Michele Bartoli, Liegi Bastogne Liegi 1997

Bartoli crea la sua Academy di cross

27.09.2020
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Fausto Scotti l’ha detta giusta: Michele Bartoli, quello delle due Liegi e del Fiandre, sta per debuttare nel ciclocross con una sua scuola di ciclismo. Si chiamerà Michele Bartoli Academy.

Il pisano avrà accanto suo fratello Mauro e non è per caso che l’idea sia nata pochi mesi dopo la morte di papà Graziano. Fu lui a metterli entrambi in bici e fu lui ad accompagnarli sui campi di gara del cross. Michele centrò un secondo e un terzo ai campionati italiani, Mauro conquistò il tricolore allievi.

Bambino, ciclocross, figlio Mauro Bartoli
La Michele Bartoli Academy partirà da 12 bambini che correranno nel ciclocross
Bambino, ciclocross, figlio Mauro Bartoli
La Michele Bartoli Academy partirà da 12 bambini che correranno nel ciclocross
Non è per caso che accada quest’anno.

Non è affatto per caso. Il babbo è quello che ha dato il via a tutto questo. Pensate che mio fratello tiene da parte la giacca a vento e il cappellino che mio padre indossava quando lui vinse il tricolore allievi. E dice che lo tirerà fuori quando toccherà a suo figlio.

Di cosa si tratta, dunque?

Un progetto che mi piacerebbe portare avanti con tutti i criteri giusti. Ho coinvolto Giovanni Stefania, un laureato in Scienze Motorie, molto bravo, che lavora nel nostro Centro a Lunata. Metteremo insieme un po’ di ragazzini che tengono al cross, ora che i crossisti sono di moda. Poi vorremmo creare una filiera di talenti che corrano anche su strada.

Lo farai da solo?

Come appoggio economico? No, ci sono dei marchi storici del ciclismo giovanile in Toscana. C’è System Data che ci è stata accanto sin dalle prime edizioni della Gran Fondo. E c’è Donati Porte, che sponsorizzava il ciclismo quando io correvo nelle giovanili.

Di questa cosa ci ha parlato Fausto Scotti, il cittì della nazionale…

Ha fatto bene e quando la stagione inizierà, andremo a fargli un sacco di domande. La sua esperienza ci servirà molto.

A cosa ti è servito aver fatto ciclocross?

A vincere il Fiandre, ad esempio. Ho spesso detto che quello scatto sul Grammont, con le mani sotto e il peso centrato, lo devo al cross. Certe cose sul pavé le impari da piccolo. Lo stradista ne ha solo vantaggi, purché non esageri…

Chi esagera?

Van der Poel deve scegliere. Tre specialità sono troppe. La mountain bike è di troppo. Invece Van Aert lo fa nel modo giusto e si vede dai risultati. Il corpo umano non è inesauribile, le forze sono contate.

Di quanti ragazzini parliamo?

Sono 12, ma abbiamo ricevuto richieste per molti di più. I ragazzi bisogna seguirli bene, poi magari l’anno prossimo se ne fanno di più.

Con quali bici correranno?

Saranno marcate Michele Bartoli Academy. Le fa una azienda dalle mie parti che si chiama Atacama.

Bertolini: «Pidcock? E’ come Van der Poel»

22.09.2020
2 min
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Thomas Pidcock, detto Tom, è il nuovo fenomeno che avanza. Dopo Van de Poel, Evenepoel, Van Aert ecco un altro esponente della multidisciplinarietà piombare nel ciclismo dei grandi. Il prossimo anno vedremo l’inglese in maglia Ineos-Grenadier. Fino all’anno scorso il ragazzo di Leeds ha militato nella squadra U23 di Bradley Wiggins, appunto il Team Wiggins (quest’anno era alla Trinity Racing).

Tuttavia, proprio l’ex maglia gialla 2012 lo ha sconsigliato di accettare la proposta del suo ex team. Perché? Forse Sir Brad conosce il carattere del suo atleta e i metodi della Ineos e ha reputato incompatibile il “matrimonio”.

Per provare a saperne qualcosa di più abbiamo chiamato in causa Gioele Bertolini, uno dei crossisti (e biker) più forti d’Italia.

GP Sven Nys 2020. Da sinistra: Pauwels Sauzen, Mathieu Van Der Poel e Thomas Pidcock

Dalla strada al cross e non solo

«Pidcock è più forte di Van der Poel!», ha detto senza mezze misure il valtellinese. «E’ un vero fenomeno. L’ho visto in azione e fa paura. La cosa che mi colpisce di più di questi atleti è la loro capacità di passare dalla strada al cross, dalla crono alla Mtb e di essere subito pronti. Di solito ci si mette almeno un paio di gare per raggiungere il top, loro invece vanno subito fortissimo. Hanno un feeling pazzesco. E Tom per assurdo è ancora meglio di VdP. Mathieu ha impiegato un anno buono per essere forte in Mtb. Anche nel Cx di certo non lo batti sulla tecnica. Tom gira sulla pump track e fa downhill. Tuttavia non lo vedo ancora al pari di Remco Evenepoel, almeno su strada. Ci vedo più un Van der Poel proprio perché sa passare da una disciplina all’altra».

Tom superava gli avversari con una tale facilità che sembrava di un’altra categoria

Bertolini racconta anche che Pidcok però non è un simpaticone. Alla Transmaurienne (gara pre covid) ha rimediato 30′ di penalità per aver discusso con un giudice. C’erano stati dei problemi nella chiamata dello start e lui lo ha spintonato con la ruota. E anche in altre occasioni non è stato un pozzo di simpatia. Spesso se ne stava concentrato per i fatti suoi.

Quel mondiale in Danimarca…

«Quest’anno, nonostante sia giovane è già cresciuto molto, anche in MTB. Alla Transmaurienne nella tappa iniziale, molto lunga e dura, è arrivato secondo dietro a Leonardo Paez (il campione del mondo Marathon, ndr). Ha vinto il Giro d’Italia U23, ha fatto un numero agli europei sempre su strada. E ha corso il mondiale a Imola coi pro’. Magari potrà fare anche le Olimpiadi in Mtb il prossimo anno, ci sta».

«L’ho visto per la prima volta a Bogense, al mondiale di cross in Danimarca nel 2018. Era al primo anno tra gli U23 quando nel rettilineo risaliva gli avversari con una facilità disarmante. Sembrava di un’altra categoria. E’ entrato ai box, ha cambiato la bici con la calma di un veterano e quando è rientrato ha continuato a saltare gli altri al doppio della velocità».