Team Vangi Sama Ricambi Il Pirata 2025

L’anno della Vangi e il futuro del ciclismo giovanile

06.12.2025
4 min
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Il team Vangi Sama Ricambi ha conquistato la classifica a squadre riservata alla categoria juniores, un risultato che arriva al termine di una stagione fatta di crescita e di conferme. Matteo Berti, alla guida della formazione toscana da due stagioni, si sta godendo un momento di pausa dall’attività. Anche se la preparazione in vista del 2026 è già iniziata, non in maniera così assidua ma il lavoro non manca (in apertura foto Facebook).  

«Diciamo che siamo in piena preparazione per il prossimo anno – racconta Berti – e inizieremo a fare sul serio tra non molto. Tutto sta andando bene e penso riusciremo a mettere insieme un bel team anche nella stagione che verrà. Mi auguro riusciremo a toglierci delle belle soddisfazioni. 

«Rispetto alla stagione appena conclusa – spiega il diesse – avremo due atleti in meno, passiamo da diciotto a sedici. Ci saranno otto ragazzi al primo anno nella categoria juniores e altri nuovi di secondo anno. Qualitativamente mi sembra una squadra ben assortita».

Team Vangi Sama Ricambi Il Pirata 2025
Il Team Vangi Sama Ricambi Il Pirata nella stagione 2025 aveva in rosa diciotto ragazzi, la prossima stagione saranno sedici (foto Facebook)
Arrivate da un risultato importante, con la vittoria della classifica a squadre…

Sì, assolutamente. Ci è mancato un po’ qualche risultato importante nelle corse nazionali e internazionali. Però tutti i ragazzi, in generale, si sono comportati bene e questo ci dà sicuramente tanta soddisfazione. A un certo punto della stagione la classifica a squadre è diventata un obiettivo, sia per la società che per i ragazzi. 

Un termometro di una stagione positiva?

Il livello degli altri team che ci siamo messi alle spalle era sicuramente elevato, basti pensare al fatto di aver battuto una realtà come il Team Fratelli Giorgi. Ci siamo portati a casa una bella soddisfazione, ma se dovessi pensare a qualcosa da migliorare direi che sarebbe bello alzare l’asticella negli appuntamenti più importanti. 

Team Vangi Sama Ricambi Il Pirata 2025
L’obiettivo del Team Vangi per il 2026 è migliorare nelle competizioni internazionali (foto Facebook)
Team Vangi Sama Ricambi Il Pirata 2025
L’obiettivo del Team Vangi per il 2026 è migliorare nelle competizioni internazionali (foto Facebook)
Restate una squadra che esce tanto dall’Italia per correre…

Per noi fare un certo tipo di attività anche all’estero è un obiettivo. Una cosa che abbiamo sicuramente notato è che il livello medio si sta alzando parecchio. Gli appuntamenti internazionali diventano importanti per la categoria juniores, perché rappresentano sicuramente una vetrina in prospettiva futura. Purtroppo il ciclismo sta abbassando tanto l’età in cui andare alla ricerca di talenti

In questi anni hai visto corridori diversi, è cambiato tanto il movimento giovanile?

I ragazzi iniziano ad essere consapevoli che si deve andare forte da juniores, chi più e chi meno. Ma ormai questa è la categoria che fa da spartiacque. Rimango convinto che ogni corridore debba fare il proprio percorso. Tutti vogliono andare nei devo team ma si può diventare professionisti facendo anche un cammino parallelo. Gli esempi non mancano, uno su tutti a mio avviso è quello di Fiorelli che nel 2026 correrà con la Visma. Il suo percorso fa capire che il lavoro paga. 

Team Vangi Sama Ricambi Il Pirata 2025
Le squadre juniores chiudono e per i ragazzi è sempre più difficile continuare a correre (foto Facebook)
Team Vangi Sama Ricambi Il Pirata 2025
Le squadre juniores chiudono e per i ragazzi è sempre più difficile continuare a correre (foto Facebook)
Hai avuto in squadra un ragazzo come Sambinello, il pensiero ai devo team era così radicato anche in lui?

