Uno dei due nuovi volti italiani all’interno del devo team della Visma Lease a Bike è quello di Francesco Baruzzi, il bresciano tanto imponente quanto buono e dal volto sorridente ha fatto il suo debutto sulle pietre della Roubaix Espoirs. Corsa che dieci anni dopo ha incoronato un altro italiano: Davide Donati.
Per il classe 2007 della Visma Lease a Bike Development l’esordio non è stato tanto semplice, ma sul pavé del Nord della Francia serve sempre un primo passaggio per imparare cosa vuol dire pedalarci sopra. Le qualità e il fisico però ci sono, a questi serve aggiungere costanza e impegno, tratti che a Baruzzi sembrano non mancare.


La bici come un gioco
Lo conferma anche Nicola Loda, ex professionista anche lui bresciano che ha preso sotto la sua ala Francesco Baruzzi da quando di anni ne aveva tredici e correva ancora nel ciclocross.
«L’ho conosciuto al primo anno da esordiente – racconta Loda finita una delle lezioni di spinning in palestra – e correva nel Team Piton CX. Mi avevano chiesto di fare da diesse per la stagione invernale e accettai. Ho seguito Baruzzi e altri ragazzi ovviamente, poi finite le gare suo padre mi ha chiesto di continuare ad allenarlo. Gli dissi di sì, ma con la premessa che avremmo preso tutto come un gioco, d’altronde a quell’età era giusto così. Devo dire che i genitori di Francesco sono bravissimi, mai una parola o una domanda. Penso che per molti ragazzi un atteggiamento del genere sia una salvezza».


Sfide e divertimento
Nicola Loda non ha perso la passione per il ciclismo, anche perché quando una cosa è radicata a fondo in noi è difficile slegarsi. Al massimo cambiano le prospettive, ma mai l’amore viscerale che ci guida.
«Finita la carriera da ciclista – prosegue – ho proseguito con la bici, per passione. Anche se qualche gara mi capita ancora di farla. Con la palestra in cui faccio le lezioni di spinning abbiamo creato un team amatoriale che conta 135 iscritti. Ed è anche da qui che è partito il gioco insieme a Baruzzi, che ancora piccolo veniva con noi e la sua bicicletta da cross quando andavamo a pedalare per qualche giorno a Livigno.
«La bici – ripete Loda – era un gioco, così lui andava in macchina con le ragazze del team fino a Sankt Moritz, per non fare troppe salite, e poi pedalava per una sessantina di chilometri con noi. Per questo tanti del nostro team lo conoscono e gli vogliono un gran bene».


I consigli dell’esperto
Il rapporto tra Francesco Baruzzi e Nicola Loda è sempre stato quello che può esserci con uno zio, o un parente più grande. Tanto divertimento, qualche sana presa in giro ma anche i giusti consigli e tasti da toccare.
«Francesco mi conosceva come ex corridore anche perché ho corso con il padre nelle categorie giovanili – dice ancora Nicola Loda – ma poi ha imparato e chiesto tanto con il passare del tempo. Ricordo che nelle gare da juniores mi chiamava per dirmi quanto avesse fatto o il risultato della gara. Io lo ascoltavo e lo ascolto tanto ancora, ma nel crescere si è creato anche quel sano rapporto di presa in giro e un po’ di competizione.
«Quando mi chiamava per dirmi delle vittorie gli dicevo che quelle gare io le avevo vinte per distacco, mica in volata. Oppure se iniziava a spiegarmi del perché e del come la corsa fosse andata male gli dicevo che chi vince festeggia, chi perde spiega. Tutto sempre con un sorriso, ma è giusto anche non nascondersi troppo. Certe cose che mi hanno insegnato i miei vecchi diesse le ho riportate anche a Francesco. Che di contro mi risponde che sono un “Pannolato”, non proprio un complimento sulla mia età (ride, ndr)».


Diventare corridore
Nicola Loda racconta degli aneddoti insieme a Francesco Baruzzi con l’energia e il piglio di chi ha trovato qualcuno in cui si rispecchia. Prima ancora che dei risultati si guarda alla passione per questo sport.
«Qualche consiglio che mi sono portato dietro dalla mia esperienza da professionista – ci confida Loda – gliel’ho dato, i tre punti principali sono: andare a letto presto, allenarsi tanto e mangiare il giusto. Baruzzi ha un grande potenziale, ma non è questo che mi ha portato a prenderlo con me e lavorarci insieme. In lui ho rivisto la mia passione per la bici e il ciclismo. Quando faceva ciclocross veniva con me a pulire e sistemare le biciclette. E’ un ragazzo con tanta passione e voglia. Questo lo rende speciale. Poi va forte, vero, ma gli ho sempre detto che deve allenarsi sui punti deboli per migliorare davvero.
«So che ora alla Visma – conclude – lavora nella maniera migliore, ma gli dico sempre di parlare con loro, confrontarsi e dire quello che pensa, con il rispetto e l’educazione che non gli mancano. Poi è un ragazzo molto timido, vi racconto questo aneddoto. Il mio idolo è van Aert, Francesco al primo ritiro mi manda una foto con Vingegaard. Era troppo timido per chiedere a Wout, così l’ho spronato e finalmente mi è arrivata. Quella foto mi sa che la conserverò per molto tempo».