Matteo Malucelli Giro 2026

Malucelli e il post Giro. Anche a 32 anni c’è da scoprire

13.06.2026
8 min
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Da Gualdi, passando per Turconi e ora Matteo Malucelli. Ognuno ha il suo primo Grande Giro e ognuno ha effetti e approcci differenti. Malucelli, a trentadue anni, ha concluso la corsa rosa. E’ arrivato ultimo, lottando con Simone Consonni (penultimo) fino alla fine: da buon velocista, quando sono arrivate le montagne sono iniziati anche i guai.

Per uno sprinter puro come Malucelli arrivare a Roma non era affatto scontato. Ma la gestione oculata nelle tappe più dure ha fatto sì che ce la facesse. Non solo: con il velocista della XDS-Astana è interessante capire cosa lascia il primo Grande Giro in un atleta che ha già superato i trent’anni. Incide? E quanto rispetto a un giovane?

AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli
Matteo Malucelli, 33 anni ad ottobre, ha appena concluso il suo primo grande Giro
AlUla Tour 2026, 4ª tappa, Winter park - Shalal Sijlyat Rocks, Matteo Malucelli
Matteo Malucelli, 33 anni ad ottobre, ha appena concluso il suo primo grande Giro
Matteo, partiamo dalle emozioni. Alla fine ce l’hai fatta e finalmente sei riuscito a fare il Giro d’Italia

Sì, almeno quell’obiettivo l’ho raggiunto. Di obiettivi ne avevo due…

L’altro possiamo immaginare fosse una vittoria di tappa?

Sì, ma sono sincero: nella mia testa sarei stato soddisfatto di finire il Giro e fare un podio in una tappa. Bisogna essere onesti con se stessi. Vincere una tappa al primo Grande Giro, se non sei un fuoriclasse – e io non lo sono, lo dimostra anche l’età con cui sono arrivato a fare questo primo Giro d’Italia – non è facile. Poi è anche vero che le volate sono una storia a parte. Se pensiamo che un forte come Milan si è salvato proprio alla fine… C’è stato un dominio esagerato di Magnier. Quindi vincere una tappa era davvero difficile, ma magari un podio ci sarebbe potuto stare con le gambe che avevo, specialmente nelle prime tappe. Ci sono state tre volate nei primi sei giorni.

E qual è secondo te quella in cui ci sei andato più vicino?

Ho fatto quinto alla terza tappa, però per come si stavano mettendo le cose il primo giorno forse poteva essere il migliore. A Burgas, ai 600 metri eravamo in una buona posizione. Avevo ancora Davide Ballerini con me e le gambe erano buone. Quella poteva essere l’occasione migliore. Da parte mia nelle volate sono sempre partito per vincere. L’importante era provarci.

A Sofia Malucelli ha ottenuto il quinto posto, suo miglior piazzamento in questa corsa rosa
A Sofia Malucelli ha ottenuto il quinto posto, suo miglior piazzamento in questa corsa rosa
A Sofia Malucelli ha ottenuto il quinto posto, suo miglior piazzamento in questa corsa rosa
A Sofia Malucelli ha ottenuto il quinto posto, suo miglior piazzamento in questa corsa rosa
Malu, sei arrivato a Roma. Cosa ti ha lasciato questo Giro?

Quando sei in corsa non ti rendi conto davvero di cosa stia succedendo attorno a te. Sì, vedi che c’è più gente del solito, magari arrivi vicino casa tua, ripassi in luoghi dove avevi corso, rivedi persone con cui avevi lavorato. Alla fine sei tu che vai a trovare loro e non il contrario. A Milano, per dire, è venuto a trovarmi il massaggiatore che avevo dieci anni fa alla Tevigiani… ed erano dieci anni che non lo vedevo. Ma ti rendi conto davvero di cos’è il Giro d’Italia quando torni a casa.

Cioè, cosa intendi?