Era un ragazzo con una fame agonistica importante, ma non aveva il pensiero di arrivare in un devo team. E’ stata la conseguenza dei risultati fatti nei due anni da juniores. Anche altri miei atleti avevano “fame” agonistica ma senza l’assillo di arrivare. Ora c’è una maggiore ambizione di arrivare in quelle squadre. Continuo a pensare che anche i miei ragazzi passati in team continental (ad esempio Meccia e Toselli, ndr) possano arrivare al professionismo. 

L’anno prossimo mancheranno squadre come il Team Fratelli Giorgi o l’Aspiratori Otelli, che cambiamento sarà?

Strano e non facile da digerire. Il confronto con certe realtà fa crescere i corridori e noi come squadra. Non sarebbe corretto pensare che senza di loro il cammino possa essere più agevole, anche perché molti ragazzi rischiano di rimanere senza squadra. E’ un aspetto che ho notato già quest’anno.

Team Vangi Sama Ricambi Il Pirata 2025
L’attenzione verso la categoria cresce continuamente, gli atleti lo sanno e già sono alla ricerca di risultati e prestazioni
Team Vangi Sama Ricambi Il Pirata 2025
L’attenzione verso la categoria cresce continuamente, gli atleti lo sanno e già sono alla ricerca di risultati e prestazioni
E’ già così evidente?

Molti dei miei corridori hanno fatto fatica a trovare una sistemazione da under 23, sono arrivati a firmare contratti in inverno. Cosa che sinceramente non ci era capitata in precedenza. Il rischio è che con la chiusura di qualche team e la rincorsa ai talenti l’imbuto si restringa già agli allievi, escludendo tanti ragazzi da questo sport.

Pietro Solavaggione, Team Fratelli Giorgi 2025

Solavaggione: altro junior con la valigia, direzione Cannibal Team

08.11.2025
5 min
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Il nome di Pietro Solavaggione in gruppo gira da qualche settimana, da quando è arrivata l’ufficialità che sarebbe andato a correre all’estero: al Cannibal Team, la formazione juniores development della Bahrain Victorious. Diciassette anni, idee già chiare e la voglia di emergere. La bicicletta per Pietro Solavaggione ha smesso di essere un gioco, ora è nell’orbita dei grandi e bisogna fare le cose sul serio. Presto o tardi che sia. 

«Questa è la terza settimana di stacco – racconta Pietro Solavaggione da casa – sono fermo e, scuola a parte, non ho grandi impegni. La bici tornerà nella mia routine questo fine settimana probabilmente. Non sono mai stato abituato a fare lo stop invernale, gli anni scorsi il mio preparatore (Piotti, ndr) mi diceva di continuare se avessi avuto voglia di pedalare per divertirmi. Da un mese, però, sono passato sotto il preparatore del Cannibal Team che mi ha detto di staccare e riposare in vista della nuova stagione». 

Pietro Solavaggione mtb
Pietro Solavaggione nasce nella mountain bike, è arrivato al ciclismo su strada più tardi
Pietro Solavaggione mtb
Pietro Solavaggione nasce nella mountain bike, è arrivato al ciclismo su strada più tardi
Piotti era il tuo preparatore al Team Giorgi?

Sì, ma mi seguiva come esterno, non avevamo preparatori all’interno del team. Lui mi allena da quando ero secondo anno allievo, dall’inverno tra il 2023 e il 2024. L’ho conosciuto quando ero entrato a far parte della selezione regionale del Piemonte di mountain bike. 

Anche tu arrivi dal fuoristrada?

Ho iniziato a correre in mtb quando ero G3, anche se allora non mi piaceva troppo la bici perché non vincevo e quindi non mi divertivo tanto. Nel frattempo ho provato tanti altri sport: calcio, nuoto, sci, corsa… Poi sono tornato a correre in mountain bike da esordiente secondo anno e ho visto di essere forte, di conseguenza mi sono convinto a restare sul ciclismo. 

