Questa sera inizia il Tour de France. Non quello pedalato, ma quello dei corridori. Dalle 18,30, infatti, davanti alla Sagrada Familia, andrà in scena la presentazione delle squadre. Sarà un grande bagno di folla. A Barcellona sono attese quasi 500.000 persone in più rispetto alla normale affluenza. Numeri da capogiro. E questo grazie a un parterre de roi… è proprio il caso di dirlo.
E sbirciando, studiando e ristudiando questo parterre abbiamo notato numeri e statistiche curiose, alcune delle quali meritano anche riflessioni più approfondite. Al via, sabato sera, con la cronosquadre ci saranno 184 atleti in rappresentanza di 23 team. Da questi due numeri ne nascono tanti altri… scopriamoli.


Parterre de roi
Se Sanremo è Sanremo, il Tour è il Tour! Il parterre è stellare e non è certo una novità, ma quest’anno lo è ancora di più. Tadej Pogacar, Jonas Vingegaard, Paul Seixas. E poi Remco Evenepoel, Mathieu Van der Poel, Tom Pidcock… mentre Wout Van Aert ha dovuto dare forfait.
Perciò, scorrendo la classifica UCI, sulle strade di Francia sono presenti ben 15 dei primi 20 corridori al mondo. Già numeri importanti. Ed è un dato in qualche modo fuorviante, perché, a esclusione di Van Aert, fermato da un infortunio, gli assenti sono coloro che hanno disputato il Giro d’Italia e che sono risaliti in classifica grazie ai punti conquistati nella corsa rosa.
Perché, se si estende la graduatoria, la qualità sale ancora. Facciamo un esempio: Lenny Martinez è 24° nel ranking UCI e, con ogni probabilità, dopo la Grande Boucle supererà almeno alcuni dei rivali più vicini che non sono presenti. A proposito, i cinque atleti assenti sono, nell’ordine: Felix Gall (6°), Van Aert (11°), Tobias Lund Andresen (13°), Paul Magnier (14°) e Christian Scaroni (17°).


Giovani semidei
E restiamo sempre in termini di qualità e di numeri. E’ a dir poco curioso, quasi inquietante, come sei dei migliori giovani del gruppo siano già autentici fuoriclasse. Tre di loro potrebbero addirittura salire sul podio di Parigi.
Il più giovane in assoluto, con quasi tre anni in meno rispetto al penultimo, Robbe Dhondt della PicNic PostNL, è Paul Seixas. Il francesino sta scuotendo gli animi come, forse ancora più di quanto fece Thibaut Pinot ai suoi esordi. In questa lista figurano anche Joshua Tarling, che per pochi giorni precede Isaac Del Toro. Poi Lenny Martinez e Romain Grégoire. Juan Ayuso, invece, è quasi un veterano in confronto, visto che occupa soltanto (tra virgolette) la dodicesima posizione tra i più giovani.
Ma questo è lo specchio del ciclismo attuale. I giovani, come ci diceva Mattia Cattaneo ieri, dispongono di strutture, metodologie e informazioni a 360 gradi che consentono loro di raggiungere il massimo rendimento molto prima rispetto al passato. E se vai forte le squadre ti portano subito al vertice. Non possono fare altrimenti nel ciclismo dei numeri.
Poi subentrano altri elementi: tattica, gestione della pressione e, in una parola, esperienza. Ma quella ha un solo giudice: la strada.


