Mattia Cattaneo, Alto de Angliru, Vuelta 2020

Lo Zoncolan è più duro, parola di Cattaneo…

01.11.2020
2 min
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Questa volta Cattaneo in fuga c’è andato per arrivare e aveva trovato anche la compagnia giusta. Perché oltre al drappello degli stranieri, stando al vento si riusciva anche a fare quattro chiacchiere con Formolo e Gasparotto. Anche loro fra gli ultimi superstiti della pattuglia tricolore. Al traguardo il corridore della Deceuninck-Quick Step è arrivato infine 21° a 6’12” eppure segnali positivi se ne sono visti.

Si poteva arrivare, ma…

Ma non ci hanno lasciato tanto spazio. Sembrerà una frase fatta, però si va forte davvero.

Mattia Cattaneo, Enrico Gasparotto, Alto de Angliru, Vuelta 2020
Cattaneo e Gasparotto, tocca a loro tirare
Mattia Cattaneo, Enrico Gasparotto, Alto de Angliru, Vuelta 2020
Turno in testa alla fuga per Cattaneo e Gasparotto
Avevi già fatto l’Angliru?

No, prima volta assoluta. E’ duro, ma secondo me lo Zoncolan è peggio. Oggi ho visto un chilometro davvero terrificante, quel tratto dritto al 23 per cento. Per il resto è una salita dura con dei tratti in cui respirare. Lo Zoncolan invece molla un po’ solo nella galleria e poi è di nuovo cattivo.

Che effetto fa una salita così dura senza pubblico?

Altro effetto spettrale. Il pubblico fa differenza, non senti niente, ti passa meglio. Oggi si sentivano i rumori del gruppo e quelli delle moto e delle macchine, di cui normalmente non ci accorgiamo. L’Angliru così è solo sofferenza.

Non si sono viste grandi differenze, come li vedi i primi?

Sono allo stesso livello ed è un gran bel livello. Togliendo la giornata forse non brillantissima, Roglic mi sembra il più determinato.

Il fatto che si corra di novembre abbassa le prestazioni?

Non credo, magari fosse vero. Vanno fortissimo e anche io non sto andando male. Sono venuto con tre settimane di allenamento dopo tutto il lavoro del Giro. Mi manca qualcosa, ma va sempre meglio. Noto che le salite lunghe smascherano la mancanza di fondo, ma sto crescendo e ci riprovo di certo. Domani si riposa. Veniamo da tre giorni durissimi in una Vuelta strana e durissima. Le prime tappe sono state folli, senza giorni di rodaggio. Dovendo ridurre il numero delle tappe, hanno tolto proprio i giorni di avvio. Vogliono il sangue questi spagnoli…

Ion Izagirre, Vuelta 2020

Pioggia e gelo esaltano Izagirre

25.10.2020
3 min
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Maltempo sulla Vuelta, tappa dura e fuga che arriva e Ion Izagirre, basco di 31 anni, scrive il suo nome in cima alla salita di Aramón Formigal. Il corridore dell’Astana Pro Team ha attaccato dal gruppo in fuga a circa 3 chilometri dall’arrivo, guadagnando il margine che gli è bastato per vincere e diventare il centesimo corridore ad aver vinto tappe nei tre grandi Giri.

A Izagirre queste giornate piacciono molto. Nel 2016, infatti, fu il solo ad opporsi a Vincenzo Nibali nella tappa di Morzine al Tour de France, privando il siciliano della vittoria pochi giorni prima delle Olimpiadi di Rio.

Una giornata dura e gelida che ha riportato alla mente quanto successo di recente al Giro d’Italia.

«Tanto freddo – ha confermato Andrea Bagioli – veramente tanto e soprattutto in discesa, perché era molto veloce. Con la pioggia poi. Per fortuna non ha cominciato subito, ma solo dopo 50 chilometri…».

Nella tappa che avrebbe dovuto scalare il Tourmalet (cancellato come pure l’Agnello al Giro d’Italia), dopo la partenza a Biescas un gruppo di 23 corridori ha attaccato senza che il gruppo organizzasse una reazione troppo convinta, così da permettere agli attaccanti di arrivare all’attacco della salita finale con quasi 4 minuti di vantaggio. E i fratelli Izagirre hanno attuato un perfetto gioco di squadra, fino alla vittoria di Ion. Che così racconta.

Richard Carapaz, Marc Soler, Vuelta 2020
Soler ci congratula con l’ex compagno Carapaz, da oggi leader della Vuelta
Richard Carapaz, Marc Soler, Vuelta 2020
Soler si congratula con Carapaz
Tappa davvero dura?

Molto. Sapevamo che il brutto tempo non ci avrebbe risparmiato e per tutta la seconda parte di gara abbiamo sofferto il freddo e l’umidità. D’altra parte sui Pirenei, la pioggia in ottobre porta sempre il freddo. Ma eravamo pronti. Sono entrato nella prima fuga con mio fratello Gorka ed è stato proprio grazie al suo lavoro che sono riuscito a risparmiare un po ‘di energie per il finale.

A quel punto hai attaccato e via…

Sono scattato nella parte più ripida e ho fatto il vuoto. Mi sono guardato indietro e nessuno mi seguiva, così ho tirato dritto. E’ stato difficile arrivare in cima con quella pioggia, ma ci sono riuscito.

Quanto è stato davvero importante l’aiuto di tuo fratello?

Tanto, penso che anche Gorka avrebbe potuto vincere. Ma, quando il gruppo lo ha ripreso dopo il suo attacco in discesa, ho capito che era il mio momento. Questa vittoria significa molto. Dopo la caduta al Tour de France sono riuscito a recuperare bene e la squadra mi è stata sempre vicina.

Alle spalle della fuga, gli uomini di classifica non si sono risparmiati. Alcuni hanno attaccato dal gruppo della maglia rossa, facendo a loro volta il vuoto. Finché – nello stesso giorno in cui Ganna ha vinto la crono di Milano e Geoghegan Hart la maglia rosa – Richard Carapaz ha conquistato la maglia di leader. L’ecuadoriano del team Ineos-Grenadiers ha concluso a 55 secondi da Izagirre e ora guida la Vuelta con 18” su Carthy, 20” su Daniel Martin e 30” su Roglic. Settimo al traguardo, a 38” da Izagirre, è arrivato Mattia Cattaneo: migliore degli italiani.

Domani la Vuelta vivrà il primo giorno di riposo, forse irrituale dopo appena sei tappe. Ma come si è già detto, la riduzione da 21 a 18 tappe non ha intaccato l’impianto della corsa spagnola, che lunedì 26 ottobre avrebbe comunque recuperato le forze.