PIAN DI PEZZE’ (Belluno) – Quel minuto e poco più di vantaggio che aveva Giulio Ciccone all’imbocco della salita finale lasciava ben sperare, poi Giulio Pellizzari e Sepp Kuss hanno iniziato a spingere forte. Molto forte. E alla fine l’americano ha mostrato a tutti perché ha vinto una Vuelta e perché è presente nel 95 per cento dei Grandi Giri messi in bacheca dalla sua Visma-Lease a Bike.
Succede così che all’ombra del Monte Civetta spunti lui per primo. Denti in mostra. Una smorfia di dolore. Spalle che ondeggiano. La gamba che improvvisamente non raccoglie più il rapporto. Ma ormai anche gli ultimi 300, terribili, metri sono alle spalle.


Kuss, felicità e dolore
Kuss vince dunque la sua prima tappa al Giro d’Italia. E se si toglie, parlando da italiani s’intende, che ha battuto Ciccone, tutto sommato non si può che essere contenti nei confronti di un ragazzo e di un corridore che è sempre disponibile, educato e soprattutto generoso coi compagni.
«Se sono così – racconta Kuss – è grazie a loro, ai miei genitori. Sapevo che ai 500 metri c’era mia madre. Ha viaggiato tanto in questi giorni e questo mi ha reso ancora più felice. Non credo ancora che abbia fatto così tanta strada per vedermi. Papà invece vede le tappe da casa, negli Stati Uniti, sin dal chilometro zero… Ma lì sono le 4 del mattino».
La gioia della vittoria è condivisa da tutta la Visma-Lease a Bike che sull’arrivo si abbraccia, si cerca, si aspetta. I compagni di Jonas Vingegaard hanno gli occhiali rosa e per loro è stata, ancora una volta, una grande giornata.
«Nel finale – racconta Piganzoli – in pratica noi della Visma avevamo tre corse in contemporanea. Kuss davanti. Jonas per la rosa e io dietro che spingevo per la maglia bianca. Jonas sul Giau mi ha detto che, se le cose fossero rimaste così, avrebbe tirato per me nella scalata finale. Poi Felix Gall e gli altri hanno attaccato. Io sono rimasto indietro e non è stato possibile. Ma nel frattempo ero contento nel sentire per radio quel che stava facendo Sepp».
Persino i rivali lo avevano già incoronato: «Si vedeva che Kuss stava bene. Era il favorito», ha aggiunto Pellizzari a fine tappa. In effetti aveva colpito la facilità con cui Sepp aveva chiuso su Ciccone sul Passo Giau.






Via libera Sepp
Una vittoria relativamente inaspettata, in quanto nata a tavolino già ieri sera. Quando la squadra aveva detto a Kuss che avrebbe avuto il suo spazio.
«Non succede spesso, ma quando ho l’opportunità spesso riesco a coglierla. Anche oggi ho fatto così. Sono riuscito ad azzeccare il momento dell’ingresso in fuga all’inizio della tappa. Stamattina proprio Jonas mi aveva detto: segui Ciccone e metticela tutta. Sono felicissimo. La grande sfida in questo Giro era vincere la maglia rosa con Jonas. Finora ci stiamo riuscendo. Ma quando ieri sera mi hanno detto che avevo la possibilità di andare in fuga, dovevo cogliere l’occasione a tutti i costi.
«Anche se ammetto che quando Ciccone era davanti, e aveva più di un minuto di vantaggio, ho pensato che fosse finita. Però la salita finale, così ripida, era adatta a me. Così mi sono concentrato sul salire più forte possibile. Quando l’ho visto a metà salita ho capito che ce l’avrei potuta fare».
Kuss racconta poi bene come il chilometro finale sia stato infinito. Spiega come cercasse di spingere a tutta. Di restare concentrato.
«So che non ero bellissimo – spiega Sepp – ma dovevo spingere, spingere fino sulla linea. Non volevo nessun rimpianto. Così ho davvero dato tutto». Come tutto diede Pantani al Giro dilettanti del 1992. Sepp non sapeva che quassù avesse vinto colui che all’epoca ancora non era il Pirata, ma soltanto un giovane scalatore.
«In effetti non sapevo che Pantani avesse vinto qui. L’ho scoperto poco fa sul podio quando mi hanno dato il Premio Pantani. Io guardo spesso i video delle vecchie tappe e so che faceva imprese al termine di tappe durissime… come oggi del resto!».


La squadra prima di tutto…
«Vincere al Giro – prosegue Kuss – è qualcosa che ho sempre sognato. Sto migliorando, sto facendo progressi, ma questo vale anche per tutti gli altri corridori. Ogni anno quindi penso che è sempre più difficile riuscire a vincere. E di conseguenza questo valeva anche per una tappa al Giro. Avercela fatta mi rende incredibilmente felice. In questo modo sono riuscito a completare una trilogia che credevo impossibile. Ho conquistato una tappa in tutti e tre i Grandi Giri. Però, ripeto: non era questo il goal principale».
E qui torniamo al discorso di prima. Riemerge il Kuss uomo squadra. Il gregario di iper lusso che tutti vorrebbero.
«La mia motivazione più grande è aiutare il team. Poi chiaramente, se vinco, sono strafelice. Ma in questa squadra abbiamo Vingegaard che coglie molti successi, ci dice molte cose, ci fa stare tranquilli e noi dobbiamo solo concentrarci sul nostro lavoro. Ora andrò anche al Tour de France, sempre con questo ruolo. Sono contento di farlo. Tra l’altro nel secondo Grande Giro mi trovo sempre molto bene».