionati, ci sentiamo di dire che avremmo visto volentieri anche qualche episodio in più.