Search

Gomme a 3,4 bar: così la Reacto ha dominato il pavè

05.10.2021
5 min
Salva

Probabilmente è la gara in cui la bici conta di più. Partire con il setup ottimale per la Parigi-Roubaix può davvero fare la differenza. E’ quel che succede nelle gare più particolari: un Fiandre, una Sanremo (velocissima), una tappa estrema del Giro… ma nella corsa delle pietre il valore della bici è davvero importante. E dietro la vittoria di Sonny Colbrelli c’è una Merida Reacto davvero particolare.

A svelarci alcune chicche del gioiello del bresciano è Alan Dumic, il meccanico della Bahrain-Victorious. E’ lui che ha preparato la bici di Sonny, che l’ha seguito nelle ricognizioni.

Dumic e Colbrelli durante la ricognizione in vista della Roubaix. Ultimi controlli sulla Reacto
Dumic e Colbrelli durante la ricognizione in vista della Roubaix. Ultimi controlli sulla Reacto

Set manubrio tradizionale

«Sonny – dice il meccanico croato – ha usato la bici che prende solitamente, cioè la Reacto (quella aero, in Bahrain hanno a disposizione la Scultura, ndr). Però ha cambiato il manubrio. Anziché usare il Vision integrato e aereo, ha optato per un normale set attacco e piega Fsa K-Force, in carbonio. Ha fatto questa scelta dopo la ricognizione. In questo modo assorbiva meglio le vibrazioni sulle mani e sul resto del corpo.

«Le misure però erano identiche: sia quelle del manubrio (attacco da 110 millimetri e piega da 42 centimetri e posizione delle leve) sia quelle della sella, altezza e arretramento.

Sempre sul manubrio abbiamo inserito un doppio nastro, ma non dappertutto, solo fino alle leve: quindi nella parte della curva e in quella più bassa, mentre in quella alta ce n’era uno solo».

L’attacco manubrio e piega Fsa K-Force al posto del solito manubrio aero
L’attacco manubrio e piega Fsa K-Force al posto del solito manubrio aero

Pressione bassissima

Passiamo poi alle ruote. La parte più importante in una bici che deve affrontare una Roubaix, tra l’altro una bici, la Reacto, che di base è molto rigida. 

«Abbiamo utilizzato delle gomme tubeless di Continental, una gomma nuovissima che ci è arrivata il giorno prima della ricognizione – dice Dumic – però abbiamo visto e sapevamo che aveva un ottimo grip. Si tratta del Gran Prix 5000 S Tr da 32 millimetri che abbiamo gonfiato a 3,8 bar al posteriore e 3,4 all’anteriore».

E qui strabuzziamo gli occhi. Si tratta di una pressione davvero minimal, quasi da ciclocross! Ed è anche una scelta piuttosto azzardata per quel che riguarda le forature o eventuali pizzicate. E infatti Dumic chiarisce…

«Sì, è una pressione molto bassa, ma è anche vero che per una gomma così grande serve meno pressione. C’è dentro comunque molta aria. Per le forature ho inserito del liquido come si fa con i tubeless. Quanto? Beh, ne ho inserito un po’ più del dovuto: 80 millilitri anziché i consueti 60». 

Le ruote infine erano le Vision Metron con profilo da 55 millimetri, ma cerchio la cui larghezza interna è da 19 millimetri ed esterna da 27 Una ruota che quindi è molto veloce grazie al disegno “a goccia” del profilo stesso, ma che con la copertura da 32 millimetri e con quella pressione riusciva ad essere confortevole. E non è un caso che Colbrelli abbia guidato benissimo, nonostante fosse alla sua prima Roubaix.

Rapporti lunghissimi

E poi va dato uno sguardo ai rapporti, un qualcosa che si tende a valutare tropo poco quando si affronta una Roubaix con la scusa che tanto è piatta. Chiaro, il pavè non è una salita, ma può diventarlo e anche sotto questo punto di vista possono esserci accortezze. Accortezze che Dumic e Colbrelli hanno colto eccome.

Nell’era dei grandi pignoni hanno optato per un 11-25, in questo modo Sonny aveva una scala di rapporti molto graduale ed evitava i salti di tre denti che si vedono con le scalette che arrivano al 30 o 32. Pedivelle da 172,5 millimetri.

«Davanti invece abbiamo scelto un 55-42. Questa soluzione è stata decisa già durante la ricognizione. Il meteo dava pioggia, ma anche vento favorevole per lunghi tratti. La catena era quella normale, con lo stesso numero di maglie che utilizza quando c’è il 53-39, in questo modo aveva sempre una buona tensione.

«Come ho trovato la catena a fine gara? Ah non lo so, quella bici neanche l’ho lavata! Resterà sporca perché Merida ha voluto così e finirà in esposizione nella loro sede».

Nella Foresta di Arenberg per Sonny una grande lucidità, ma si è salvato anche grazie ad un buon setup
Nella Foresta di Arenberg per Sonny una grande lucidità, ma si è salvato anche grazie ad un buon setup

Chicche e scaramanzia

«Un altro piccolo intervento ha riguardato i portaborracce – ha detto Dumic – Noi usiamo gli Elite in carbonio, ma per questa gara abbiamo scelto quelli in plastica che ho stretto con una camera d’aria tagliata. Le borracce erano in effetti più dure da inserire, però in tutta la gara i nostri ragazzi ne hanno perse giusto un paio».

Infine, da buon italiano e visto il personale credito con la sfortuna, Colbrelli ha preferito non utilizzare la bici con il tricolore. Aveva paura di romperla in caso di caduta, ci confida Dumic.