Tadej Pogacar, Milano-Sanremo 2026, vittoria, UAE Team Emirates

La Sanremo di Pogacar, costruita (anche) con i consigli di Bonifazio

24.03.2026
5 min
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Tadej Pogacar ha avuto una guida d’eccezione nel suo avvicinamento, vincente, alla Milano-Sanremo, e si tratta di Niccolò Bonifazio. L’ex professionista che sulle strade dove si decide la Classicissima ci è cresciuto e sulle quali si è allenato una vita. Anche ora che non è più in gruppo e si sta preparando a nuove sfide, a partire dal triathlon di Andora.

Sul web sono girate diverse immagini dello sloveno a ruota di uno scooter, guidato proprio da Niccolò Bonifazio, mentre saliva a velocità supersonica il Poggio. Lo stesso Pogacar ha ammesso che l’ossessione verso la Milano-Sanremo lo ha portato a ripeterne infinite volte gli ultimi 30 chilometri. Il campione del mondo ha trovato in Bonifazio un alleato con i fiocchi, ricordando anche nella conferenza stampa del post gara il suo prezioso aiuto. 

Tadej Pogacar, Niccolò Bonifazio, dietro moto sul Poggio (frame preso da video Instagram t0pbike/Francesco Ruvolo)
Tadej Pogacar ha ripetuto infinite volte il Poggio, spesso dietro moto insieme a Bonifazio (frame da video Instagram t0pbike/Francesco Ruvolo)
Tadej Pogacar, Niccolò Bonifazio, dietro moto sul Poggio (frame preso da video Instagram t0pbike/Francesco Ruvolo)
Tadej Pogacar ha ripetuto infinite volte il Poggio, spesso dietro moto insieme a Bonifazio (frame da video Instagram t0pbike/Francesco Ruvolo)

«La prima Cipressa che abbiamo fatto insieme – ci racconta Bonifazio, raggiunto al telefono nei giorni dopo il trionfo di Pogacar – è stata un anno fa. Ero in zona Imperia e stavo affrontando una delle mie prime uscite in bici dopo il ritiro e l’ho visto passarmi accanto. Così l’ho raggiunto, ci siamo salutati e mi ha detto di fare qualche chilometro insieme a lui. Ci siamo trovati a salire la Cipressa e in discesa mi è venuto naturale parlare con lui a proposito delle traiettorie da prendere».

E da lì sei diventato il suo “mentore”…

Sa che abito vicino e che ho dedicato tutta la mia vita alla Sanremo, conosco queste strade a memoria. Insomma, mi sono trovato ad accompagnarlo nel fare qualche dietro moto sia sulla Cipressa che sul Poggio. 

Non un compito facile?

Assolutamente no, anche perché sono salite particolari, oltre al grande traffico (cosa che ha sottolineato lo stesso Pogacar, ndr) bisogna conoscere ogni curva. Cipressa e Poggio sono salite brevi ed esposte al vento, per cui è importante sapere di cosa ha bisogno un ciclista quando è dietro moto. Io da atleta l’ho fatta tantissime volte, per cui di esperienza ne ho.

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Tom Pidcock, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team
I consigli di Bonifazio sono stati principalmente rivolti alle discese, dove conta spingere sempre per non far rifiatare gli avversari
Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates, Tom Pidcock, Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team
I consigli di Bonifazio sono stati principalmente rivolti alle discese, dove conta spingere sempre per non far rifiatare gli avversari
Che consigli si danno al campione del mondo?

Pochi ma mirati, qualche confronto sulle traiettorie da tenere in discesa, quali possono essere i punti critici in salita. Alla fine ogni dettaglio conta, se guardate alla Sanremo del 2025 e quella di quest’anno ci sono tante piccole differenze che hanno permesso a Pogacar di vincere.

Quali?

Una cosa sulla quale ci siamo confrontati, per quanto riguarda le discese, è di non lasciare il tempo agli avversari di respirare. Lo scorso anno Van Der Poel ha avuto il tempo anche di fare dello stretching e di rifiatare. Quest’anno Pogacar ha preso le curve nella maniera giusta, sapeva dove pedalare, dove chiudere la traiettoria, quando rilanciare. 

Niccolò Bonifazio, Milano-Sanremo 2019
Era il 2019 e proprio nella discesa della Cipressa, Bonifazio fu protagonista di un’azione incredibile
Niccolò Bonifazio, Milano-Sanremo 2019
Era il 2019 e proprio nella discesa della Cipressa, Bonifazio fu protagonista di un’azione incredibile
Dietro c’è il tuo zampino?

Pogacar è eccezionale, ma qualche piccola dritta mi sono permesso di dargliela. Ad esempio: nella discesa della Cipressa c’è una curva a imbuto sulla destra, la stessa dove ero scattato io nel 2019. Lì Pogacar ha preso due o tre metri a Van Der Poel e Pidcock, questo li ha costretti a rilanciare e fare fatica. Lui era davanti e, se tieni alta la velocità, gli altri dietro non si rilassano, anzi. C’è una cosa che mi ha impressionato.

Quale?

Il suo atteggiamento dopo la caduta. E’ risalito in bici e con un grande tranquillità è tornato in gruppo, ha attaccato e poi si è messo davanti in discesa ed è andato forte mettendo in crisi gli altri. 

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, Isaac Del Toro, UAE Team Emirates
Anche sulle salite i consigli di Bonifazio sono stati utili, qui nel tratto dove la Cipressa spiana Del Toro tiene l’andatura alta
Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, Isaac Del Toro, UAE Team Emirates
Anche sulle salite i consigli di Bonifazio sono stati utili, qui nel tratto dove la Cipressa spiana Del Toro tiene l’andatura alta
E’ l’attenzione ai dettagli che gli ha permesso di vincere?

Assolutamente. Lui a mio avviso già nel 2025 avrebbe potuto vincere, quest’anno ha trovato gli aspetti fondamentali sui quali fare la differenza. Un altro punto sul quale gli ho dato un consiglio è quello in cui sono cadute nella corsa donne, sempre nella discesa della Cipressa. Anche Pogacar in quel punto tendeva ad allungare e tagliare secco, gli ho detto di entrare più tranquillo. 

Nella discesa del Poggio Pidcock ha detto di essere sempre stato al limite…

Quella è una discesa veloce, in tre minuti finisce. Parlando con Pogacar gli ho detto che sono cinque tornanti sui quali si deve sempre rilanciare. Alla Sanremo bisogna essere mentalizzati su salita e discesa. Altrimenti gli uomini veloci, come VDP, recuperano. Tadej è stato bravo a riempire quei buchi dove di solito loro avevano modo di rifiatare. Se ci pensate lo scorso anno Ganna in discesa era rientrato. 

Le salite sono state motivo di confronto?

Sì, abbiamo parlato un po’ dell’approccio. Lo sapeva già, ma gli ho detto che la prima parte della Cipressa si fa di slancio. Mentre poi arrivi nel punto in cui spiana e hai modo di respirare, lì è importante avere un compagno che tiene alto il ritmo. La parte finale, quella più dura, inizia dopo un tornante a destra

Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro e ogni curva del finale (immagine Instagram)
Mercoledì prima della Milano-Sanremo, Pogacar insieme a Bonifazio in un’ultima ricognizione (immagine Instagram)
Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro e ogni curva del finale (immagine Instagram)
Mercoledì prima della Milano-Sanremo, Pogacar insieme a Bonifazio in un’ultima ricognizione (immagine Instagram)
Si sale veloce, anche lì contano le traiettorie?

Certamente non si può fare una curva “quadrata”, parlando gli ho detto che fare bene e ad alta velocità quel tornante ti mette in condizione di affrontare il tratto duro con ottimo slancio, e dietro fanno fatica. E’ sulla Cipressa che rompi la corsa. 

Avete anche pedalato insieme mercoledì, un ultimo ripasso?

Una pedalata per rivedere il percorso, ma nessun trucchetto dell’ultimo minuto: quando si arriva a pochi giorni dalla gara si parla di altro. Si scambiano quattro battute al bar per sgomberare la mente, ormai il lavoro era stato fatto.  

I record di Pogacar. Una serie destinata ad allungarsi?

I record di Pogacar. Una serie destinata ad allungarsi?

23.03.2026
5 min
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E ora? La vittoria di sabato alla Milano-Sanremo ha aperto a Tadej Pogacar nuove prospettive nella sua costruzione di un curriculum ormai privo di limiti. La sua carriera sembra quasi una sfida ai record più che agli avversari e su questa base la sua squadra gli costruisce addosso il calendario, per permettergli di centrare tutti i suoi obiettivi. Dopo il conseguimento della Classicissima, per sua stessa ammissione la corsa più difficile da vincere anche per uno come lui che è abituato ad “ammazzare” le gare, la caccia ai primati è in pieno sviluppo.

