Enjoy Stelvio Valtellina, è iniziata l’estate della bici

01.06.2022
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L’eco del Giro si è spenta da poco e sulle salite della Valtellina è tornato il rotolare di copertoncini sull’asfalto e il fiato grosso dei ciclisti che ogni giorno le sfidano rincorrendo la calma interiore, la scoperta, la forma fisica e la conquista.

La Valtellina, al pari di poche altre aree del mondo, strizza l’occhio al ciclista con la grandiosità delle sue montagne e dei suoi passi in quota. Meta per amatori e corridori che già da qualche giorno hanno iniziato a spostarsi a Livigno per recuperare dalla prima parte di stagione, ricaricarsi e gettare le basi per quel che segue.

Ai Laghi di Cancano si arriva da Bormio. La strada è bellissima. Qui al Giro 2020 vinse Hindley (foto Parco Nazionale dello Stelvio)
Ai Laghi di Cancano si arriva da Bormio. La strada è bellissima. Qui al Giro 2020 vinse Hindley (foto Parco Nazionale dello Stelvio)

Enjoy Stelvio Valtellina: strade chiuse

Da oggi e fino al 17 settembre, in date prestabilite e descritte nell’apposito calendario, scatta il progetto Enjoy Stelvio Valtellina 2022: calendario di giorni in cui i valichi della Valtellina sono chiusi al traffico motorizzato, lasciando via libera agli sportivi che possono godere dei paesaggi in assoluta sicurezza.

Il programma coinvolge le salite più classiche (Stelvio, Gavia, Cancano, Mortirolo e Bormio 2000), cui si aggiungono il Passo Spluga, il San Marco e la salita a Campo Moro. Sedici giorni, per otto salite.

Così i valichi che già normalmente sono meta di migliaia di ciclisti, costretti in alcuni giorni a convivere con il rombo delle moto e le manovre delle auto nei tornanti, diventano rotte esclusive e silenziose. Un’occasione da non perdere.

Dalla Colombia allo Stelvio

Valtellina, paradiso dei ciclisti. Alcuni arrivano da molto lontano. Una nota influencer colombiana, nostra amica, che si chiama Caro Ferrer e vive di ciclismo e per il ciclismo, vi ha appena trascorso dei giorni nel quadro di un viaggio ben più lungo su tutto l’arco alpino.

«Impossibile descrivere qui cosa provo per questa montagna – ha scritto su Instagram ai suoi 291 mila follower a proposito dello Stelvio – è un amore assurdo, quasi malato. Le sorrido e le piango dall’inizio alla fine. Questo mio piccolo corpo non riesce a contenere tutta l’emozione. Voglio solo guardare ovunque, scattare 800mila foto, ballare, cantare e continuare a piangere per l’emozione.

«Lo Stelvio ha qualcosa che ipnotizza, che ti innamora, che ci fa sentire pieni anche quando stiamo soffrendo lungo ognuno dei suoi 36 tornanti».

Basso, ambasciatore di lusso

Ivan Basso di queste zone è testimonial d’eccezione. Abbiamo già raccontato delle origini valtellinesi di sua madre Nives e delle sue prime scalate allo Stelvio e al Mortirolo, ma ovviamente c’è di più.

«La Valtellina – dice – è una bomboniera in cui trovi tre salite mitiche come Stelvio, Gavia e Mortirolo, conosciute in tutto il mondo. Più ci sono gli altri luoghi, altrettanto iconici. Aprica. Livigno. Il Santa Cristina, appena fatto dal Giro. La Forcola. Il Foscagno. Chiunque vada lassù con la sua bicicletta, porterà a casa dei trofei indimenticabili, che non hanno niente da invidiare a salite altrettanto impegnative come l’Alpe d’Huez o il Tourmalet che negli anni sono diventati dei veri brand».

Dalla Colombia al Mortirolo

La montagna però è una cosa seria. Perciò, al netto della voglia di eroismo, bisogna andare lassù con le gambe pronte. Ugualmente leggendo dal diario online di Caro Ferrer, si capisce l’impatto di salite come il Mortirolo.

