CATANZARO LIDO (Cz) – Dopo gli anni dei musi lunghi e degli incompiuti, sembra che sotto il cielo di Francia le cose vadano in modo finalmente trionfale. Chiusa la generazione di Pinot e Bardet e in attesa che Gaudu riesca a darsi continuità, dopo Lenny Martinez e il prodigioso Seixas, ecco che con Paul Magnier il quadro si completa ulteriormente, con un velocista che potenzialmente sarà anche un uomo dl classiche in perfetto stile Soudal Quick Step. E se la prima tappa del Giro era stata condizionata dalla caduta, quella di domenica non ha concesso spazio a dubbi.
«E’ stata una vera e propria volata di gruppo – ha detto il francese – c’erano tutti gli sprinter. E’ stata sicuramente una delle mie vittorie più belle. La prima, quella di venerdì, mi rimarrà impressa a lungo, perché è stata piena di emozioni con la prima maglia rosa. Sapevo di poter vincere ancora e rifarlo con la maglia ciclamino la rende davvero speciale. Come sprinter sento di aver fatto un passo avanti».


La chiamata di Molly
Che il ragazzo avesse talento si era visto già nei mesi scorsi, quando per lui era stato adottato quello che scherzando si potrebbe definire “il protocollo Evenepoel”. Cioè poche interviste per lasciarlo tranquillo e non dargli più pressioni di quelle che potesse sopportare. E lui intanto cresceva.
«Ora prende le cose più sul serio – ha scherzato Dries Van Gestel, suo compagno di squadra – quest’inverno per la prima volta gli ho visto preparare la borsa del freddo da mettere sull’ammiraglia. Due anni fa mi chiamò Johan Molly, talent scout e massaggiatore della Soudal-Quick-Step e mi disse che mi avrebbe voluto in squadra perché avevano questo giovane francese, che aveva ancora tanto da imparare. Era convinto che io potessi aiutarlo e alla fine sono diventato colui che lo porta al punto giusto perché abbia la possibilità di lanciare la sua volata».
I due dividono la stanza e gli insegnamenti di Van Gestel non si limitano alle volate, ma riguardano il modo di tenere la valigia, come organizzarsi in hotel e a che ora spegnere la luce. Raccontano in squadra che lo scorso inverno è stato quello della svolta: fino a quel punto, Magnier amava circondarsi dei compagni più giovani, ora cerca riferimenti più maturi.


Stuyven ultimo uomo
Della volata di Sofia ha parlato oggi anche Anche Van den Bossche, in gara al Giro con il numero 136. La foto di gruppo dopo la vittoria è la conferma implicita che al successo ci credessero e il corridore di Gand, 25 anni, non ha problemi a confermarlo.
«Sapevo che a un certo punto – ha detto – la porta si sarebbe aperta. Era soprattutto una questione di tempismo, capire quando potevamo dare tutto nell’inseguimento della fuga. Negli ultimi 40 chilometri c’era un po’ di nervosismo, ma questo ci ha solo resi più attenti. Io ho cercato di affidarmi il più possibile al mio istinto su strade larghe dove il tempismo è fondamentale. Tenere la testa sarebbe stato difficile, quindi ci siamo sincronizzati con soli quattro uomini e poi Stuyven è stato l’ultimo uomo, al posto di Van Gestel, caduto il secondo giorno».
In quel grande caos della volata, il piano era di piazzare Magnier alla ruota di uno dei migliori velocisti. Quando lo hanno visto nella scia di Milan, hanno capito di aver fatto un bel lavoro. Senza contare che fino allo scorso anno Stuyven lanciava le volate di Milan e un’idea su come anticiparlo potrebbe essersela fatta.


Il bimbo gioca, ma cresce
Van Gestel lo sta vedendo crescere, avendo preso parte a 19 delle 19 volate di Magnier. Il ragazzino divertito e divertente, che nei mesi scorsi faceva il giullare della squadra, continua a giocare, ma è molto maturato. E Stuyven che è arrivato in squadra quest’anno, ha raccontato le sue impressioni ai media belgi dopo la vittoria di ieri.
«C’è una grande differenza tra il Paul del Tour dell’Algarve e quello del Giro – ha detto – e il fatto che si senta forte lo rende calmo. Ascolta quello che gli viene detto. Aveva bisogno di imparare, e penso che abbia già imparato molto. Paul è giovane. Deve ancora fare qualche passo. Ma penso che negli ultimi tempi ne abbia fatti due in una volta!».
Mancano 18 tappe alla fine del Giro, almeno tre sono disegnate per i i velocisti. «Tutti la sognano, ovviamente – dice a proposito della mglia ciclamino che indossa – Milan sa come vincerla, perché l’ha vinta più volte in passato e ha vinto anche la maglia verde del Tour. Era il grande favorito, ma abbiamo dimostrato di essere una squadra forte. L’obiettivo ora è conservarla fino a Roma».
Questo Giro per lui è stato un successo già venerdì con la prima vittoria. Tutto ciò che verrà d’ora in avanti è un bonus. E il Giro in Italia deve ancora cominciare…