Parigi-Roubaix U23 2016, Seid Lizde, FIlippo Ganna (foto Team Colpack)

Dieci anni fa, la Roubaix U23 di Ganna. E l’Italia sogna…

11.04.2026
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Dieci anni: tanti sono passati da quando Pippo Ganna, primo e (ancora) unico italiano, vinse la Roubaix degli U23. Domenica, con una storia ben più corposa di allora, il piemontese dei mille record in pista sfiderà nuovamente quelle pietre. E allora, pur consapevoli che il mondo sia cambiato e gli avversari siano giganteschi anche più di lui, abbiamo rispolverato il ricordo di quella vittoria perché magari gli sia di ispirazione (in apertura Ganna è nelle vecchie docce del velodromo con Simone Bevilacqua e Riccardo Minali).

Il Team Colpack in cui correva andava spesso alla Roubaix degli under 23 e di recente anche noi di bici.PRO siamo stati loro ospiti nella trasferta, ma la vittoria non è più arrivata come invece avvenne in quel 29 maggio del 2016, che fu il suo primo anno magico e si era già aperto con il primo mondiale dell’inseguimento a Londra.

Il 29 maggio del 2016 Ganna vince la Roubaix U23. Ha ancora 19 anni
Il 29 maggio del 2016 Ganna vince la Roubaix U23. Ha ancora 19 anni

2016, l’anno magico

Gianluca Valoti c’era e quel ragazzo e quella trasferta li ricorda bene. Ganna proveniva dalla Viris Vigevano e per il secondo anno da U23 era passato nella squadra di Villa d’Almè, che fungeva da vivaio per la Lampre-Merida di Saronni.

«Capimmo subito – ricorda Valoti – che con lui si potessero fare grandi cose. Aveva vinto la prima gara a Porec sotto il diluvio e il freddo, mi pare che ci fossero 3-4 gradi. Arrivarono in due, il terzo era Novak che adesso corre alla UAE Emirates e prese 2 secondi. La settimana dopo vinse il suo primo mondiale dell’inseguimento.

«Il 2016 fu un anno speciale, i ragazzi andavano a correre da soli e vincevano. Era davvero un bel gruppo. C’erano Consonni, Lamon, Ganna, Minali, Troia e andavano sempre d’accordo, anche al di fuori dalle corse. Si trovavano e facevano insieme cavolate da ragazzi, delle goliardate che oggi purtroppo non fa più nessuno».

Come nacque il progetto della Roubaix?

Quella gara ci aveva sempre affascinato. Poi, avendo anche i corridori giusti, si partiva belli decisi. Si programmava già dall’inverno, i biglietti aerei, la trasferta e tutto il resto. E quell’anno si era già deciso di andare con Pippo per lasciare il segno. L’anno era partito bene, quindi l’avevamo proprio puntata.

Ci si poteva aspettare che appena arrivato da voi, Ganna andasse così forte?

Quell’anno lo allenava Mazzoleni e oltre alla vittoria di Porec, una settimana prima della Roubaix era arrivato secondo a San Vendemiano, dietro a Consonni. Era anche una corsa impegnativa, ma quando andava, Pippo teneva anche in salita. E in quel periodo era proprio in una condizione strepitosa.

In che modo avevate preparato la trasferta?

Andammo su due giorni prima, come abbiamo sempre fatto. Provammo i primi settori e niente di più. Non abbiamo visionato tutto il percorso, nel 2016 era diverso. Oggi per una cosa del genere direbbero che come squadra non vali niente. Provammo l’inizio perché secondo me quelli sono i tratti più pericolosi, mentre alla fine servono gambe e basta.

Dopo la vittoria, con il neccanico Stanga e con Rossella Di Leo (foto Team Colpack)
Dopo la vittoria di Roubaix, Ganna con il meccanico Stanga, con Rossella Di Leo e con Valoti (foto Team Colpack)
Parli per esperienza diretta?

L’anno prima eravamo andati con Martinelli, che fece sesto. Prima di iniziare il pavé, c’erano 45 chilometri di su e giù e noi a quel punto avevamo già rotto tre biciclette e un paio di scarpe di Consonni, che era caduto. Martinelli aveva cambiato la bici, era partito con quella di scorta, per cui nel 2015 era stato un disastro. Per questo nel 2016 cambiammo approccio…

Che cosa avevate escogitato?