Il 12 aprile a Roubaix Pogacar proverà a cogliere il Career Grand Slam, dove lo scorso anno è stato 2°
Pogacar proverà a cogliere il Career Grand Slam il 12 aprile a Roubaix, dove lo scorso anno è stato 2°
Il 12 aprile a Roubaix Pogacar proverà a cogliere il Career Grand Slam, dove lo scorso anno è stato 2°
Pogacar proverà a cogliere il Career Grand Slam il 12 aprile a Roubaix, dove lo scorso anno è stato 2°

L’ossessione del Grande Slam

Per la prima volta dai tempi di Merckx, dopo la vittoria in Via Roma si è parlato della possibilità di centrare il Grande Slam delle classiche nella stessa stagione come una cosa fattibile. Certo, tra il dire e il fare ce ne passa considerando che ci sono sulla strada altri quattro eventi, di cui uno, la Roubaix, affrontato una sola volta in carriera con il secondo posto dell’anno scorso dietro il suo grande rivale (nelle classiche primaverili) Van der Poel.

Intanto però, transitando per primo al velodromo, Pogacar entrerebbe nel ristrettissimo club di coloro che il “career grand slam” lo hanno ottenuto. Sono in 3, tutti belgi: l’immancabile Merckx, Van Looy e De Vlaeminck. Per ora Pogacar condivide i 4 centri con altri due belgi, De Bruyne e Gilbert e con l’irlandese Kelly.

Primatista di successi al Lombardia, il corridore della UAE può diventarlo anche al Fiandre
Primatista di successi al Lombardia, il corridore della UAE può diventarlo anche al Fiandre
Primatista di successi al Lombardia, il corridore della UAE può diventarlo anche al Fiandre
Primatista di successi al Lombardia, il corridore della UAE può diventarlo anche al Fiandre

Il possibile primato al Fiandre

Entrando nello specifico delle Monumento, lo sloveno ha già il primato di successi al Lombardia, 5 come Coppi e in autunno proverà a suonare la sesta. A quel punto sarebbe solitario in vetta, ma non primatista di successi in una Monumento considerando le 7 Sanremo di Merckx. Vincendo il 5 aprile il Giro delle Fiandre, coglierebbe un altro primato, affiancando altri 7 corridori e qui clamorosamente non c’è il Cannibale: gli autori del tris sono i belgi Buysse, Leman, Musseuw e Boonen, il nostro Firenzo Magni, lo svizzero Cancellara e VDP.

C’è invece ancora da lavorare per la Liegi, dove Merckx ne vinse 5, Argentin e Valverde ne fecero il proprio terreno di caccia privilegiato con 4, Pogacar è però ben piazzato con 3. Il 26 aprile potrà allungare la sua lista, chiaramente Evenepoel e altri avversari permettendo.

Tra classiche e grandi giri, Pogacar ha vinto 18 volte, ma Merckx è lontano: 33 successi per Eddy
Tra classiche e grandi giri, Pogacar ha vinto 18 volte, ma Merckx è lontano: 33 successi per Eddy
Tra classiche e grandi giri, Pogacar ha vinto 18 volte, ma Merckx è lontano: 33 successi per Eddy
Tra classiche e grandi giri, Pogacar ha vinto 18 volte, ma Merckx è lontano: 33 successi per Eddy

La collezione di corse a tappe

E allargando il discorso alle altre principali classiche del calendario? Il discorso qui è un po’ diverso. Nella sua collezione, oltre alle Strade Bianche dove ormai è di casa potendo sfogare tutta la potenza del suo motore, Pogacar ha completato la sua collezione nelle Ardenne vincendo sia Amstel che Freccia, inoltre vanta due successi al GP di Montreal, ma per il resto non ci sono squilli. Alcune gare non lo hanno mai visto alla partenza, perché poco conciliabili con il suo calendario o poco adatte alle sue caratteristiche o ancora rischiose (come la Dwars door Vlaanderen o la Gand-Wevelgem) in vista di più importanti eventi successivi.

C’è anche un altro fattore da considerare: lo sloveno non è solo uomo da classiche, ma anche (soprattutto?) uomo da corse a tappe. E qui torniamo a parlare di primati. Tralasciando il discorso relativo ai grandi giri, che affronteremo tra poco, Pogacar ha quest’anno la possibilità di completare la sua collezione relativa alle altre principali prove a tappe. Ha già vinto la Parigi-Nizza nel 2023, la Tirreno-Adriatico nei due anni precedenti, il Delfinato lo scorso anno, il Catalogna nel 2024. Gli mancano Giro di Svizzera e Romandia, che affronterà quest’anno nel suo cammino di avvicinamento al Tour de France, arrivarci con un altro primato in tasca avrebbe un altro sapore…

Al Tour de France lo sloveno cercherà il pokerissimo, già ottenuto da 4 corridori nella storia
Al Tour de France lo sloveno cercherà il pokerissimo, già ottenuto da 4 corridori nella storia
Al Tour de France lo sloveno cercherà il pokerissimo, già ottenuto da 4 corridori nella storia
Al Tour de France lo sloveno cercherà il pokerissimo, già ottenuto da 4 corridori nella storia

Triplice Corona, per ora nel cassetto

Il Tour ha quest’anno un significato particolare per lui, che andrà a caccia del pokerissimo, impresa riuscita al solito Merckx ma anche ad Anquetil, Hinault e Indurain. Anche in questo caso entrerebbe in una ristrettissima cerchia di leggende del pedale. Intanto è già nell’elenco di 21 corridori capaci di salire sul podio in tutti e tre i grandi giri, podio che comprende anche corridori ancora in attività come Quintana, il suo connazionale Roglic e Carapaz. Pogacar di podi ne ha complessivamente 8 e considerando gli anni futuri, si può anche pensare a raggiungere il tetto di 13 presenze di Anquetil.

Manca però la Tripla Corona. Che forse, tra tanti primati ottenuti e da ottenere, non ha per lo sloveno lo stesso charme. Manca sempre la Vuelta e colpisce il fatto che fu proprio in Spagna che un giovanissimo Pogacar si rivelò al mondo, nel 2019 portando a casa tre successi di tappa e lasciando intravedere tracce del suo talento unito al suo modo garibaldino di interpretare il ciclismo, che l’avrebbe portato a trasformarlo. Poi però non ha più messo piede in Spagna, privilegiando altri traguardi. Sia lui che il suo staff hanno espresso chiaramente le perplessità sulla collocazione della corsa che a suo dire la rende inaffrontabile se si vuole puntare al mondiale.

Delle grandi corse, la Vuelta è l'unica finora snobbata da Pogacar. La correrà nel 2027?
Delle grandi corse, la Vuelta è l’unica finora snobbata da Pogacar. La correrà nel 2027?
Delle grandi corse, la Vuelta è l'unica finora snobbata da Pogacar. La correrà nel 2027?
Delle grandi corse, la Vuelta è l’unica finora snobbata da Pogacar. La correrà nel 2027?

E non dimentichiamo le gare titolate…

Dopo aver vinto le due precedenti edizioni, Pogacar vuole preparare con calma la campagna canadese, su un percorso che conosce e apprezza, per tentare la terza vittoria consecutiva, impresa riuscita solo a Sagan e affiancando oltre allo slovacco anche Binda, Van Steenbergen, Merckx e Freire come autori del tris di maglie iridate. Ma quando questi correvano, non c’erano gli europei: vincendo la rassegna in casa e facendo doppietta col mondiale, Pogacar staccherebbe Sagan nel totale, con 5 successi. E sarebbe un altro record.

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar, Tom Pidcock

EDITORIALE / La vittoria più sofferta ha cambiato la prospettiva

23.03.2026
5 min
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Quale valore ebbe nella storia del Giro d’Italia la vittoria nel 1930 di Luigi Marchisio, ventun anni, il più giovane vincitore della maglia rosa, almeno fino all’arrivo nel 1940 dell’altro piemontese Fausto Coppi?

Sarebbe certo interessante poterlo chiedere all’allora direttore della Gazzetta dello Sport (Emilio Colombo) e al fondatore della Legnano (Emilio Bozzi), che alla vigilia della 18ª edizione della corsa si sentì chiedere proprio da Colombo di lasciare a casa il suo capitano Alfredo Binda.