Pietro Solavaggione, Team Fratelli Giorgi 2025
Il primo anno da junior lo ha corso con i colori del Team Giorgi, squadra che ha chiuso i battenti a fine stagione
Pietro Solavaggione, Team Fratelli Giorgi 2025
Il primo anno da junior lo ha corso con i colori del Team Giorgi, squadra che ha chiuso i battenti a fine stagione
Poi sei passato alla strada, quando?

E’ da quando sono allievo secondo anno che mi dedico interamente al ciclismo su strada. Mi sarebbe anche piaciuto continuare con la mountain bike, ma ci sono molte meno squadre e le possibilità di carriera sono ridotte. Si fa lo stesso sport, andare in bici, ma economicamente sono senza paragoni. Poi ho visto che anche i biker più forti sono passati alla strada: Grigolin e Pezzo Rosola. 

C’è un altro piemontese che però è emerso dalla mtb: Scagliola…

Vero, però lui ha corso in una squadra che gli ha fatto fare entrambe le discipline. Inoltre io volevo emergere su strada e se avessi fatto anche mtb non avrei avuto una stagione così soddisfacente come quella passata. Ho pensato fosse meglio specializzarsi subito e via. 

Pietro Solavaggione, Team Fratelli Giorgi 2025
Ecco Pietro Solavaggione (a sinistra) con il compagno di squadra Thomas Bernardi
Pietro Solavaggione, Team Fratelli Giorgi 2025
Ecco Pietro Solavaggione (a sinistra) con il compagno di squadra Thomas Bernardi
Non era troppo presto?

Non ci ho pensato molto, anche perché in un solo anno su strada da junior ho raccolto tantissimo e sono arrivato a firmare con il Cannibal Team Development. Inoltre ho anche l’accordo per la categoria U23, infatti sarò nel devo team della Bahrain. Un percorso lineare e continuo. 

Come ti sei trovato al Team Fratelli Giorgi?

Benissimo. Meglio di così sarebbe stato impossibile, purtroppo la squadra ha chiuso i battenti. Sarei potuto entrare nel nuovo progetto dove andrà Leone Malaga, ma non sarebbe mai stato come il Team Giorgi. Magari lo diventerà in futuro, perché lui è molto bravo. 

Poi è arrivato il richiamo del Cannibal Team…

Era un’occasione che non mi sono fatto sfuggire, dopo le prime vittorie a inizio anno ho firmato con i Carrera, mi seguirà Johnny lui è quello che lavora maggiormente con i giovani. Da lì sono arrivate a bussare tante squadre internazionali e tra tutte ho scelto il Cannibal Team.

Pietro Solavaggione, Team Fratelli Giorgi 2025 (Photors.it)
Pietro Solavaggione si è messo in mostra con ottimi risultati in questo 2025, qui al GP Sportivi Loria concluso al terzo posto (Photors.it)
Pietro Solavaggione, Team Fratelli Giorgi 2025 (Photors.it)
Pietro Solavaggione si è messo in mostra con ottimi risultati in questo 2025, qui al GP Sportivi Loria concluso al terzo posto (Photors.it)
Perché?

Mi è sembrata la scelta migliore per il 2026, sono una realtà competente e familiare, in tutti i sensi. Il diesse è Francis Van Mechelen e dentro lo staff ci sono sua moglie e sua figlia. In quel contesto mi sono sentito a mio agio fin da subito, senza pressioni intorno. 

Hai anche avuto modo di correre con loro?

Sì, ho fatto l’ultima gara della stagione, a ottobre alla Philippe Gilbert Junior. E’ stata un’esperienza utile, nella quale ho capito cosa vuol dire correre a livello internazionale. La corsa è stata dura, selettiva, ho visto che c’è tanto da imparare. Ad esempio il vento forte ha portato alla formazione di ventagli, cosa che non avevo mai fatto prima d’ora. 

Non è un salto troppo grande? 

