Renato Favero si prepara per un mese di maggio, e un inizio di giugno, davvero intensi e pieni di obiettivi. Messi alle spalle gli impegni della nazionale su pista, dopo aver ottenuto un ottimo terzo posto nella prova di Coppa del Mondo in Malesia nel quartetto, è ora di guardare alla strada. Il passista di Bassano del Grappa, che da quest’anno corre con la Biesse Carrera Premac, è stato uno dei riferimenti del movimento giovanile su pista da junior. E adesso che il team di Milesi e Nicoletti gli permette di allenarsi in maniera costante sul parquet è tornato a fare una delle cose che più ama (in apertura foto Camilla Santaromita).
«Tornato dall’impegno azzurro in Malesia – ci dice Favero – mi sono riposato per un totale di quattro giorni, prima di ritornare ad allenarmi seriamente in vista degli impegni su strada. A fine maggio correrò in Toscana e poi alla Due Giorni Marchigiana, mentre dal 4 al 7 giugno sarò in Francia alla Ronde de l’Oise. Una serie di appuntamenti davvero importanti, perché da qui passa la mia possibile convocazione al Giro Next Gen».


Com’è andato questo ritorno alle corse su pista?
Da inizio anno ho fatto gli europei elite, poi la mia prima prova di Coppa del Mondo. Ora correrò su strada, prima di guardare al campionato europeo su pista U23 e alla possibile convocazione ai mondiali di fine anno.
In Malesia hai corso con il quartetto, ottenendo un bel terzo posto, un bilancio positivo?
Secondo me sì. Alla fine mi ero accordato con la nazionale e la squadra per correre solamente la prova in Malesia, anche perché sarei dovuto andare al Giro della Magna Grecia. Solo che poi la corsa è saltata ed era troppo tardi per unirmi alla spedizione azzurra ad Hong Kong, dove sono andati gli altri del quartetto. A Montichiari siamo rimasti ad allenarci solamente Boscaro ed io.


Una preparazione lineare?
E’ andata bene, anche perché in due non si possono fare tanti allenamenti o prove che sarebbero state utili, ad esempio non abbiamo mai fatto una simulazione di gara. Per fortuna conosco molto bene gli altri compagni di quartetto, quindi una volta arrivati in Malesia è andato tutto nel verso giusto.
Con la squadra riesci a trovare un equilibrio?
Mi danno una bella libertà e riesco ad allenarmi una volta a settimana insieme ad altri ragazzi della nazionale a Montichiari, guidati da Salvoldi. Con lui mi trovo bene, è stato il cittì della pista quando ero junior e ritrovarlo anche adesso mi fa piacere.
Riesci a inserire bene gli allenamenti su pista all’interno del programma settimanale?
Sì, anche perché quando devo fare lavori di forza, potenza o SFR li vado a fare in velodromo. Oppure se ho un allenamento sulla bici da crono vado a Montichiari. La giornata con Salvoldi è intensa, ma dà i suoi frutti sia per quanto riguarda la strada che la pista.


Ci spieghi meglio?
Su strada sento di avere un bel colpo di pedale, è una sensazione che ho avuto anche dopo il campionato europeo elite di inizio anno. Negli sforzi brevi, come strappi o in caso di attacchi nel finale di corsa, ho una gamba diversa, la sento piena.
Questa percezione l’ha avuta anche Milesi, che ci ha raccontato del tuo grande amore per la pista…
Anche se non sembra per me la pista rappresenta un momento che mi permette di staccare con la testa. Mi impegno ed è esigente come attività, ma mentalmente mi dà una grande mano, ogni volta che riprendo a correre su strada dopo essere stato in pista mi sento fresco e riposato. Inoltre, sul parquet, ho la consapevolezza di essere forte.
Consapevolezza che è possibile portare anche su strada?
Ci sto lavorando, le dinamiche sono molto diverse, così come le mentalità da avere in corsa. Però mi sto impegnando per trasportare le sicurezze che ho in pista anche su strada. Tanto passerà anche dai prossimi impegni, riuscire a guadagnarmi un posto per il Giro Next Gen sarebbe un bel passo in avanti. Sento di aver bisogno di fare un’esperienza come quella, anche perché nei due anni nel devo team della Soudal non l’ho mai fatto.


In Soudal non riuscivi ad allenarti così tanto in pista, ti era mancato?
Molto, è un tipo di attività che mi dà tanta serenità.
La consapevolezza di essere forte su pista ti spinge a guardare agli impegni futuri, anche quelli più lontani?
Al momento guardo a ciò che arriverà, mi piacerebbe guadagnarmi una convocazione per i mondiali elite. Lì dovrebbero tornare Milan e Ganna, correre nel quartetto con loro sarebbe fantastico.
Ne parli con Salvoldi?
Spesso, lui mi dice che per entrare a far parte del quartetto in maniera stabile serve allenarsi tanto su pista durante l’anno. Gente come Milan, Ganna e Consonni può permettersi di staccare per diversi mesi, io no. Le gare under 23 non danno quella spinta e quella preparazione che si ha con il WorldTour.


Riesci a tenere questo doppio sogno: professionismo e pista, aperto?
Ci provo e lavoro per fare il salto in entrambe le discipline. Mi sono ripromesso di non vivere la cosa come un assillo, ma nella maniera più serena possibile. Penso ad allenarmi, correre e divertirmi. So di essere al terzo anno da U23, e su strada voglio trovare i risultati che mi mancano.
Cosa serve per ottenerli?
Iniziamo con un po’ di fortuna, poi il resto arriverà. In estate di solito trovo la mia migliore condizione, quindi sono fiducioso.