Meris, l’italiano della Unibet, diventato cittadino del mondo

Meris, l’italiano della Unibet, diventato cittadino del mondo

28.03.2026
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La E3 Saxo Bank si è corsa giusto ieri, con il suo epilogo emozionante e l’ennesima vittoria (la terza) di Van der Poel arrivata però in maniera diversa da quella che si preventivava. Dietro, nel gruppo, c’era anche Sergio Meris, alla sua prima esperienza nelle Classiche del Nord in questa stagione, la sua seconda alla Unibet. Stessa squadra, è vero, ma rispetto allo scorso anno molto è cambiato.

46 giorni di gara per Meris nel 2025 con il 7° posto al Pays de la Loire come miglior risultato
46 giorni di gara per Meris nel 2025 con il 7° posto al Pays de la Loire come miglior risultato
46 giorni di gara per Meris nel 2025 con il 7° posto al Pays de la Loire come miglior risultato
46 giorni di gara per Meris nel 2025 con il 7° posto al Pays de la Loire come miglior risultato

Nelle prime uscite non ci sono stati risultati eclatanti, ma Meris sa che è un prezzo da pagare e lo ha fatto volentieri anche in Belgio, sui muri del Fiandre affrontati come antipasto alla sfida del 5 aprile: «Alla fine è andata abbastanza bene, si continua a crescere con queste esperienze. Con il team sta funzionando tutto alla grande. La squadra si è ingrandita molto e stiamo facendo anche delle gare molto importanti, quindi per il futuro si prospettano ottime cose, una crescita costante da parte di tutto il gruppo».

Ora sei al secondo anno, come ti stai trovando?

Mi stanno dando tanto, credono in me e mi stanno facendo fare tante bellissime esperienze in gare davvero di primo piano come la Sanremo oppure la Strade Bianche. Rispetto allo scorso anno abbiamo un altro approccio, l’approdo di alcuni nomi altisonanti come Groenewegen, Poels e Lafay ha davvero alzato l’asticella e quindi l’obiettivo di tutti è quello di acquisire sempre più punti.

Meris è l'unico italiano presente nell'Unibet, ma si è perfettamente ambientato nel gruppo franco-olandese
Meris è l’unico italiano presente nella Unibet, ma si è perfettamente ambientato nel gruppo franco-olandese
Meris è l'unico italiano presente nell'Unibet, ma si è perfettamente ambientato nel gruppo franco-olandese
Meris è l’unico italiano presente nella Unibet, ma si è perfettamente ambientato nel gruppo franco-olandese
Come ci si trova in una squadra straniera da unico italiano? Tanti italiani sono in formazioni WT o Professional, ma fanno sempre un po’ gruppo, ce ne sono almeno un paio per team, tu invece sei proprio solo…

A me non pesa, l’anno scorso è stato per me una novità entrare in una squadra con una mentalità così aperta, con così tante culture diverse, ho approfondito il mio inglese, ma ora mi sono ambientato. Ho stretto bei rapporti anche l’anno scorso con i compagni, con lo staff e quindi non mi sento per niente solo, anzi sono grato di questa opportunità per la mia crescita personale, non solo sportiva.

Con chi hai legato particolarmente nel team?

Innanzitutto con Adrien Maire che è il mio compagno francese, ma anche con Lafay siamo subito entrati in contatto. Ho legato molto con un po’ tutto il gruppo francese, ma anche con “l’anima” olandese mi trovo davvero bene, anche con i fratelli Kopecky ho un bel rapporto. Un vantaggio per me è dato dalle mie caratteristiche di passista-scalatore che mi consentono di essere impiegato in una gamma più vasta di corse.

La Strade Bianche è stata la sua prima uscita nel WT di quest'anno, faticando oltremisura (foto Instagram)
La Strade Bianche è stata la prima uscita di Meris nel WT di quest’anno, faticando oltremisura (foto Instagram)
La Strade Bianche è stata la sua prima uscita nel WT di quest'anno, faticando oltremisura (foto Instagram)
La Strade Bianche è stata la prima uscita di Meris nel WT di quest’anno, faticando oltremisura (foto Instagram)
Che influsso ha sul tuo calendario?