«Vi dico la verità – scrive – questa è una salita che ho sempre voluto togliere dal programma! Ma la sua conquista è così infinitamente soddisfacente che ti rimane per sempre nel cuore. Per molto tempo mi sono prefissata il compito di “terrorizzare” i ragazzi che sono venuti qui con me, affinché si convincessero che sarebbe stata un’impresa durissima e solo oggi mi hanno detto: “Caro, non pensavamo sarebbe stata così dura”. Potete immaginare la sorpresa quando hanno affrontato le 33 curve e hanno visto sui computer della bicicletta che nella maggior parte del percorso non si scendeva mai sotto l’11 per cento».

Allenamento ed esperienza

Basso conferma. Un po’ le pendenze e un po’ anche la quota potrebbero giocare brutti scherzi ed è per questo che la Valtellina offre anche… prelibatezze meno estreme, ai ciclisti con pedalata assistita e ai muscolari, mentre aspettano di acclimatarsi per sfidare i giganti.

«Servono preparazione e allenamento – dice – e i rapporti giusti, anche perché non tutti sono corridori e non tutti hanno l’esigenza di arrivare in cima a ritmo di record, anzi. E dato che le salite poi capita di farle anche al contrario, occhi aperti alle discese. L’alta montagna va affrontata con rispetto, soprattutto da parte di chi magari ha noleggiato una bici con la pedalata assistita, è riuscito ad arrivare in cima a salite molto dure e farà bene a prestare attenzione a discese comunque impegnative».

I piaceri della tavola

E a proposito di prelibatezze, mentre la bicicletta si avvicina nei numeri allo sci e va fatto notare come l’e-Bike abbia dato nuovo impulso a un certo modo di fare cicloturismo, anche l’enogastronomia di questo territorio merita un approfondimento. Un territorio che nelle cime è aspro e pungente, mentre in valle è morbido e verde.

«La Valtellina – conclude Basso – è sicuramente conosciuta per lo sport, ma anche per la cucina. Basta parlare di pizzoccheri, bresaola, formaggi, vino e amari e qualunque turista capisce esattamente a quale zona si stia facendo riferimento. E’ una valle che funziona sotto ogni aspetto, quello enogastronomico non è secondo agli altri».

Sedici date, per otto salite

Perciò basta sfogliare la locandina con i primi appuntamenti che da oggi inaugurano l’estate a pedali della Valtellina e individuare il giorno in cui potremo pensare di voler sfidare i giganti di lassù. Ci sono 16 date per 8 salite, da oggi al 17 settembre. Rispetto al programma iniziale sono state annullate le giornate del 5 giugno e del 3 luglio dedicate al passo dello Spluga.

Sarà un viaggio fra emozioni, sapori e grandi fatiche. Eppure, come ogni volta che scendiamo di sella e ci ripromettiamo sfiniti che non la prenderemo mai più in mano, basteranno poche ore per riaccendere il desiderio. Nel frattempo la tavola, lo shopping e il ritmo blando di un’estate fresca e silenziosa saranno gli ingredienti perfetti per lasciarci alle spalle per qualche giorno le nevrosi di quaggiù.

www.valtellina.it

www.enjoystelviopark.it

Guarischi: vacanze finite, ricomincia la scuola. Con un sorriso…

17.11.2021
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«Al primo giorno di scuola, con il sorriso che non ho mai avuto a scuola». Con questa frase sui propri profili social – accompagnata da una foto (immagine di apertura) – Barbara Guarischi ha salutato il primo giorno di preparazione del 2022.

La 31enne lecchese della Movistar – pronta per la sua quattordicesima stagione da elite – è reduce da un lungo periodo di riposo nel quale si è concessa una vacanza con gli amici sul Mar Rosso prima di proiettare mente e fisico sul 2022. Quali sono però le sensazioni in autunno quando si riprende in mano la bici dopo tanto tempo di inattività? Abbiamo preso spunto dal suo post e ce lo siamo fatti dire da lei. Ma i suoi pensieri ci hanno portato a parlare di tanto altro.

Seconda ad Avignone al Tour de l’Ardeche dietro Hosking, 10 settembre: il segno che può benissimo ambire a vincere
Seconda ad Avignone al Tour de l’Ardeche dietro Hosking: è il 10 settembre
Barbara, raccontaci questa tua prima pedalata. Com’è stata?

