Paul Seixas

Giovanissimi al Tour: Seixas come Sagan? Sentiamo Amadio

09.05.2026
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E’ notizia ufficiale che Paul Seixas farà il Tour de France. In Francia sono letteralmente impazziti. Eppure un sondaggio proposto da CyclismeActu, noto media d’Oltralpe, tra i suoi lettori, raccontava altro: quasi due terzi degli utenti erano contrari alla partecipazione del giovanissimo talento della Decathlon-CMA.

Ma poi c’erano le voci. Christian Prudhomme, direttore della Grand Boucle, era equilibrato nelle sue dichiarazioni, ma sotto sotto lo voleva eccome. Mentre Tadej Pogacar era già sicuro che ci sarebbe stato. E che ci sarebbe anche dovuto essere. Solo Bernard Hinault si era detto contrario. Qualche malalingua ha detto perché avrebbe perso il record di essere stato l’ultimo francese ad aver vinto il Tour de France. Ma non è assolutamente così. Hinault era il primo a tifare i vari Pinot e Bardet ai tempi.

Un tema che noi abbiamo voluto girare a Roberto Amadio, oggi commissario tecnico della nazionale, un tempo team manager dell’ultima grandissima squadra italiana, la Liquigas. All’epoca Amadio si ritrovò in parte nella stessa situazione dei dirigenti Decathlon.

Un giovane Sagan con Roberto Amadio. Al suo arrivo nessuno immaginava che Peter avrebbe inciso tanto sul valore del team stesso
Nonostante le sue doti Amadio portò Sagan al Tour al terzo anno da pro’
Un giovane Sagan con Roberto Amadio. Al suo arrivo nessuno immaginava che Peter avrebbe inciso tanto sul valore del team stesso
Nonostante le sue doti Amadio portò Sagan al Tour al terzo anno da pro’
Roberto, dunque come andò con Peter Sagan?

Sicuramente all’epoca avevamo meno pressioni, primo perché Sagan non era uomo da classifica e poi neanche era francese. Ma lo stesso Sagan, Nibali, Moser e tutti i giovani che sono stati con noi hanno avuto un percorso alla vecchia maniera. Quindi più regolare, progressivo. Nei primi due anni nessuna grande corsa a tappe. Poi la Vuelta al terzo anno e quindi gli altri grandi Giri. Ecco, proprio Peter esordì al termine del secondo anno alla Vuelta. Ma perché era Sagan. Vinse tre tappe e la maglia verde. Seixas si propone come uomo da classifica. Sono due concetti estremamente diversi.

E la cosa si fa ancora più dura per il giovane francese…

Tre settimane di corsa sono ben diverse da quello che abbiamo visto ai Paesi Baschi o comunque nelle corse di una settimana che ha disputato sin qui. E anche il livello è differente.

Cosa cambia?

Tutto: come approcciare i grandi Giri, gestire il recupero, la squadra, la fatica… la corsa. Avrà una squadra forte suppongo. Loro sono migliorati molto, ma non so se potrà avere qualcuno che possa fare la corsa parallela. Insomma un altro leader. L’esempio più classico fu con Nibali vicino al più maturo Basso. Per carità, alla fine ci vogliono le gambe ma anche l’esperienza conta. L’esperienza per gestire i momenti più difficili.

La grandeur del Tour (e anche gli sforzi fisici di tre settimane) potrebbero essere troppo anche per Seixas (foto ASO/Aurélien Vialatte)
La grandeur del Tour (e anche gli sforzi fisici di tre settimane) potrebbero essere troppo anche per Seixas (foto ASO/Aurélien Vialatte)
Tu porteresti un co-leader insomma?