Mi mette a contatto con i gruppi sia delle classiche che degli scalatori orientati verso le corse a tappe e di conseguenza ho l’opportunità davvero di approfondire l’amicizia con diversi tipi di corridori.

Sei nella stessa squadra con due corridori come Groenewegen e Lafay che hanno vinto grandi corse. Nelle tue prime esperienze, che cosa hai notato in loro?

Soprattutto una dedizione e un impegno costante, sono corridori che sono stati grandi protagonisti nelle maggiori corse eppure non sono per nulla appagati. Continuano con il massimo impegno, sono un esempio per tutti ed è quello che fa la differenza. Ho capito che anche se gli anni passano e non sei più giovanissimo e hai fatto anche già dei bei risultati, ma continui a impegnarti al 100 per cento ottieni risultati e questo posso dirlo anche di Poels, anche con lui sto stringendo un bel rapporto e cerco di trarne ispirazione. A 38 anni è comunque super professionale e anche per questo sta durando così tanto.

Chiamato per essere alla Milano-Sanremo all'ultimo momento, Meris ha chiuso 50° a 3'17" da Pogacar (foto Instagram)
Chiamato per essere alla Milano-Sanremo all’ultimo momento, Meris ha chiuso 50° a 3’17” da Pogacar (foto Instagram)
Chiamato per essere alla Milano-Sanremo all'ultimo momento, Meris ha chiuso 50° a 3'17" da Pogacar (foto Instagram)
Chiamato per essere alla Milano-Sanremo all’ultimo momento, Meris ha chiuso 50° a 3’17” da Pogacar (foto Instagram)
Hai fatto la tua terza corsa di WorldTour. Delle gare che hai fatto quest’anno, qual è stata la più bella secondo Sergio Meris?

Penso sicuramente la Sanremo, è stata una gara bellissima ancorché inaspettata, perché non dovevo essere alla partenza, essendo però stato male un mio compagno ho preso il suo posto all’ultimo. Mi è piaciuta un sacco non solo come paesaggi, ma anche per il tipo di gara. E’ vero che è lunghissima ma non mi sono annoiato un solo secondo, anzi mi sono goduto ogni momento. La Strade Bianche è stata una gara molto più esigente fisicamente, alla Sanremo il tempo è volato…

Prossime gare che farai?

Paris-Camembert che è martedì, poi devo fare NXT Classic che è il 4 aprile e l’Amstel Gold Race come l’anno scorso. Con la gamba che sta iniziando a rispondere in maniera molto positiva, con queste gare WorldTour che ti danno quella forma fisica e quel grado di sopportazione allo sforzo, alla intensità e alla lunghezza in più. Io dico che fra queste tre prove spero di portare a casa qualcosa di buono. All’Amstel voglio migliorarmi rispetto allo scorso anno quando purtroppo sono caduto, ma quest’anno mi sento molto più pronto e voglio arrivare più avanti possibile. Per me e per la squadra.

La nuova Unibet, Tietema sogna il Tour con nuovi talenti

La Unibet cresce e Tietema sogna il Tour con nuovi talenti

27.11.2025
6 min
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Con ben 13 nuovi innesti, la Unibet Rose Rockets si è posta in prima fila nel ciclomercato che sta ancora impazzando in vista della nuova stagione. Nessun team ha cambiato così tanto e parliamo di una squadra professional che ha portato i suoi effettivi a ben 28 unità. Le curiosità che la circondano sono tante, a cominciare dal fatto che la formazione salita di categoria lo scorso anno, da questa stagione ha cambiato affiliazione, passando dalla licenza olandese a quella francese.

Bas Tietema, a destra, insieme al nuovo acquisto Victor Lafay dal quale ci si attende tanto
Bas Tietema, a destra, insieme al nuovo acquisto Victor Lafay dal quale ci si attende tanto
Bas Tietema, a destra, insieme al nuovo acquisto Victor Lafay dal quale ci si attende tanto
Bas Tietema, a destra, insieme al nuovo acquisto Victor Lafay dal quale ci si attende tanto

Anche se il nome di famiglia non fa più parte della denominazione ufficiale, coinvolto nella squadra c’è sempre Bas Tietema e al diesse olandese abbiamo chiesto delucidazioni partendo proprio dalle ragioni del cambio di nazionalità.

