Tour de France 2026, Bergerac, Tim Merlier, caldo, acqua

Merlier è sfinito, ma che soddisfazione battere Philipsen

12.07.2026
5 min
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Ha tagliato il traguardo poi è andato a sedersi sui gradini, evidentemente sfinito. Tim Merlier ha centrato ieri il secondo successo sul traguardo di Bergerac, dopo quello di Bordeaux del giorno precedente e questa volta l’ha fatto partendo da tanto dietro. Per qualche istante a dire il vero ha temuto di non poter dire la sua, ma proprio il ritardo con cui ha lanciato lo sprint gli ha permesso di trovare la velocità giusta per superare tutti. Compreso Philipsen che, uscito ai 200 metri dalla ruota di Van der Poel, ha pensato di avere tutto quello che servisse e invece è finito anche fuori dal podio.

«Mi do un 10,5 su 10 – ha detto Merlier, che già l’anno scorso aveva fatto disperare Milan – perché ho continuato a crederci e non ho mollato. La squadra ha fatto di nuovo un lavoro fantastico. Dopo l’ultima salitella, ero cotto, oggi il caldo mi ha messo a dura prova. Avevo bisogno di un attimo per recuperare e Valentin Paret-Peintre è arrivato al momento giusto con ghiaccio e borracce. Negli ultimi otto chilometri, Stuyven è rimasto calmissimo, sembrava che stesse giocando alla PlayStation. Siamo stati nella posizione perfetta per tutto il tempo, anche se è stata una lotta».

La vittoria di Bergerac è stata la secondo di questo Tour, dopo Bordeaux del giorno prima
La vittoria di Bergerac è stata la seconda di questo Tour, per Merlier dopo Bordeaux del giorno prima
La vittoria di Bergerac è stata la secondo di questo Tour, dopo Bordeaux del giorno prima
La vittoria di Bergerac è stata la seconda di questo Tour, per Merlier dopo Bordeaux del giorno prima

Philipsen, bollenti spiriti

Philipsen è arrivato più nervoso che sfinito e si è infilato nella vasca del ghiaccio senza aggiungere una parola, con buona pace dei giornalisti che si sono affidati ai commenti dei tecnici. Sembrava il giorno perfetto, ma ciò che più ha colpito – visto il risultato per lui deludente – è stata la facilità con cui in una sola curva ai 1.100 metri dal traguardo, Philipsen sia riuscito a passare dalla ventesima alla quinta posizione. Forse se non avesse perso tutto quel terreno nell’impostazione della volata, avrebbe iniziato lo sprint un po’ prima e avrebbe avuto la velocità necessaria per vincere. Resta la sensazione che l’anno iniziato in sordina stenti a decollare.

I fratelli Roodhooft, che guidano la Alpecin-Premier Tech, hanno evidenziato ciò che è andato meglio rispetto alle due volate precedenti. Hanno sottolineato che il treno funziona, dato che come il giorno prima, Philipsen è stato portato nel finale in modo impeccabile. Questa volta uno scarto nel finale ha messo fuori gioco Jonas Rickaert, ma Van der Poel è riuscito a prendere il suo posto in modo impressionante.

«La condizione fisica c’è – ha detto Philip Roodhooft – la potenza c’è. Sappiamo che il Tour dura tre settimane. C’è ancora molta fiducia. La maglia verde è uno dei nostri obiettivi, vogliamo mantenere intatte le nostre possibilità di vincerla. E per questo continueremo a correre in appoggio di Jasper Philipsen».

Il 2022 è stato l'ultimo anno di Merlier in squadra con Philipsen
Il 2022 è stato l’ultimo anno di Merlier in squadra con Philipsen
Il 2022 è stato l'ultimo anno di Merlier in squadra con Philipsen
Il 2022 è stato l’ultimo anno di Merlier in squadra con Philipsen

Le antiche ruggini

Chissà se nelle considerazioni che ciascun corridore fa dentro di sé dovendo esultare per una vittoria o digerire una sconfitta c’è anche il nome di chi ha battuto o chi gliel’ha inflitta. Merlier e Philipsen (32 anni il primo, 28 il secondo) erano i due velocisti emergenti della allora Alpecin-Deceuninck. Anzi, Merlier c’era arrivato un anno prima, nel 2020, quando Philipsen era ancora un corridore della UAE Emirates. Quando però Jasper arrivò alla corte dei fratelli Roodfhooft e loro furono costretti a fare una scelta, puntarono sul più giovane lasciando andare Merlier alla Soudal Quick Step.

Tim non la prese benissimo, ma ha saputo ripagare i nuovi datori di lavoro con un raccolto di 51 vittorie dal 2023 a oggi, incluso un campionato europeo. I numeri di Philipsen sono più bassi: le vittorie infatti sono 40, ma fra esse c’è anche la Milano-Sanremo. Sta di fatto che quando si accende la mischia, i due spesso si cercano.

«Quando ho perso Jasper nell’ultimo chilometro – ha ammesso Merlier dopo la vittoria – sono stato superato da tutte le parti. Si sono quasi scontrati nell’ultima curva, Ackermann e Girmay hanno quasi litigato. E’ stata una volata lunghissima. Ho iniziato a sprintare appena usciti dalla curva a 450 metri dal traguardo.

«Negli ultimi 50 metri non riuscivo più a pedalare, è una volata che rivedrò spesso. Pensavo fosse finita, ma mi sono detto: “Proverò a sprintare per recuperare e puntare al podio”. Alla fine, sono arrivato con una velocità tale che si è trasformato in una tipica volata di Merlier».

Tutta la Alpecin del Tour è pronta per supportare Philipsen, qui nel gruppo con Van der Poel
Tutta la Alpecin del Tour è pronta per supportare Philipsen, qui nel gruppo con Van der Poel
Tutta la Alpecin del Tour è pronta per supportare Philipsen, qui nel gruppo con Van der Poel
Tutta la Alpecin del Tour è pronta per supportare Philipsen, qui nel gruppo con Van der Poel

Il sogno verde

In casa Alpecin si consolano col fatto che Philipsen sia riuscito a imporsi nei traguardi intermedi in cui è andato a caccia dei punti per la maglia verde: volate che però hanno poco in comune con quelle in cui si lotta per la vittoria. Resta per il momento defilata la posizione di Mathieu Van der Poel, che per ora rimane nei panni di appoggio per l’amico velocista, in attesa di percorsi più adatti a lui.

Anche Merlier avrebbe il sogno di lottare per la maglia a punti e le due vittorie sono l’incentivo giusto per sognarla. «Mi piacerebbe – ha risposto Merlier – però Mads (Pedersen, ndr) è uno scalatore migliore di me per gli sprint intermedi. Ho sempre sognato di indossare la maglia verde almeno per un giorno, ma per vincerla dovrei cambiare il mio programma di allenamento e anche allora sarebbe difficile competere con Mads».

Ci sono ancora due volate per provarci, ma forse il piacere più sottile gliel’ha dato sentire Philipse ammettere che al momento l’uomo più veloce del Tour è lui. A tutto il resto ci sarà il tempo di pensare domani…