Perché il modo che ha la gente di approcciarsi con te cambia. E’ la Rai che ti dà la visibilità, Eurosport lo guardano gli appassionati. La vecchietta accende la televisione su Rai 2 a mezzogiorno perché c’è il Giro d’Italia e la spegne alle sei di sera. In quelle tre settimane ha modo di conoscerti. Così vai al supermercato e il cassiere sa chi sei. Il vecchietto che prima sapeva più o meno cosa facevi, adesso ti saluta. Perché in qualche modo ora ti conosce.

E invece, Matteo, a livello fisico cosa ti ha dato la corsa rosa? Si dice che il primo Grande Giro cambi il motore, però è un discorso che di solito si fa con i giovani. A trent’anni suonati, com’è? Hai avvertito qualcosa?

Ho iniziato a riprendermi davvero questa settimana. Vi spiego bene. Mi hanno tutti fatto del terrorismo psicologico sulla terza settimana e così, appena potevo, mi staccavo per risparmiare. Tante volte mi staccavo per primo, con la paura di non dover fare troppa fatica. E comunque anche in quei casi devi essere bravo di testa, perché fai 200 chilometri magari in 40 corridori e non passano mai. Mi dicevano: «Se fai troppa fatica, dopo non recuperi». E sono arrivato all’inizio della terza settimana che stavo benissimo.

Appena poteva Malucelli si staccava, ma certo in salita ha faticato tantissimo. Specie nei due tapponi finali
Appena poteva Malucelli si staccava, ma certo in salita ha faticato tantissimo. Specie nei due tapponi finali
Appena poteva Malucelli si staccava, ma certo in salita ha faticato tantissimo. Specie nei due tapponi finali
Appena poteva Malucelli si staccava, ma certo in salita ha faticato tantissimo. Specie nei due tapponi finali
Insomma, vuoi dire che è stato facile?

Aspettate… All’ultimo mercoledì, all’improvviso si è spento tutto! Nel giro di due giorni mi è arrivata addosso la mazzata. E me ne sono accorto già dalla notte prima. Sono andato a letto, ho dormito dieci ore e mi sono svegliato con la sveglia. Normalmente mi svegliavo sempre prima, verso le 7,30-8. Quella mattina invece, oltre a servirmi la sveglia, appena ho aperto gli occhi mi sono detto: ma è possibile che sia già ora di alzarsi? Nella mia testa erano passate 3-4 ore e invece erano dieci. Sembrava come quando la domenica ti alzavi dopo la notte in discoteca: eri rintontonito tutto il giorno. Era la tappa di Ca’ del Poggio e pensavo fosse una giornata tutto sommato tranquilla. Invece la fuga non partiva ed è stata una gran fatica su quelle salitelle iniziali. Da lì ho fatto tre giorni stanchissimo. Non ho più recuperato. Ero morto. A Roma, quando ha attaccato Ganna, per poco non mi staccavo. Ero finito.

E tu che idea ti sei fatto?

Mi hanno detto che è andata così perché era il mio primo Grande Giro, che non ero abituato a fare uno sforzo di tre settimane. Chi ne ha fatti di più magari sa come gestire il momento in cui arriva la fatica. Io, per dire, la domenica sera quando sono tornato a casa ho fatto due giorni dormendo, ma senza dormire veramente. Mi giravo e mi rigiravo: avevo freddo, poi caldo, poi sete, poi sudavo… Solo dal mercoledì ho dormito bene e ho capito che stavo iniziando a recuperare. Ho passato anche 15 ore a letto. E lo stesso per la fame: mi è tornata dopo 4-5 giorni.

A proposito di fame, l’altro giorno Simone Gualdi ci ha detto che faticava a mangiare alla fine. Anche per te è stato così?

Confermo. Ti davano da mangiare talmente tanto che quasi non ce la facevi più. Un quantitativo calorico che era difficile da rispettare. Anche nel sonno ho avuto ripercussioni in merito. Da sempre mi sveglio 2-3 volte per fare pipì la notte. Negli ultimi giorni non mi svegliavo e al mattino, senza aver buttato fuori quei liquidi, ero gonfio. Ero anche due chili sopra.