«Penso che siamo davvero una squadra internazionale – dice – e con questo nuovo approccio abbiamo abbracciato molte nazionalità con belgi, olandesi, slovacchi e cechi, anche italiani per essere più una squadra internazionale. L’anno scorso Unibet è diventata anche partner di FDJ, la lotteria francese. Per noi era un passo importante avendo l’obiettivo di partecipare al Tour de France. D’altronde la Francia ha una delle culture più grandi dal punto di vista ciclistico».

L’identità della squadra rimarrà olandese o cambierà?

L’identità della squadra è qualcosa di relativo, dipende dalla narrazione, i media. La nostra penso sia una squadra senza una specifica identità per ora, anche se credo che si sposterà sempre di più verso la Francia considerando l’ingresso di un leader come Lafay e altri corridori transalpini. Ma alla fine sarà un mix di tutto.

Kubis, 25 anni, ha colto il titolo nazionale slovacco e vinto la classica di Cholet
Kubis, 25 anni, ha colto il titolo nazionale slovacco e vinto la classica di Cholet
Kubis, 25 anni, ha colto il titolo nazionale slovacco e vinto la classica di Cholet
Kubis, 25 anni, ha colto il titolo nazionale slovacco e vinto la classica di Cholet
Come giudichi la stagione che si è appena conclusa?

Un anno fantastico. Un passo avanti reale che abbiamo fatto come squadra. Siamo arrivati 26esimi nella classifica UCI e non va dimenticato che esistiamo solo dal 2023, quindi siamo giovanissimi. Dobbiamo ancora crescere e migliorare ogni anno, ma penso che abbiamo ottenuto ottimi risultati con 5 vittorie. Lukas Kubis è stato ovviamente una delle grandi rivelazioni della stagione. Quindi sì, in generale sono molto contento.

La vostra squadra è tra le più attive nel ciclomercato di quest’anno: che corridori state scegliendo?

Vogliamo crescere, dobbiamo ancora fare un altro passo avanti, per questo dovevamo essere molto attivi sul mercato. Stiamo davvero cercando una combinazione di esperienza e gioventù. Abbiamo alcuni corridori che hanno già dimostrato di essere in grado di esibirsi ai massimi livelli, siamo stati protagonisti anche in prove WorldTour. Ma crediamo anche che bisogna investire nei corridori emergenti e penso a Niklas Larsen, che è arrivato terzo ai campionati europei a cronometro, come anche Matyas Kopecky. Credo davvero che questi siano corridori che forse non volevano ancora partecipare alle gare più importanti, ma che abbiano il potenziale per diventare ottimi elementi, come ha fatto Lukas Kubis, ad esempio.

Il team, divenuto francese quest'anno, ha colto 5 vittorie in stagione Qui Zeb Kyffin a Langkawi
Il team, divenuto francese quest’anno, ha colto 5 vittorie in stagione. Qui Zeb Kyffin a Langkawi
Il team, divenuto francese quest'anno, ha colto 5 vittorie in stagione
Il team, divenuto francese quest’anno, ha colto 5 vittorie in stagione. Qui Zeb Kyffin a Langkawi
Arrivano alla Unibet due corridori con un grande palmares come Groenewegen e Lafay: che cosa ti aspetti da loro e avranno programmi diversi?

Stiamo ancora lavorando su quali saranno gli obiettivi per il prossimo anno, visto che non siamo sicuri di quali gare saranno in programma. Quindi a volte dipende anche dalle wild card. Certo Dylan e Victor ci danno quella carica in più, sanno già come vincere anche gare importanti, ma serve che siano anche d’esempio per gli altri. Vogliamo competere per vincere più gare e partecipare in modo offensivo e attraente anche negli eventi più difficili, credo che Victor l’abbia fatto anche l’anno scorso.

L’arrivo di Matyas Kopecky ha fatto la storia come primo ciclista diabetico a lasciare la Novo Nordisk: come siete arrivati a questa scelta?

Non sapevo che fosse il primo, ma Matyas ha già ottenuto ottimi risultati negli ultimi anni. E suo fratello era ovviamente già nella nostra squadra da un anno. Penso che Matyas abbia il potenziale per essere un bravissimo corridore e che voglia anche mettere la sua firma nelle corse più importanti. Penso che sia anche uno dei motivi per cui ha detto di sì. E’ un gesto di fiducia verso di noi, sa che siamo una squadra super valida e lui vuole provare a capire dove può arrivare. Anche nelle grandi classiche o forse anche nei Grandi Giri, io lo vedo bene. Avevamo già avuto contatti, poi quest’anno la situazione è diventata più seria.

