La rinuncia al Tour de France da parte di Wout Van Aert è arrivata a causa della ferita sul gomito che si è poi infettata, impedendo così al belga di sostenere Jonas Vingegaard per la rincorsa alla maglia gialla. Un forfait importante per la Visma Lease a Bike, arrivato per una leggerezza da parte del team olandese. Infatti Van Aert, caduto in allenamento prima del Tour Auvergne Rhone Alpes, è tornato in corsa alla breve gara a tappe francese vincendo anche una tappa.
Tutto sembrava sotto controllo, ma la ferita al gomito è poi peggiorata a causa della cronometro a squadre. La posizione aerodinamica ha riaperto la ferita di Van Aert, che nel frattempo ha comunque vinto in volata la quinta tappa. Nel ciclismo della massima attenzione ai particolari un episodio come quello capitato a Van Aert ci riporta a qualche decennio fa, quando a causa di cadute sottovalutate si era arrivati al rischio di amputazioni di arti e infezioni.


Ferite diverse
Per affrontare un tema così delicato ci siamo rivolti a Carlo Guardascione, dottore della Jayco AlUla, al quale affidiamo considerazioni e consigli a proposito di come si curano le ferite provocate dalle varie cadute.
«Partendo dall’esempio di Van Aert – ci dice subito Guardascione – possiamo dire che si è trattata di una ferita brutta, non la tipica a cui si va incontro quando si cade in bici. La ferita più comune che incontriamo quando si cade è un’abrasione superficiale, nella quale si va a ledere il primo e il secondo strato di pelle. I punti maggiormente interessati sono l’anca, il ginocchio, il gomito oppure la spalla. Va fatta una premessa».


Quale?
Che l’abbigliamento da ciclismo non offre alcuna protezione, quindi nel momento in cui il ciclista cade e scivola non ha modo di ripararsi. Infatti la scivolata è paragonabile a un’ustione. Perché l’impatto e lo sfregamento con l’asfalto a livello epidermico (di pelle, ndr) provoca le cosiddette sbucciature, ovvero la perdita del primo e secondo strato della pelle con poco sanguinamento.
Questo come si curano?
I momenti sono pochi ma fondamentali: si parte con la detersione, quindi lavare la ferita con acqua o acqua e sapone ed è una cosa che si fa subito anche in corsa con la borraccia. Poi va disinfettata e qui il primo consiglio è di evitare l’alcol.
E con cosa si disinfetta?
Con prodotti a base iodio o con una semplice acqua ossigenata, o ancora con dei disinfettanti battericidi. Una strisciata con l’asfalto sicuramente non è pulita, visto che la strada trattiene polvere, terra e tanto altro. Infine va protetta.


Ovvero?
La guarigione parte con la protezione e quindi con l’applicazione di garze umide o di pomate sopra la ferita. Meglio utilizzare prodotti a base di acido ialuronico che permette la crescita dei primi strati di pelle. Dopo l’applicazione di questi prodotti è bene chiudere il tutto con garze o cerotti sterili. Per questo vediamo i corridori con questi grandi bendaggi.
A cosa si deve prestare attenzione?
Il peggior nemico, al contrario di quanto si possa pensare, è la crosta. Non dovremmo farla formare, per due motivi: il primo è che ritarda la guarigione, la seconda è che la pelle si ritraggono e si forma così la cicatrice. La crosta non è quindi un processo riparativo.
Come deve procedere la guarigione?
La medicazione, soprattutto per un ciclista, va fatta due volte al giorno. Prima della tappa e dopo la tappa, per disinfettare la ferita e cambiare le garze e cerotti. Va tenuta chiusa ma mai fatta seccare.


Prima hai nominato i punti maggiormente interessati in una caduta, ma non sono tutti uguali…
Gomito e ginocchio sono punti delicati, perché il ginocchio con il movimento della pedalata si fa fatica a tenerlo coperto. Allo stesso modo il gomito. In particolare se parliamo di ferite lacero contuse.
Cioé?
Le ferite lacero contuse sono quelle in cui si va oltre al primo o secondo strato della pelle, ma si ha un’esposizione dei tessuti. Qui il rischio di infezione aumenta notevolmente ed è importante la pulizia, che va fatta in ospedale e in maniera profonda. Una ferita del genere guarisce dal basso verso l’alto e spesso ha la necessità di tenerle ferme fino a quando non avviene la guarigione completa.
Una ferita al gomito come quella di Van Aert rientrava in questo campo?
Dai racconti e da quanto letto doveva trattarsi di una ferita molto seria, per la quale c’era magari la necessità di fermarsi. La cronometro sicuramente non gli ha fatto bene, perché con la posizione aerodinamica il gomito subisce diverse frizioni e il rischio è che la situazione possa peggiorare.


I rischi quali sono?
Di avere un’infezione, nella quale è importante poi asportare i tessuti necrotici e pulire la ferita internamente, assicurandosi che non ci siano fistole. Nel caso di ferite complesse è sempre bene porre tanta attenzione, perché se i germi all’interno della ferita trovano modo infettare i tessuti ci si deve sottoporre a un trattamento chirurgico.
Ti ricordi qualche situazione del genere che hai vissuto in prima persona?
Un paio di anni fa Dunbar nella terza tappa del Giro in una caduta si provocò una ferita al ginocchio che ha richiesto tre o quattro punti di sutura. Io gli dissi che non lo avrei fatto continuare, perché con una ferita suturata il rischio che si potesse riaprire era troppo elevato. Si fermò anche a malincuore perché i corridori non vogliono mai arrendersi. Però si prese il giusto tempo, tornò per la seconda parte di stagione e vinse i campionati nazionali a cronometro e due tappe a La Vuelta.