Il body nel ciclismo attuale è come il cappellino, simbolo negli anni 80 (e non solo), è come la borraccia, da sempre rappresentativa. Un indumento, un capo tecnico, ma anche uno strumento pensato e sviluppato per migliorare la prestazione.
Cosa c’è nel dietro le quinte di un capo d’abbigliamento in tessuto sintetico di pochi grammi, con uno spessore risicato che fatica ad arrivare al millimetro, che ormai è il riferimento per i pro’? Abbiamo chiesto a Steve Smith, Global Brand Manager Castelli, che ci svela il dietro le quinte di un (nuovo) body subito vincente, quello in dotazione ai corridori del Team Soudal-Quick Step.


Si chiama Castelli Sanremo 8S Veloce
Ad oggi è il body ufficiale degli sprinter del team belga, vittorioso al Giro 2026 grazie a Paul Magnier, è il body utilizzato da Tim Merlier super protagonista nelle volate al Tour de France 2026. Sanremo 8S Veloce è l’erede del body presentato nel 2025 ed è frutto di sviluppi provenienti da direzioni diverse, partendo dall’aerodinamica, passando dai tessuti, fino ad arrivare all’ergonomia legata alle necessità del corridore. Entriamo nel vivo dell’intervista con Steve Smith.
Cosa è cambiato rispetto al body 2025?
Il vecchio body è risultato una base di lavoro molto solida e concreta, tant’è vero che non è stato facile trovare una via di miglioramento. Poi abbiamo iniziato a ragionare sulle caratteristiche di alcuni corridori rappresentativi già coinvolti nel progetto precedente, su tutti Tim Merlier. Dati alla mano abbiamo visto che Merlier era ed è più efficiente in termini di aerodinamica quando si lancia in fuorisella, rispetto alla posizione da seduto. Abbiamo analizzato la forma del suo corpo che ha spalle piuttosto larghe ed un bacino strettissimo. Abbiamo ottimizzato l’ergonomia del capo e l’applicazione dei tessuti in modo da far scivolare l’aria più velocemente nella zona della vita e delle cosce.


Quasi logico, pensiamo ad un lavoro di concerto…
Diventa quasi logico dopo che il lavoro è stato fatto, ma come accade per buona parte delle cose, trovare la giusta chiave di lettura è uno degli aspetti più complicati.
Avete modificato qualcosa dopo i problemi di Merlier al ginocchio?
No, il body è rimasto quello. Il corridore ha modificato leggermente la posizione in sella, ma nulla è variato nel modo in cui esprime grande velocità.
E’ lo stesso body usato da Magnier al Giro?
Esatto, quello in dotazione al team, non quello ciclamino. Con le vittorie di peso, Castelli Sanremo Veloce speedsuit ha debuttato al Giro.


Immaginando un’ipotetica scala dei valori. Quanto è più veloce il nuovo body?
La versione precedente risulta migliore a velocità fino ai 50 chilometri orari, da quel punto in avanti il nuovo è progressivamente più veloce. Traducendo in numeri, sempre considerando il rapporto progressivo a parità di atleta, se con il vecchio Merlier fosse arrivato a 70 chilometri orari, con il nuovo sarebbe arrivato a 71. In un paio di volate al Tour è andato anche oltre. Il confronto con un kit standard, maglia/bib non è stato considerato.
Un body solo per gli sprinter?
Parliamo di un indumento estremamente tecnico figlio di una ricerca che tassello dopo tassello è arrivata al quarto anno. Cerchiamo di rendere più veloce un body, al tempo stesso di mettere un corridore o più corridori nelle condizioni di vincere. Posso dire che a breve arriverà un body molto efficiente disegnato per massimizzare le posizioni da seduti in sella.
Quante tipologie di body riservate ai corridori?
Diciamo tre, poi le forniture sono specifiche considerando la tipologia di corridore e le sue caratteristiche.


Fatti su misura corridore per corridore?
Non proprio, nel senso che abbiamo dei modelli specifici con ergonomia pro’ che si adattano alla perfezione ad 8 corridori su 10. Talvolta sono necessari piccoli aggiustamenti. A spanne 1 volta su 10 si presenta la necessità di costruire un body sulle caratteristiche fisiche di un atleta fisicamente molto particolare.
Body significa aerodinamica oppure c’è dell’altro?
I corridori di oggi sono molto diversi dagli atleti dei primi anni 2000 e 2010. Sono loro per primi a chiedere strumenti che permettano di limare tempo, guadagnare velocità ed essere più performanti. C’è l’aerodinamica che è un argomento molto ampio, ma c’è anche il comfort, al tempo stesso ci sono le corse che sono molto più veloci e durano meno se consideriamo il lasso di tempo in bici. Ad esempio le tappe del Tour che abbiamo appena visto, una media di 3 ore e mezza di corsa o superiore di poco. Tutto è cambiato compresa la percezione e le necessità dei corridori.


Magari più scomodi, ma più performanti?
Come ti dicevo le necessità sono cambiate. Se il body diventa uno strumento per essere più veloce e guadagnare tempo, quella sensazione di discomfort è percepita in modo maggiore da chi lo vede dall’esterno, non dall’atleta che lo usa.
Per quanto riguarda gli investimenti e sponsorizzazioni? Ne vale la pena?
Se dovessi fare una valutazione molto stretta, quasi miope, direi che non ne vale la pena, i soldi in ballo sono davvero tanti. Però bisogna mettere sul piatto della bilancia tanti fattori. Partiamo dal presupposto che Castelli è un racing brand e non può fare a meno del professionismo. Da sempre c’è l’obiettivo di innovare, trovare nuove soluzioni che poi sono applicate a cascata sulle diverse fasce del catalogo Castelli. L’azienda che vediamo oggi ha affrontato un percorso che non è ancora terminato.