Sergio Meris resta l'unico italiano del team. Per lui un 2026 denso d'impegni
Sergio Meris resta l’unico italiano del team. Per lui un 2026 denso d’impegni
Sergio Meris resta l'unico italiano del team. Per lui un 2026 denso d'impegni
Sergio Meris resta l’unico italiano del team. Per lui un 2026 denso d’impegni
Resta nel team un solo italiano, Sergio Meris: che cosa può dare al team?

Penso che Sergio sia un corridore di grande talento nelle gare impegnative e collinari. Credo che per lui sia importante poter correre, chiaramente gli sono mancate un po’ le gare nazionali. E’ stato un anno di transizione, ma spero davvero che possa crescere bene nelle gare italiane come anche nella Coupe de France. Spero che possa fare un altro passo avanti l’anno prossimo perché credo che abbia molto potenziale e un ottimo spunto veloce. Essere al primo anno da professionista non è mai facile, soprattutto se si fanno gare molto dure. Ma dopo un buon inverno di allenamento avremo in lui un’altra punta.

Quali obiettivi hai per il prossimo anno?

Penso che uno dei nostri grandi obiettivi come squadra sia quello di avere sempre più tifosi in tutta Europa, per arrivare al grande sogno di correre il Tour de France. Non so se accadrà quest’anno o l’anno prossimo, ma penso che dobbiamo essere il più pronti possibile e anche correre sempre di più. Soprattutto gare del WorldTour. Penso che siamo pronti a competere in sempre più prove, anche nelle classiche. E forse anche alla Milano Sanremo, penso che con Kubis e Kopecky abbiamo ottimi elementi per fare davvero bene anche lì. Forse non siamo ancora abbastanza bravi per la classifica generale delle gare a tappe, ma penso che possiamo migliorare molto. Penso che sarebbe davvero bello partecipare a gare come il Fiandre o la Strade Bianche. Per dimostrare che siamo in grado di fare un altro passo avanti.

Lafay approda all'Unibet per fare il leader nelle classiche primaverili
Lafay, vincitore di tappe al Giro e al Tour, approda alla Unibet per fare il leader nelle classiche primaverili
Lafay approda all'Unibet per fare il leader nelle classiche primaverili
Lafay, vincitore di tappe al Giro e al Tour, approda alla Unibet per fare il leader nelle classiche primaverili
Quanto è difficile la scalata verso il WorldTour, è solo questione di budget o c’è anche altro?

C’è molto di più. Penso che il World Tour sia fantastico, ma è anche difficile raggiungerlo, un club esclusivo. Ma se sei una delle migliori squadre professional, sei in un’ottima posizione. E’ come essere in una zona grigia, vicini al grande salto ma non ancora pronti. C’è quel ciclo triennale in cui devi segnare punti per guadagnarti il WT e noi tre anni fa eravamo appena nati, ancora una continental. Credo che siamo progrediti enormemente. Quest’anno quel ciclo ricomincia e se riusciamo a mantenere questo ritmo di crescita, allora forse riusciremo. Il budget conta molto, con gli stipendi dei corridori, ma penso anche alle performance. Tra un anno potremo fare il punto della situazione, ora dobbiamo solo lavorare.

La storia di Matyas Kopecky, che dalla Novo Nordisk spicca il volo

La storia di Kopecky, che dalla Novo Nordisk spicca il volo

16.11.2025
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Non era mai accaduto che un corridore della Novo Nordisk lasciasse il team americano per approdare in un’altra squadra professionistica, nel caso specifico l’Unibet. Perché parliamo di un team, quello a stelle e strisce, con una peculiarità unica: tutti i suoi componenti sono diabetici. Il team è diventato negli anni un vessillo di come si possa fare sport di alto livello anche in presenza di questa patologia, prendendo le giuste precauzioni. Ma Matyas Kopecky ha rotto gli schemi.