Restare in Italia sarebbe stato più comodo e un’idea migliore da un lato. Ho scelto la strada più difficile ma l’ho fatto per il mio futuro: una lingua diversa e un calendario impegnativo. Però ho già una squadra per la categoria under 23 e mi sento sereno. Certo che partire e prendere l’aereo da solo per andare a correre in Belgio non è stato facile, era anche la prima volta che volavo in vita mia. 

Pietro Solavaggione, Cannibal Team Development 2025
Solavaggione ha avuto modo di vestire la maglia del Cannibal Team già a ottobre di quest’anno, per lui un assaggio di futuro
Pietro Solavaggione, Cannibal Team Development 2025
Solavaggione ha avuto modo di vestire la maglia del Cannibal Team già a ottobre di quest’anno, per lui un assaggio di futuro
Avete parlato di ritiri e calendario?

Non sono ancora sicuro degli impegni perché nel ritiro in Spagna di dicembre avremo meno posti rispetto al numero di atleti in squadra (al momento il Cannibal Team conta una ventina di ragazzi, ndr). Probabilmente verrà dato spazio a quelli che correranno le prime gare dell’anno, corse non adatte alle mie caratteristiche. Quelle inizieranno a giugno, quindi c’è tutto il tempo. 

Hai pensato anche alla scuola?

Sarà un aspetto, non semplice, che dovrò gestire. Ad ora ho cambiato scuola e sono passato a una online, così da potermi coordinare meglio tra lezioni e allenamenti senza il problema delle assenze.

Carlo Giorgi smette dopo 40 anni: «Il ciclismo non è più passione»

13.07.2025
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«Dopo 40 anni di attività succede di dire basta – dice Carlo Giorgi, presidente del team Fratelli Giorginon è una questione di soldi, ma burocratica». La voce si ferma e non vorrebbe andare avanti. Dopo così tanti anni nel ciclismo, magari Carlo Giorgi non sente la necessità di parlare, ma ha tante cose da dire. Non vorrebbe nemmeno dirle, la decisione di chiudere la squadra dopo tanti anni è arrivata qualche stagione fa. 

«Ho deciso che avrei smesso da tre anni ormai – continua – ma non l’ho detto a nessuno. Avevo tanti pensieri sul ciclismo giovanile e su com’è cambiato, ma avevo deciso di tenerli per me».

Carlo Giorgi ha deciso di chiudere il Team Fratelli Giorgi dopo 30 anni di attività (foto Facebook Team Fratelli Giorgi)
Carlo Giorgi ha deciso di chiudere il Team Fratelli Giorgi dopo 30 anni di attività (foto Facebook Team Fratelli Giorgi)

Un sistema che non funziona

Carlo Giorgi sembra un uomo di poche parole e magari lo è anche, ma se per quarant’anni ha avuto la forza e la volontà di tenere in piedi una squadra giovanile, vuol dire che la passione per questo sport e per i ragazzi è sempre stata radicata in lui. Per questo sentire che dal 2026 non avremo più il team Fratelli Giorgi ci fa capire che il ciclismo giovanile ha preso una piega difficile da raddrizzare. Se nemmeno la passione di un uomo che ha sempre amato il ciclismo riesce a far superare ostacoli e difficoltà, allora è arrivato il momento di farci (e fargli) qualche domanda. 

«Ogni anno – racconta Carlo Giorgi – c’erano e ci sono sempre più problemi nel gestire una società giovanile. Capirà chi di dovere (la Federazione in primis, ndr) se c’è qualche motivo alla base della chiusura di tante squadre juniores. Le responsabilità aumentano e nessuno ci dà una mano, tutto grava sulle nostre spalle». 

Carlo Giorgi si è preoccupato di trovare una nuova squadra ai suoi collaboratori e ragazzi (photors.it)
Carlo Giorgi si è preoccupato di trovare una nuova squadra ai suoi collaboratori e ragazzi (photors.it)
Non c’era nessuno pronto a prendere in mano la squadra?

No, ai miei figli non interessa, quindi nulla… Ma li capisco, è diventato come avere un secondo lavoro con tantissime responsabilità e nessuna tutela. 

Cosa prova nel chiudere la sua squadra dopo 40 anni?