Sono partita gasatissima. Dopo tre settimane senza bici avevo voglia di ripartire e ho scelto di fare un giro attorno a casa (sul lago di Lecco, ndr). Però dopo mezzora ero già stanca morta (ride, ndr). Alla fine ho fatto un’ora e mezza di pianura. Quando sono rientrata avevo molta fame e mi sono mangiata una bella pizza fatta in casa. Il giorno dopo ho fatto due ore e mezza con uno strappetto e mi sono messa in riga con la dieta.

Durante il primo giro che riflessioni hai fatto?

Pensavo al 2022, più che altro sognavo. E chissà che questi sogni non diventino realtà. Quando salgo in bici entro nel mio mondo, nella mia musica e nei miei pensieri. Se dall’altra parte della strada incrocio un amico talvolta capita che non lo saluti proprio perché sono assorta. Ecco, l’altro giorno non vedevo l’ora di uscire in bici per entrare nel mio mondo.

Per tutta la primavera, ha lavorato per le compagne. Qui al Fiandre vinto appunto dalla Van Vleuten
Per tutta la primavera, ha lavorato per le compagne. Qui al Fiandre vinto appunto dalla Van Vleuten
Come sono state quelle tre settimane di stacco? 

Solitamente mi piace fare tutto quello che non riesco o posso fare durante l’anno. Mi concedo qualche sfizio alimentare benché riesca a farlo anche in stagione, stando sempre nei limiti e nei tempi giusti. Personalmente era dai primi due anni in Canyon Sram (2015-16, ndr) che non staccavo così tanto senza fare nulla. E forse, mi dovesse ricapitare l’anno prossimo, la settimana di vacanza la farei prima perché riuscirei a godermela di più. 

Col ciclismo attuale, che quasi non si ferma mai, non rischiano di essere troppe tre settimane di stop?

Dipende da come si finisce la stagione, che ultimamente è sempre tirata. Se la fai come si deve, e se non ci sono di mezzo degli infortuni pesanti, arrivi alla fine consumata dallo stress psico-fisico. E quindi anche venti giorni di assoluto riposo possono davvero farti bene. Ad esempio l’anno scorso ne avevo fatti quindici senza bici, ma avendo fatto trekking tutti i giorni quando ho ripreso mi sentivo bene.

Il 2021 che stagione è stato per te?

Sono davvero molto contenta, una delle più belle che abbia mai fatto. Ho tratto gioia e soddisfazione nell’aiutare le mie compagne a centrare i loro successi. Ho vissuto bene questa annata perché ho anche riassaporato la sensazione di essere tra quelle che si giocano le corse (due secondi posti e quattro terzi per lei, ndr). Questa estate dal Lotto Belgium Tour ho capito che quando ho un po’ più carta bianca posso sparare le mie cartucce. 

Quando inizierà il 2022?

Faremo un ritiro a Valencia a dicembre, poi a gennaio e febbraio saremo tra Almeria e Sierra Nevada. L’anno prossimo ci saranno tante corse. Anzi, apro una parentesi. Forse ce ne sono troppe se pensiamo che siamo solo 14 atlete e che lo staff di un team femminile deve fare gli straordinari.

Quest’anno per Barbara Guarischi uno stacco di tre settimane, con mare e attività fisica alternativa alla bici (immagine Instagram)
Quest’anno per Barbara Guarischi uno stacco di tre settimane (immagine Instagram)
E cosa ti aspetti dall’anno prossimo?

Fino alle classiche primaverili sarò a disposizione della squadra poi vedrò il calendario. Qualche giorno fa quando mi sono sentita con Pablo (il diesse Lastras, ndr) gli ho detto che il mio obiettivo principale è trovare subito una buona condizione e poi cercare di mantenerla fino alla fine in base agli impegni. E, vi confido, vorrei tornare a correre con la nazionale.

Barbara ci fornisci un assist perfetto per chiudere. Hai sempre avuto un rapporto complicato con la maglia azzurra. Può migliorare?

Non so, spero di sì. A settembre avevo voglia di correre il mondiale, stavo bene e sapevo che avrei potuto essere utile alla causa perché avevo una buona forma. Purtroppo sono stata riserva, ma non mi sentivo tale. Ho vissuto quei giorni con grande entusiasmo, c’era un bel clima fra tutti. In quei giorni ho capito che forse potrei riallacciare il legame. L’anno prossimo ci sono europei, Giochi del Mediterraneo e mondiali piuttosto adatti alle mie caratteristiche e lavorerò per guadagnarmi la convocazione senza patemi.