Binda vinse 5 Giri, 3 mondiali, 4 Lombardia, 2 Sanremo: come valutare la sua fatica?
Binda vinse 5 Giri, 3 mondiali, 4 Lombardia, 2 Sanremo: nel 1930, dopo la terza vittoria consecutiva, fu escluso dal Giro per manifesta superiorità
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Il cannibale Binda

Il campione di Cittiglio aveva dominato quattro edizioni – nel 1925 e poi consecutivamente dal 1927 al 1929 – e i corridori e le squadre avversarie avevano iniziato a fare pressioni sul giornale organizzatore affinché Binda non venisse invitato. Fra gli argomenti portati da Colombo al commendator Bozzi, c’era che quel modo di correre e di vincere senza lasciare neppure le briciole agli avversari non rendesse una grande pubblicità alla sua marca. Dopo il 1925 in cui vinse soltanto una tappa e la classifica finale dovendo vedersela con Girardengo, Binda vinse 12 tappe su 15 nel 1927, 7 su 12 nel 1928, 8 su 14 nel 1929.

Bozzi prese atto e incredibilmente accettò. E quando Binda andò personalmente a chiedere spiegazioni, Colombo gli disse che sul piano sportivo aveva ragione e per questo gli offrì un indennizzo di 22.500 lire. Tale era infatti la somma in palio per la vittoria del Giro d’Italia. Il campione, che di lì a poco avrebbe conquistato la seconda maglia iridata, fece buon viso a cattivo gioco. Prese quei soldi e nelle tre settimane senza il Giro, se ne andò a cumulare ingaggi all’estero, raddoppiando – dicono – quella cifra. E la vittoria di quel Giro orfano di Binda se la prese, appunto, Marchisio. Quale valore ebbe nella storia del Giro d’Italia quel trionfo ottenuto perché il vincitore annunciato fu pagato per restare a casa?

Per ottenere la vittoria, a Van der Poel è mancato qualcosa in salita, Pidcock era lì, ma ha perso la Sanremo in discesa e in volata
A Van der Poel è mancato qualcosa in salita, Pidcock era lì, ma ha perso la Sanremo in discesa e in volata
Per ottenere la vittoria, a Van der Poel è mancato qualcosa in salita, Pidcock era lì, ma ha perso la Sanremo in discesa e in volata
A Van der Poel è mancato qualcosa in salita, Pidcock era lì, ma ha perso la Sanremo in discesa e in volata

La rivelazione di Sanremo

Fino alla Strade Bianche, sia pure scherzando, avremmo condiviso l’idea che qualcuno proponesse una soluzione del genere a Gianetti. Ovviamente Mauro non avrebbe accettato né si capisce perché avrebbe dovuto farlo. Tuttavia lo strapotere di Pogacar che aveva appena ottenuto la quarta vittoria senza quasi sudare e sorridendo in cima allo strappo di Santa Caterina (dimostrando che il livello del suo impegno fosse in quel momento elevato ma non massimale) ci era parso quasi irriverente nei confronti degli avversari.

Invece sabato, dopo avergli visto ottenere a quel modo la vittoria di Sanremo, la valutazione dei suoi successi ha cambiato faccia. Il troppo stanca, a meno che non sia l’espressione di una superiorità di cui non si possa fare a meno: quasi imbarazzante quando tutto va bene, ma che resta ugualmente schiacciante quando si cade, si insegue, si cerca di staccare un avversario che non vuole perdere e per vincere si deve dare fondo a tutte le energie. Lo sguardo di Tadej quando realizza di aver centrato la vittoria tanto a lungo inseguita ricorda lo stupore del primo Tour: una spontaneità che nelle vittorie successive si è andata affievolendo.

Finalmente la Sanremo: raramente si è visto Pogacar così sorpreso ed emozionato
Finalmente la vittoria di Sanremo: raramente si è visto Pogacar così sorpreso ed emozionato
Finalmente la Sanremo: raramente si è visto Pogacar così sorpreso ed emozionato
Finalmente la vittoria di Sanremo: raramente si è visto Pogacar così sorpreso ed emozionato

I punti deboli di Pogacar

La vittoria di Sanremo ha mostrato il Pogacar delle origini, lo stesso che probabilmente troveremo alla Roubaix. Un conto sono le corse che può vincere per manifesta superiorità, un altro sono quelle che lo costringono a cercare la selezione nei dettagli e che probabilmente in questo momento esercitano su di lui il fascino maggiore.

In questo suo impegnarsi sempre per vincere, acquisiscono valore anche le prestazioni di avversari come Vingegaard, Van der Poel, Van Aert e ora Pidcock. Non perché siano condannati a inchinarsi, ma perché la presenza in gara del campione del mondo sloveno li costringe a esprimersi al livello più alto che solo in rare occasioni può bastare per fare la differenza. Perché anche Pogacar ha dei punti deboli, ma per trovarli, approfittarne e strappargli la vittoria bisogna essere al massimo e azzeccare la mossa giusta.

Van der Poel è riuscito a farlo lo scorso anno a Sanremo e a Roubaix, sabato non è stato capace. Vingegaard lo ha battuto in due Tour de France, con grandi prestazioni, approfittando delle sue difficoltà e con un immenso gioco di squadra. E Pidcock che ha detto di non averlo potuto staccare nella discesa del Poggio, perché Tadej la conosceva troppo bene, è andato a sua volta a studiarla metro dopo metro per metterlo in difficoltà?

Tour de France 1994, Indurain vince il quinto Tour, Pantani è 3°. Fu lui il primo a staccare lo spagnolo, ritenuto imbattibile
Tour de France 1994, Pantani è 3°. Fu lui al Giro dello stesso anno, il primo a staccare Indurain, ritenuto imbattibile
Tour de France 1994, Indurain vince il quinto Tour, Pantani è 3°. Fu lui il primo a staccare lo spagnolo, ritenuto imbattibile
Tour de France 1994, Pantani è 3°. Fu lui al Giro dello stesso anno, il primo a staccare Indurain, ritenuto imbattibile

Un periodo eccezionale

Non serve invocare che Tadej non venga fatto correre, serve invece lavorare come fa lui per essere il migliore. Impossibile dire se sia il più grande della storia e tutto sommato non è una consapevolezza che aggiunga qualcosa alla sua grandezza. I numeri probabilmente gli sono contro, ma il livello del ciclismo attuale, unito a quel che serve per primeggiare davanti ad avversari poco meno che imbattibili, confermano che stiamo vivendo un periodo eccezionale. E si farà meglio a goderne e raccontarlo come merita, magari sperando che nel frattempo maturi coi suoi tempi un giovane rivale (magari italiano) che un giorno sia capace di farlo soffrire.

Perché una cosa è certa: prima o poi anche Pogacar, come a suo tempo Merckx, Hinault e Indurain, inizierà a scoprire il lato più pesante della fatica e troverà qualcuno capace di farlo soffrire. Speriamo che accetti la sfida e non si fermi prima di aver assaporato la sconfitta: in questo modo contribuirà a rendere grande il campione del futuro, come altri in precedenza hanno reso grande lui.

Milano-Sanremo 2026, UAE Team Emirates, Isaac Del Toro, Tadej POgacar

UAE Emirates, perché è stato un travolgente gioco di squadra

22.03.2026
5 min
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SANREMO (IM) – Il pullman della UAE Emirates è preso d’assedio da tifosi, tanti bambini e un gruppetto di messicani che inneggiano al nome di “Torito”, chiamando Del Toro affinché scenda per salutarli. Isaac però ancora non si vede. Alla spicciolata arrivano i corridori che, finito il loro compito, hanno raggiunto il traguardo e poi si sono fermati per salutare Pogacar in attesa del podio. Ogni volta che uno sale gli scalini, dall’interno si sente un’esplosione di urla. Finché dopo un po’ il primo a scendere è Matxin.

Lo sports manager del UAE Team Emirates, pur abituato a grandi vittorie (l’ultima in ordine di tempo è stata la Strade Bianche) ha gli occhi lucidi. Vincere la Sanremo è stato il coronamento di un lunghissimo viaggio, il solo che finora fosse sfuggito alla logica del dominio del campione del mondo: un mistero che questa volta si è finalmente svelato.

«In questo momento – dice – provo tanta felicità e voglia di abbracciare i ragazzi, come ho appena fatto. A Del Toro ho detto che gli voglio bene. Ho voglia di gridare dentro al pullman, voglia di festeggiare per questa corsa che da anni stava diventando complicata. E proprio nell’anno più complicato, l’abbiamo vinta. Sono emozionato ovviamente, molto emozionato».