Matyas, a destra, con suo fratello Tomas, anche lui approdato all'Unibet Rose Rockets
Matyas, a destra, con suo fratello Tomas, anche lui approdato all’Unibet Rose Rockets
Matyas con la maglia Unibet il giorno della firma. Con lui approda nel team anche suo fratello Tomas
Matyas con la maglia Unibet il giorno della firma. Con lui approda nel team anche suo fratello Tomas

Un primato destinato a restare nel tempo

Il corridore ceco ha scelto un’altra strada in piena consapevolezza. Un cambio di team che sarebbe qualcosa di comunissimo, ma che nel suo caso ha destato molto clamore. In partenza per il primo ritiro spagnolo con la formazione francese, Kopecky (che è solo omonimo dell’ex campionessa mondiale Lotte: «Il nostro è un cognome comune in Cechia e sicuramente Lotte ha origini di famiglia dalle mie parti») non ha avuto timore nell’affrontare un argomento che spesso è ancora oggetto di pregiudizi.

«Ho iniziato ad andare in bici grazie a mio padre e mio fratello. Da giovani praticavamo sempre ciclocross, a un livello piuttosto alto nella categoria juniores. Ho anche gareggiato in Coppa del Mondo e mio fratello Tomas è anche salito sul podio ai Campionati del Mondo. Quando ero al secondo anno da juniores, ho iniziato a concentrarmi di più sulla strada e al primo anno da U23 ho firmato per la Novo Nordisk. Questo significava che mi sarei concentrato completamente sulla strada e ho dovuto lasciare un po’ da parte il ciclocross».

Per Matyas ben 63 giorni di gara nel 2025, con 25 Top 10, portando tanti punti alla causa del team
Per Kopecky ben 63 giorni di gara nel 2025, con 25 Top 10, portando tanti punti alla causa del team
Per Matyas ben 63 giorni di gara nel 2025, con 25 Top 10, portando tanti punti alla causa del team
Per Kopecky ben 63 giorni di gara nel 2025, con 25 Top 10, portando tanti punti alla causa del team
Qual è il tuo rapporto con il diabete e com’era nei primi anni?

Ovviamente, quando te lo dicono in ospedale, non è bello ricevere questa diagnosi. Ma io l’ho sempre presa alla leggera e ho cercato di gestirla nel miglior modo possibile. Non l’ho mai visto come un grosso problema o una questione importante. Di certo è qualcosa di cui tutti nella nostra squadra dobbiamo occuparci e richiede molta concentrazione e attenzione. Ma ci si abitua. Se si gestisce bene, il diabete non è qualcosa che influisce così tanto come si pensa, per me, è normalissimo.

Quanto supporto hai trovato dal team Novo Nordisk?

Davvero grande. Tutti, i corridori, lo staff, la dirigenza del team, tutti sanno cosa significa essere un corridore con il diabete e che cosa comporta. Quindi è di grande aiuto il fatto che, in ogni situazione, la squadra sappia cosa sta succedendo e ci sia sempre un medico alle gare. Ma non parlerei solo del diabete, anche per quanto riguarda le prestazioni e il ciclismo penso che la squadra mi abbia dato davvero tanto supporto fin dal primo giorno in cui mi sono unito a loro. Hanno persino adattato un po’ di più il programma di gare alle mie caratteristiche.

Sfida a due per il titolo nazionale. La spunta Vacek, ma la prestazione di Kopecky non passa inosservata
Sfida a due per il titolo nazionale. La spunta Vacek, ma la prestazione di Kopecky non passa inosservata (foto Instagram)
Sfida a due per il titolo nazionale. La spunta Vacek, ma la prestazione di Kopecky non passa inosservata
Sfida a due per il titolo nazionale. La spunta Vacek, ma la prestazione di Kopecky non passa inosservata (foto Instagram)
Tu sei il primo corridore che lascia la Novo per passare a un altro team: come gestirai la tua patologia?