Nella vita c’è sempre un inizio e una fine. Tre anni fa avevo già deciso che sarei arrivato fino a qui. Lo avevo già comunicato agli sponsor. Basta, questo mondo non mi piace più.

Cosa non le piace più?

Tanti aspetti. I ragazzi non corrono più per amore verso questo sport, i procuratori arrivano a prendere gli atleti fin dagli allievi (ieri abbiamo letto di Tommaso Cingolani, campione italiano allievi, già ingaggiato dai Carera, ndr). Ormai la categoria juniores è diventato il fanalino del professionismo, vengono a prendere ragazzini di 18 anni per portarli già nel WorldTour. Anche le squadre dilettantistiche (le under 23, ndr) non esisteranno più. Prima tutto era diviso e ogni categoria aveva i suoi passi. 

La categoria juniores si sta sempre più assottigliando perdendo ragazzi e team (photors.it)
La categoria juniores si sta sempre più assottigliando perdendo ragazzi e team (photors.it)
Ora è tutto insieme?

I ragazzi a 16 anni vincono una corsa e si sentono dei professionisti (e li trattano come professionisti, ndr). Poi arrivano tra gli juniores e se vincono una o due gare pretendono di diventare grandi subito. Vogliono la  bici nuova ogni anno e se non gliela dai vanno a cercare una squadra nuova. Senza considerare la burocrazia.

Ha un peso importante?

E’ anche per colpa di tutte queste carte che smetto. E’ un lavoro con oneri e responsabilità e nessuna tutela. Rischio più a fare la squadra che il mio vero lavoro. Secondo voi perché le gare continuano a diminuire? Ve lo dico io…

Procuratori e team WorldTour vengono a prendere ragazzi sempre più giovani rendendo difficile il lavoro alle squadre giovanili (photors.it)
Procuratori e team WorldTour vengono a prendere ragazzi sempre più giovani rendendo difficile il lavoro alle squadre giovanili (photors.it)
Prego.

Organizzo e continuerò a organizzare una gara (il Trofeo Vittorio Giorgi, ndr). Ma avete idea di quante cose servono adesso? Devi avere il giusto numero di macchine per garantire la scorta, i volontari devono aver fatto dei corsi, poi c’è l’assicurazione. Devi solamente pagare e non torna nulla: non parlo di soldi, ma di riconoscimento. Sembra che tutto sia dovuto. Ma vi faccio un’altra domanda.

Dica pure…

Secondo voi quanta gente rimarrà disposta a lavorare così? Pochissimi. Guardate le gare giovanili e notate l’età degli accompagnatori, sono tutte persone della mia età o dai cinquant’anni in su. Ho fatto crescere tanti ragazzi e solamente uno o due vengono alle gare ogni tanto per dare una mano. I giovani hanno in testa altro, giustamente, il ciclismo alla fine è uno sport povero.

Tanti ragazzi hanno corso nel team Giorgi (qui Privitera) e poi sono passati nei vivai WT, senza alcun riconoscimento economico per il team juniores
Tanti ragazzi hanno corso nel team Giorgi (qui Privitera) e poi sono passati nei vivai WT, senza alcun riconoscimento economico per il team juniores
Soprattutto per le squadre giovanili…

Tanti ragazzi sono cresciuti nella mia squadra e diventati professionisti e quando passano al team che li ha cresciuti non è riconosciuto nessun rimborso. Come si fa ad andare avanti se ci chiedono solamente di mettere soldi e non abbiamo tutele? Bisogna dare una mano alle società, non si può vivere con i soli investimenti dei privati

Qualcuno capirà prima o poi?

Vedremo. Vi faccio un altro esempio: nell’ultima gara che ho organizzato un ragazzo ha preso una borraccia al di fuori della zona prestabilita e il giudice è venuto a fine gara dicendomi che dovevo pagare una multa. Gli ho chiesto se loro vengono la domenica con l’obiettivo di prendere più soldi possibile. Non è più ciclismo, è politica. Semplicemente dopo 40 anni mi sono stancato.