Forti dell’esperienza dell’anno prima, con Ganna e Troia ci dicemmo di anticipare i settori per evitare le cadute. E se ci fossero state fughe numerose, saremmo dovuti entrare e quel giorno andò davvero tutto bene. Erano tre nella stessa fuga di 8-10 corridori: Ganna, Troia e Lizde e al primo settore ci arrivarono con un minuto e mezzo di vantaggio. Andò tutto liscio sino a fine gara, neanche una foratura e neanche una caduta.

Avevate le stesse Merida che il mese prima aveva usato la Lampre?

Avevamo le bici che usavamo tutto l’anno. Le avevamo preparate con le ruote a profilo bassissimo in carbonio e i tubolari, quelli soliti, un po’ più larghi. Piuttosto, mi ricordo un aneddoto. Sull’ammiraglia eravamo in tre: Rossella, io e Gianpaolo Stanga, che adesso fa il meccanico alla Jayco-AlUla. Avevamo una frase che a volte portava fortuna, per cui se un corridore andava in fuga, capitava che uno di noi dicesse: «Ma dove xxxxx va?» e quello magari vinceva. Così a un certo punto mi chiamò Antonio Bevilacqua e mi chiese come andasse. Quando gli risposi che ne avevamo tre in fuga, non si fece pregare: «Ma dove xxxxx vanno?».

Filippo Ganna è stato il primo e unico italiano a conquistare la Roubaix U23 (foto Team Colpack)
Filippo Ganna è stato il primo e unico italiano ad aver conquistato la Roubaix U23 (foto Team Colpack)
Filippo Ganna è stato il primo e unico italiano a conquistare la Roubaix U23 (foto Team Colpack)
Filippo Ganna è stato il primo e unico italiano ad aver conquistato la Roubaix U23 (foto Team Colpack)
Bè, portò piuttosto bene. Come fu l’adattamento di Ganna al pavé?

Si trovò subito bene, nel senso che aveva già la sua stazza e la sua potenza. Quel giorno trovò la giornata giusta. Lui ha questi giorni esplosivi, lo abbiamo visto anche in altre occasioni: a Waregem dove ha vinto, ma anche alla Milano-Sanremo dello scorso anno. Quando gli capita la giornata, è imbattibile. Solo dei fuoriclasse come Pogacar e Van der Poel possono dargli filo da torcere…

A proposito di questo, ti meraviglia che quella di Waregem sia stata la sua prima vittoria in una corsa in linea?

Sì, decisamente. Quando a Waregem il telecronista disse che per trovare una sua vittoria si dovesse tornare indietro alla Parigi-Roubaix U23, ho pensato che non fosse vero. Invece era così e mi ha sorpreso.

In che modo faceste festa quella sera?

In realtà non abbiamo avuto tempo. Facemmo le premiazioni e poi via, scappati in aeroporto perché c’era subito l’aereo.

Il 2016 fu l’anno in cui si cantava «Con Pippo in tangenziale andiamo a comandare», facendo il verso a Rovazzi e alla canzone sul trattore?

Esatto. Era un periodo senza radioline e l’ammiraglia non ebbe modo di andargli vicino, perché il distacco era sempre sotto al minuto, oscillava sempre. Non sappiamo a cosa abbia pensato in quella fuga, ma raccontò che si mise a cantare quella canzone, che alla mattina avevano ascoltato in camera. L’hanno ascoltata e gli è rimasta in testa. E per tutto l’anno, a ogni risultato, i suoi compagni la tirarono fuori.

Da tifoso e da ex direttore sportivo, come vedi la Roubaix di domenica per Ganna?

Vabbè, io tifo sempre per lui! Allargando lo sguardo, penso che Pogacar potrebbe farcela solo se Van der Poel non fosse al meglio, anche se Tadej mi sembra più in forma.

«A Pippo semmai bisognerà ricordare di cantare quella canzone», Valoti si fa una risata. Parte dei suoi corridori della MBH Bank CSB è in partenza per il Tour of Hainan (15-19 aprile), altri sono andati in Francia per Morbihan e Tro Bro Leon, tutto il resto invece farà rotta sul Tour of the Alps. L’attività di una professional è già di per sé bella frenetica e il fatto di non poter più andare al Nord per rinverdire l’assalto alla Roubaix U23 sotto sotto è un bel dolore.