Al sesto tentativo, Pogacar ha preso meglio la mira e ha vinto la Sanremo
Al sesto tentativo, Pogacar ha preso meglio la mira e ha vinto la Sanremo: la prima della UAE Emirates
Al sesto tentativo, Pogacar ha preso meglio la mira e ha vinto la Sanremo
Al sesto tentativo, Pogacar ha preso meglio la mira e ha vinto la Sanremo: la prima della UAE Emirates

Un attaccante anticonformista

E’ magico ripercorrere il lavoro che i ragazzi della UAE Emirates hanno fatto per il loro capitano caduto e per qualche istante spaesato. L’hanno raddrizzato, preso per mano e condotto di nuovo nel cuore della corsa, lasciandogli fare poi quello che meglio gli riesce: vincere.

«Ci abbiamo creduto dall’inizio – prosegue Matxin – perciò nel momento in cui Tadej è arrivato davanti, non gli abbiamo neanche chiesto come stesse. Brandon (McNulty, ndr) si è messo a menare, poi Isaac (Del Toro, ndr) ha fatto il forcing e ha fatto il buco a Van der Poel e Ganna, due dei migliori corridori al mondo. Tutti credono in questo team e credono nella forza del gruppo, Tadej è stato fortissimo, senza dubbio il migliore del mondo, nella UAE Emirates – sottolinea con orgoglio – la squadra migliore del mondo.

«Negli ultimi quattro anni abbiamo cambiato il concetto di questa gara, con un Tadej attaccante e anticonformista, rendendo la corsa sempre più dura. Però la caduta ci ha spiazzato e ha rischiato di vanificare tutto il lavoro. E’ molto più difficile vincere quando tutto sembra perduto…».

Foto di festa in casa UAE. Da sinistra Borselli, Matxin, Agostini e i massaggiatori Marini e Lima (immagine Instagram)
Foto di festa in casa UAE. Da sinistra: Borselli, Matxin, Agostini, l’osteopata Marini e il massaggiatore Lima (immagine Instagram)
Foto di festa in casa UAE. Da sinistra Borselli, Matxin, Agostini e i massaggiatori Marini e Lima (immagine Instagram)
Foto di festa in casa UAE. Da sinistra: Borselli, Matxin, Agostini, l’osteopata Marini e il massaggiatore Lima (immagine Instagram)

Gianetti: Pidcock faceva paura

Gianetti lo ritroviamo che ancora festeggia dopo il traguardo, con l’entusiasmo di chi ha vissuto lo sport e sa che cosa significhi raggiungere la vittoria tanto a lungo sognata. A lui capitò con la Liegi del 1995 (peraltro indossando la maglia che il Team Polti ha riproposto per questa Sanremo) e vedere Tadej riuscire nello scopo in questo giorno che rischiava di essere compromesso dalla caduta ha fatto esplodere una gioia sfrenata.

«Quando c’è stata la caduta – dice il capo della UAE Emirates – non ho pensato che fosse finita, ma era evidente che si sarebbe complicato tutto. McNulty è stato grandissimo e ha fatto il lavoro di tutta la squadra. Poi c’è stata l’accelerazione potente di Isaac. Sulla Cipressa si era visto che Van Der Poel non fosse brillantissimo, che ci fosse un po’ di differenza, mentre si era visto invece che Pidcock stava veramente molto bene. Ogni volta ha chiuso con facilità, ha reagito velocemente agli attacchi e quindi ci faceva paura e alla fine si è giocato la Sanremo».

Il lavoro di McNulty è stato incredibile: ha riportato Pogacar in coda al gruppo e poi in testa sulla Cipressa. Poi è toccato a Del Toro
Il lavoro della UAE dopo la caduta: McNulty ha riportato Pogacar in testa sulla Cipressa. A quel punto, è toccato a Del Toro
Il lavoro di McNulty è stato incredibile: ha riportato Pogacar in coda al gruppo e poi in testa sulla Cipressa. Poi è toccato a Del Toro
Il lavoro della UAE dopo la caduta: McNulty ha riportato Pogacar in testa sulla Cipressa. A quel punto, è toccato a Del Toro

La rabbia dopo la caduta

Gianetti la corsa l’ha vista nello schermo di un cellulare, perché i televisori sul traguardo non funzionavano. Ha raccontato che nonostante tutto, la squadra sia riuscita a mettere in atto il piano che avevano studiato, con la differenza di non aver potuto preparare l’attacco nel modo migliore.

«Tadej ha scalato la Cipressa 20 secondi più velocemente degli altri – dice ancora il team principal della UAE – ma avendoli dovuti recuperare, è stato uno sforzo importante (Tadej ha percorso i 5,7 chilometri in 8’50” alla media di 37,8 orari e abbassando il record di scalata di 10″, ndr). Per questo durante l’attacco, Tadej è parso un po’ imballato, non è stato proprio uno scatto violento. Ma veniva subito dopo una caduta, aveva fatto un recupero impressionante, quindi era anche difficile pensare che in quel momento potesse fare di più.

«E’ chiaro che la caduta gli abbia dato lo scatto mentale di dire: non è possibile, con tutto il lavoro che ho fatto per questa Sanremo, non è possibile buttare così un anno di lavoro. Così ci ha creduto, ha tirato sempre, forse anche più degli altri. Ci ha provato in ogni modo. Andando in progressione sul Poggio, dove però ha trovato un Pidcock in grande giornata, e quindi ha dovuto giocarsela in volata, sempre partendo dal davanti e anche questo non aiutava…».

L'11 marzo, dopo aver vinto la Strade Bianche, Pogacar e Vermeersch sono andati a riprovare il pavé della Roubaix (immagine Instagram)
L’11 marzo, dopo aver vinto la Strade Bianche, Pogacar e Vermeersch sono andati a riprovare il pavé della Roubaix (immagine Instagram)
L'11 marzo, dopo aver vinto la Strade Bianche, Pogacar e Vermeersch sono andati a riprovare il pavé della Roubaix (immagine Instagram)
L’11 marzo, dopo aver vinto la Strade Bianche, Pogacar e Vermeersch sono andati a riprovare il pavé della Roubaix (immagine Instagram)

Stando ai dati diffusi da Velon, lo scatto con cui Pogacar ha staccato Van der Poel è durato 1’10”, durante i quali la media è stata di 40,8 ad una punta massima di 44,2 orari. Potenza media di 620 watt e massima di 890.

Gianetti ci saluta dicendo che la vittoria vale oro per la squadra, non a livello di soldi, ma a livello puro di prestigio. Con questo circoletto attorno alla Sanremo, la sola Monumento che manca a Pogacar è la Roubaix. Ma prima, dice scherzando, vediamo di pensare al Fiandre…

Milano-Sanremo 2026, Tadej Pogacar

Caduta, rincorsa, attacco e volata: la Sanremo di Pogacar

21.03.2026
7 min
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SANREMO (IM) – Al sesto tentativo, quando una caduta sembrava aver compromesso la sua corsa e il coriaceo Pidcock sembrava poterlo ammaestrare in discesa e poi in volata, nell’anno in cui tutto sembrava remargli contro, Tadej Pogacar ha vinto la Milano-Sanremo.

La storia sembrava definitivamente compromessa quando a 33 chilometri dall’arrivo il campione del mondo ha provocato la caduta che ha rischiato di tagliarlo fuori dalla corsa. Nel momento in cui si è rialzato e ha controllato la bicicletta, si è capito che non si fosse fatto male e che non avrebbe rinunciato. E’ successo quello che avevamo già visto lo scorso anno alla Strade Bianche, ma a quel punto era ancora presto per credere che fosse nuovamente possibile.

«Non esiste un buon posto per cadere – dice nella conferenza stampa – ma certo non è mai bello cadere a Imperia, dopo il Capo Berta, perché si va davvero veloci ed è una guerra per arrivare alla Cipressa. Tutti devono stare davanti e c’erano troppi corridori su una strada troppo stretta. Forse non sono stato pronto al 100 per cento per frenare, mi sono ritrovato in una specie di sandwich e sono caduto. Ho trascinato con me un sacco di gente e spero che ora stiano tutti bene. Mi sono rialzato subito. E’ stata una scivolata piuttosto lunga, più lunga di qualsiasi scivolo sull’acqua che abbia mai fatto.

«Così ho provato a sollevare la bici, ma sopra c’era un corridore della Alpecin. Gli ho chiesto se stesse bene, ma lui deve aver pensato che volessi solo prendere la bici e continuava a dirmi che non riusciva a muoversi. Lui era bloccato, io ero stressato. E allora gli ho detto che forse, se avessi tolto la mia bici, sarebbe riuscito a muoversi. Per la mente mi sono passate un sacco di cose…».

