Il Giro d’Italia ha lasciato ieri la Bulgaria ed approda oggi in Italia. Da Nessebar a Sofia, passando per Burgas e altre località… l’inizio della corsa rosa non è stato affatto banale. E non lo è stato non solo ai fini della gara, su tutti i ruzzoloni della seconda frazione, ma anche per ciò che il Giro d’Italia ha rappresentato per la Bulgaria e viceversa (in apertura foto BTA).
Far partire una corsa all’estero, si sa, è principalmente una questione di promozione territoriale, inutile nasconderlo. Lo fa il Giro, lo fa la Vuelta, lo fa il Tour, ma queste operazioni devono davvero lasciare qualcosa. E soprattutto suscitano curiosità su come vengano poi realizzate.
Noi abbiamo sentito il sindaco di Burgas, Dimitar Nikolov, la città dove si è conclusa la prima tappa dell’edizione numero 109 della nostra corsa. E dalle sue parole si possono capire molte cose di una Grande Partenza all’estero.


Sindaco Nikolov, Il Giro è arrivato in Bulgaria: come e quando è nata questa idea?
L’idea è nata più di un anno fa, quando abbiamo iniziato a discutere di come Burgas e la Bulgaria potessero posizionarsi come una moderna destinazione europea per lo sport, il turismo e i grandi eventi internazionali. Fin dalle prime conversazioni abbiamo creduto che la costa del Mar Nero potesse offrire un’atmosfera suggestiva e condizioni eccellenti per un evento di questa portata.
E come mai avete individuato il Giro?
Il Giro d’Italia non è solo una corsa ciclistica: è un simbolo di tradizione, emozione e connessione tra le persone. Per noi è stato un onore diventare parte di questa storia. Burgas porta avanti da tempo una politica di promozione dello sport e di uno stile di vita attivo, quindi abbiamo visto questa opportunità come un passo naturale.
Sappiamo che lei, sindaco, è stato responsabile dell’intera accoglienza: che tipo di lavoro è stato? Quante persone avete accolto in totale?
Prima di tutto vorrei dire che questo è stato il primo evento di tale portata organizzato dalla nostra città. Per questo la sfida è stata significativa. Tutto ciò ha richiesto il coordinamento di decine di istituzioni, squadre e volontari. Per mesi abbiamo lavorato insieme agli organizzatori, alla polizia, ai servizi di trasporto, al settore turistico e ai club sportivi per garantire sicurezza, una buona logistica e un’ospitalità autentica. A Burgas abbiamo accolto centinaia di partecipanti, giornalisti, squadre tecniche e ospiti provenienti da diversi Paesi, e c’è stato anche un grande interesse da parte dei cittadini.


In effetti l’interesse di Burgas lo abbiamo notato anche noi. E lo abbiamo scritto…
La sfida più grande è stata il giorno della partenza, perché coincideva con un giorno lavorativo e scolastico. Per questo la comunicazione pubblica riguardo alle chiusure stradali, alle modifiche del trasporto pubblico e alla distribuzione del cibo per le fasce sociali più vulnerabili è stata estremamente importante.
Come avete fatto?
Abbiamo sviluppato applicazioni e mappe interattive, distribuendo migliaia di volantini ai genitori con largo anticipo rispetto alla partenza del Giro, così che le persone potessero organizzare al meglio il proprio tempo e gli spostamenti verso lavoro e scuola. Credo che questa campagna informativa abbia funzionato bene e che la gente abbia accolto con entusiasmo un evento di livello mondiale. Per noi era importante che ogni ospite percepisse non solo la buona organizzazione, ma anche lo spirito della città: la sua energia, la sua cultura e il suo rapporto con lo sport.
E ci siete riusciti! Nei giorni in Bulgaria abbiamo notato strade buone e automobilisti molto responsabili: qual è la situazione della mobilità sostenibile, soprattutto legata alla bici, in questa area del Mar Nero?
Negli ultimi anni Burgas ha investito con continuità nella mobilità sostenibile. Stiamo ampliando le infrastrutture ciclabili, costruendo nuove piste con ogni nuovo viale realizzato o ristrutturato, e lavoriamo per collegare diverse zone della città e della costa attraverso percorsi sicuri. Sempre più persone utilizzano la bicicletta non solo per sport, ma anche come mezzo quotidiano di trasporto.


Quali sono i vostri progetti per il turismo ciclistico?
La nostra ambizione è fare di Burgas una delle città più verdi e meglio organizzate della regione. Naturalmente c’è ancora molto lavoro da fare, ma stiamo già vedendo un reale cambiamento nella cultura della mobilità e nell’approccio verso uno stile di vita attivo. Stiamo inoltre lavorando a partnership e progetti internazionali con l’obiettivo di trasformare la regione in una destinazione riconoscibile per gli appassionati di ciclismo provenienti da tutta Europa. Il Giro rappresenta una spinta molto forte in questa direzione, perché mostra la Bulgaria a un enorme pubblico internazionale.
Quale eredità lascerà il Giro alla Bulgaria e soprattutto alla vostra città?
L’eredità più importante è l’ispirazione. Quando i giovani vedono atleti di livello mondiale pedalare nelle strade della loro città, cambia il modo in cui guardano allo sport e alle proprie possibilità. Inoltre il Giro inserisce Burgas e la Bulgaria nella mappa dei grandi eventi sportivi internazionali. Questo porterà benefici a lungo termine per il turismo, per l’economia e per l’immagine internazionale della regione. Sono convinto che questo sia soltanto l’inizio di iniziative ancora più grandi, capaci di attirare persone da tutto il mondo verso la nostra costa sul Mar Nero.