Giro d'Italia 2026, Team Polti-VisitMalta, Ludovico Crescioli

Quanto lavoro c’è dietro al body To Fit del Team Polti?

03.06.2026
5 min
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CASSANO D’ADDA (MI) – Fra una chiacchiera e un video prima della partenza della tappa di Andalo del Giro d’Italia, osservando da vicino Ludovico Crescioli (foto di apertura), l’occhio è caduto sulla trama leggerissima del body che indossava. Lui se ne è accorto e ha risposto alla curiosità.

«Di solito uso sempre il body – ci ha detto il giovane scalatore del Team Polti-VisitMaltami è capitato solo una volta quest’anno di usare i pantaloncini e le magliette, con il body in corsa mi trovo meglio. Anche quando piove, non faccio distinzioni, anche se magari a inizio stagione ne abbiamo uno più pesante. Questo del Giro è leggerissimo e traspira molto bene».

Il body ben riuscito è quello che si adatta al corpo, formando quasi una seconda pelle
Il body ben riuscito è quello che si adatta al corpo, formando quasi una seconda pelle
Il body ben riuscito è quello che si adatta al corpo, formando quasi una seconda pelle
Il body ben riuscito è quello che si adatta al corpo, formando quasi una seconda pelle

Tutti pazzi per il body

Il fatto che la maggior parte dei corridori corra con il body è ormai acclarato: la ricerca di velocità fa sì che anche le pieghe del tessuto siano state messe nel mirino e i vantaggi dell’abbigliamento più aderente si è trasferito dalla crono alla strada, alla luce delle velocità sempre più elevate. I capi del Team Polti-VisitMalta li confeziona To Fit, azienda di Rossano Veneto che si sta dando un gran da fare nel mondo delle corse professionistiche e fra gli amatori, due contesti molto legati: i pro’ testano, gli amatori ne traggono beneficio.

«Il nostro obiettivo – spiega Flavio Zonta, manager di To Fit – è dare il massimo comfort e le massime prestazioni. Il corpo traspira tramite la pelle e si tratta di una fase necessariamente veloce. Per agevolarla, i tessuti sono molto sottili, ma hanno anche diversa compressione e diversa struttura. Tenete presente che in una maglia ci sono circa cinque tipi di tessuto, mentre in un body ce ne sono di più. Poi c’è il pantaloncino e qui la differenza la fa sempre il fondello. Il nostro body è molto areato, davanti ha molta rete che permette un’elevata traspirabilità».

Tessuto, ago e filo

C’è tanta tecnologia anche nel lavorare con certi tessuti così sottili e inevitabilmente fragili: raramente un corridore ha presente il grande lavoro di chi prepara i suoi capi di abbigliamento.

«Più i tessuti sono sottili – spiega Zonta – e più hai necessità di avere degli aghi che abbiano una punta tonda, non a freccia, perché altrimenti si rischia di rompere la fibra e di conseguenza il tessuto. A quel punto si usa un filo multibava, che internamente è morbido e non irrita la pelle, mentre la parte esterna è più resistente, in modo che non strappi. Poi è chiaro che il filo con cui si cuce il fondello è più resistente perché è maggiormente soggetto a usura, soprattutto se i lavaggi non vengono fatti in modo corretto, ad esempio a temperature superiori ai 40 gradi.

«Alla squadra abbiamo dato tutte le indicazioni quando gli abbiamo fornito il materiale, mentre durante il Giro d’Italia abbiamo fatto un salto intervistando 2-3 atleti, per sapere se avevano migliorie da apportare o suggerimenti da dare. Abbiamo bisogno di avere i loro feedback. Magari durante un Giro d’Italia non riescono, ma nel frattempo abbiamo quelli che chiamiamo amatori professionisti che stanno testando i capi per la prossima stagione».

Spiega ancora Zonta che la necessità di far testare i capi agli atleti è impellente perché le aziende che forniscono i tessuti non sempre riescono a fornire partite identiche, per cui serve qualcuno che sia in grado di fornire valutazioni e riscontri, in modo da imporre ai fornitori un determinato tipo di materiale, senza rischiare di avere prodotti involontariamente diversi

Le specifiche del body

Tutti vogliono il body e il body deve essere fatto secondo criteri ben precisi: non si tratta soltanto di cucire una maglia sopra a un pantaloncino. Il body To Fit nasce da un progetto totalmente originale, che va oltre le specifiche della finitura del pantaloncino o dell’elastico del fondo gamba.

«Ad esempio la parte del torace – spiega Zonta – la parte davanti e la parte dietro devono essere allineati in modo diverso. Poi sui body da gara c’è anche il problema della rete per il porta numero. Noi li abbiamo inseriti internamente, ma devi avere una rete, uno chiffon elastico che sia anche trasparente e per trovarlo c’è voluto un mese. Se infatti non è elastico come il pantalone, può bloccarne l’elasticità.

«Il body ha delle peculiarità molto strane. La differenza non la vedi a occhio nudo, ma quello che deve fare è adattarsi come una seconda pelle, cioè muoversi, non fare pieghe e dare una sensazione di comfort per cui non tiri e non stringa. Non ha la trazione delle bretelle, che hanno quattro punti di attacco, ma tira per tutta la circonferenza del giro vita e questo dà un comfort totalmente diverso. Logico che se devi andare in bagno, le cose si complicano. Ma visti in vantaggi aerodinamici e di comfort, gli atleti della Polti hanno fatto il 90 per cento delle gare con il body».

To Fit