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Halilaj: il ds che ha scoperto (anche) il talento di Alari

04.01.2024
5 min
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Dietro l’approdo di Samuele Alari al Tudor Pro Cycling Team U23 c’è la mano del suo diesse alla S.C Romanese: Redi Halilaj. Albanese di origine ma trapiantato in Italia, in provincia di Bergamo, dal 1999. Come corridore è arrivato a gareggiare per tre stagioni nei professionisti, con la Amore & Vita-Selle SMP. 

Redi Halilaj da corridore ha conquistato diverse volte il titolo nazionale albanese
Redi Halilaj da corridore ha conquistato diverse volte il titolo nazionale albanese

Dalla bici all’ammiraglia

Una volta smesso con le gare, la passione ormai salda nel ciclismo ha fatto salire Redi in ammiraglia. «Appena finita la carriera, nel 2017 – racconta Halilaj – sono andato a dare una mano alla Ciclistica Trevigliese. Dopo un paio di stagioni mi hanno dato in mano la squadra, nel biennio tra il 2019 e il 2020 sono passati corridori come Piganzoli, Romele e Milesi».

«Nel 2021 – continua – ho preso un anno sabbatico, sono rimasto in famiglia. Poi è saltato fuori il progetto della Romanese, grazie allo sponsor principale che è gestito da Mauro Carminati. Si era deciso di inserire, tra le squadre già esistenti, la formazione juniores. Così nel 2022 è iniziato il progetto».

Due anni fa è nato il progetto juniores della Romanese, il primo corridore arrivato è stato Alari
Due anni fa è nato il progetto juniores della Romanese, il primo corridore arrivato è stato Alari
2022, primo anno di Alari tra gli juniores…

Samuele è stato il primo corridore che abbiamo preso. Avevo, ed ho tutt’ora, un buon rapporto con i diesse del Sarnico. Ho visto un video di Alari sui social e ho capito che avesse del potenziale, ricordo di aver pensato: «Ha una bella pedalata». Così una volta partito il progetto juniores con la Romanese, ho contattato i diesse del Sarnico e lo stesso Alari. 

Com’è stato scendere dalla bici e salire subito in macchina?

Difficile. Quello che so l’ho imparato anno dopo anno. Alla fine questa è la mia quinta stagione da diesse. Sono partito da zero e non è stato facile, perché ci sono tanti meccanismi da curare e coordinare. Ogni ragazzo ha un carattere diverso e devi trovare il modo di comunicare con tutti. La mia fortuna è che sono innamorato del ciclismo, mi diverto ad aiutare i ragazzi e realizzarli. 

Conoscono la tua storia di corridore? Sono curiosi?

Ho capito una cosa: più passano gli anni e più i ragazzi sono curiosi. Io non voglio mischiare quello fatto in bici con quello che faccio in ammiraglia. Dico loro di restare tranquilli e di non bruciare le tappe. Da junior non conta vincere, ma conta crescere e imparare. 

«Quello che mi ha sorpreso di Alari è la sua capacità di lavorare fuori soglia, cosa fondamentale per un cronoman»
«Quello che mi ha sorpreso di Alari è la sua capacità di lavorare fuori soglia, cosa fondamentale per un cronoman»
Che tipo di diesse sei?

Non sono uno facile. Per me l’allenamento è sacro. Pretendo tanta serietà e dedizione. Il ciclismo è cambiato, ci sono sempre meno squadre e sempre meno occasioni. Capita di dover dire dei no ad alcuni ragazzi. Quindi quello che dico ai miei corridori è questo: «Io ho scelto voi, e voi me. Pretendo impegno perché dovete valorizzare questa occasione, non tutti hanno avuto questa fortuna e bisogna impegnarsi al massimo». Sposo la filosofia che mi hanno insegnato i miei diesse: «Chi ha tempo non aspetti tempo». 

In cinque anni il ciclismo a livello juniores è completamente cambiato…

Dall’epoca di Milesi, da dopo il Covid, si c’è stata un’accelerata pazzesca. Tutto è finalizzato alla crescita ed i team vengono a prendere i ragazzi fin da giovani. 