Alle spalle di Pogacar e Pidcock, il terzo posto di Van Aert è venuto con un attacco nel finale dopo il lungo inseguimento
Alle spalle di Pogacar e Pidcock, il terzo posto di Van Aert è venuto con un attacco nel finale dopo il lungo inseguimento
Alle spalle di Pogacar e Pidcock, il terzo posto di Van Aert è venuto con un attacco nel finale dopo il lungo inseguimento
Alle spalle di Pogacar e Pidcock, il terzo posto di Van Aert è venuto con un attacco nel finale dopo il lungo inseguimento

Il capolavoro della UAE Emirates

Il suo recupero ha avuto del prodigioso, con la squadra che ha dimostrato perché abbia conquistato nelle ultime due stagioni il titolo di numero uno al mondo. La UAE Emirates ha affidato il suo campione alla scia di Brandon McNulty, che prima lo ha riportato in coda al gruppo, poi sulla Cipressa lo ha scortato fino alle prime posizioni. A quel punto l’americano ha ceduto il testimone a Del Toro e il messicano ha svolto perfettamente il suo compito. Ha rinunciato alla piccola possibilità di fare la sua corsa, ha accelerato e ha fatto il buco che Ganna e Van der Poel hanno faticato a chiudere.

«Ho visto subito Florian e Felix che mi aspettavano (Vermeersch e Grosschartner, ndr) – racconta Pogacar – e hanno fatto un lavoro incredibile per riportarmi in gruppo ai piedi della Cipressa e questo mi ha dato speranza. Ero pieno di adrenalina, quando ho visto Brandon che mi aspettava e mi ha riportato sui primi. La squadra mi ha dato tanta fiducia, anche via radio. Sono stati di un supporto incredibile, non potevo arrendermi e alla fine non ho speso troppe energie per rientrare».

Il lavoro dell’ammiraglia

Il direttore sportivo Andrei Hauptman, che già in passato qui a Sanremo ha dovuto fare i conti con sconfitte e beffe, mima con buffe espressioni del viso il momento in cui il suo corridore è caduto. Come accade spesso nelle corse, ma come forse accade meno spesso con Pogacar, l’ammiraglia ha dovuto improvvisare una strategia di recupero inserendo nel ragionamento tutti i parametri a sua disposizione. Dagli uomini ancora in corsa, alla distanza che mancava per l’inizio della Cipressa, fino ad una valutazione più attendibile dei postumi della caduta.

«Non c’era tanto tempo – racconta ai piedi del pullman accerchiato da decine di tifosi – guardavo quanto c’era fino alla Cipressa, quanto fossimo indietro. Sul momento Tadej ha detto di avere male al ginocchio, poi ci siamo messi subito nella posizione di fare il meglio possibile e la squadra ha reagito in modo perfetto. Prima Novak, Grosschartner e Vermeersch, poi McNulty l’ha riportato sotto. Non credo che gli servisse una caduta per essere determinato, ma certo ce l’ha messa davvero tutta.

«Qualche giorno fa gli ho detto che avrebbe vinto la Sanremo quando fosse partito senza essere il favorito e forse oggi dopo la caduta è stato un po’ così. Ieri sera nella riunione avevamo programmato tutto. Del Toro sapeva di poter anticipare sulla Cipressa per vedere come avrebbero reagito gli altri, però con la caduta è cambiato tutto».

Fatta la selezione sulla Cipressa, Pogacar si è ritrovato con PIdcock e Van der Poel: il colpo è stato foerte e si vede
Fatta la selezione sulla Cipressa, Pogacar si è ritrovato con Pidcock e Van der Poel: il colpo è stato forte e si vede
Fatta la selezione sulla Cipressa, Pogacar si è ritrovato con PIdcock e Van der Poel: il colpo è stato foerte e si vede
Fatta la selezione sulla Cipressa, Pogacar si è ritrovato con Pidcock e Van der Poel: il colpo è stato forte e si vede

La paura di perdere

Il finale è stato un frullatore di emozioni. C’era la voglia di staccare tutti e insieme la paura di finire nella stessa trappola dello scorso anno. Sulla Cipressa si è accorto che Van der Poel sembrasse meno brillante (anche l’olandese è finito a terra grazie a lui e aveva una mano insanguinata), ma Pidcock non aveva smorfie né cedimenti. E lentamente, dopo la botta di adrenalina successiva alla caduta, nella mente di Pogacar si è fatto largo il dubbio.

«Penso, sicuramente – ammette Pogacar – che sia stata una delle più grandi vittorie della mia carriera. Ho bisogno di dormire un po’ per smaltirla, non so molto di quello che è successo in finale. Ero al massimo e anche sprintare testa a testa contro Pidcock è stato anche folle. Ho dubitato fino al traguardo e anche dopo, non sapevo se ce l’avessi fatta. Ho avuto bisogno di un po’ di tempo per capire. Ho avuto paura di essere arrivato ancora una volta secondo.

«Quando mi sono ritrovato con Van der Poel e Pidcock sulla Cipressa, ho pensato: “Ok, prendo un altro podio e rimango deluso”. Poi ho pensato che avrei potuto provare sul Poggio, ma avrei avuto 50 possibilità su 100 di riuscirci. Potevo staccare Mathieu, ma non Pidcock, che è davvero in forma e ha un’ottima volata. Non sapevo se potevo batterlo, ma almeno sapevo che se fossi arrivato secondo, avrei migliorato il mio risultato rispetto agli anni scorsi (ride, ndr)».

Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro e ogni curva del finale (immagine Instagram)
Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro del finale (immagine Instagram)
Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro e ogni curva del finale (immagine Instagram)
Gli allenamenti con Bonifazio, in bici o dietro moto, hanno permesso a Pogacar di mandare a memoria ogni metro del finale (immagine Instagram)

Gli allenamenti con Bonifazio

Pidcock ha capito che non avrebbe potuto staccarlo in discesa, perché Pogacar ha dimostrato di conoscere troppo bene ogni curva e ogni pendenza della discesa. I tanti allenamenti dietro allo scooter di Bonifazio hanno dato i loro frutti, segno che uno come lui per vincere la Sanremo a modo suo – cioè con la forza – ha avuto bisogno di una cura quasi maniacale dei dettagli.

«Penso che finalmente – Pogacar ride di gusto – potrò smettere di venire ad allenarmi qui a Sanremo ogni settimana, per due volte a settimana E’ stato davvero difficile mentalmente venire su queste strade per tutto l’inverno. Mi ha aiutato molto il fatto che Florian Vermeersch sia venuto spesso con me e certo con Nicolò Bonifazio abbiamo fatto dei begli allenamenti.

«In pratica conosce questa corsa meglio di chiunque altro al mondo. Penso che averlo avuto come una sorta di mentore sia stato un grande vantaggio. Mi ha mostrato molti modi per migliorare in questa corsa. Sono grato di aver trovato un buon gruppo con cui allenarmi e che mi mostri anche tante piccole cose. Magari non sono stato perfetto, ma certo ero molto determinato.

«Venendo qui ogni volta, ho corso anche i miei rischi. Senza che nessuno si offenda, sulle strade italiane a volte il traffico è un po’ criminale. Ma stanno facendo dei bei tratti ciclabili, quindi forse tra qualche anno sarà davvero bello pedalare lungo la costa. Ribadisco che per questa gara serve molto impegno». 

La volata dopo 290 chilometri era una grande icognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo ha stroncato il britannico
La volata dopo 290 chilometri era una grande incognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo ha stroncato il britannico
La volata dopo 290 chilometri era una grande icognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo ha stroncato il britannico
La volata dopo 290 chilometri era una grande incognita per Pogacar e Pidcock: il campione del mondo ha stroncato il britannico

Fra goduria e nostalgia

Se ne va con un’ultima promessa sulla porta, felice come un bambino e desideroso di tornare sul pullman. Ogni volta che un suo compagno è salito a bordo dopo l’arrivo, dall’interno rimbombavano urli selvaggi: chissà che baccano faranno quando salirà lui.

«Sono così felice di aver vinto la Sanremo – saluta – che qualsiasi cosa verrà da adesso in avanti, andrà bene e non mi farò prendere dallo sconforto se qualcosa andasse storto. La forma è buona e andrò al Fiandre e alla Roubaix con una squadra forte. Andremo per vincerle entrambe, ci proveremo e non solo per me. Ho vinto la Sanremo, una delle gare più imprevedibili che abbia mai fatto, penso una delle più imprevedibili al mondo. Vincerla è stata un sollievo e in fondo, nonostante tutto, penso che tutto questo allenarmi per vincerla mi mancherà».