Io adesso non conosco bene l’obiettivo della Decathlon-CMA e se davvero vorranno fare classifica con Seixas, ma si sta dimostrando una delle migliori squadre assieme alla Red Bull-Bora e alla UAE Emirates. E’ un po’ la squadra rivelazione. Hanno fatto un grande cambio di mentalità, a prescindere da Seixas. E questo aspetto, anche nella gestione e nello sviluppo dei materiali, è una cosa nuova per le squadre francesi. Senza dubbio è un elemento positivo per Seixas.

Quindi è un rischio…

Dipende dagli obiettivi. Se non vado per la classifica si può anche tentare. Altrimenti se vado per vincere la cosa si complica. Se vado per fare esperienza, punto a vincere una o due tappe simboliche o anche a una top 10 nella generale dico di sì. Si può provare anche con un ragazzo così giovane. Ma se davvero lo portano per vincere qualche perplessità mi viene. A 19 anni, anche se fortissimo, troverà squadre e atleti agguerriti. E’ il Tour de France.

Questo è un ciclismo che non aspetta. Hanno uno forte, forte: lo buttano dentro…

Un percorso di crescita graduale per me ci vuole sempre. Di contro, Seixas ha detto che ci sarà, ma non ha specificato cosa vuole fare…

I francesi adoravano Peter Sagan, anche quando non andava più fortissimo. Figuriamoci cosa può accadere con un loro connazionale
I francesi adoravano Peter Sagan, anche quando non andava più fortissimo. Figuriamoci cosa può accadere con un loro connazionale
L’ambizione non gli manca (sembra che sia stato proprio lui ad imporsi per fare il Tour). I francesi vogliono che vinca, parliamoci chiaro.

Quello è il problema. Se non va bene vi immaginate le critiche… anche se è giovanissimo? Non è solo il risultato finale che conta. Mi sembra che questo ciclismo bruci le tappe. Dopo tre anni, se un ragazzo non ha fatto bene, via col giovane successivo. Un risultato negativo può influire negativamente sul resto della sua carriera. Per questo un co-leader gli farebbe comodo.

Okay, ma oggettivamente chi potrebbe essere un co-leader di quello spessore? Il migliore che hanno è Felix Gall ed è qui al Giro d’Italia

Gall può fare l’accoppiata Giro e Tour e così può stare vicino a Seixas. Portarlo o non portarlo: servono idee chiare. La prima: conoscere bene l’obiettivo. La seconda: che squadra da mettergli attorno. Terzo: la consapevolezza dell’approccio mediatico. Quest’ultimo aspetto sarà importantissimo, sarà devastante per lui. Seixas il Tour non lo ha mai fatto e non può sapere cosa lo attende. Anche da questo punto di vista la squadra lo deve tutelare. Un altro capitano, anche se marginalmente, dividerebbe la pressione… che per Seixas sarà altissima.

Con Peter come andò in tal senso? Vi ritrovaste a fare i conti con più attenzione mediatica di quanta ve ne aspettavate?

Va detto che Peter era bravissimo su queste cose. Al di là del ciclista lui era un personaggio. Personaggio vero, autentico. E lo è stato sin da subito. Aveva una naturalezza incredibile. Non pensava quello che diceva… ma lo diceva correttamente. Era spontaneo. Penso ai suoi gesti teatrali quando vinceva. Alle impennate. E poi era forte, veramente un gran corridore. Però torno a ripetere, perché il nocciolo della questione è questo: è diverso combattere per la maglia verde, anche se al primo anno come fece Peter, che per la generale. E’ una gestione di squadra completamente diversa. Anche se poi, a quei tempi, in Liquigas correvamo sia per la classifica sia per le tappe.

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Cosa ti piace di questo ragazzo, Roberto?

Che è entusiasmante, non ha paura… Al primo anno da professionista uno così è tanta roba.

Da ex team manager e visti i tempi attuali, te lo saresti aspettato questo debutto così precoce?

Sì, perché è in una squadra francese. Se fosse stato in un’altra squadra probabilmente avrebbe fatto un altro percorso. Almeno per questo primo anno da professionista.