Come è successo con la Tudor e Alari. Ma lui che ragazzo è?

E’ un ragazzo con cui si lavora bene. La famiglia è molto tranquilla ed è sempre rimasta distante dal ciclismo, lasciandoci lavorare in pace. Senti una fiducia che ti rende la vita semplice. Senza l’assillo della famiglia il ragazzo si emancipa ed il legame con il diesse diventa estremamente profondo. 

Sotto gli occhi di Halilaj sono passati tanti talenti: qui Milesi e Piganzoli ai tempi della Ciclistica Trevigliese
Sotto gli occhi di Halilaj sono passati tanti talenti: qui Milesi e Piganzoli ai tempi della Ciclistica Trevigliese
Samuele ha detto che avete un legame molto radicato. 

Abbiamo una grande sinergia e una bella intesa. A me come corridore piace tanto. Ha molti margini di miglioramento e la scelta dell’estero lo aiuterà. Il calendario sarà impegnativo, ma sono le esperienze giuste per crescere ancora. Il ciclismo è diventato ancora più globale. 

Che idea hai della sua crescita?

Ha tanto fisico e un enorme potenziale. Quando si hanno le giuste qualità non bisogna accelerare i tempi, ma fare le cose fatte bene. Se un corridore ha motore la cosa importante è arrivare ad utilizzarlo al 100 per cento. Molte volte i ragazzi si perdono proprio perché noi diesse non siamo in grado di inquadrarli nel modo giusto. 

Pochi giorni fa Halilaj ha seguito Alari in allenamento: che emozione vederlo con la nuova divisa
Pochi giorni fa Halilaj ha seguito Alari in allenamento: che emozione vederlo con la nuova divisa
La Tudor è stata la giusta scelta da questo punto di vista?

Sì, fin da dopo l’infortunio Samuele si è allenato con loro. La squadra ha gestito la sua ripresa ed è stato giusto così. Ci sentiamo ancora spesso, l’altro giorno l’ho visto in allenamento e l’8 gennaio partirà per il training camp.

Che effetto ti ha fatto vederlo con una divisa diversa?

E’ stata una bella sensazione. Correrà in un vivaio di un grande team e sarà guidato da gente di un certo livello. Spero possa ripercorrere la strada degli altri ragazzi passati da me (Piganzoli, Milesi e Romele, ndr).

Alari: un altro italiano (giovane) alla corte di Cancellara

21.12.2023
5 min
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Gli allenamenti di Samuele Alari proseguono sui rulli a causa del buio che l’inverno porta con sé. Gli facciamo compagnia per gli ultimi minuti e intanto scopriamo il secondo italiano, dopo Juan David Sierra, che andrà a correre nella Tudor Pro Cycling U23

«Finisco scuola alle 13 – ci racconta il bergamasco, in apertura nella foto Tudor Pro Cycling U23 dal ritiro di ottobre – e quando devo fare 4 ore di allenamento le divido tra strada e rulli. Mi trovo bene a lavorare da fermo. Alcuni esercizi, come gli interval training o le ripetute, escono anche meglio visto che non c’è il traffico che condiziona».

Ti stai già allenando con i programmi della nuova squadra?

Mi seguono loro da quando ho ripreso dopo l’incidente, quindi da settembre/ottobre. Mi confronto con il mio preparatore di riferimento: Jens Voet. Lui segue una parte dei ragazzi del Devo Team, me compreso. 

Che tipo di infortunio hai avuto?

Ho rotto il bacino a metà luglio, in cinque punti. Sono rimasto a letto per due mesi, è stato un periodo davvero duro, dove però ho capito tante cose. Ero fermo mentre si correvano mondiali ed europei a cronometro. Mi è dispiaciuto, perché a cronometro vado forte e mi sarebbe piaciuto testarmi su un palcoscenico del genere. 

Hai terminato la stagione a luglio, quindi il contatto con la Tudor è stato precedente all’estate?

Ci siamo sentiti poco dopo il Tour de Gironde (corso con la rappresentativa della Lombardia, ndr). Sarà stato tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. Ho parlato con Boris Zimine, che è il capo del Devo Team. Abbiamo fatto prima una chiacchierata e poi è arrivata la proposta, ho firmato nel periodo in cui ero a casa. 