Milano-Sanremo 2026, Tom Pidock, Pinarello-Q36.5

Le parole di Pidcock: a metà tra il sogno e la delusione

21.03.2026
5 min
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SANREMO (IM) – Chissà cosa deve aver pensato Tom Pidcock quando gli hanno comunicato via radio che Tadej Pogacar era caduto e il suo svantaggio prima della Cipressa era di oltre trenta secondi. La mente gli sarà tornata alla Strade Bianche dello scorso anno, al momento in cui si è trovato uno contro uno con lo sloveno in maglia iridata. Anche questa volta il britannico del Pinarello-Q36.5 Pro Cycling Team è stato l’unico che è riuscito a seguire le sfuriate di un Tadej Pogacar ferito e arrabbiato

Nel momento in cui, sul Poggio, Mathieu Van Der Poel ha sventolato bandiera bianca, arrendendosi al ritmo indiavolato dello sloveno, il duello tra Pogacar e Pidcock è diventato di nervi prima che di forza. Dietro il gruppo ruggiva, con i due fuggitivi attenti nel marcarsi a vicenda e allo stesso tempo preoccupati a non farsi inghiottire dagli inseguitori.  

Quattro centimetri 

Tanto vale un secondo posto alla Milano-Sanremo, dopo quasi 300 chilometri tutto si risolve in un battito di ciglia, decimi, istanti. Quando Tom Pidcock sale sul secondo gradino del podio accenna un sorriso, che sembra però nascondere tanto altro dietro: forse ben più di un pizzico di amarezza. 

«Non posso fare a meno di essere deluso – analizza il britannico una volta arrivato davanti ai microfoni – perché ci sono andato davvero molto vicino. Quando salirò sul pullman, una volta rientrato a casa e nel momento in cui tutta l’adrenalina sarà andata via, potrò avere una visione più ampia della situazione. Credo che alla fine prevarrà l’orgoglio di aver vissuto una giornata del genere. Anche se non posso ignorare il fatto di essere arrivato a pochi centimetri da una Classica Monumento». 

Milano-Sanremo 2026, Tom Pidock, Pinarello-Q36.5, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates
Siamo sul Poggio, ennesimo attacco di Pogacar, solo Pidcock risponde, sullo sfondo si intravede la sagoma sfumata di Van Der Poel
Milano-Sanremo 2026, Tom Pidock, Pinarello-Q36.5, Tadej Pogacar, UAE Team Emirates
Siamo sul Poggio, ennesimo attacco di Pogacar, solo Pidcock risponde, sullo sfondo si intravede la sagoma sfumata di Van Der Poel

L’onore delle armi

Hanno lottato Tom Pidcock e Tadej Pogacar, si sono sfidati a viso aperto su tutti i terreni. Il campione del mondo ha addirittura provato ad attaccare in discesa, nei tre chilometri che dalla cima del Poggio portano su via Roma. Ma Pogacar si è dimostrato il più forte, oggi come altre volte, anche se in questa Sanremo ha dovuto tirare fuori una forza e una rabbia ancora più profonde, viscerali.

«Quello che ha fatto Tadej è impressionante, mi colpisce», continua a dire Pidcock mentre probabilmente in testa gli scorrono le immagini della corsa. «E’ il più grande, non so se addirittura il più forte di tutti i tempi in questo sport. La giornata di oggi lo ha dimostrato: lottare in quel modo dopo essere caduto, combattere, attaccare, ha una mentalità incredibile, fuori dal comune. Ha vinto tantissime gare eppure non si ferma nemmeno davanti alla sfortuna. Oggi ha subito una caduta abbastanza grave, è risalito in bici e ha continuato a lottare». 

Aver dato tutto

Quando un collega chiede a Tom Pidcock se fosse possibile correre qualche rischio in più la risposta è secca e decisa. 

«No. Tadej (Pogacar, ndr) ha affrontato la salita del Poggio a ritmi elevatissimi. In una curva entrambi abbiamo messo le ruote oltre la riga bianca dell’asfalto, superando i limiti della carreggiata. Oggi ho capito che posso vincere la Sanremo, ma ho anche imparato che non è così semplice. Bisogna cogliere le opportunità, in questo sport come in altri e quest’anno ne ho persa una. Ne restano poche altre. Ogni anno sento di migliorare, ed è bello vedere i progressi ma non è solamente una questione di gambe». 

«Gli interrogativi ci sono – conclude – come ogni volta che arrivi così vicino al successo. Però oggi fare qualcosa in più era difficile, alla fine sono l’unico ad essere rimasto con Pogacar. Ma lui conosceva queste strade molto meglio di me, vive a soli trenta chilometri da qui. Non ho nemmeno fatto il sopralluogo perché ho preferito correre alla Tirreno e poi alla Milano-Torino (dove ha vinto, ndr). Mi servirà del tempo per spiegarmi cos’è successo e metabilizzarlo al meglio. Ora andrò alla Volta a Catalunya, strade diverse e nuove sfide».

Le ombre si allungano, il traguardo si svuota e la folla torna verso casa. Noi ci mettiamo a scrivere, aspettando anche le parole del vincitore Tadej Pogacar, che oggi ha messo un altro trofeo sulla sua bacheca, forse quello che temeva di non riuscire a conquistare mai.

Voci dalla vigilia della Sanremo mentre le squadre viaggiano verso Pavia per la partenza. Le parole di Van der Poel, Pogacar, Ganna, Van Aert e Pedersen

Pavia, le voci della Sanremo che sta per partire

21.03.2026
6 min
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PAVIA – Voci dalla zona mista della Milano-Sanremo. E’ singolare, come ogni anno, non poter assistere alla presentazione dei corridori ed essere confinati alle spalle del palco su cui vengono presentati. Lo impone la logistica della corsa e anche volendo rinunciare alle interviste per godersi la scena, con il nostro pass non potremmo comunque accedere alla parte anteriore. Privilegio riservato a influencer e youtuber e non ai giornalisti, perché ormai così va il mondo.

Quando iniziano a sfilare i campioni, le loro voci compongono un puzzle che tratteggia la vigilia della corsa e la tensione che va montando. Ci sono i debuttanti come Alessandro Borgo, che sta sulle spine per la prima monumento della carriera, e veterani come Ciccone, che ha buone gambe e ha scoperto anche lui come una sorpresa che anche Mads Pedersen farà parte della partita. Ci sono le squadre con due carte da giocare e quelle che per necessità si affidano a una sola soluzione.

Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar
Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar
Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar
Van der Poel è il vincitore uscente della Sanremo: anche questa volta dovrà vedersela con Pogacar

Van der Poel: obiettivo seguire Pogacar

Van der Poel è al via con Philipsen: la Sanremo l’hanno vinta entrambi e avere con sé quel fior di velocista, mette l’olandese al riparo dal mal di testa, casomai si dovesse finire in volata. Lui ha lavorato sodo e anche di più alla Tirreno-Adriatico per rispondere alle bordate di Pogacar e magari rilanciare come fece l’anno scorso sul Poggio.

«Attaccare sulla Cipressa non è certo una cosa che capita tutti i giorni – dice – quindi è stato davvero fantastico e spettacolare riuscirci con quei due (Pogacar e Ganna, ndr) l’anno scorso. Non è detto che anche questa volta sarà così facile. L’anno scorso le condizioni erano perfette, ma non sempre va allo stesso modo, vedremo come andrà. Un giorno comunque Pogacar vincerà questa corsa, è così forte… E’ più forte di me quest’anno? Di certo sembra molto forte, ma lo era anche l’anno scorso. Sarà compito nostro stargli dietro. In ogni caso, mi sento pronto.

«La Tirreno mi ha dato le risposte che cercavo. Da quando la UAE e Tadej hanno iniziato a correre in questo modo, le dinamiche della corsa sono cambiate. Se un piccolo gruppo andrà in fuga, probabilmente ci saranno i corridori più forti. Quello che è successo l’anno scorso potrebbe accadere di nuovo».

Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?
Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?
Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?
Pogacar si è allenato allo sfinimento sul Poggio e la Cipressa: la Sanremo sta diventando la sua ossessione?

Pogacar: la fortuna e Del Toro accanto

Pogacar e i suoi capelli biondi mostrano sicurezza. Mentre parla con i media, lo sloveno molleggia sulle gambe prodigiose, che soffrono a stare ferme e irrigidite. Risponde in inglese e poi in sloveno. Mostra la naturalezza cui ci ha abituato e mentre parla lo osserviamo. Sa di dover fare qualcosa di prodigioso per togliersi tutti di ruota e siamo certi che la presenza di Del Toro non sarà per semplice gregariato. Il messicano è in grado di vincere la corsa, impossibile che non lo sfrutteranno per stanare e stancare i rivali.