Sì, è un momento importante nella storia del team, me lo hanno detto e sono stati molto contenti per questa opportunità. Ma per me, in termini di gestione del diabete, non cambierà molto perché alla Novo Nordisk mi prendevo cura di me stesso. Ho imparato tutto quel che serve, cerco di fare tutto da solo il più possibile. Potremmo non avere un medico a ogni gara e questo ovviamente cambia perché la sensazione di avere un medico con te in gara che sa tutto delle tue condizioni, dà una sensazione di grande sicurezza e questo cambierà. Ma ho già parlato di questo con l’Unibet, sanno bene della mia condizione e anche loro mi hanno supportato molto. Sono di mentalità aperta al riguardo e anche di aiuto. Io però mi sono sempre impegnato a non dipendere da altre persone con questo problema.

Quanto pensi possa essere importante il tuo esempio per chi ha il diabete e vuole fare sport, in particolare nel tuo Paese?

Posso dirti che quasi a ogni gara vedo persone che vengono sul nostro pullman e ci vengono a trovare. Tutti ci dicono che è davvero bello che questa squadra esista e che siamo una grande fonte di ispirazione per tutti loro. Ci raccontano le loro esperienze, siamo un’ispirazione. Facendo quello che facciamo, motiviamo molte persone, portiamo molta speranza a chi viene diagnosticata la malattia e che non sanno se possono continuare a praticare sport. Si rendono conto che la loro vita non è completamente distrutta. Io stesso ho avuto esempi di persone che vengono da me e mi dicono che quello che stiamo facendo è davvero straordinario. Quindi è davvero importante, non solo nel mio Paese, ma in tutto il mondo ed è ciò che mi rende più orgoglioso.

Ben 3 successi nella classifica dei giovani nelle corse a tappe. E' questo che ha convinto l'Unibet
Ben 3 successi nella classifica dei giovani nelle corse a tappe. E’ questo che ha convinto l’Unibet
Ben 3 successi nella classifica dei giovani nelle corse a tappe. E' questo che ha convinto l'Unibet
Ben 3 successi nella classifica dei giovani nelle corse a tappe. E’ questo che ha convinto l’Unibet
Sei soddisfatto della tua stagione?

Sono davvero contento, perché ho fatto un altro grande passo. Volevo vincere una gara, ma so che questo non è facile. Il ciclismo è uno sport molto duro e avrei davvero voluto regalare una vittoria alla Novo Nordisk prima di andarmene, ma se si guarda alla mia costanza, ai punti UCI, ai risultati nelle gare importanti, penso che per uno che ha 22 anni, sia stato un buon lavoro e voglio solo continuare a costruire su questo e continuare a crescere. E’ importante guardare il quadro generale e considerare i progressi che ho fatto nel corso delle stagioni.

Come sei approdato all’Unibet Rose e perché hai scelto di cambiare?

Mi avevano adocchiato già da quasi tre anni. Hanno continuato a osservarmi, a rimanere in contatto. Ho sentito davvero che erano una squadra che mi voleva e penso che tutto il mondo del ciclismo possa vedere che è una squadra un po’ diversa da tutte le altre. Ha una mentalità un po’ diversa e anche per questo sta crescendo davvero velocemente. Penso che possa adattarsi al mio livello di prestazioni, ma la cosa che mi piace è che sono davvero disposti a crescere e hanno preso corridori importanti per il prossimo anno perché vogliono progredire molto. Penso che sia il momento giusto per salire a bordo e andare con loro perché sono davvero a caccia di grandi corse e penso che sia un buon abbinamento.

Kopecky ha scoperto di avere il diabete da adolescente, ma non ha mai smesso di fare sport (foto Instagram)
Kopecky ha scoperto di avere il diabete da adolescente, ma non ha mai smesso di fare sport (foto Instagram)
Kopecky ha scoperto di avere il diabete da adolescente, ma non ha mai smesso di fare sport (foto Instagram)
Kopecky ha scoperto di avere il diabete da adolescente, ma non ha mai smesso di fare sport (foto Instagram)
Quali sono i tuoi obiettivi per il prossimo anno?

Penso che il mio obiettivo generale più grande sarà quello di essere in evidenza nella stagione delle classiche. E’ ciò che si adatta meglio alle mie caratteristiche. E spero di essere bravo soprattutto alla Parigi-Roubaix. E’ davvero la mia grande corsa dei sogni, essere protagonista lì sarebbe fenomenale, ma fare davvero bene lì a livello di risultato sarebbe ancora più pazzesco. Spero solo di arrivare al velodromo di Roubaix ed essere davvero soddisfatto della gara che ho fatto.