Italiani su, francesi giù
Il barometro dell’Italia indica ancora maltempo, ma quest’anno la lancetta segna forti piovaschi e non tempesta, come accadde due edizioni fa: 7 italiani nel 2023 e 6 nel 2024. Al via schieriamo 12 corridori: Filippo Ganna, Davide Piganzoli, Edoardo Affini, Antonio Tiberi, Stefano Oldani, Matteo Trentin, Damiano Caruso, Mattia Cattaneo, Marco Frigo, Simone Velasco, Davide Ballerini e Lorenzo Germani.
Tre di loro saranno certamente votati alla causa dei rispettivi leader in lotta per la maglia gialla: parliamo dei due uomini della Visma-Lease a Bike, Edoardo Affini e Davide Piganzoli, e di Mattia Cattaneo, preziosissimo gregario della Red Bull-Bora-hansgrohe.
Gli altri, invece, potrebbero avere ottime possibilità di andare a caccia di un successo di tappa. Già Filippo Ganna, per esempio, potrebbe conquistare una parte importante dell’eventuale vittoria nella cronosquadre di sabato. La Ineos ha portato anche Tarling e ha lavorato moltissimo proprio in funzione di questo obiettivo.
Davide Ballerini, invece, potrebbe sfruttare il suo spunto veloce oppure inserirsi nella fuga giusta, immaginando uno sprint a ranghi ristretti. Certo, tornare a vincere come accadde lo scorso anno con Jonathan Milan non sarà semplice, ma la speranza non può mancare ancora prima del via.
Sempre parlando delle nazioni rappresentate, va segnalato che, per la prima volta, la Francia non è il Paese con il maggior numero di corridori al via. Ne schiera otto in meno rispetto allo scorso anno e così il Belgio la supera: 31 atleti contro 30. Guarda caso, l’Arkéa-B&B Hotels è scomparsa e squadre come la Decathlon-CMA stanno diventando sempre più internazionali. ai numeri non si comanda.


I senza contratto
Dei 184 partenti di Barcellona, oltre un terzo, 64 per la precisione, è privo di un contratto per la prossima stagione. Questo può voler dire tutto e niente. Ma quale migliore vetrina del Tour de France per mettersi in mostra?
Una volta si diceva che il corridore senza contratto andasse più forte, che era in caccia. La maggior parte di questi atleti occupa posizioni intermedie nella classifica UCI. Molti non sono né velocisti né uomini di classifica e viene naturale pensare che possano rendere ancora più spettacolari le tappe mosse, andando a caccia di fughe e risultati importanti sia per la squadra sia per il proprio futuro.
Anche qui, tuttavia, non manca qualche pesce grosso. E uno è gigantesco: Remco Evenepoel. Si sa che il belga ha un accordo di massima con la Red Bull-Bora-hansgrohe, ma tecnicamente il suo contratto è depositato fino al termine della stagione. E proprio la Red Bull è uno dei team che guarda con maggiore interesse anche a Paul Seixas…
Se poi il corridore senza contratto è uno come Edoardo Affini, cambia relativamente poco sotto il profilo tattico. E’ un pilastro della Visma-Lease a Bike. Certamente il mantovano lavora sempre al massimo, ma questa situazione potrebbe rappresentare un piccolissimo stimolo in più. Sia chiaro: abbiamo preso Affini soltanto come esempio. La sua professionalità e la sua lealtà non sono minimamente in discussione.
Altri nomi illustri senza contratto sono Richard Carapaz, Egan Bernal, Quinn Simmons e Arnaud De Lie.


Il corridore prototipo
Secondo le statistiche, il partecipante medio al Tour de France è alto 181 centimetri, pesa 68 chilogrammi e ha 29 anni. Numeri praticamente identici a quelli del Giro d’Italia, dove però l’età media è inferiore di circa sei mesi. Cambiano invece leggermente alla Vuelta: 27 anni, 180 centimetri e 66 chilogrammi. Evidentemente in Spagna gli scalatori incidono ancora di più.
E allora chi è, di fatto, il corridore tipo? Se non fosse per l’età, quello che più si avvicina al profilo statistico del Tour è Florian Lipowitz. Magari è proprio questo il prototipo del professionista del futuro: più alto, più pesante e, di conseguenza, più potente. Nell’era in cui il peso conta leggermente meno rispetto al passato, a vantaggio dell’aerodinamica, chissà…
Quanto ai più leggeri, continua il derby tutto francese fra Valentin Paret-Peintre e Lenny Martinez: entrambi dichiarano 52 chilogrammi, ma Valentin è alto dieci centimetri più di Lenny. Il più pesante, invece, è il norvegese Soren Waerenskjold: 1,95 metri per 92 chilogrammi. Pensate quando dovrà portare la sua stazza sull’Alpe d’Huez. Lì si che dovrà fare dei numeri… ma di altro genere!