Matteo Malucelli Giro 2026
Malucelli ha parlato anche della popolarità che ti dà il Giro. Anche questo contribuisce al cambiamento
Matteo Malucelli Giro 2026
Malucelli ha parlato anche della popolarità che ti dà il Giro. Anche questo contribuisce al cambiamento
Qual è stata la tappa più difficile, Matteo?

Piancavallo, più delle Dolomiti. Una cosa che secondo me mi ha fregato, credo per mia inesperienza, è stata quella di dire: tanto è l’ultima settimana, vedrai che vola. Inizi a fare il conto alla rovescia: meno 6, meno 5… a quel punto non passa più. E così, fatta la tappa del Giau, pensavo: Cosa vuoi che sia fare due volte Piancavallo? Il problema è che se dopo la tappa del Giau non ho recuperato e a quel punto anche Piancavallo è diventato un ostacolo. Il mio problema poi non è stato tanto Piancavallo in sé, quanto quella salitella che c’era prima. Mi sono staccato da solo. Non andavo più avanti. Fortuna che, con un po’ di mestiere e una caduta che ha rallentato il gruppo, ho ripreso la coda delle ammiraglie. Tra l’altro ho notato che in un Grande Giro, almeno dietro, c’è molto più fairplay fra le squadre. Anche gli altri diesse ti chiedono se hai sete, fame… Insomma ti danno una mano.

E adesso, Malu, come ti senti fisicamente dopo una dozzina di giorni dalla fine del Giro?

Ho fatto un paio di giorni di riposo assoluto e tre-quattro giorni super tranquilli in bici. Poi man mano le sensazioni sono migliorate e il mio grande punto di domanda è: quanto dura questa condizione? Perché alla fine io non lo so. Per me si è trattato del primo Grande Giro e non so cosa succederà.

Cosa ti aspetti? Prima si diceva del discorso del motore che cambia…

C’è chi la settimana successiva era morto e poi quella dopo volava, e poi iniziava il declino. Altri che sono crollati subito. Io non so cosa mi succederà. E sono anche curioso, a dire il vero…

Stai ancora scrivendo questo libro insomma…

Esatto, le pagine sono bianche. Vado in bici, mi alleno e sento che qualcosa è cambiato. E’ cambiata la percezione della fatica. Quello che prima magari ti sembrava una cosa dura, adesso sì, resta dura, ma non è più così impossibile. Allenamenti in salita che prima del Giro dicevi: porca miseria e ora? Adesso di fronte ad un allenamento così penso che nella 18ª tappa di quel dislivello l’ho fatto il triplo.

Matteo Malucelli, sprint, XDS-Astana
A distanza di quasi due settimane dalla fine del Giro Malucelli ha parlato di buone sensazioni in allenamento. Anche in gara sarà così?
Matteo Malucelli, sprint, XDS-Astana
A distanza di quasi due settimane dalla fine del Giro Malucelli ha parlato di buone sensazioni in allenamento. Anche in gara sarà così?
Hai fatto dei test? Hai qualche riscontro numerico di questo post Giro?

Non ancora. Mi hanno detto che dovrebbe esserci un miglioramento, ma questo upgrade lo si vede bene nella seconda parte dell’anno e soprattutto nell’inverno successivo. Quando riparti dovresti avere qualcosa in più. Però queste sono le esperienze che hanno avuto gli altri. Fra qualche mese vi dirò le mie.

Cosa prevede adesso il tuo calendario?

Domani correrò a Copenhagen. Tornando al discorso di prima, più di qualcuno mi chiama e mi chiede cosa mi aspetto da questa prima gara post Giro. E io rispondo che non lo so. Mi sembra anche di stare bene, magari parto, prendo quattro fiammate e sono morto da buttare via. O magari volo. In allenamento non mi sembro male, ma un conto è allenarsi, un altro è correre.

E dopo cosa farai?

L’Italiano, e poi a luglio starò senza correre. Ad agosto invece dovrei fare il Polonia o Burgos.