Per la sua crescita sono state importanti anche le esperienza con la nazionale di Salvoldi
Per la sua crescita sono state importanti anche le esperienza con la nazionale di Salvoldi
Hai fatto qualche test?

Nessuno. Hanno voluto visionare i dati degli allenamenti e quelli delle gare. Si sono messi ad analizzare tutti i numeri. 

Come sei entrato in contatto con loro?

Grazie al mio procuratore: Massimiliano Mori e grazie al mio diesse alla S.C. Romanese: Redi Halilaj (squadra dove ha corso nei due anni da junior, ndr). Ero convinto di voler andare all’estero, ne avevo già parlato con Mori. Volevo trovare una squadra con la filosofia di crescita giusta e la Tudor è stata una scelta oculata. Ci sono stati contatti anche con altre squadre straniere e con qualche continental italiana. Ma la Tudor era quella a cui ambivo. 

Il contatto con la Tudor è arrivato dopo il Tour de Gironde corso con la rappresentativa della Lombardia (foto DirectVelo)
Il contatto con la Tudor è arrivato dopo il Tour de Gironde corso con la rappresentativa della Lombardia (foto DirectVelo)
Sei arrivato tardi al ciclismo su strada, solo da allievo di secondo anno, come mai?

Questa è stata la mia terza stagione su strada, prima correvo in mountain bike. Ho iniziato fuoristrada perché i miei genitori avevano la passione e mi portavano a pedalare. Vicino a casa mia (Telgate, in provincia di Bergamo, ndr) c’era una squadra e ho iniziato a correre da G6. La strada è arrivata dopo, come un gioco. Mi hanno fatto provare e mi sono appassionato, per me il ciclismo è sempre stato un divertimento.

Com’è andato l’adattamento?

All’inizio ho fatto fatica, quasi non sapevo andare in bici. Poi gli allenatori della squadra mi hanno insegnato tante cose: come guidare, a sentire il mezzo… Così ho imparato. Da juniores, quindi negli ultimi due anni, ho imparato tanto con Redi Halilaj. Tra me e lui c’è sempre stato un grande rapporto, anche al di fuori della bici. Ci sentiamo spesso. E anche adesso che passo alla Tudor, continuerò a sentirlo. I suoi consigli per me sono preziosi. 

La cronometro nella sua breve carriera su strada è stata l’ennesima sorpresa
La cronometro nella sua breve carriera su strada è stata l’ennesima sorpresa
I due anni da junior come sono andati?

Bene, ho imparato molto. Subito al primo anno, nel 2022, è arrivata anche una convocazione con la nazionale, a conferma del lavoro ben fatto. Nel 2023, fino all’infortunio, la crescita è proseguita sugli stessi livelli. Non ho mai avuto grandi aspettative, mi piace allenarmi e lavorare, questo sì. 

La cronometro, dove vai molto forte, come è arrivata?

Mi ha sempre affascinato come disciplina. Mi piace Remco Evenepoel, e lui a crono è una freccia (nonché il campione del mondo in carica, ndr). Ho voluto “imitarlo” e provare anche io. Mi sono reso conto di andare forte, anche senza allenamenti specifici. Una volta arrivate le prima conferme ci ho lavorato tanto. 

Una foto di tutti i ragazzi che comporranno la rosa della Tudor Pro Cycling U23 (foto Tudor Pro Cycling U23)
Una foto di tutti i ragazzi che comporranno la rosa della Tudor Pro Cycling U23 (foto Tudor Pro Cycling U23)
Alla Tudor c’è un ex cronoman come Cancellara, ti potrà guidare anche lui…

Fabian l’ho conosciuto al ritiro del mese scorso. Non ci ho parlato tanto, perché mi sono interfacciato con i responsabili del Devo Team. Però la mentalità che c’è alla base della squadra si intuisce. Anche come squadra hanno una filosofia di crescita continua nel tempo. Con loro ho visto il naturale proseguimento del percorso che ho intrapreso da juniores.