Giro Next Gen 2026, cronometro L'Aquila, Lorenzo Finn (foto La Presse)

Malori, Finn e la crono: bene fisico e forza, meno la posizione

02.07.2026
4 min
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Dei margini di Lorenzo Finn ha parlato ieri Mattia Cattaneo, ultimo vincitore italiano del Giro d’Italia U23 prima del ligure. Il suo predominio in salita è stato chiaro nel giorno di Monte Livata e nonostante ogni giorno il campione del mondo facesse defaticamento sulla bici da crono, non era scontato che avrebbe vinto l’ultima tappa: una prova contro il tempo di 22,2 chilometri e 414 metri di dislivello da Villa Sant’Angelo a L’Aquila (in apertura, foto La Presse).

Osservare Finn sulla bici da crono ci ha fatto pensare che anche qui i margini siano piuttosto ampi. Vero che il percorso aveva parecchi saliscendi, ugualmente la sua non è parsa la posizione estrema degli atleti Specialized. Per dare una misura a questi spazi di miglioramente, abbiamo chiesto ad Adriano Malori di valutare la crono del campione del mondo U23, proprio lui che nella specialità vinse il titolo iridato U23 nel 2008 e l’argento fra i pro’ nel 2015.

«L’impressione che ho – attacca Malori – è che sia messo ancora un po’ troppo comodo. Sicuramente è poco aerodinamico, ma è composto perché essendo così alto davanti, riesce a pedalare in modo simile alla bici da strada, per questo non si scompone. Sicuramente in futuro dovrà lavorare su un assetto aerodinamico, perché così non ci siamo ancora. Facendo il confronto con il compagno di colori Evenepoel, c’è un abisso. La fortuna di Finn, che gli permette di andare bene a crono, è la conformazione fisica».

Giro Next gen 2026, cronometro, L'Aquila, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies (foto La Presse)
La crono finale del Giro Next Gen aveva percorso vallonato in cui l’aerodinamica non perfetta di Finn ha inciso limitatamente (foto La Presse)
Giro Next gen 2026, cronometro, L'Aquila, Lorenzo Finn, Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies (foto La Presse)
La crono finale del Giro Next Gen aveva percorso vallonato in cui l’aerodinamica non perfetta di Finn ha inciso limitatamente (foto La Presse)
Che cosa intendi?

Per darvi un’idea della sua fisionomia, Lorenzo è fatto com’era Tony Martin. Vale a dire le spalle strette e spioventi e il bacino abbastanza largo. Non voglio dire che sia grosso di fianchi, sia chiaro, però sembra avere le ossa del bacino più larghe rispetto alle spalle e questo gli permette di avere una posizione molto aerodinamica. Poi l’altra grande fortuna è che riesce a stare molto incassato con la testa: essendo alto, questo gli permette di compensare. In più, facendo parte del devo team non credo sia stato tante ore in galleria del vento: parliamo sempre di un ragazzo di 19 anni.

E come fa la differenza?

Un’altra grandissima sua fortuna è la potenza, perché il percorso della crono era vallonato ed è emersa la forza più che la posizione. Chiaramente se un domani vorrà puntare a fare le stesse cose fra i grandi, dovrà lavorarci, però è nella squadra giusta per farlo.

E’ più utile cominciare a fare questi adattamenti adesso che è giovane?

Finn ha 19 anni. Se ad esempio guardiamo le foto di Pogacar nella prima Vuelta che ha fatto oppure al Tour del 2020 e lo guardiamo adesso, sembra un altro corridore, no? Chiaramente si cambia tanto, si matura. Finn, almeno a guardarlo, va fortissimo e ha ancora il viso di un bambino, sembra uno junior, mentre c’è in giro della gente che a vent’anni ha la barba folta. Quindi può anche darsi che diventando grande, gli cresceranno le spalle e a quel punto bisognerà lavorare dal punto di vista della flessibilità.

Negli ultimi giorni ad Andorra, Finn ha lavorato in salita, ma anche a crono (immagine Werner Müller-Schell)
Usare tanto la bici da crono e farne tane: questo il consiglio di Malori per lo sviluppo di Finn, qui in preparazione ad Andorra (immagine Werner Müller-Schell)
Negli ultimi giorni ad Andorra, Finn ha lavorato in salita, ma anche a crono (immagine Werner Müller-Schell)
Usare tanto la bici da crono e farne tane: questo il consiglio di Malori per lo sviluppo di Finn, qui in preparazione ad Andorra (immagine Werner Müller-Schell)
Si può consigliare a Finn di fare il maggior numero di crono, anche per abituarsi alla bicicletta?

Quello è primario, sempre. Quando ho visto che ha fatto il campionato italiano, mi è piaciuto molto. Chiaramente non l’ha fatto con velleità di vittoria, ma per vedere dove era rispetto a Ganna (Finn ha chiuso la crono elite al 6° posto a 3’22” dal vincitore, ndr). Anche perché, se guardiamo bene, molte corse a tappe si risolvono sempre a causa della crono. Stiamo vivendo un momento molto particolare nel ciclismo perché ci sono i due o tre protagonisti che ammazzano tutto. Però al Giro d’Italia, tolto Vingegaard, la grande differenza l’ha fatta la crono della Versilia.

Più delle montagne?

Se non ci fosse stato Vingegaard, che ovviamente era due spanne sopra a tutti, la differenza l’avrebbe fatta la crono. Quindi, assolutamente deve farne il più possibile, soprattutto per migliorare l’attitudine: quello è primario, come quando ci accorgemmo che anche Pogacar si era messo a fare una crono dopo l’altra. Però quello che mi sconvolge di Finn, veramente, è quanto sia forte e quanto ugualmente sia acerbo.

Si diceva lo stesso fino a un paio di anni fa guardando la muscolatura delle gambe di Pogacar…

Finn non ha le gambe scolpite, sono ancora gambe da junior, con muscoli poco definiti. Secondo me, la sua fortuna è di non correre in Italia. Se fosse qui, ci sarebbero la pressione e forse una gestione diversa. Corre in una grandissima squadra in cui, nonostante avesse vinto il mondiale U23, gli hanno fatto fare qualche garetta minore tra i professionisti e poi quelle con i dilettanti. E’ nella squadra di Evenepoel, Lipowitz e anche Roglic: non hanno bisogno di lui per fare risultato, quindi possono lasciarlo crescere.