«Se vincerò? Per riuscirci dovrò fare ancora meglio dell’anno scorso – dice il campione del mondo – magari anche con un po’ di fortuna dalla mia parte. Per me non fa molta differenza attaccare sul Poggio o sulla Cipressa, dipenderà dalla situazione di gara in quel momento. Siamo alla partenza con una squadra forte.

«Con un Del Toro in forma smagliante, quindi abbiamo qualche asso nella manica da giocare. Isaac sarà molto importante per me, ma lo sarà anche tutta la squadra. Più lavorano per me, più energie potrò risparmiare. Adoro i duelli con Mathieu, è un vero corridore. E come lui Mads Pedersen. Sono corridori onesti, danno sempre tutto».

Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo
Ganna, secondo lo scorso anno, ha lavorato per gestire meglio e con più lucidità il finale della Sanremo

Ganna, la doppia gestione del finale

Ganna parla poco, nei giorni della Tirreno si è raccontato con maggiore slancio e si capisce osservandolo che sia super concentrato. Vincere la Sanremo, ha raccontato a Ciro Scognamiglio della Gazzetta dello Sport, significherebbe entrare nella storia. Lo segue come un’ombra Dario Cioni, mentore dei momenti più belli. Pippo è arrivato anche meglio dello scorso anno e le prove di salita fatte alla Tirreno prospettano lo scenario di una Sanremo che passa per la tenuta agli scatti dei due indiavolati con cui l’anno scorso arrivò a giocarsi la Sanremo. Nella Ineos Grenadiers non sembra esserci una carta di riserva: si corre per lui.

«La Cipressa è il punto più stressante per me – ripete – tenere Pogacar e Van der Poel lo scorso anno è stato uno degli sforzi più intensi della mia carriera. In una corsa così, per me non esiste uno sviluppo ideale. Deve andare tutto nel modo giusto ed essere pronti alla piega che prenderà la corsa, con la capacità di gestire la situazione che verrà a crearsi. Abbiamo lavorato su tutto per arrivare alla forma migliore nei momenti in cui si deciderà la corsa.

«Il finale? Se si andrà verso uno sprint di gruppo, non sarei a mio agio e magari proverei ad anticipare. Se fosse un finale come quello dell’anno scorso, spero di essere più lucido per gestire meglio quegli ultimi secondi decisivi».

Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale
Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale
Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale
Van Aert ha vinto la Sanremo del 2020, la condizione è buona, ma non eccezionale

Van Aert e la squadra: si corre in difesa

Van Aert è uno dei più acclamati, ma prosegue la campagna d’Italia (dopo Strade Bianche e Tirreno) senza il favore del pronostico. Non è ancora il Wout delle stagioni scorse: gli infortuni hanno minato la sua sicurezza e rallentato le prestazioni, ma in una corsa dalle poche salite, anche lui potrà giocare le sue carte? L’assenza di Brennan priva la Visma Lease a Bike di una seconda carta: anche in caso di volata, toccherà a Wout metterci la faccia.

«Certo, è un peccato che Brennan non ci sia, perché con lui in squadra avremmo avuto un po’ più di forza. Se questo cambia molto per me? Non proprio. In ogni caso, sarei stato uno dei nostri leader. Non tutta la pressione sarebbe ricaduta sulle spalle del nostro giovane talento, ma tatticamente, avremmo potuto affrontare le cose in modo diverso. 

«Tutti si aspettano che la UAE voglia prendere il controllo della corsa sulla Cipressa. Quella salita è ancora un po’ più dura del Poggio, quindi c’è una maggiore possibilità per Tadej (Pogacar, ndr) di fare la sua parte. Il primo obiettivo per me e per la squadra è quindi quello di essere pronti lì per poterlo seguire».

Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?
Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?
Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?
Pedersen arriva alla Sanremo a sorpresa, avendo bruciato i tempi del rientro: quale resistenza avrà?

Pedersen, l’effetto sorpresa

Infine c’è Mads Pedersen annunciato da un comunicato in cui si è utilizzata con la giusta enfasi la parola “sorpresa”. Dopo la frattura del polso rimediata alla Valenciana, il danese si è allenato tanto e forte, prima sui rulli e poi su strada ed è bello che abbia scelto di buttarsi nella mischia, anticipando i tempi e cercando di guadagnare sulla condizione e l’attitudine alla gara in vista delle Classiche del Nord. Con lui e Ciccone, la Lidl-Trek potrà giocare la doppia carta, nel caso che Mads non abbia le gambe per reggere gli scatti di Pogacar e Van der Poel.

«A dire il vero – dice con un plurale che sa anche di emozione per essere piombato così – non era nei nostri piani partecipare alla Sanremo. Ma ci siamo allenati molto bene e volevamo vedere risultati concreti per avere la possibilità di ottenere un buon risultato in questa corsa. Dopo alcuni allenamenti intensi questa settimana, pensiamo che sia stata una buona decisione ricominciare a correre, attaccare il numero e riprendere confidenza con la competizione.

«Naturalmente, anche i medici e il mio allenatore hanno valutato come e quando sarei potuto tornare. Sono state fatte molte indagini su di me e sulla mia mano e il medico è convinto al 100 per cento che io possa tornare a correre. E’ davvero fantastico poter ripartire ed è anche un buon avvicinamento per le classiche belghe».

Il Turchino di Chiappucci. L’ultima volta che risultò decisivo

Il Turchino di Chiappucci. L’ultima volta che fu decisivo

20.03.2026
4 min
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E se Pogacar provasse l’attacco per aggiudicarsi la sua prima Classicissima già dal Turchino? L’ipotesi rimbalza in questi giorni di vigilia, in attesa della grande sfida sulle strade della Milano-Sanremo, una delle pochissime gare ancora tabù per lo sloveno che cerca la tattica migliore per dare scacco matto all’altro grande specialista, l’olandese Mathieu Van der Poel, il campione uscente.

Il Turchino era ritenuto una voltaun’asperità che poteva avere un peso nell’evoluzione della corsa, ma da molti anni è visto solo come uno degli “strappi di trasferimento”, utile magari per chi vuole mettere la testa fuori dal gruppo senza avere velleità di vittoria. Ultimo a sfruttarlo come trampolino di lancio fu Claudio Chiappucci nel 1991. Il Diablo non era davvero un cacciatore di classiche, il suo pane erano i Grandi Giri, ma quel giorno una concatenazione di eventi unita alla sua proverbiale inventiva favorirono il successo.

L'attacco di Pogacar contro VDP e Ganna. E se l'iridato provasse la soluzione da lontanissimo?
L’attacco di Pogacar contro VDP e Ganna. E se l’iridato provasse la soluzione da lontanissimo?
L'attacco di Pogacar contro VDP e Ganna. E se l'iridato provasse la soluzione da lontanissimo?
L’attacco di Pogacar contro VDP e Ganna. E se l’iridato provasse la soluzione da lontanissimo?

Riguardando quanto avvenuto con gli occhi della maturità, Chiappucci riconosce che fu qualcosa di anormale, attaccare su quella salita: «Il Turchino non è una grande salita, ma è un qualcosa che ha fatto la storia per la Milano Sanremo. Nei tempi moderni però – prosegue – ha perso quel valore tecnico. Per me fu importante perché lo cercai fortemente. Se fai l’azione lì è perché l’hai pensata, ti sei costruito una strategia, ma oggi sono cambiate tante cose».

Che cosa ha influito in particolare?

Una volta c’era il fattore sorpresa. Potevi cambiare il destino della corsa prendendo tutti in contropiede. Oggi ci sono gli auricolari, la televisione in diretta, insomma puoi tenere tutto sotto controllo.

Il passaggio da Pietra Ligure. Per la Classicissima di domani le previsioni meteo sono molto buone
Il passaggio da Pietra Ligure. Per la Classicissima di domani le previsioni meteo sono molto buone
Il passaggio da Pietra Ligure. Per la Classicissima di domani le previsioni meteo sono molto buone
Il passaggio da Pietra Ligure. Per la Classicissima di domani le previsioni meteo sono molto buone
Come ti venne l’idea di attaccare lì?

Era una giornata brutta, alla mattina in partenza c’era grande tensione perché il cielo era minaccioso. Così mi venne l’idea di attaccare e rendere la corsa dura se il clima avesse mantenuto quel che prometteva. Ma io pensavo alla discesa, era lì che sapevo di poter fare la differenza, quindi il mio attacco è stato più che altro nella discesa del Turchino.

La salita come fu?

La salita venne fatta velocissima, come se il traguardo fosse là, in modo da mettere tutti in fila indiana, in difficoltà. L’azione ne doveva mandare in crisi in tanti. E così fu.

L'altimetria della Salita del Turchino, prendendola da Ovada. Ci sarà una prima scrematura?
L’altimetria della Salita del Turchino, prendendola da Ovada. Ci sarà una prima scrematura? (foto climbbybike.com)
L'altimetria della Salita del Turchino, prendendola da Ovada. Ci sarà una prima scrematura?
L’altimetria della Salita del Turchino, prendendola da Ovada. Ci sarà una prima scrematura? (foto climbbybike.com)
Tu eri visto chiaramente come uomo da Grandi Giri, uomo da corse a tappe. Quel giorno partivi un po’ nascosto da questo punto di vista, ciò ti favorì?

Beh, nascosto relativamente perché sapevano che comunque avrei preparato una Sanremo di quel genere. Non sapevano esattamente come e dove sarebbe nata un’azione. L’attacco sul Turchino colse tutti di sorpresa, partendo un po’ più da lontano, più lontano del solito mio. Mancavano 140 chilometri, pioveva come mai, insomma pensarono che non ce l’avrei fatta.

C’è un punto caratteristico del Turchino, una curva particolare, un tratto con maggiore pendenza?

No, direi che è un po’ tutto l’insieme che la rende caratteristica, la salita insieme alla discesa, diciamo che nel complesso è abbastanza sinuosa. Se l’affronti normalmente non succede niente. Tutto sta a vedere se poi viene fuori la selezione, perché magari si fa veloce, magari succede in quel momento qualcosa che fa prendere un ritmo un po’ più forsennato.

Il Turchino ha rampe abbordabili, più infida è la discesa, da affrontare con molta cautela
Il Turchino ha rampe abbordabili, più infida è la discesa, che immette sulla Riviera Ligure
Il Turchino ha rampe abbordabili, più infida è la discesa, da affrontare con molta cautela
Il Turchino ha rampe abbordabili, più infida è la discesa, che immette sulla Riviera Ligure
Considerando la salita anche al di fuori del discorso Sanremo, anche per chi l’affronta in maniera amatoriale, è più la salita o più la discesa da valutare con attenzione?

Sicuramente la discesa. E’ tortuosa, lunga, immagina se dovesse piovere, diventa ancora più difficile. Bisogna affrontarla con grande attenzione e serve molto manico, prudenza. E’ chiaro che in corsa, se ci fossero situazioni climatiche sfavorevoli, potrebbe ancora influire, non tanto sul decretare il vincitore, quanto sullo scremare la lista dei pretendenti al successo.

Considerando che la Sanremo, per sua stessa ammissione, è per Pogacar la corsa più difficile da interpretare strategicamente, potrebbe essere il Turchino un cambiamento nella sua strategia?

E’ una domanda difficile, perché per quanto lo sloveno abbia abituato a stupirci, non è una grande salita dove puoi staccare tutti così facilmente. Forse la discesa potrebbe fare qualcosa di più, ma siamo lontani, siamo tanto lontani. Sarebbe complicato anche per lui fare una notevole differenza.

Milano-Sanremo 2025, Pogacar, Van Der Poel, Ganna

Sanremo, Ganna c’è: colpo a sorpresa contro Tadej e VdP?

20.03.2026
5 min
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Mathieu Van Der Poel, Filippo Ganna e Tadej Pogacar, questo è il podio dell’ultima Milano-Sanremo. Domani da Pavia partirà la 117ª edizione della Classica di Primavera e le carte torneranno a mischiarsi, nell’infinito mazzo delle probabilità e degli imprevisti, che rendono affascinante e unica la Sanremo. Tuttavia i risultati e le prestazioni messe in campo dai tre corridori che hanno conquistato il podio nella passata edizione hanno tenuto banco. Van Der Poel e la sua vittoria alla Omloop Nieuwsblad, poi le due tappe alla Tirreno-Adriatico e l’azione in salita nell’ultima tappa. Ganna e la cronometro di Camaiore, un segnale importante. E infine Pogacar, con l’ennesimo capolavoro sugli sterrati di Siena

Prestazioni monstre che abbiamo voluto analizzare insieme a un tecnico, per capire quali sono stati i segnali lanciati dai tre tenori di Sanremo. Ne parliamo con Pino Toni, e il preparatore toscano ha le idee chiare.

«Stanno tutti e tre molto bene – ci dice – lo hanno dimostrato in maniera abbastanza evidente. Van Der Poel e Ganna sono passati dalla Tirreno-Adriatico, mentre Pogacar ha preferito fare un altro tipo di avvicinamento».

Partiamo da qui, chi ha fatto la Tirreno può essere un passo avanti?

Non direi, soprattutto se leghiamo il discorso a questi tre corridori. Tadej Pogacar ha dimostrato di sapersi preparare al meglio anche allenandosi da solo, a casa. In passato non correre alla Tirreno-Adriatico o alla Parigi-Nizza era un limite, ora non più. Non è facile simulare uno sforzo del genere, come quello della Sanremo, rimanendo a casa.

Cosa ci passa nel mezzo?

Devi avere una concentrazione elevatissima, perché in corsa hai l’adrenalina che ti guida e spinge a fare il massimo. Mentre da solo replicare quei fuorigiri è difficile.

Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
Attacco a Monte Sante Marie: quando Pogacar si è voltato e ha visto Seixas vicino, ha dovuto accelerare ancora
In termini di carico e recupero ci sono grandi differenze?

Penso che Pogacar possa avere quella punta di freschezza in più, al netto del fatto che sia Van Der Poel che Ganna abbiano comunque avuto una settimana di riposo e avvicinamento dove recuperare al meglio. Pogacar in questa settimana avrà lavorato per rifinire la condizione, facendo allenamenti con maggior carico e intensità. Mentre gli altri due non hanno avuto bisogno di rifinire, ma di mantenere. 

Parliamo di Van Der Poel?

Dalla sua ha il finale a favore, in volata rispetto a Pogacar e Ganna è superiore. Tuttavia alla Tirreno-Adriatico l’ho visto meno esplosivo, lo sprint contro Del Toro e Pellizzari lo ha vinto ma di misura. Poi a Martinsicuro nella quarta tappa ha fatto una volata lunghissima, che è il suo vantaggio reale. Van Der Poel ha quel minuto a tutta dove non ha rivali. 

Il campione italiano ha volato sul percorso di Lido di Camaiore a 56,869 di media. Nel 2025 aveva vinto a 56,100
La cronometro di Camaiore ci ha mostrato un Ganna in ottima forma, ma non un segnale sufficiente in vista Sanremo
Il campione italiano ha volato sul percorso di Lido di Camaiore a 56,869 di media, spingendo un 64. Nel 2025 aveva vinto a 56,100
La cronometro di Camaiore ci ha mostrato un Ganna in ottima forma, ma non un segnale sufficiente in vista Sanremo
Nell’ultima tappa della Tirreno ha fatto una prova del Poggio…

Sta bene, ma veramente bene. Quella è stata una prova di sforzo al termine di una settimana impegnativa, nell’economia di una corsa a tappe quella salita può essere paragonata a un finale di Sanremo. Arrivi con la giusta stanchezza addosso e provi a fare qualcosa di extra

La cronometro di Ganna può essere un segnale?

Non troppo, lui in quello è il migliore al mondo. Poi è uno sforzo talmente diverso che non può essere paragonato a una corsa in linea, il vero segnale lo ha dato quando ci ha provato ad anticipare a Martinsicuro. Per fare un’azione del genere vuol dire che stai bene, sei pronto e preparato. Vuoi cercare qualcosa di diverso. 

Può essere una chiave in ottica Sanremo?

A Ganna deve andare tutto bene, però lo vedo davvero tirato, pronto e in condizione. Credo che l’anticipo su via Roma sia possibile, ma non è facile trovare il tempo giusto. Tuttavia se uno come lui prende due, tre, poi dieci metri chi lo riprende? Soprattutto se il finale rimane ristretto a pochi corridori come lo scorso anno. 

Da fine discesa del Poggio al traguardo c’è spazio.

Quanto saranno, quattro minuti di gara? E’ come un inseguimento individuale, lì saranno tutti stanchi e al limite. E Ganna è uno dei pochi al mondo, forse l’unico, che può fare i 60 all’ora anche nel finale di corsa.